Cento giorni di governo in Sicilia. Le opposizioni parlano di paralisi

PALERMO – Sono trascorsi cento giorni dall’insediamento di Nello Musumeci a Palazzo d’Orleans.

E certo non sono stati cento giorni facili. Accanto a difficoltà che erano già messe in conto, si sono presentate anche altre emergenze impreviste in questo primissimo scorcio di cammino del governo regionale. L’impressione, guardando soprattutto all’Ars, è che la partenza sia stata quella di un diesel. Se le opposizioni parlano di governo fermo ai blocchi di partenza, la maggioranza rivendica qualche risultato. Il conto delle leggi approvate però è ancora ben poca cosa. E a un mese e qualche giorno dalla scadenza dell’esercizio provvisorio sembra difficile che per il 31 marzo si possa approvare una Finanziaria, di cui ancora non c’è traccia, e tutto lascia supporre che ci sarà un altro mese di esercizio provvisorio. Provvisorio come i vertici del sottogoverno ridisegnati secondo lo spoils system piazzando però gabinettisti e persone di fiducia del governo in attesa di un nuovo giro di nomine che avverrà dopo le elezioni politiche. Come era sembrato dovesse accadere ai direttori generali, per i quali invece poi si è trovato uno schema definitivo.

Dal suo insediamento la nuova Ars ha legiferato poco o nulla. Sala d’Ercole ha votato l’esercizio provvisorio e un paio di leggine sui Comuni. Forse il provvedimento più significativo è stato l’ampliamento dei poteri della commissione Antimafia. Un fatto positivo, dice Claudio Fava. E il resto? “Un avvio lentissimo – dice il deputato della sinistra -. Il governo continua a proporre le sue prese d’atto delle emergenze della passata stagione politica e l’Assemblea lavora a scartamento ridotto. Si avvita sul dibattito sulla doppia preferenza e restano al palo i disegni di legge che dovrebbero servire a dare risposte a bisogni concreti, penso su tutti al ddl sul diritto allo studio. È come se si fosse in attesa di eventi futuri e migliori”.

Dalle parti del Pd la lettura è analoga. “La maggioranza è inesistente, il governo è ancora fermo ai blocchi di partenza. E l’impressione è che voglia marginalizzare l’Ars”, diceil capogruppo dem Giuseppe Lupo. Che lancia l’allarme sui documenti contabili: “L’esercizio provvisorio scade il 31 marzo e non ci sono più i tempi, quindi nei fatti il governo ha già rinviato ad aprile il bilancio. Il Dpef è arrivato solo giovedì in Assemblea. E con le elezioni di mezzo, non c’è il tempo di far molto. La legge di stabilità non è stata approvata neanche in giunta: siamo quindi già alla proroga dell’esercizio provvisorio, cioè alla paralisi”. Lupo ha chiesto una conferenza dei capigruppo per conoscere il cronoprogramma del governo: “Da qui dipende il futuro della Sicilia”, dice il capogruppo del Pd.

Ma la prospettiva di un ulteriore mese di esercizio provvisorio non viene vista di cattivo occhio da tutti. “Io prenderei un ulteriore mese di tempo per stilare una Finanziaria più compiuta”, dice il capogruppo forzista Giuseppe Milazzo. Che ricorda come il Parlamento e il governo abbiano dovuto fronteggiare emergenze come quelle di rifiuti e acqua “approvando delle mozioni con un dialogo con le opposizioni”.

Nessuna paralisi, quindi, secondo il centrodestra. “Ci stiamo confrontando su disegni di legge importanti in commissione – dice Milazzo -. Non mi pare quindi che stiamo andando a rilento. Semmai vedo meno incompetenza e meno strafalcioni”.

E anche Alessandro Aricò, capogruppo di Diventerà Bellissima, pensa positivo. “Ci siamo insediati il 15 dicembre, se analizziamo i tempi non mi sembra che si sia andati a rilento. Veramente si è corso. Il governo è stato veloce sull’emergenza rifiuti. Secondo me è cambiato l’approccio all’Aula, c’è uno stile completamente diverso”.

Tranchant Valentina Zafarana, capogruppo 5 Stelle: “È difficile pronunciarsi sul nulla. A oggi questo governo ha brillato per inconcludenza. Si sono fatti notare solo per la fuga di un assessore, Figuccia, e per gli eccessi di un altro, Sgarbi, per il quale però la responsabilità è di Musumeci che non gli ritira la delega”. I grilini rivendicano quanto fatto: “Sette mozioni nostre sono passate e abbiamo cercato di mettere tanta carne al fuoco. Ma per il resto è un mortorio che aspetta il 4 marzo”.

Dove il governo è stato abbastanza celere è nell’operazione repulisti rispetto alla stagione di Crocetta. “Si è per la prima volta attivato lo spoils system perché si è ritenuto che alcuni dipartimenti non lavorassero bene, lo stesso si è fatto con le aziende partecipate”, ricorda Aricò.

In mezzo, oltre alle sopracitate emergenze ci sono stati anche gli imprevisti. Come le dimissioni di Vincenzo Figuccia, che hanno lasciato vacante da mesi la poltrona di assessore a Rifiuti ed Energia. Pare che i tempi dell’interim di Musumeci siano arrivati a conclusione e che sia questione di giorni l’insediamento di Alberto Pierobon, anche se il decreto di nomina non c’è ancora stato. Gli altri assessori, chi più chi meno, si sono messi all’opera. Qualcosa si muove ad esempio su Sanità e Formazione, ma la strada da fare è molto lunga e tortuosa. Musumeci si è attivato per spendere le risorse che ci sono, sbloccando la programmazione, e per tentare di riaprire la partita finanziaria con lo Stato. Poi c’è il caso di Vittorio Sgarbi: fin qui s’è parlato tanto, pure troppo, della sua data di scadenza oltre che di certe sue intemperanze legate al noto profilo del personaggio.

Insomma, cento giorni intensi e non certo facili. Con in più una campagna elettorale per lo mezzo, circostanza che di certo non aiuta l’ordinaria amministrazione. Da marzo, però, a urne chiuse, governo e Ars avranno meno attenuanti.

26/02/2018

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