Il sistema delle squadre Anticendi boschivi in Piemonte è un’eccellenza

Volontari antincendi boschivi, operai forestali, impegno diretto delle Comunità e delle Unioni montane, lavoro sinergico con Regioni, Vigili del Fuoco e Forze dell’ordine. Sono questi i quattro pilastri individuati da Uncem per la prevenzione e la gestione dell’emergenza incendi boschivi che interessa purtroppo ogni anno molte aree forestali delle Alpi e degli Appennini.

Le gravi situazioni di crisi, in molte zone montane della Penisola, registrate nel 2017 hanno determinato un nuovo e più radicale impegno degli Enti locali nella prevenzione che si realizza con monitoraggio e gestione attiva del bosco, attività coordinate dagli Enti locali con le Regioni, le organizzazioni di volontari e di concerto con le forze dell’ordine. Con una certezza: “Quel fuoco della Val di Susa, dei versanti del Vesuvio, delle pinete di Castel Fusano – spiega Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem – non è solo un’emergenza della montagna. Non è solo un problema che riguarda venti o trenta piccoli Comuni della periferia dell’impero. Non sono solo dei boschi che bruciano con il fuoco che spinto dal vento si avvicina alle case e si mangia le ultime baite e gli alpeggi in quota. I giorni drammatici vissuti in quelle aree sono un ennesimo campanello d’allarme sulle quotidiane sfide dei cambiamenti climatici che toccano Appennini e Alpi, sulla natura che ha un corso incontrollato e che ci vede poco attenti, sul bosco non gestito, in crescita continua, che svolge delle funzioni che ora non sono più, ma anche su temi sociali, antropologici e istituzionali sui quali aprire gli occhi. Spopolamento e abbandono rendono i territori più fragili e anche più esposti ad emergenze ambientali e anche a incendi boschivi. Le città, chi vive nelle aree urbane non può essere indifferente a queste situazioni, perché i sistemi territoriali sono in dialogo stretto tra loro.

Il rischio incendi, il bosco che brucia e perde di valore è un danno per Roma, Torino, Napoli. Non assorbirà più Co2, non svolgerà più le sue funzioni protettive, occorreranno decenni per il ripristino e per la rigenerazione. È un tema che va posto alla politica e alle istituzioni. La gestione forestale attiva, prevista nel Codice forestale del quale attendiamo i nove decreti attuativi, è la prima insostituibile fonte di prevenzione.

Uncem proporrà nei prossimi giorni un documento alla Presidenza del Consiglio, al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa e al Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Gian Marco Centinaio, a tutti i Parlamentari e ai vertici della Protezione civile nazionale, dei Vigili del Fuoco e dei Carabinieri-Forestali (in attesa che si definisca in toto l’assetto del Corpo forestale dello Stato).

Il documento conterrà l’impegno delle Unioni montane e delle Comunità montane per la pianificazione forestale e la gestione attiva del bosco, ma anche per il monitoraggio e la prevenzione dei roghi; conterrà una necessaria valorizzazione per gli Operai forestali regionali, per le imprese e le cooperative che operano nel settore della filiera bosco-legno. Fondamentale l’impegno dei volontari: molte Regioni hanno attivato da anni con successo sistemi “antincendi boschivi” composti da donne e uomini formati ed esperti, con efficaci mezzi in dotazione. Modelli replicabili dove non oggi esistono.

Il documento punterà anche sulla definizione di “catene decisionali” univoche e sui sistemi per il monitoraggio, come sensoristica e droni, oltre a banche dati e la proposta di prodotti innovativi per l’estinzione dei roghi brevettati da Università italiane e statunitensi. Poi, un piano di investimenti nazionale su mini e micro invasi per l’uso plurimo di acqua, compreso l’anticendio boschivo. “Di certo, il ruolo delle Autonomie – prosegue Bussone – nel processo di governo del territorio è decisivo. I Sindaci e gli Amministratori locali hanno grandi responsabilità di protezione civile, sono in prima linea, vanno dunque sostenuti e agevolati con risorse e programmi regionali definiti, stabili nel tempo, trovando le migliori situazioni nelle diverse realtà italiane, da replicare.

Lido Riba, Presidente Uncem Piemonte: “Il sistema delle squadre Anticendi boschivi in Piemonte è un’eccellenza. Con il Formont, centro formativo partecipato da Uncem, è stato predisposto da anni un programma di formazione certificato dal Cnr per questi volontari. Abbiamo recentemente aperto a Peveragno, nel Cuneese, un centro all’avanguardia per l’addestramento dei volontari Aib. Quasi ogni Comune montano del Piemonte ha una squadra di volontari Aib e questi sono in strettissima rete tra loro. Una coesione che fa scuola e dà grandi risultati. Credo il modello si possa replicare in altre Regioni e il Piemonte, con la Giunta e il Consiglio che stanno varando una nuova moderna legge sugli incendi boschivi, è a disposizione. Di certo la prima forma di prevenzione è la gestione attiva dei boschi, con imprese e operai forestali attivi e protagonisti di una valorizzazione della filiera legno che può generare solo in Piemonte 2.000 posti di lavoro. Dopo gli incendi in Val di Susa, lo scorso anno a ottobre, la Regione sta facendo un buon piano di ripristino di concerto con Comuni e Unioni montane, sfidando burocrazie e mille vincoli.

20 luglio 2018

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.