Di Maio – Salvini. Le divergenze iniziano a stancare la gente!

ABITO RASO E TESSUTO FINESTRATO NEONATA MAELIE 9-30M €.59,50
ABITO RASO E TESSUTO FINESTRATO NEONATA MAELIE 9-30M €.59,50
VESTITO IN ORGANZA A FIORI 2-16A €.37,60
VESTITO IN ORGANZA A FIORI 2-16A €.37,60
COMPLETO FELPA GLITTER BIMBA 2-8A €.22,80
COMPLETO FELPA GLITTER BIMBA 2-8A €.22,80
GIUBBOTTO BIKER IN ECOPELLE 2-16A €.48,00
GIUBBOTTO BIKER IN ECOPELLE 2-16A €.48,00

CAMICIA CON CRAVATTA 2-16A €.27,20
CAMICIA CON CRAVATTA 2-16A €.27,20
TUTINA NEONATO READY TO SCHOOL 1-6 MESI €.13,20
TUTINA NEONATO READY TO SCHOOL 1-6 MESI €.13,20
COPERTINA IN CINIGLIA CON RICAMO €.39,99
COPERTINA IN CINIGLIA CON RICAMO €.39,99
GILET IMBOTTITO CON CAPPUCCIO 6-30M €.24,00
GILET IMBOTTITO CON CAPPUCCIO 6-30M €.24,00

CHICCO – Gioco Gattonamento €.22,00
CHICCO – Gioco Gattonamento €.22,00
CHICCO – RAPID €.40,00
CHICCO – RAPID €.40,00
CK CONTRADICTION UOMO EDT 50ML €.40,00
CK CONTRADICTION UOMO EDT 50ML €.40,00
BURBERRY UOMO EDT 100VP €.60,00
BURBERRY UOMO EDT 100VP €.60,00

Anche nei litigi c’è il cambio di passo. Quello che scompiglia il quadro, che trasforma la divergenza in trincea, dandole profondità e durata. Quello che può (il tempo ipotetico è d’obbligo) sancire una differenza tra la polemica acchiappa-voti a chi la spara più grossa e l’autenticità di uno scontro che può fare male, al Paese innanzitutto. A dodici giorni dalle elezioni europee, in una campagna elettorale che serve a Matteo Salvini e Luigi Di Maio per misurare il rispettivo consenso interno, irrompe il primo vero tema autenticamente divisivo. É economico, è lo spread schizzato sopra i 280 punti con il bagaglio annesso delle colpe e soprattutto delle cause. Dice Di Maio, a muso duro contro Salvini: è colpa tua, basta sparate sullo sforamento del 3%, il parametro economico con cui l’Europa ha governato da Maastricht a oggi. Replica il vicepremier: andare oltre il 3% “non si può, si deve”. Uno scontro che ha una proiezione lunga, fino alla manovra d’autunno, che mette ulteriore pressione alla questione chiave della tenuta economica dell’Italia. Giocata tutta sulle tasche dei cittadini.

Sfondare il tetto del 3% del rapporto deficit-Pil – quello che i Paesi membri dell’Unione europea devono seguire quando mettono in piedi le rispettive leggi di bilancio nazionali – ha unito fino ad oggi i due vicepremier. Durante le sedute fiumi dei vertici di governo in autunno, quando bisognava scrivere la manovra, Salvini e Di Maio facevano a gara contro il ministro dell’Economia Giovanni Tria sull’intensità dello sfondamento. Fu una narrazione fatta di dichiarazioni in chiaro e accuse sotto traccia. Di Maio si spinse ancora oltre con i festeggiamenti sul balcone di palazzo Chigi, quando annunciò che il deficit era stato portato al 2,4% e la povertà abolita. Uniti contro l’Europa.

Ora il 3% divide e spacca il governo. La causa scatenante è stato lo spread ritornato su livelli allarmanti, per due sedute di fila oltre i 270 punti. Martedì, intorno alle 12.30, ha varcato la soglia dei 280 punti. Proprio qualche minuto dopo le parole di Salvini contro il tetto del 3 per cento. La connessione è certificata anche dagli analisti di mercato, quelli che conoscono e sondano gli umori degli investitori minuto per minuto. “Quello che sta avvenendo da due giorni a questa parte si può riassumere con una parola sola: incertezza politico-istituzionale”, dice l’economista Marcello Messori a Huffpost. L’attenzione allo spread si è fatta di nuovo sistemica, spasmodica, non legata a un singolo evento come il giudizio di un’agenzia di rating. Gli investitori annusano le incertezze del presente e soprattutto quelle del dopo voto perché, come spiega lo stesso Messori, “il mondo non finisce il 26 maggio”. Dopo ci sono una raffica di scadenze e soprattutto di impegni. C’è la manovra da 30 miliardi da tirare su, i soldi per evitare l’aumento dell’Iva che ancora non sono venuti fuori, le misure care alla Lega come la flat tax che hanno bisogno di spazi finanziari enormi, oggi non sostenibili.

