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ANTINCENDIO, LA SICILIA AVRÀ PIÙ RISORSE. LA CAMPAGNA QUEST’ANNO PARTE CON ALMENO DUE MESI DI ANTICIPO. IL CAPO DELLA PROTEZIONE CIVILE HA SOTTOLINEATO CHE CON L’AVVIO IN ANTICIPO DELLA CAMPAGNA ANTINCENDIO LA REGIONE “HA INTRODOTTO UN SEGNO DI DISCONTINUITÀ RISPETTO AL PASSATO”

Musumeci annuncia l’aumento dei soldi a disposizione: saranno 15 i mezzi aerei

Quest’anno saranno 15 i mezzi aerei a disposizione in Sicilia per fronteggiare gli incendi nella stagione estiva; nove sono messi a disposizione dal Dipartimento nazionale della Protezione civile, quattro dei quali finanziati dalla Regione siciliana in convenzione con forze armate, carabinieri e che ha trovato le risorse, circa 50 milioni di euro. Altri sei mezzi sono previsti dal bando di gara già emesso, le buste saranno aperte il 10 maggio. A fare il punto sul sistema di organizzazione della campagna antincendio, che quest’anno parte con almeno due mesi di anticipo rispetto alla data del 10 giugno stabilita dalla legge, sono stati il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, il responsabile della Protezione civile nazionale Angelo Borrelli e quello regionale Calogero Foti, il comandante dei vigili del fuoco Ferdinando Franco, gli assessori al Territorio e all’Agricoltura Toto Cordaro ed Edy Bandiera. Il piano è stato presentato in conferenza stampa a Palazzo d’Orleans.

Il governatore ha detto: “Abbiamo fatto tutto quello che ci era consentito dalla legge e dalle risorse disponibili in uno spirito di collaborazione con Roma e con le forze dell’ordine. Al corpo forestale si accompagnerà un servizio interforze: vigili del fuoco, Arma dei carabinieri. Abbiamo una dotazione di mezzi e di uomini che dovrebbe consentire  di potere gestire tutte le aree boschive e quelle che possono essere oggetto di incendi naturali e spero non dolosi. Quest’anno  abbiamo aggiunto una dose di ottimismo in più, passione attenzione”. Il capo della Protezione civile ha sottolineato che con l’avvio in anticipo della campagna antincendio la Regione “ha introdotto un segno di discontinuità rispetto al passato”. Oltre ai mezzi aerei, la Sicilia può contare su 200 torrette antincendio “e – ha affermato il direttore della Forestale, Filippo Principato – su oltre 400 tra autobotti e furgoni e 6 mila lavoratori dell’antincendio”.
Inoltre, ha evidenziato il capo della Protezione civile regionale Calogero Foti, quest’anno altri 250 volontari formati”.

23 Aprile 2018

ADDIO ALLA FINANZIARIA ‘SNELLA’, IN AULA ARRIVA UN ‘MOSTRO’ DA 120 ARTICOLI. LA NORMA PREVEDE ANCHE NUOVI CONCORSI PER I FORESTALI

Ci sono 30 milioni di euro per i disabili ma anche 5 milioni in più per le case alloggio sempre per disabili psichici, fondi per l’abbattimento delle barriere architettoniche e un milione per le case di protezione per le donne vittime di abusi e violenza. Ma ci sono soldi anche per il contrasto alla violenza negli ospedali e per l’aumento delle ore dei dipendenti Sas utilizzati nei musei.

Rientrano dalla finestra alcune delle norme di iniziativa governativa che erano state stralciate ma adesso dovranno passare dalla mannaia dell’aula. Ma la norma prevede anche nuovi concorsi per i forestali, l’ampliamento della platea che potrà richiedere l’assegno di inclusione e poi altre norme per il precariato.

Gli ex Pip rientrano nel bacino Resais e di fatto vengono stabilizzati dalla Regione con un sistema del quale si parlava da tempo utilizzando la partecipata regionale. Ma le ‘regole d’ingaggio’ sono diverse. Di fatto la maggioranza rimette i precari tutti sulla medesima barca ma dall’opposizione c’è chi parla di ‘mancetta’ solo per alcuni e di occasione mancata per parlare, invece, di stabilizzazione dell’intero bacino.

Nonostante nella nuova finanziaria integrata da una quantità di emendamenti che l’hanno gonfiata a dismisura abbia ospitato anche norme a firma Pd e M5s le opposizioni in commissione bilancio alla fine hanno votato contro bocciando la manovra nel suo complesso.

Questa mattina il testo coordinato approda alla Presidenza dell’Ars che in mattinata lo trasmette a Sala d’Ercole per la seduta già convocata per le 12. Fino a domani, martedì 24 aprile, si potranno presentare gli emendamenti e alle 14 inizierà l’esame in Aula. Nella seduta di domani pomeriggio, dopo aver incardinato la manovra, si passerà alla discussione generale e poi i lavori verranno sospesi per riprendere giovedì 26 alle 10 per proseguire fino alle 22.

Nel mezzo di tutti questi adempimenti ci saranno anche le analisi  dell’ufficio di presidenza che potrebbe decidere di tornare a stralciare alcuni emendamenti e alcune norme inserite in commissione. Esistono, poi, dubbi, su alcune coperture finanziarie alle norme che sono state introdotte, aggiunte, inserite anche se ci sono fondi prelevati da altre norme soppresse.

