IL PUNTO. ALL’ARS I NERVI TESI DEL GOVERNO. MA IL CENTRODESTRA RITROVA VOTI

Giunta sconfitta sul Def. Ma sono rientrati diversi deputati fin qui critici. L’incognita del rapporto con le opposizioni.

PALERMO – Qualcosa si muove all’Ars. Proprio nel giorno in cui il governo va ko sul Def, con un Nello Musumeci che mostra in Aula tutto il suo nervosismo per l’annaspare della sua coalizione, la maggioranza paradossalmente offre segnali di ricompattamento.

Il governo ieri è stato battuto sul Documento economico e finanziario. La votazione a Sala d’Ercole è finita in pareggio: 32 a 32. Uno smacco, certo. Eppure, nell’ultimo mese, il centrodestra 32 voti in Aula non li aveva visti nemmeno con il cannocchiale. Nello Musumeci ha manifestato nel suo discorso in Aula tutto l’avvilimento per il difficile cammino a Sala d’Ercole, ricorrendo a un repertorio già ampiamente utilizzato da Rosario Crocetta e Raffaele Lombardo, quello del presidente che non vuole avere le mani legate dal Parlamento. Eppure, proprio ieri, qualcosa nel Parlamento si è mosso, offrendo qualche speranza in più al rattoppato centrodestra di governo.

Alla maggioranza, o ex maggioranza come la considera lo stesso governatore, sono mancati quattro voti. Due erano gli assenti fedeli al governo, cioè il presidente dell’Assemblea Gianfranco Miccichè e l’assessore Marco Falcone, che era in missione. Alle loro si aggiungeva l’assenza di Tony Rizzotto, il deputato eletto per la Lega che da un pezzo si muove ai margini della coalizione. Il quarto voto che è mancato al centrodestra è quello di Cateno De Luca, che ha votato contro il Def spiegando le ragioni della sua scelta pubblicamente e attaccando Musumeci.

Questo significa che altri deputati che avevamo manifestato segni di insofferenza nei giorni scorsi il Def l’hanno votato. Lo ha votato Vincenzo Figuccia, Udc, che non ha mancato in passato di fare sentire la sua voce critica. Lo hanno votato i quattro “ribelli” di Forza Italia, una dei quali, Marianna Caronia, oggi ha formalizzato l’uscita dal gruppo ma non dalla maggioranza. “Non ho avuto mai dei dubbi, non sono mai stata all’opposizione. Conto di sostenere Musumeci. L’ho votato ora e nella precedente tornata elettorale”, spiega senza mezzi termini la deputata palermitana. I suoi tre compagni d’avventura, Cannata, Calderone, Gallo, che hanno fatto più volte mancare il numero legale in questi giorni, ieri hanno votato con gli altri.

Quanto all’opposizione, ai 31 che c’erano si è aggiunto appunto De Luca. Non hanno votato i due di Sicilia Futura, che erano assenti (D’Agostino non c’era, Tamajo non ha votato). Spiega al riguardo il segretario D’Agostino: “Il nostro atteggiamento è quello ribadito la settimana scorsa: aspettiamo che Musumeci dopo le parole passi ai fatti. Vediamo il confronto con il Parlamento a che livello è: se è solo per vederci, abbiamo scherzato. Se è invece un confronto vero, alla pari, allora ha un senso. Viceversa, non ha significato chiederci un aiuto. Il nostro atteggiamento, come Sicilia Futura, sarà improntato al senso di responsabilità. Musumeci ha diritto di governare, e noi abbiamo il dovere di non fare ostruzionismo. Lui dice che si dimette… Le dimissioni non si minacciano, si danno. Ma sarebbe un danno per la Sicilia. Non credo che siamo a questo punto, il presidente dovrebbe essere solo più paziente e discutere con tutti”.

Insomma, al di là delle minacce di dimissioni che lasciano il tempo che trovano, e al di là dell’incidente di ieri, sembra che nel centrodestra qualcosa si vada ricompattando, dopo il disastro di questi mesi che ha visto l’Ars completamente impantanata. Basterà? Lo si capirà nei giorni della Finanziaria. Certo, i numeri del governo a Sala d’Ercole restano in ogni caso esigui. La mano tesa da Musumeci è sembrata evidentemente insufficiente alle opposizioni. E fin quando il governo non percorrerà la via della ricerca del dialogo in modo più deciso, difficilmente dai banchi di grillini e dem potranno arrivare i soccorsi.
di Salvo Toscano

28 Marzo 2018

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