A KM ZERO

Il problema degli incendi boschivi risale alla fine degli anni ’60.Lo spopolamento della montagna ha determinato l’abbandono delle proprietà terriere con il conseguente rallentamento del controllo del territorio che con il passare degli anni si è fatto sempre più consistente.
La vigilanza che veniva effettuata dagli abitanti dei vari paesi dislocati in collina o in montagna, nel corso degli anni, è stata demandata agli Enti territoriali che hanno istituto squadre di intervento le quali, spesso, avevano una vaga nozione di quello che dovevano contrastare.
Il Corpo Forestale dello Stato ha dovuto provvedere, inizialmente con i propri uomini in seguito addestrando i componenti delle squadre antincendio boschivo, mettere in atto un valido sistema di contrasto. Nel corso degli anni, quasi cinquanta, è stato possibile migliorare le conoscenze per un efficace contrasto.
Sono stati realizzati corsi di preparazione e di aggiornamento, è stato stampato materiale didattico messo a disposizione di tutti gli operatori.
I lunghi anni passati a spegnere incendi ha permesso di mettere in atto una serie di accorgimenti che nel tempo sono stati migliorati attraverso l’esperienza maturata sul campo.
Il personale delle squadre antincendio hanno, nel corso degli anni, avuta la possibilità di apprendere l’importanza della conoscenza: dell’orografia del territorio, della tipologia dei soprassuoli boschivi, della tipologia del microclima del luogo, delle tecniche di spegnimento ed anche a rapportarsi con i mezzi aerei di soccorso.
Con l’intervento dei mezzi aerei sono state poste in essere varie strutture operative quali il C.O.A.U. ( Centro Operativo Aereo Unificato) dove il funzionario forestale era responsabile della valutazione degli interventi aerei, i C.O.R ( Centro operativo regionale ) collocato presso gli uffici del Corpo ed i vari centralini di raccolta di avvistamento dell’incendio. Una struttura calibratasi nel tempo con l’esperienza maturata sul campo.
Il legislatore, quando ha stilato il provvedimento di assorbimento e di spacchettamento dei compiti e delle competenze del Corpo Forestale dello Stato, ha operato con leggerezza non avendo la conoscenza delle differenti particolarietà tra la Forestale e l’Arma.
Nello specifico, il legislatore, non ha previsto che i mezzi aerei acquistati per l’attività di contrasto agli incendi boschivi e quindi facenti parte dei contingenti facenti capo, nei registri dell’Ammini- strazione Statale e che quindi il personale dell’Arma non poteva utilizzare i mezzi trasferiti non avendo l’abilitazione a pilotare gli elicotteri assegnati al Corpo.
Volare nelle valli strette o nelle gole con un secchio pieno di acqua e di ritardante richiede corsi specifici e molte ore di volo. Riempire, in volo, il secchio con acqua e ritardante e volare con questa appendice fino al luogo dell’incendio , sganciare, secondo le indicazioni del D.O.S. il liquido trasportato e ripetere detta operazione per molte ore necessita di un brevetto di abilitazione particolare.
L’assicurazione stipulate, per ogni elicottero, non prevedeva l’utilizzo da parte di personale non abilitato.
Le problematiche degli incendi boschivi sono da ricondurre alla dislocazione dei reparti operativi dei Vigili del Fuoco che sono presenti presso ogni capoluogo di Provincia, mentre gli incendi boschivi si verificano nei territori distanti dai centri abitati con una popolazione di qualche decina o poche centinaia di abitanti ma con una valenza elevatissima dal punto di vista della qualità della vita anche a livello nazionale, della biodiversità floro-faunistica nonché del consolidamento dei versanti collinari e montani per un contrasto alle frane e agli smottamenti.
Dal momento dell’avvistamento dell’incendio alla comunicazione ad un centro di raccolta, (attualmente il numero telefonico è di difficile memorizzazione ) al trasferimento della richiesta di intervento ai Vigili del Fuoco passa un notevole lasso di tempo a cui si deve aggiungere quello necessario a che dal capoluogo di Provincia la squadra di primo intervento giunga sul luogo dell’incendio; altro tempo trascorre per provvedere ad organizzare una specifica attività di intervento che varia a secondo delle tipologie di incendio. La conoscenza dell’orografia del territorio, della tipologia del soprassuolo, della sentieristica, della tipologia del microclima del luogo, della pedologia,delle problematiche delle inversioni termiche le quali determinano la impossibilità di lasciare senza un controllo notturno la zona dell’incendio boschivo con un conseguente riaccendersi dei focolai che comportano un ritardo nelle operazioni di spegnimento, dovrebbero essere il bagaglio culturale di ogni singolo Vigile del Fuoco come lo era per i Forestali.
I tempi di intervento, determinati dalle distanze tra il luogo di partenza ed il luogo dell’incendio, hanno inciso fortemente sullo sviluppo del fuoco determinando la necessità di un elevato numero di ore lavorative sia per i mezzi aerei che per le squadre antincendio della protezione civile, il tutto mentre i Forestali dirigevano il traffico lungo le strade.
Con la Forestale i gruppi di pronto intervento comunali erano preparate attraverso corsi appropriati, diretti e coordinati dal personale Forestale del Comando Stazione.
Gli interventi sono passati da 40.000 del 2016 ai 85.000 del 2017.
Il numero delle aree percorse dal fuoco è rimasto pressocchè costante ( anni 2016- 2017) mentre sono aumentate esponenzialmente le superfici percorse dal fuoco.
Il danno economico riguarda il valore dei soprassuoli bruciati, il costo per ripristinare i luoghi, il danno all’ambiente, alla qualità dell’aria e alla qualità della vita locale e delle località limitrofe, al danno storico e paesaggistico, senza dimenticare che, in tal modo si vengono a perdere tutti gli anni necessari per tornare alla stessa età di vegetazione .
Quantificare in euro la sommatoria di tutti i danni e delle conseguenze porta sicuramente ad una cifra con molti zero per ettaro percorso dal fuoco
Tutto questo in contrasto con la delega del Parlamento riguardante il risparmio di spesa pubblica.
La Forestale spegneva gli incendi boschivi a Km. 0.

