MUSUMECI, UN PRIMO MAGRO BILANCIO

“Servono almeno tre anni di lavoro per vedere risultati”, dice il Presidente della Regione. Priogioniero della burocrazia, senza maggioranza all’Ars, può però mandare a casa i deputati. Discariche, status quo. Fondi Ue, spesi solo 66 milioni. Territorio devastato e tante incompiute

PALERMO – Al momento del suo insediamento, il 18 novembre 2017, il neopresidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, era stato chiaro: “Servono almeno tre anni di duro lavoro prima di poter vedere risultati concreti”.
Un atto di responsabilità e di onestà intellettuale, quello di Musumeci, compiuto nella piena consapevolezza della difficile impresa che lo attendeva: risollevare le sorti di una Sicilia impoverita dalla crisi economica e dalla malapolitica.

Un anno è passato e a Musumeci va certamente riconosciuto il merito di aver compiuto uno sforzo immane nel tentativo di fronteggiare tutte le emergenze che attanagliano l’Isola.
In alcuni casi i risultati di questo sforzo sono stati tangibili. Su molti fronti, tuttavia, la strada imboccata non sembra ancora quella giusta.

Certo, la pesante eredità lasciata da Rosario Crocetta e dai governi Lombardo e Cuffaro, non potevano non condizionare qualunque tentativo di operare una svolta. Quella stessa svolta che purtroppo i siciliani ancora attendono.
Sul fronte infrastrutture, tanto per cominciare, in Sicilia è ancora notte fonda. Secondo il ministero delle Infrastrutture, nel 2016 le incompiute nell’Isola erano 159; ad oggi sono salite a 162.
Di buon auspicio, però, a proposito di infrastrutture, è certamente l’apertura dell’assessore Marco Falcone nei confronti del Ponte sullo Stretto, di cui la Sicilia ha disperato bisogno.

Anche sul fronte della gestione dei rifiuti, al governo Musumeci non si può riconoscere il merito di aver operato una svolta, dal momento che la scelta è stata quella del mantenimento dello status quo, rappresentato dalla dipendenza dalle discariche dalla cui schiavitù soltanto gli Energimpianti (non chiamateli termovalorizzatori) potranno liberarci. Eppure, basterebbe guardare ai moderni impianti per il trattamento di rifiuti realizzati a Giubiasco, Tel Aviv e Londra, tanto per fare un esempio.
Un anno è certamente un lasso di tempo troppo breve per tracciare bilanci significativi ma troppo esiguo è il bilancio dei fondi Ue spesi in questi 365 giorni: appena 66 milioni di euro.

Prendiamo infine in esame due indicatori economici: depositi e prestiti.
Secondo la Banca d’Italia, nel II trimestre 2018 sono stati erogati a famiglie, pubblica amministrazione e imprese quasi 60 miliardi di euro, contro i 438 miliardi della Lombardia. Nella ricca regione del Nord l’incremento registrato sui dodici mesi è stato del 3% , in Sicilia dello 0,6%.

Depositi bancari e risparmio postale, invece, continuano a crescere nell’Isola (+5,4 miliardi nei primi sei mesi del 2018), sintomo dell’impossibilità da parte di famiglie e imprese di guardare oltre, cioè verso la crescita e gli investimenti. Sul fronte del rischio dissesto idrogeologico e sicurezza delle scuole, la fotografia del momento è quella di un teorico stanziamento di fondi.
Un freno non indifferente all’azione governativa, è rappresentato dall’immobilismo del Parlamento siciliano. Che dire della riforma di tutte le riforme, cioè quella della burocrazia? Al momento, di concreto, c’è solo un disegno di legge depositato all’Ars. Campa cavallo…

INTANTO L’ARS CHE FA? SONNECCHIA

Uno dei cavalli di battaglia del governo di Nello Musumeci è sempre stato la riforma della burocrazia, e lo snellimento dell’azione amministrativa, con l’intento di rendere più facile per il cittadino e per le imprese i rapporti con la Pubblica amministrazione, con certezza dei tempi di evasione delle pratiche.
A quasi un anno dal suo insediamento, però, questo governo non solo non ha approvato tale riforma, ma la stessa si trova ancora in un limbo legislativo all’Assemblea regionale.
Dall’inizio della diciassettesima legislatura sono stati presentati più di 400 disegni di legge tra quelli di iniziativa parlamentare e governativa. Per il ddl sulla riforma della burocrazia ad oggi nessuna assegnazione ad alcuna commissione, solo un annuncio di presentazione di un ddl governativo in merito, fatto in Aula a settembre.
Sul sito dell’Ars non è stato nemmeno caricato il testo. Si tratta del ddl n. 366 “Disposizioni per i procedimenti amministrativi e la funzionalità dell’azione amministrativa”.

“IMPORTANTI PASSI IN AVANTI SI STANNO COMPIENDO”

“Io credo sia innanzitutto un dato il fatto che le agenzie Moody’s e Standard&Poor’s abbiamo declassato in termini di rating il sistema regionale di tutta Italia, con la sola eccezione della Sicilia e del Lazio: questo dimostra che importanti passi in avanti si stanno compiendo e che continua il percorso di recupero di credibilità ed affidabilità finanziaria della Sicilia.
Il Governo Musumeci ha puntato inoltre sul digitale individuando la priorità strategica dell’Agenda digitale per lo sviluppo della Sicilia, dei suoi territori e delle sue imprese. Proseguiremo negli investimenti per recuperare il divario digitale e garantire la qualità dei servizi ai siciliani: da quelli amministrativi alla tutela della salute e offrire opportunità di lavoro ai giovani. Quest’anno sono 106 i milioni impegnati, ovvero un terzo dell’intera agenda digitale, che ammonta a 342 milioni da impegnare entro il 2020: La Sicilia è stata la prima regione a livello nazionale ad aver fatto partire i cantieri per un accesso a Internet veloce e superveloce e la realizzazione di una nuova infrastruttura in fibra ottica nelle aree bianche, zone, cioè, ancora sprovviste di connessione. Un maxi investimento che ammonta complessivamente a 265 milioni.
Prosegue il nostro impegno sul fronte della rinegoziazione dei rapporti tra Stato e Regione siciliana: nessun cappello in mano, solo carte e conti inregola per il riscatto della Sicilia. E la consapevolezza che la rinegoziazione non può prescindere da una rivisitazione dei processi di perequazione che punti ad un federalismo simmetrico.
è stato evidenziato il consistente contributo in termini di concorso reso dalla Regione e dalle ex Province siciliane (ora liberi consorzi e città metropolitane) nel periodo 2012-2018, che ammonta nel periodo complessivamente alla iperbolica cifra di 8 miliardi e 300 milioni di euro.
Il contributo è costantemente cresciuto negli anni oltre ogni ragionevole misura e con determinazione unilaterale dello Stato basti pensare che nel corso dell’ultimo quadriennio (2015-2018) ha raggiunto un ammontare di circa 5 miliardi e 700 milioni di euro.
Abbiamo contestato questo modo di procedere che comprime oltre ogni ragionevole misura, sopratutto se aggiunto al taglio del 3% sulla spesa corrente concordato nella precedente legislatura, ed in termini di gran lunga superiori ad ogni altra Regione italiana – ha precisato Armao – abbiamo già per questo impugnato il bilancio dello Stato 2018”.

di Raffaella Pessina e Patrizia Penna

 © RIPRODUZIONE RISERVATA

21 novembre 2018

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