L’autunno è temporalmente lontano, ma lo scontro sul 3% irrompe già da oggi. É una diversità di vedute che se si cementificherà renderà la coabitazione al governo tra Lega e 5 stelle di fatto insostenibile. Di Maio fa ora l’europeista, Salvini aizza i suoi contro l’Europa matrigna. Dopo il voto quale visione avrà la meglio? É evidente che anche questa divisione fa riferimento a interessi diversi (di cui si dirà dopo), ma il cambio di passo risiede nel fatto che la divergenza è difficilmente ricomponibile. Per dirla con poche parole: non si parla di Autonomie, sblocca-cantieri o diritti civili, tutti fronti aperti e poi richiusi, e poi riaperti e poi in pasto a diktat, compromessi e tutto quello che i leghisti e i grillini hanno mostrato più volte nel corso delle ultime settimane.

Quella del 3% è una questione sistemica, è un tema che impatta sulla visione e sulla direzione da dare all’Europa, al netto ovviamente delle capacità che si avranno in base al consenso elettorale che si otterrà il 26 maggio. O si risolve o deflagra.

A deflagrare oggi è stata la questione che fa da principio a questa matrioska pericolosa: lo spread. L’attenzione verso il differenziale tra i titoli di Stato italiani riguarda tutti: mercati, governo, opposizioni. Con sfaccettature e interessi diversi sì, ma accomunati da un dato incontrovertibile perché legato ai numeri, che a loro volta sono il volto dei movimenti degli investitori, di chi decide di puntare o di ritirare le fiches dal piatto Italia. “Il trend ribassista si è interrotto bruscamente anche per l’incertezza politico-istituzionale”, spiega Francesco Pratesi, capo analista di Martingale Risk, a Huffpost. E tra le cause ci sono le dichiarazioni di Salvini sulla volontà-necessità di sfondare il tetto del 3 per cento.

La correlazione tra le dichiarazioni del vicepremier leghista e i movimenti sui mercati si è resa evidente non appena sono state pronunciate nuove parole che mettono in discussione l’architrave economico europeo: “Se servirà infrangere alcuni limiti del 3% o del 130-140%, tiriamo dritti. Fino a che la disoccupazione non sarà dimezzata in Italia, fino a che non arriveremo al 5% di disoccupazione sperderemo tutto quello che dovremo spendere e se qualcuno a Bruxelles si lamenta ce ne faremo una ragione”. Che i toni contro Bruxelles siano volutamente alti perché la campagna elettorale è nel vivo è un fattore secondario in questo caso. I mercati, secondo il ragionamento degli analisti, assorbono queste dichiarazioni e le trasformano in preoccupazioni, diffidenze.

“Quello che sta avvenendo da due giorni a questa parte si può riassumere con una parola sola: incertezza politico-istituzionale”. Parla così l’economista di lungo corso Marcello Messori, ex presidente di Ferrovie dello Stato. Ci sono le tensioni esterne, come la questione dei dazi, ma questo quadro, spiega, ”è dovuto in larga misura da fattori interni”. La lista di Messori è lunga: “Non abbiamo fondamentali adeguati, come ha dimostrato la Commissione europea, non abbiamo capacità di crescita adeguata e poi c’è il fatto che non ci sono iniziative che sembrano in grado di fronteggiare queste inadeguatezze”. Il punto di caduta di questo scenario è appunto l’innalzamento dello spread.

I nuovi livelli toccati dallo spread scatenano le opposizioni. Da Forza Italia al Pd, il coro è unanime: la colpa è del governo, dei litigi elettorali e dell’incapacità di disegnare una exit strategy per il Paese. Il ritornello dello spread è ritornato. Con un’accezione aggiuntiva. I governi in carica ne sono stati sempre ostaggio – quello di Silvio Berlusconi, caduto nel 2011, ne è esempio evidente – ma la difesa contro gli accusatori è sempre stata unitaria. Questa volta, invece, ci sono due idee nello stesso governo. Dalla stratificazione di questa divergenza dipende la prossima manovra, quindi i mercati, quindi – in ultima istanza – se tasche degli italiani saranno più vuote o più piene.

fonte: Huffpost

15 maggio 2019

SANITAR BABY CORLEONE