Filippo Aldini

Per quanto riguarda la parte elicotteri la pubblica amministrazione paga un tot per la disponibilità dei mezzi nelle varie basi, con determinati periodi ed orari operativi e con un minimo di ore di volo garantite, sia che vengano volate o meno. Poi, solo dopo che il monte ore garantito sia stato superato subentra il pagamento di ore in eccedenza ma a prezzo decisamente inferiore alle prime. Da ciò, in linea di massima ( non tutti i contratti sono uguali ) la convenienza economica dell’azienda sta nel volare il meno possibile e non nel volare più che si può anche perchè, con l’accumularsi delle ore volate subentrano anche altri costi che riguardano le manutenzioni cicliche da fare nel corso del contratto che impongono sostituzione di mezzi, spostamenti di mezzi e di personale, riducendo il margine di utile. Utile che è logicamente meritato per le aziende che hanno investito capitali non da poco per mettere su una organizzazione certificata che gestisce gli aeromobili secondo ferree normative europee. Sulla base di quanto sopra ritengo che ricercare nell’attività dei privati che operano con elicotteri nell’antiincendio una delle cause dei roghi sia fuorviante o quantomeno non rispondente alla realtà. Credo che sia un ragionamento di buon senso affermare che sarebbe preferibile che i boschi non bruciassero, anzi, fossero migliorati, aumentati, tutelati al meglio, non foss’altro perchè in poche ore o giorni, va in fumo ciò che la natura ha sviluppato in decenni e secoli. Ed altrettanto tempo occorrerà per riportare allo stato iniziale ciò che il fuoco ha distrutto. Ciò rappresenta un danno di portata immensa per una miriade di considerazioni che vanno dal dissesto idrogeologico all’inquinamento, alla perdita di fruibilità dei territori per numerose attività, anche solo turistiche. La lotta gli incendi boschivi deve essere prima di tutto la soppressione dell’evento, la minimizzazione del danno, dopo che la sorveglianza condotta pur con la massima attenzione non ha prodotto il risultato di non far accendere il fuoco! E questo è possibile solo con mezzi e persone dispiegate capillarmente sul territorio, addestrate e motivate, attrezzate con mezzi idonei. Se per un incendio di qualche ettaro possono essere impegnate anche centinaia di persone e decine di mezzi terrestri o aerei, per le indagini utili ad individuare cause ed eventuali colpevoli lo stesso evento richiede poche unità, specializzate ed esperte nell’analisi e nella individuazione di eventuali colpevoli. Il CFS ha da sempre svolto entrambe i compiti con la massima diligenza in passato, tanto sopprimendo il fuoco, quanto individuando eventuali responsabili ed assicurandoli alla giustizia. Oggi migliaia di persone del CFS sono state private della loro esperienza e conoscenza per creare una forza che svolge il solo compito di Polizia, prima e dopo l’incendio, lasciando una voragine operativa nella fase essenziale dell’evento che è lo spegnimento, rovesciato sulle spalle dei VVF che, sotto organico e privi dei presidi capillari sul territorio di cui godeva il CFS, danno il meglio delle loro possibilità senza ottenere sempre il risultato sperato. E poco conta se, alla fine, viene individuato il solito ragazzino irrequieto che accende il fuoco per animare la zona con elicotteri e sirene o se le fiamme sono partite dal pentolone della salsa di pomodori fatta in casa perchè in entrambe i casi non ci sarà condanna o sanzione che potrà restituirci quel bosco o ripagare ciò che abbiamo speso per quell’incendio in fatica, rischi, soldi.

ALBERTO BERTI

14/02/2018

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