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L‘INTERVISTA A MUSUMECI. ANDRO’ A MILITELLO A CURARE GLI ULIVI. L‘INCENDIO? HANNO VISTO SCAPPARE UN PIROMANE, MA DI QUESTO SI STANNO OCCUPANDO LE FORZE DELL’ORDINE. STIAMO DANDO RISPOSTE CON LE POLITICHE DEL LAVORO, LA REGIONE POTRÀ AVERE ANCHE CENTINAIA DI GUARDIE FORESTALI

Dal sito www.lasicilia.it
 
MUSUMECI E LA CRISI DI GOVERNO. «CALVARIO FINITO». E VEDRÀ BERLUSCONI
 
 
Il governatore: «Al voto subito? Sarebbe giusto. Ma forse Salvini è stato troppo ottimista. Nessun tacchino vuole avvicinare il Natale…». La maggioranza M5S-Pd «un altro papocchio, durerà pochi mesi». Il timore per i dossier siciliani a rischio, ma anche l’esultanza per l’addio di Toninelli: «Un ristoro per la comunità»
 
15/08/2019 – di Mario Barresi
Catania. In salotto la foto di Giuseppe (il primo nipotino maschio di otto mesi, ieri all’“esordio” in Sicilia), è quattro volte più grande di quella di Almirante. Una montagna di volumi, soprattutto di storia, nella libreria a parete; sul tavolo un chinotto, appena comprato al supermercato, in due bicchieri con ghiaccio e limone. Il padrone di casa ci riceve in jeans e polo blu.
Nello Musumeci, ma cos’è questa crisi vista da Palazzo d’Orléans?
«È il naturale epilogo di un papocchio, durato più di un anno e che ha rappresentato tutto il contrario di quello che dev’essere la politica. Un contratto programmatico arido, triste, malinconico, senza un supporto culturale né un’affinità valoriale tra chi avrebbe dovuto sostenerlo e realizzarlo».
Lei può rivendicare di aver invocato la rottura di Salvini con M5S anche in piena luna di miele gialloverde…
«Un calvario. È finito un calvario senza sosta. Perché la rissosità quotidiana, il veto incrociato e l’inerzia di alcuni ministeri hanno fortemente penalizzato le aree più deboli della nazione e quindi il Mezzogiorno e la Sicilia».
Dal voto in ottobre si è passati allo scenario di un governo senza la Lega. Salvini ha sbagliato nella tempistica?
«Forse in un eccesso di ottimismo. Ma non dimentichiamo che nessun tacchino vorrebbe anticipare l’arrivo del Natale. La sopravvivenza è un’esigenza fisiologica, prima che politica».
Il principale effetto collaterale della crisi è il centrodestra ricompattato.
«Quando è unito, il centrodestra vince sempre. E in Italia il centrodestra è maggioranza morale, prima ancora di esserlo in Parlamento. È inevitabile che il profumo di vittoria che arriva dalla casa del centrodestra mette in allarme tutti gli altri alle ricerca di formule, forumulicchie e di pietose giustificazioni che mostrano quanto fragile sia la resistenza umana di fronte alla paventata perdita di un seggio».
Eppure ci sono i numeri per una maggioranza alternativa.
«Io sono per andare al voto subito. Se si dovesse formare una maggioranza-papocchio, il ricorso alle urne sarebbe solo rinviato di qualche mese. La coalizione esploderebbe di fronte alle contraddizioni interne, accentuate dalle diffidenze di Bruxelles e dalla preoccupazione dei mercati. Ed è questo il periodo in cui il centrodestra deve capitalizzare il tempo a disposizione per organizzare il ritorno al governo, spero con una maggiore incisività rispetto al passato».
Aveva detto a Salvini: «Molla i grillini, ti farò vincere al Sud». La reazione dei leghisti è stata freddina, ma il leader, domenica a Catania, ha detto: «I sindaci e i governatori sono i benvenuti». Il matrimonio fra Lega e DiventeràBellissima è più vicino, adesso?
«Siamo attenti in questo momento a due fronti. Il primo è quello di realizzare il programma di governo, con risultati che non esito a definire incoraggianti. L’altro fronte ci vede attenti a mantenere un rapporto di buon vicinato con tutte le forze politiche della coalizione. La scelta di una eventuale aggregazione o patto federativo sarà presa dall’assemblea di DiventeràBellissima, possibilmente con un voto unanime. Quale sarà la scelta ancora è presto per dirlo».
Dicono che Berlusconi abbia apprezzato le sue recenti ospitate tv. L’ha chiamata?
