Niente Finanziaria, c’è lo stralcio Manca il numero legale, altro flop

Le opposizioni all’attacco: “Venga Musumeci”. Il governo chiede un rinvio. Seduta aggiornata a domani.

PALERMO – In attesa di bilancio e Finanziaria,

Sala d’Ercole si ritrova, dopo settimane di scarsa produttività e di fugaci presenze in Aula, a esaminare un disegno di legge. Si tratta del cosiddetto “stralcio” dell’esercizio provvisorio approvato a dicembre dopo l’alleggerimento, appunto, delle norme finite nel ddl oggi all’Ordine del giorno. Ma ancora una volta, i motori dell’Assemblea si inceppano. E alla prima verifica del numero legale, la seduta si ferma.

Un ddl snello quello all’ordine del giorno, che prevede però qualche novità, anche di natura politica. Intanto, si apre con la norma che prevede la tutela dei lavoratori delle società partecipate finite in liquidazione. Una norma su cui Antonello Cracolici del Pd propone dei dubbi in Aula. La norma viene accantonata. Segue la proroga per il passaggio delle reti idriche dell’Eas ai Comuni. Qui scatta la verifica del numero legale. Che non c’è. La seduta è aggiornata di un’ora.

Si riprende, con Cateno De Luca ancora sulle barricate e Valentina Zafarana, capogruppo 5 Stelle, che chiede a Musumeci, alla luce dell’assenza della maggioranza, di venire in Aula a proporre dei temi su cui cercare convergenze. Le risponde Alessandro Aricò, capogruppo di Diventerà Bellissima che ribadisce il Musumeci-pensiero: “Questa aula non ha la maggioranza, il presidente non ha niente da dire in aula”. “Ma lei pensa che questa possa si possa liquidare con un comunicato stampa senza riferire al Parlamento? La maggioranza l’avevate, site stati così incapaci da perderla in cento giorni”, ribatte Nello Dipasquale del Pd. Interviene il governo con Toto Cordaro, che chiede a Miccichè di rinviare la seduta a domattina. “Credo che sia opportuno che il governo faccia le sue riflessioni”, dice Miccichè convocando la seduta per domani alle 12.

E forse domani si potrà finalmente discutere la legge stralcio. Da esaminare poi c’è uno degli articoli più discussi: “Programmazione dei fabbisogni e razionalizzazione della spesa per il personale”. Si tratta della norma che prevede la sostituzione della “pianta organica” con la programmazione triennale dei fabbisogni di personale, appunto. Una norma che riguarda non solo gli enti locali, ma anche gli enti regionali e che da qualcuno, a Palazzo dei Normanni, è stata letta come un tentativo di aggirare i limiti del blocco delle assunzioni tutt’ora vigente. A proposito di personale, l’articolo 4 prevede l’estensione agli Lsu di alcune norme inizialmente previste per i precari storici di Comuni e Regione, mentre l’articolo 5 prevede la creazione del “Fondo unico di quiescenza del personale delle Camere di Commercio della Sicilia”. L’articolo 6, poi, prova a snellire le procedure per la spesa di una parte dei fondi strutturali. Agganciato a questo articolo, ecco uno “strano” emendamento: è firmato dai deputati Caronia, Cannata, Calderone e Gallo. Sono i cosiddetti “ribelli” di Forza Italia, deputati in rotta col coordinatore Micciché. E che, con questo emendamento, sembrano già muoversi quasi come un gruppo autonomo. Curioso, poi, un emendamento aggiuntivo al testo. È una proposta di modifica del governo regionale alla norma approvata in estate e che prevede le nuove assunzioni nell’Ufficio stampa della Regione. La giunta Musumeci chiede di abrogare un comma di quella legge. È quello che prevede che “i criteri per la selezione del personale, i profili professionali e relativi trattamenti economici” siano “predeterminati con decreto dell’Assessore regionale per le autonomie locali e la funzione pubblica, previa deliberazione della Giunta Regionale adottata su proposta dell’Assessore medesimo e previa contrattazione collettiva con la Federazione nazionale della Stampa Italiana firmataria del Ccnl dei giornalisti”. Se l’emendamento passerà, non ci sarà bisogno di questi passaggi.

Nella prima parte della seduta, Giancarlo Cancelleri, che presiedeva i lavori e ha poi passato il testimone a Gianfranco Miccichè, ha illustrato il programma dei lavori parlamentari approvato dalla conferenza capigruppo. Il piano prevede che il governo presenti entro domani bilancio e finanziaria che dovrebbero essere esitati entro il 26 dalle commissioni e perché la discussione in Aula cominci entro il 28, per approvare il tutto entro il 31. Ma il 26 la capigruppo si riunirà per verificare il rispetto dei tempi. E se entro quella data non saranno state formalizzate le dimissioni di Vittorio Sgarbi da assessore ai Beni culturali, sarà calendarizzata la mozione di censura presentata contro di lui dai 5 Stelle. La giunta stasera dovrebbe approvare la finanziaria, dopo aver varato ieri il bilancio a spese invariate.

Scritto da Accursio Sabella e Salvo Toscano

20 Marzo 2018

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