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LAVORO IN NERO: SANZIONI ANCHE PER IL LAVORATORE CHE PERCEPISCE L’ASSEGNO DI DISOCCUPAZIONE DELL’INPS. SUBIREBBE UN PROCESSO PENALE, LO STOP DEL BENEFICIO E L’INTIMAZIONE AL RIMBORSO DELLE SOMME ILLEGITTIMAMENTE RICEVUTE

Cosa rischia il dipendente irregolare? I diritti e i doveri del lavoratore in nero. Rischia chi percepisce sussidi statali, regionali o comunali o l’assegno di disoccupazione se ha un reddito superiore a 8mila euro. 

Le sanzioni per il lavoro in nero toccano indiscutibilmente il datore di lavoro. Questi è responsabile sotto un profilo amministrativo per non aver dichiarato l’assunzione agli uffici del lavoro e per non aver assicurato il dipendente. Una recente sentenza della Cassazione [1] ha, peraltro, stabilito che è reato non informare il lavoratore in nero circa i rischi per salute e la sicurezza sul lavoro connessi all’attività d’impresa in generale; sulle procedure che riguardano il primo soccorso, la lotta antincendio e l’evacuazione dei luoghi di lavoro; sui nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misure.

Quali sono, invece, le sanzioni per il lavoratore in nero? Cosa rischia chi viene scoperto da uno dei controllori dell’Inps o dell’Ispettorato del lavoro, nel corso di una eventuale verifica in loco, senza essere stato regolarizzato? 

Qui di seguito ti darò alcuni importanti ragguagli. 

Indice

1 Lavoro in nero: sanzioni per il datore di lavoro
2 Lavoro in nero: sanzioni per il dipendente
3 Diritti del lavoratore in nero

Lavoro in nero: sanzioni per il datore di lavoro

Assumere un lavoratore in nero non è reato a meno che questi non sia un clandestino irregolare. In tutti gli altri casi, il datore di lavoro commette un illecito amministrativo a fronte del quale è tenuto a pagare delle sanzioni allo Stato. Queste sanzioni crescono con il crescere dei giorni durante i quali è stata eseguita la prestazione lavorativa. In particolare, la sanzione è così commisurata:

  • per lavoro nero di non oltre 30 giorni: sanzione da un minimo 1.800 euro e fino a un massimo 10.800 euro;
  • per lavoro in nero di non oltre 60 giorni: sanzione da un minimo di 3.600 euro ad un massimo di 21.600 euro;
  • per lavoro in nero di oltre 60 giorni: da un minimo di 7.200 euro ad un massimo di 43.200.

Lavoro in nero: sanzioni per il dipendente

Il dipendente rischia di commettere un reato solo nella misura in cui, mentre lavora in nero, percepisce dei sussidi statali destinati a chi è disoccupato o a chi ha un Isee sotto la soglia del reddito effettivamente percepito (seppur non dichiarato) con la retribuzione in nero. È il caso, ad esempio, di che riceve il reddito di cittadinanza o altri benefici socio-assistenziali legali a un Isee basso, al di sotto della soglia del suo stipendio reale. 

In questo caso, scattano tre conseguenze sanzionatorie:

  • un’incriminazione penale (si va dal reato di falso in atto pubblico a quello di truffa ai danni dello Stato o di indebita percezione di benefici);
  • l’interruzione dell’erogazione beneficio;
  • l’ordine di restituzione delle somme percepite sino a quel momento.

Soffermiamoci su quest’ultimo aspetto. Il lavoratore che non dovesse ridare all’ente pubblico i soldi ottenuti in forza di tali contributi riceverebbe una cartella esattoriale e l’espropriazione dei beni (ad esempio il pignoramento del conto corrente, della pensione – non quella di invalidità – o della casa).

Un’altra conseguenza per il dipendente in nero scatta nel caso in cui questi, durante il periodo di lavoro irregolare, percepisca l’assegno di disoccupazione dell’Inps, la cosiddetta Naspi. Anche qui il lavoratore subirebbe un processo penale, lo stop del beneficio e l’intimazione al rimborso delle somme illegittimamente ricevute. Tuttavia, in questo caso, la legge corre in soccorso dei lavoratori. Al dipendente è consentito percepire la Naspi anche se sta lavorando se lo stipendio erogato è al di sotto di 8mila euro. Tale eccezione è stata prevista in ragione del fatto che, altrimenti, in pochi accetterebbero un nuovo lavoro dovendo rinunciare a un assegno di disoccupazione più elevato. 

Dunque, il lavoratore in nero con uno stipendio annuale non superiore a 8mila euro non rischia alcuna conseguenza sanzionatoria.

Diritti del lavoratore in nero

Il lavoratore in nero ha gli stessi diritti dei lavoratori regolamento assunti. Egli ha diritto, innanzitutto, allo stesso trattamento retributivo previsto dai contratti collettivi nazionali (lo stipendio), alle ferie pagate, al Tfr, ai permessi, ai giorni di malattia retribuita. Deve essere informato dei rischi che comportano le proprie mansioni e il datore di lavoro deve provvedere alla tutela della sua salute e integrità fisica. 

Il lavoratore in nero non può essere licenziato in tronco se non per giusta causa. Un licenziamento orale sarebbe nulle e consentirebbe al dipendente di chiedere la reintegra sul posto.

Il lavoratore in nero, infine, può pretendere il pagamento delle differenze retributive che non gli sono state versante nel corso del rapporto fino a cinque anni dopo la cessione del lavoro.

note
[1] Cass. sent. n. 41600/2019. 

Fonte: www.laleggepertutti.it
10 ottobre 2019