«Ho sentito il Cavaliere alcune settimane fa. Lui ha sempre avuto una grande simpatia per me: quando non avevamo nulla da offrire, mi chiamò al governo nel 2011 affidandomi la delega agli Affari sociali».
Di che avete parlato?
«Intanto mi ha rimproverato perché gli ho dato del lei: “Se non ricordo male, ci davamo del tu…”. Richiesta che, lo confesso, mi mette un po’ a disagio. Abbiamo parlato del governo, ha voluto conoscere le novità, ma mi è sembrato molto informato sulla Sicilia. Siamo rimasti d’intesa che ci vedremo non appena sarei tornato a Roma. Ma lo stesso vale per gli altri leader. Con la Meloni ci siamo sentiti in occasione del cambio alla guida dell’assessorato al Turismo. Con Salvini ci siamo rivisti al Cipe e ci siamo messaggiati durante la sua ultima visita in Sicilia».
Salvini, molto più di Berlusconi o Renzi, è divisivo: o con lui o contro di lui. È chiaro che lei è dalla sua parte.
«Salvini non è un personaggio da mezze misure. Non è un uomo politico che lascia indifferente chi lo osserva. Io apprezzo il suo decisionismo e molte sue idee appartengono al mio bagaglio culturale. Alcuni temi ci dividono, ma questo è più che naturale. Qualche avversario lo ritiene un anacronistico intruso, ma Salvini è uno dei soci fondatori del centrodestra».
Quali sono, per la Sicilia, gli effetti concreti della crisi di governo?
«Innanzitutto le vertenze irrisolte. Sulle più grandi, Almaviva e Blutec, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico governo non ha ancora dato risposta, ben prima della crisi di questi giorni. E poi le infrastrutture. Abbiamo manifestato tutta la nostra diffidenza sull’ottimismo ostentato dal ministro Toninelli sull’autostrada Ragusa-Catania: un rimedio peggiore del male. L’avere accantonato la soluzione mista pubblico-privato con motivazioni molto discutibili e l’aver proposto un modello pubblico con Anas, in assenza di certezze sulle risorse e di un formate accorto col concessionario sull’acquisto del progetto, mettono in allarme il governo regionale e i sindaci. E ancora: la Nord-Sud, la vertenza Cmc, il viadotto Himera sulla Palermo-Catania. Toninelli aveva promesso un commissario per le strade provinciali: abbiamo concordato un nome assai vicino a lui, un dirigente statale. Se ne parla da novembre, ma intanto è la Regione a intervenire sulle strade provinciali con 200 milioni. Ecco, una delle poche notizie buone è che la crisi di governo dovrebbe mettere a riposo l’attuale ministro delle Infrastrutture. E sarebbe un ristoro per tutta la comunità siciliana».
Ma per una Regione governata dal centrodestra non sarebbe anche peggio un governo Pd-M55?
«Io mi illudo sempre che l’interesse istituzionale e collettivo debba prevalere su quello dell’appartenenza. Forse perché sono stato educato a questa scuola (e indica la foto di Almirante sul tavolino del salotto, ndr) di zio Giorgio che ci guarda. Qualunque sarà il governo che si tenterà di mettere in piedi nelle prossime settimane, ove non si dovesse andare al voto anticipato, troverà in noi fermi sostenitori di alcune richieste irrinunciabili».
Quali richieste farà al nuovo governo?
«Una corsia preferenziale per le grandi infrastrutture siciliane, poi un piano Marshall per il Mezzogiorno, con un cronoprogramma che affidi al governo nazionale la cabina di regia, la verifica della puntualità e l’applicazione delle sanzioni. E ancora la defiscalizzazione dei prodotti petroliferi: siamo stanchi di dover continuare a pagare sulla pelle della nostra gente e non ricevere un segnale che prima di essere finanziario è morale. Ne abbiamo parlato col ministro Tria e torneremo a parlarne col prossimo ministro dell’Economia perché per noi è una battaglia di bandiera irrinunciabile. E poi il tavolo sulla finanza locale, al quale abbiamo lavorato con risultati concreti. Infine, il ritorno all’elezione diretta del Presidente della Provincia. Altro che collegi e candidati, al prossimo governo che verrà fuori noi chiederemo queste priorità».
 
