SIRACUSA, LA PRIORITÀ DEVE ESSERE QUELLO DI DIFENDERE IL LAVORO: RESOCONTO DI FINE ANNO DELL’UGL. NON MENO IMPORTANTE IL SETTORE FORESTALE, PER CUI SI ATTENDEVA UNA RIFORMA DEL SETTORE CHE SI DISCUTE DA ANNI; QUESTA RIFORMA È RIMASTA NEI CASSETTI DELLE VARIE COMMISSIONI

28 Dicembre 2021
Si chiude un anno difficile su tutti i punti di vista, non c’è una categoria che non si trovi ad affrontare una crisi senza precedenti, interi nuclei famigliari in grosse difficoltà economiche
E’ il secondo anno che la pandemia ci ha costretti ad affrontare una grave situazione sia sul piano sanitario sia lavorativo mai verificato, se pur dai dati c’è una ripresa, ma nel nostro territorio i dati sono molto diversi, quale sarà il futuro di tante vertenze aperte che interessano, in gran parte, l’ambito occupazionale del nostro territorio con le conseguenti ripercussioni nei nuclei familiari dei centinaia di posti di lavoro persi soprattutto nell’area industriale e del settore edile.
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Ecco la nota di fine anno di Tonino Galioto, segretario Ugl/Utl di Siracusa:
“È ben noto a tutti, mi riferisco in particolare alla classe Politica, sulla profonda crisi che resta in stato di emergenza, se non si interviene con tempestività, la possibile perdita di altri posti di lavoro; vedi tutti i settori dell’apparato produttivo locale. Un quadro diverso per il settore edilizio per i provvedimenti dei bonus 110% e una lieve ripresa per commercio, diversamente per il turismo che ormai sono da troppo tempo fermi, anzi in netta recessione. La chiusura poi di un centinaio di piccole e medie aziende soprattutto nel settore dove si registrano la maggior parte dei posti perduti, anche la burocrazia nel ritardo nei pagamenti da parte degli Enti pubblici che vanno oltre i termini previsti, altre resistono con grosse difficoltà per la mancanza di progetti. Non basta vedere tutto roseo con poche difficoltà. Da parte del Governo Centrale e del Governo Regionale che ha ereditato una Regione allo sfascio in un anno di emergenze di qualsiasi natura, gli Enti Locali hanno grosse difficoltà, tanti comuni dichiarano dissesto finanziario di tutta evidenza. Quei Settori che oggi sono produttivi risentono della crisi generale in modo esponenziale, con un urgente intervento legislativo che aiuti questi settori, noti agli addetti ai lavori, contribuendo a sostenere l’urto della crisi.
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Non viene ancora oggi presa una posizione “Necessaria“ a far sì che il “gap”, cioè il divario evidente che esiste tra la nostra Sicilia e l’Italia, ancor più grave se si pensa ed è reale che al Nord sono previsti investimenti. Inoltre voglio porre l’accento su quanto sia grave e poco responsabile che la Regione non è stata in grado di programmare fondi Pnrr, sia per le infrastrutture che per progetti vari, a fronte di una campagna pubblicitaria che riferiva di una ripresa economia, creando nuovi posti di lavoro. Se è pur vero che non si ha una certezza, il nostro appello alla classe dei Politici Nazionali e Regionali, eletti in questa Provincia di Siracusa, è di avere maggiore interesse e urgenza nell’attivarsi per richiedere chiarimenti dovuti al mancato inserimento delle urgenti necessità, progetti e relativi finanziamenti, inoltrati dal Governo Regionale al Governo Nazionale. Infatti non si evidenzia l’inserimento di progetti nel Recovery Fund, né altri progetti come ad esempio l’area industriale, da premettere che il 75% del Pil della nostra provincia deriva dal polo chimico, da anni trascurato e dimenticato. Non basta aver presentato il dossier per il riconoscimento dell’area industriale complessa, senza un impegno concreto e determinante sarà un percorso difficile, con il governo nazionale. La Regione Siciliana deve essere più determinante, insieme ai rappresentanti politici del territorio. Sostenere con forza a Roma questa esigenza, perché senza il riconoscimento e le conseguenti risorse finanziarie sarebbe difficile pensare di accompagnare il processo di riconversione e stimolare nuovi investimenti. Le condizioni per questa regione deve avere piani più verde, anche grazie alla produzione d’idrogeno e di energie alternative e su questo abbiamo già ottenuto la necessaria attenzione dal ministro della Transizione ecologica. Il governo della Regione è pronto fare tutto il necessario, ma serve fare rete, anche con i Comuni.
