GLI INCENDI NELL’AREE ARCHEOLOGICHE SI POSSONO EVITARE, BASTA CHE LA REGIONE LO VOGLIA

di Michele Termine
7 luglio 2020

Il devastante incendio dei giorni scorsi all’area archeologica di Mokarta nel territorio di Salemi, è l’ultimo della serie di incendi che mettono a rischio uno dei patrimoni più importani della Sicilia. A Mokarta, l’incendio ha distrutto tutto quanto era stato fatto negli anni scorsi dopo l’ultima campagna di scavo, con la sistemazione di percorsi e staccionate che consentissero alle persone di visitare l’area archeologica senza arrecare danni al sito. Dopo l’incendio dei giorni scorsi, tanti soldi pubblici buttati al vento., E’ Mokarta purtroppo non è il solo caso verificatosi in questi anni. Ricordiamo due anni fa lo spaventoso incendio che colpì il Parco Archeologico di Selinunte, bruciando decine e decine di ettari del parco, e mettendo a rischio il baglio Florio e i templi della collina orientale, solo l’intervento dei canadair riusci a domare l’incendio.

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Ma quelli che sono più colpiti da questa piaga sono i siti archeologici considerati minori, spesso sono senza custodia e lasciati all’abbandono più totale. Perchè la Regione Siciliana non riesce a tutelare questo patrimonio ? E’ una domanda che da tempo si fanno tutti quelli che hanno a cuore questo problema, possibile si chiedono, che non si riesca a trovare una soluzione per tutelare i nostri siti archeologici. Eppure non è difficile, è solo un problema di volontà politica. Qualche anno fa quando erano assessori regionali Dario Cartabellotta e Mariarita Sgarlata, firmarono un protocollo d’intesa per utilizzare i forestali nella pulizia dei siti archeologici, purtroppo non ebbe seguito tranne qualche sporadica iniziativa.

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Nelle foto vedete il sito archeologico di Tranchina a Sciacca, si tratta di una necropoli dell’eneolitico tra le prime scoperte in Sicilia, bene quattro anni fa, quando il sito era gestito dalla soprintendenza ai beni culturali di Agrigento, una squadra di operai forestali pulì l’area della necropoli, rendendola non solo sicura da probabili incendi, ma dandogli anche una certa dignità. Quindi, quando si vuole, questi interventi si possono fare. Allora perché devono essere delle inizative sporadiche e non invece programmate. Non si può dire che manca il personale perché c’è, si tratta di saperlo utilizzarlo al meglio. Perché fargli fare solo quelle giornate lavorative ai forestali e poi metterli in disoccupazione, basta farli lavorare per più mesi e poterli utilizzare al meglio sia nella tutela dei nostri boschi sia nella pulizia dei siti archeologici, per giunta ci sono a disposizione anche i mezzi meccanici dell’Esa, che in accordo con i comuni spesso vengono utilizzati per pulire gli alvei dei torrenti, perchè non utilizzare anche questi mezzi per la pulizia dalle erbacce nelle aree archeologiche.

FONTE: TELERADIOSCIACCA