Enti soppressi e nuove assunzioni Ars, primo stop al ‘collegato’

L’esecutivo riporta in Aula alcune norme già bocciate.

PALERMO – 

Nuovo stop all’Ars per il cosiddetto “collegato”, il disegno di legge “stralcio” che contiene le norme che erano rimaste escluse dalla Finanziaria. Oggi in Aula, il presidente Gianfranco Miccichè, rinviando la seduta di una settimana, ha fatto sapere che l’esame degli articoli comincerà martedì prossimo. C’è ancora tempo quindi per trovare la quadra perché a Palazzo dei Normanni, già oggi, è stato chiaro che il percorso di questa legge sarà accidentato tanto quanto quello della Finanziaria approvata ad aprile. Un percorso a ostacoli figlio degli stessi temi introdotti da governo e forze politiche attraverso gli emendamenti al testo originario: su tutti la soppressione dell’Esa e il passaggio dei vigilanti del Parco dei Nebrodi nei quadri del Corpo forestale della Regione. Il problema principale, per le opposizioni, è la riproposizione di norme già bocciate dal Parlamento e che il governo sta ripresentando saltando anche il passaggio nelle Commissioni di merito: una circostanza che riguarda sia l’Ente sviluppo agricolo che l’Istituzione dell’Agenzia per la casa.

“Non permetteremo che venga esautorato il ruolo del Parlamento”, ribadiscono dal Pd. Mentre i grillini sottolineano che, al di là del voto d’Aula, comunque ci sono parecchie norme che potrebbero subire la scure del governo nazionale ed essere  successivamente impugnate.

Il riferimento del Movimento 5 stelle è all’articolo 3 del disegno di legge che riguarda il Corpo Forestale: il testo è stato interamente riscritto con un emendamento del governo che prevede il transito del personale del corpo di vigilanza del Parco dei Nebrodi nei ruoli del Corpo forestale della Regione Siciliana, equiparandoli “ai fini giuridici ed economici”. “Non si può fare – dice Giampiero Trizzino, del Movimento 5 stelle – questi lavoratori non possono diventare pubblici ufficiali senza passare da un concorso pubblico. È un articolo che era già stato presentato quando ero presidente della Commissione Ambiente all’Ars e ovviamente era stato bocciato”. Ma l’assessore Toto Cordaro, confortato dal dirigente del Corpo Forestale, Filippo Principato, smentisce: “Sono già pubblici ufficiali, hanno la qualifica di pubblica sicurezza”.

Sempre all’articolo 3, un emendamento a firma Trizzino chiede di derogare al blocco delle assunzioni per prevedere “concorsi pubblici per il reclutamento di nuovo personale” per il Corpo forestale. “Sono soltanto 600 per tutta la Regione e molti sono prossimi alla pensione – spiega Trizzino. In Sardegna sono più del doppio, 1700. L’assessore Cordaro mi ha detto che lo appoggerebbe pure, ma si devono trovare le risorse economiche in Bilancio”. 

Tra gli emendamenti che fanno storcere il naso – non solo alle opposizioni, ma anche a pezzi della maggioranza – ce n’è un altro, a firma del governo, che equipara sostanzialmente (“in misura massima”) il trattamento economico dei portavoce del presidente della Regione e degli assessori (l. 150/2000) a quello dei segretari particolari.

Remore anche sull’emendamento, a firma del presidente Musumeci, che riguarda la formazione professionale e che, di fatto, stabilisce una corsia preferenziale per i lavoratori iscritti all’albo da più tempo. “L’emendamento presentato dal governo al testo di legge stralcio in discussione in aula – ha detto il presidente della commissione Cultura, Formazione e Lavoro dell’Ars Luca Sammartino – serve a tamponare alcune urgenze ma non risolve una serie di problemi che purtroppo gravano da anni sul mondo della formazione professionale”. Anche su questo tema, il Pd chiede si proceda a una riforma dell’intero settore. “Dare risposte alle aspettative dei lavoratori della formazione professionale salvaguardando la loro continuità lavorativa è solo un primo step. Entro settembre sarà pronto un testo di riforma del settore che contiamo di far approvare in aula già entro la fine dell’anno. La commissione sta portando avanti un approfondito lavoro ascoltando tutte le parti coinvolte – ha concluso Sammartino – per predisporre una riforma della legge 24 del 1976 che non più essere rinviata”.

Insomma, nuovi articoli, vecchie norme. Le premesse per un nuovo, ma già visto, braccio di ferro tra Governo e Parlamento ci sono tutte. E i malumori non arrivano soltanto dalle opposizioni, ma anche da alcuni “pezzi” di maggioranza. Un elemento da tenere in considerazione, visto che il problema dei numeri per Musumeci non è affatto risolto. 

Scritto da Maria Teresa Camarda

22 Maggio 2018

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