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Ci soffermeremo sulla base dei dati forniti dalle Società del polo chimico sulle difficoltà, che nel corso del 2021 l’unica società a ricorrere alla cassa integrazione a rotazione, è stata la Lukoil a causa delle crisi della pandemia in quanto senza ulteriori investimenti, che allo stato attuale non sono in programma, si profilano per i dipendenti ma anche sull’indotto problemi occupazionali, ovvero quella pletora di ditte che gravitano nell’orbita della zona industriale. Con meno investimenti e meno impianti in marcia, diminuirà il ricorso a quei servizi. La verità, però, è che nessuno oggi è stato in grado di dire con certezza cosa accadrà. Di certo c’è che mancanza di una politica industriale del governo che guarda con astio al mondo della raffinazione. Più che un asset strategico del Paese, ci trattano come un problema. Con il rischio così di dover in futuro acquistare dall’estero i prodotti raffinati. Certamente occorre un fronte unico per le inadeguatezze ad affrontare il momento contingente, in quanto prive di solidità e per tutelare il nostro territorio per una prospettiva futura per tutto il comparto della raffineria. Far gravare ulteriormente sulle spalle dei lavoratori, diretti e non, soprattutto in un territorio che sta già pagando un prezzo altissimo in termini occupazionali ed economici, sono le conseguenze del difficile momento. Le aree Sin interessate da attività inquinanti, potranno essere riparametrate. Negli ultimi anni, più voci avevano segnalato la necessità di procedere in tal senso, dopo una visione iniziale troppo estensiva che aveva finito per apporre vincoli su troppe aree, finite ingessate. L’ok alla riperimetrazione arriva in seguito all’approvazione dell’emendamento al decreto Recovery. La riperimetrazione dei Siti di Interesse Nazionale (Sin) è un’ottima notizia. A suo tempo, tra i Sin furono inserite aree non interessate da attività inquinanti con l’intento di fare arrivare risorse a questi territori che, invece, sono stati solo vincolati impropriamente, comportando oneri del tutto ingiusti a carico dei titolari delle aree interessate, l’orientamento prevalente tra la politica siracusana che optò per una larga perimetrazione Sin, confidando nei soldi delle bonifiche statali.
Ora la revisione dei perimetri di queste aree è diventata legge e ringraziamo il ministro Cingolani per il parere favorevole, augurandoci che il ministero della Transizione Ecologica si metta subito a lavoro per effettuare le opportune verifiche ascoltando gli enti locali, come previsto dall’emendamento approvato alla Camera. Per finire, non meno importante il settore forestale, per cui si attendeva una riforma del settore che si discute da anni; questa riforma è rimasta nei cassetti delle varie Commissioni. Nel corso del 2021 quanti ettari di boschi sono andati distrutti, quando abbiamo oltre 19.000 lavoratori forestali mai utilizzati perché manca una programmazione territoriale, la Sicilia brucia, costo canadair: 15mila euro l’ora. Ecco chi ci guadagna. C’è una chiave di lettura in tutto questo diversa da quella sin qui ‘sposata’ dall’opinione pubblica, riguardo i roghi che ogni estate, ma mai come quest’anno, migliaia di ettari di terreno. Una pubblica opinione suffragata dalla politica regionale e dei vari Comuni: si esonerano da ogni responsabilità rimandandola ad altri. Partiamo dai costi dei canadair e degli elicotteri: 15mila euro l’ora i primi, 5000 l’ora i secondi. La Regione Siciliana spende mediamente una decina di milioni per gli elicotteri e circa tre milioni per i Canadair – si legge nel blog – e la Protezione Civile intasca circa 13 milioni di euro l’anno, puliti-puliti. Chi ha interesse a che questo business vada avanti? Quando sarà attuata una vera riforma del settore. Una vera programmazione per meglio utilizzare i lavoratori. Il mio augurio per il 2021 è che tutto possa tornare nella normalità, certamente non sarà tutto come prima, ma tutti siamo chiamati al senso di responsabilità nei rispettivi ruoli”.
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FONTE: SIRACUSANEWS