Conti, l’agonia degli enti locali nella Sicilia che è già fallita

Mentre alla Regione si prepara la sessione di bilancio, Comuni e Province marciano in massa verso il default.

Catania al dissesto. Messina che disperatamente cerca di evitarlo. E una sfilza di altri Comuni falliti o a un passo dal tracollo. Più le nove ex Province, per cui già suonano campane a morto. E gli Ato, sommersi da crediti non riscossi dai Comuni in bancarotta. Mentre a Palermo si lavora per far partire la sessione di bilancio e portare all’Ars i documenti contabili della Regione, le altre istituzioni siciliane sono già annegate, risucchiate dal vortice di una crisi finanziaria che si è aggravata drammaticamente negli ultimi anni e dalla quale uscire sarà complicatissimo.

L’altro giorno a Belmonte Mezzagno, comune del Palermitano dove i 72 dipendenti non percepiscono da quasi un anno gli stipendi, i lavoratori hanno scioperato perché adesso lo stesso Comune contesta loro la morosità nel pagamento delle tasse locali. È una piccola istantanea di quello che sta succedendo da un pezzo nell’Isola, nelle piccole cittadine e nelle metropoli. Fino a Catania, dove il Comune è praticamente alla bancarotta e ha chiesto aiuto al governo. O come Messina, dove il sindaco Cateno De Luca sta lavorando a una stretta di lacrime e sangue per evitare lo stesso epilogo. La Sicilia ha il record italiano di enti in dissesto o pre-dissesto, riportava nei giorni scorsi la Repubblica: ben 89, un quarto dei Comuni dell’Isola.

Nel 2018 secondo i dati Anci hanno dichiarato default otto Comuni: Aragona, Monreale, Bolognetta, Borgetto, Giarre, Vizzini, Partinico e Sommatino. E altri si preparano a seguirli. Nel 2017 erano falliti in quattro. Altri nove nel 2016, sei nel 2015, una morìa.

I progressivi e drastici trasferimenti agli enti locali (la Regione dieci anni fa erogava oltre 800 milioni, oggi poco più di 280) hanno accelerato negli ultimi anni questo processo. Insieme alla difficoltà degli enti locali a incassare i tributi. Che la situazione finanziaria degli enti locali siciliani fosse una bomba a orologeria era già scritto nero su bianco nella Relazione della Corte dei Conti sul Rendiconto generale della Regione siciliana relativo all’esercizio finanziario del 2017. Dove tra l’altro si metteva in evidenza “la necessità che gli Enti locali adottino idonee misure organizzative volte all’incremento della riscossione delle entrate proprie e alla lotta contro l’evasione fiscale, anche mediante azioni coattive”.

Gran parte dei Comuni non ha più una lira. E l’effetto domino è devastante. Perché si accumulano, ad esempio, debiti monstre con gli Ato rifiuti. Che boccheggiano. Accade per esempio nel Messinese, con enormi difficoltà a pagare gli stipendi dei lavoratori. E altrove. La Regione ha inviato commissari in mezza Sicilia. Ma i Comuni non hanno soldi. Anche per abbattere le case abusive, si è ricordato nei drammatici giorni della tragedia di Casteldaccia. La Regione stanzierà delle somme per questa finalità, come prevede il ddl approvato in giunta nei giorni scorsi. Ma sono briciole secondo l’Anci, l’associazione dei Comuni. Dice Emanuele Alvano, direttore di Anci Sicilia, che “in un breve arco di tempo si è attuata una svolta radicale da finanze fondate su trasferimenti a finanze sui tributi locali. Questo avrebbe richiesto un accompagnamento nel rafforzamento degli uffici tributi di fronte a una rivoluzione di questo tipo”. Per l’Asael, associazione che riunisce gli amministratori locali siciliani, “le difficoltà sono dovute ai mancati trasferimenti ma anche sul criterio seguito fin qui della spesa storica – dice Matteo Cocchiara, presidente -. Bisogna invece rimodulare le somme così come previsto dal federalismo fiscale, secondo il criterio dei costi e fabbisogni standard”.

Ancora peggio va negli enti d’area vasta, le disastrate Province. Tutte a un passo dal fallimento. Siracusa è già capitolata. Le altre si apprestano a seguirla a ruota a breve, nell’impossibilità di approvare i bilanci. Il 10 novembre a Ragusa una trentina di dipendenti sono saliti sul tetto del Palazzo della Provincia. La soluzione potrebbe essere l’accensione di un mutuo, sperando intanto di rinegoziare con lo Stato il prelievo forzoso che ha messo in ginocchio gli enti. Ci sono migliaia di dipendenti in ansia. Per non parlare di strade e scuole a pezzi, senza manutenzione. Lo spettro del grande default aleggia. E con esso le sue conseguenze, fra le quali l’impennata delle tasse locali. Per spremere un limone ormai spremuto.

di Salvo Toscano
18 Novembre 2018

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