FINANZIARIA, RIPARTE IL CALVARIO

In una settimana sono stati approvati una decina di articoli. Ipotesi maxi stralcio per uscire dall’impasse. Il giallo delle consulenze

di Paolo Mandarà

Ricomincia questa mattina alle 11 il percorso accidentato della Finanziaria a Palazzo dei Normanni. Dopo il ritiro dell’impugnativa di Roma sulle variazioni di bilancio (che “libera” 35 milioni di euro), sarà comunque difficile conservare l’impalcatura della legge, con oltre 160 articoli. Nel corso della prima settimana ne sono stati approvati una decina, per questo il presidente dell’Ars, Gianfranco Micciché, potrebbe scegliere di stralciare un centinaio di articoli non essenziali – radunandoli in un altro testo, da approvare “con calma” – e chiudere il Ddl Stabilità con le norme più importanti: l’obiettivo  è uscire dalla gestione provvisoria e permettere il pagamento degli stipendi al personale delle partecipate. “La proposta che farò al governo e all’Assemblea – aveva detto venerdì scorso Miccichè – è di andare avanti con l’esame degli articoli, ma se le cose andranno ancora per le lunghe approviamo l’articolo 2 e pubblichiamo la legge con gli articoli già approvati in precedenza, mettiamo così la Sicilia in sicurezza e subito dopo proseguiremo con l’esame degli altri articoli”.

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Come l’Ars ha sventato il trucco di Armao sulla BEI

Per un paio di giorni ci hanno girato intorno, Armao e le opposizioni. Il tema, di per sé tecnico, nascondeva parecchi motivi d’imbarazzo: ma a cosa serve – hanno provato a chiedere quelli del Pd – il milione e mezzo nascosto fra le piaghe dell’articolo 8 della Legge di Stabilità? Cosa vuol dire che “è autorizzato, per ciascuno degli esercizi finanziari 2021, 2022 e 2023, la spesa annua massima” di 500 mila euro “al fine di garantire l’avvio dello strumento finanziario di cui al presente comma”? Tra l’altro a valere sul bilancio della Regione, di per sé asfittico? A queste domande Armao non ha saputo rispondere (e Musumeci, seduto al suo fianco, nemmeno). Ha balbettato stranezze. Ha parlato di “spese eventuali”. Già, ma quali spese? Boh.

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Spieghiamolo senza perderci: il milione e mezzo di cui sopra, nell’intento normativo, sarebbe servito a far scattare un piano di finanziamento a tasso zero per le imprese sprovviste di merito bancario, a cui la BEI – la Banca Europea degli Investimenti – avrebbe erogato 25 milioni di euro in tre anni. Ma perché un milione e mezzo? Quali voci avrebbe contribuito a soddisfare? La parola chiave che nessuno pronuncia è “consulenze”. Solo Barbagallo, del Pd, ha parlato di “prebende agli amici degli amici a carico dei contribuenti”. L’articolo, per fortuna, è stato azzoppato da un emendamento soppressivo di Lupo (Pd), che ha provocato l’ira del vicegovernatore. “Così l’accordo di finanziamento con la BEI è molto più complesso, forse impossibile”, ha tuonato sui social dopo l’esito del voto segreto (a cui hanno contribuito anche dei franchi tiratori).

Quel milioncino e mezzo avrebbe fatto comodo. E l’assessore avrebbe sacrificato volentieri un pezzetto del bilancio – scippando soldi anche alla SAS, una delle partecipate regionali, per 300 mila euro l’anno – pur di ottenerlo ed esibirlo. Si sarebbe appropriato di un altro grande risultato del suo governo: trovare soluzione alla crisi dell’economia e al soffocamento delle imprese. Avrebbe sbattuto l’accordo con la BEI in faccia ai suoi detrattori, che nel corso di questa Finanziaria si sono moltiplicati come funghi. Persino all’interno della sua stessa maggioranza: dove si è passati dall’elogio per partito preso, a una ferma richiesta di trasparenza. Il piano però è tramontato e nemmeno Musumeci, coi suoi tentativi di mediazione, è riuscito a convincere Sala d’Ercole della buona fede del suo assessore. Ci saranno altre occasioni, forse…

Lo scontro con Buttanissima

Dopo questo articolo al vicepresidente della Regione, Gaetano Armao, sono saltati i nervi: ha minacciato la solita querela e ha tirato fuori il solito repertorio di insulti e di insinuazioni. Ma noi abbiamo solo esercitato il nostro diritto di cronaca. E la cronaca dice che la maggioranza dell’Assemblea regionale ha ritenuto poco ortodossa (eufemismo) la sua proposta di impegnare un milione e mezzo di euro in tre anni per fiancheggiare l’accordo con la Banca europea degli investimenti. Al punto che i deputati di destra e di sinistra l’hanno bocciata. Inesorabilmente. Con commenti che avrebbero fatto arrossire chiunque. Ma Armao, si sa, non arrossisce mai. Preferisce le strade oblique e opache: la minaccia, l’insinuazione, l’avvertimento, l’intimidazione. I bulli sono fatti così. (G.S.)

I Cinque Stelle all’attacco parlano di “consulenze”

In effetti c’è qualcuno che parla apertamente di “consulenze”. E’ il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Giovanni Di Caro, che in un post pubblicato su Facebook, intitolato “Armao Meravigliao”, spiega l’ultimo inghippo sulla questione BEI e ritrae l’assessore in questo modo…

 

FONTE: BUTTANISSIMA