I siciliani hanno premiato coloro che non hanno avuto finora le mani in pasta !

La Sicilia è stata la patria dei grillini da subito. Dopo l’attraversamento dello Stretto a nuoto di Beppe Grillo alle regionale del 2012, il M5S compiva la sua prima performance, divenendo il primo partito nell’Isola. Alle recenti regionali, il successo è stato confermato. Nello Musumeci aveva una coalizione con sé e portava consensi di suo, ha battuto Gianfranco Cancelleri. Il M5S ha comunque incrementato considerevolmente il bottino. Il 4 marzo questa tendenza è stata ribadita e l’entità dei consensi è aumentata in modo considerevole.

Perché i siciliani “credono” in Di Maio, Cancelleri, Grillo e gli altri?

La domanda è malposta, forse. I siciliani hanno premiato coloro che non hanno avuto finora le mani in pasta. Ed hanno voluto sperimentare “la terza via”, cioè il M5S. Professionisti e disoccupati con motivazioni diverse hanno scelto di sperimentare il nuovo percorso.

Ma a ben vedere questa scelta non è la causa prima, ma la conseguenza di una serie di fatti che hanno spianato la strada al Movimento. Il Pd aveva conquistato buoni risultati quando Matteo Renzi era la novità, prometteva la rottamazione, la nuova stagione. Ma in Sicilia è avvenuto esattamente il contrario, i renziani di Sicilia hanno accolto i soliti notiprovenienti da altre esperienze politiche, credendo più nella forza della clientela che nella voglia di cambiare degli elettori. L’immobilità del partito, inoltre, è stata rappresentata in maniera esemplare dalla permanenza dei vecchi quadri, inamovibili. I partigiani del Pd, sono scesi in  campo contro…se stessi nei giorni che hanno preceduto le urne, copiando, dall’interno, ciò che gli scissionisti avevano già fatto con l’abbandono del partito alcuni mesi or sono. L’immagine di uno schieramento percorso da conflitti, livori e vendette, e “segnato” da una legislatura regionale semplicemente disastrosa, è prevalsa La sconfitta perciò ci sta, era nei fatti, ancor più che nelle previsioni.

Il flop di Liberi e Uguali completa il quadro. La loro è stata una rivoluzione fatta tra le quattro mura di casa. L’hanno capito anche le suorine dell’Immacolata che ce l’avevano con i parenti-serpenti, nonostante D’Alema e Grasso cercassero di addolcire la pillola, presentandosi come il “contenitore” dei delusi e degli arrabbiati. Soccorso rosso, insomma. Che D’Alema ci credesse in questo ruolo salvifico è lecito conservare il dubbio. Sarebbe bastato prendere atto del risultato delle regionali siciliane. Invece no, delenda Cartagho. Missione compiuta.

Anche la macchina da guerra del centrodestra si è inceppata in Sicilia, a differenza che nel Nord. Le teste coronate sono cadute una dopo l’altra anche nel centrodestra, come nel centrosinistra nell’isola.

Sui temi dell’accoglienza e del respingimento dei migranti, Matteo Salvini è più ascoltato di Papa Francesco. E’ nata la terza repubblica, e non ha più niente che ricordi il passato. Spazzato via a prescindere. Nella terra che più di ogni altra conserva il passato come una reliquia da venerare.

06 marzo 2018

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