Si parla di un asse M5S-Pd anche all’Ars. Lo teme?
«Nulla di nuovo all’orizzonte. In questo primo anno e mezzo c’è sempre stata una convergenza fra M5S e Pd all’Ars. Hanno fatto a gara a chi mostrasse più grinta nell’opposizione. E mentre loro si divertivano, noi pensavamo a dare finalmente risposta a domande rimaste per troppo tempo inevase».
S’è pentito di quel «beato chi va in vacanza!» che all’Ars qualcuno ha preso come un certificato di fancazzismo?
«C’è il 40-50 per cento di siciliani che va in ferie. Mi riferivo a quella fetta di cittadini. Qualcuno ha voluto attribuirmi un riferimento all’Ars, ma non è assolutamente vero. In questo momento tutti i parlamenti europei sono in pausa».
Magari all’Ars sono cominciate troppo presto, le ferie…
«Magari io sarei rimasto un’altra settimana in più in parlamento, come aveva proposto il centrodestra, per affrontare alcuni temi finanziari fondamentali legati al collegato. Ma, com’è noto, le opposizioni si sono rifiutate e il presidente Miccichè ha dovuto prendere atto che non c’erano le condizioni per allungare la sessione».
E come sarà, invece, il ferragosto del presidente della Regione?
«Soltanto qualche giorno di pausa. Rimango qui a Catania, con qualche puntatina nella mia campagna a Militello. Giornate che saranno allietate dalla presenza delle mie nipotine e, da quest’anno, dall’ultimo arrivato: Giuseppe, il mio nipotino di otto mesi, al quale sono particolarmente legato. Ne approfitterò per completare l’uliveto: sto completando il terreno per mettere a dimora centinaia di piante di nocellara etnea in autunno».
Ha augurato ai piromani di bruciare all’inferno. E loro hanno pensato bene di appiccare il fuoco nei suoi terreni, a Militello. Ha paura?
«Amarezza, più che paura. Che i piromani siano delinquenti è fuori discussione. Purtroppo non sempre sono identificati. Un testimone dice di averne visto fuggire uno, l’altra sera, mentre divampavano le fiamme nella mia campagna. Ma di questo si stanno occupando le forze dell’ordine. Ho la coscienza serena, perché tendo a essere utile agli altri, a fare del bene. Ma viviamo in un clima di esasperata malvagità, di violenza verbale, di cattiveria. E nulla, ormai, mi sorprende».
Lei ha sempre parlato di lunghi mesi di semina. Ma quando comincia il raccolto del suo governo?
«A fine anno completeremo il lavoro di riorganizzazione e cominceremo a cogliere i primi concreti risultati».
A settembre nominerà il nuovo assessore ai Beni culturali?
«Cerco un tecnico dello stesso livello di Tusa e mi riesce difficile trovarlo. È chiaro che per me è un peso in più, anche se in questi mesi abbiamo fatto tante cose. Spero alla ripresa di poter chiudere questa casella».
Soltanto questa casella?
«Sì. Del rimpasto non s’è presentata la necessità. A due anni e mezzo dall’insediamento faremo un tagliando completo alla giunta».
Twitter: @MarioBarresi

15 agosto 2019