Volontario antincendio sotto osservazione per il rogo di Pisa

CALCI. «C’è un incendio sul Serra». La sera del 24 settembre, alle 22 circa, è Giacomo Franceschi, volontario dell’antincendio e della protezione civile, di 37 anni, il primo a dare l’allarme agli amici e colleghi del Gva “Paolo Logli” di Calci. Chiama il presidente Federico Delle Sedie, che si trova in paese. Gli basta alzare lo sguardo per rendersi conto che potrebbe scatenarsi l’inferno. Il vento soffia a 90 chilometri orari. È l’inizio di giorni da incubo. Giacomo corre subito a spegnere il fuoco. Fa parte delle prime squadre dell’antincendio che vanno a combattere contro un fronte che avanza rapidamente che “salta” a causa del vento da una parte all’altra. Finita l’emergenza, al momento di mettere mano alle indagini, i sospetti cadono subito sul 37enne che ora è in carcere a Pisa, sospettato di essere il piromane del Monte Serra.

È un maresciallo dei carabinieri forestali, uno di quelli che conoscono il monte e i volontari come le proprie tasche, il primo ad avere dei sospetti. Individua una rosa di persone che per il loro profilo psicologico potrebbero avere avuto un interesse – anche solo per protagonismo – a scatenare il maxi rogo per poi partecipare alle operazioni di spegnimento. L’operatore della Forestale informa i colleghi carabinieri del comando provinciale e di Calci di quelli che sono i suoi sospetti. Giacomo partecipa intensamente alle indagini. È uno dei volontari più prolifici in fatto di informazioni. E probabilmente nei suoi racconti, precedenti all’ultimo, che risale alla mattina di martedì, deve essersi contraddetto al punto che la Procura, forte anche di alcuni riscontri di carattere tecnico, decide di metterlo alle strette e di indagarlo. Il volontario si trova sulla strada da dove è partito l’incendio del 24. Lo ammette lui stesso con gli inquirenti e fornisce alcune spiegazioni circa la sua presenza su quel versante del monte. «Da quello che ho capito – dice Federico Delle Sedie – quando mi ha chiamato per dare l’allarme e segnalare il fuoco sul monte Giacomo era in paese. Ho saputo dopo, dai giornali che era andato nel bosco». Non solo. Nella prima fase delle indagini e anche quando viene interrogato dal pm Flavia Alemi, alla presenza del procuratore Alessandro Crini, Franceschi racconta di avere incendiato qualcosa ma di non essere stato lui a causare quel rogo. «Ho bruciato alcuni fili di tessuto della tuta anticendio con un accendino, mi è caduto un pezzo di carta, forse uno scontrino». Un particolare che Franceschi ripete più volte durante l’interrogatorio che si conclude con il suo fermo e il trasferimento in carcere. Lui era salito sul Serra con un falcetto. Poi era stato colto da un attacco di panico nel vedere il monte bruciato pochi giorni prima. Le sue parole non convincono gli inquirenti che lavorano per cercare riscontri che lo collegano con altri roghi. —

22 dicembre 2018

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