Di fatto si entrerà nel vivo della manovra e della battaglia d’aula proprio da giovedì con la prima seduta fiume. Dall’indomani, 27 aprile, Sala d’Ercole si riunirà a partire dalle 9 ad oltranza ogni giorno, compresi sabato e domenica, ma mai oltre le 22.

L’approvazione della manovra, secondo il calendario, dovrà arrivare entro le 22 di domenica 29 aprile, con un giorno di anticipo rispetto alla scadenza ultima prevista per legge alla mezzanotte del 30 aprile. Una cosa possibile se il clima di collaborazione che si è registrato anche fra maggioranza e opposizione in commissione verrà mantenuto anche in aula ma non scontata visto che le opposizioni hanno un atteggiamento altalenante un po’ su tutto l’impianto ed anche la maggioranza vive un momento di coesione basato su precise concessioni che la commissione ha fatto a questa o a quell’idea di quel deputato. Insomma l’esito delle singole norme potrebbe essere decisivo

di Manlio Viola

23/04/2018

ARRIVA IL VIA LIBERA DELL’ARS A DEFR ED ESERCIZIO PROVVISORIO, MUSUMECI: “QUALCUNO MI VORREBBE CROCIFISSO MA IO GUARDO ALLA DOMENICA”

L’ATTIVITÀ DELL’ASSEMBLEA

Ritorno in Aula con due via libera quello di oggi pomeriggio all’Ars. Dopo il rinvio in commissione Bilancio del Defr, il testo rivisitato dopo la bocciatura dell’Aula è stato approvato. Ieri l’intervento duro del presidente Nello Musumeci: “Se pensate che mi voglia consegnare ostaggio di qualcuno, scordatevelo. Se serve un confronto facciamolo qui in aula alla luce del sole, ma se qualcuno pensa che io prima di entrare in aula debba passare dal capo-corrente di turno per avere il suo voto, scordatevelo. Non avrei alcuna difficoltà a restituire la parola ai siciliani. Non intendo perdere la mia dignità”.

Questi i numeri dell’approvazione del Documento di Economia e Finanza regionale: presenti in 66, votanti 63, maggioranza 32, favorevoli 33.  In immediata successione è arrivata anche l’ok alla proroga dell’esercizio provvisorio di un mese fino al 30 aprile.

Per l’esercizio provvisorio a votare sono stati in 64: maggioranza 33, favorevoli 35, contrari 0, astenuti 29.

Il capogruppo di Forza Italia Giuseppe Milazzo ha parlato di “una prova di generosità della maggioranza. Abbiamo voluto dare una risposta ai siciliani, non c’è stato altro, non ci sono stati incontri carbonari, ci siamo solo confrontati sul merito dei provvedimenti”. Secondo Valentina Zafarana, capogruppo del Movimento 5 Stelle, “in aula il governo ha ottenuto un po’ di ‘soccorso rosso’ e un po’ di ‘soccorso degli assenti eccellenti’ che hanno permesso l’approvazione del Defr e della proroga dell’esercizio provvisorio. Non basta che Musumeci apra le porte del confronto, deve venire a bussare alla nostra porta e chiederci qual è la nostra idea di Sicilia”.

Il capogruppo del Pd Giuseppe Lupo, intervenendo in aula, ha sollecitato il governo a presentare l’elenco dei capitoli di Bilancio “dal momento che – ha detto – non sono ancora stati trasmessi all’Ars e sono indispensabili per potere esaminare in maniera completa la manovra economica”.

Al termine della seduta  il presidente della Regione Nello Musumeci è intervenuto per presentare al parlamento regionale l’assessore all’Energia Alberto Pierobon, nominato nelle scorse settimane ma presente
oggi per la prima volta a Sala d’Ercole.

“È un tecnico, è veneto – ha detto Musumeci – ed è autore di diversi libri sulle politiche ambientali. È stato indicato dall’Udc, gli auguro buon lavoro nell’interesse della comunità siciliana”. Pierobon ha sostituito alla guida dell’assessorato all’Energia Vincenzo Figuccia, che si era dimesso poco dopo l’insediamento del nuovo governo. Fra le dimissioni di Figuccia e la nomina di Pierobon vi è stato un interim del presidente Musumeci, che ha guidato l’assessorato per circa due mesi ottenendo poteri speciali dal governo nazionale per l’emergenza idrica e per l’emergenza rifiuti.

Dopo l’approvazione del Defr e della proroga dell’esercizio provvisorio fino al 30 aprile (termine ultimo per l’approvazione del Bilancio) l’Ars tornerà a riunirsi mercoledì 4 aprile.

Il presidente di turno, Giancarlo Cancelleri nel corso dei lavori d’aula ha detto che a ridosso della seduta di mercoledì prossimo si riunirà la conferenza dei capigruppo per stabilire il calendario dei lavori.

“È la settimana della Passione, qualcuno mi vorrebbe crocifisso ma io guardo alla domenica” ha detto il presidente della Regione Nello Musumeci, incontrando i giornalisti a Palazzo dei Normanni dopo la seduta d’aula.

Musumeci, soddisfatto per l’esito della seduta di oggi a Sala d’Ercole, ha augurato “Buona Pasqua per questa terra di Sicilia” ed ha parlato di aprile come del “mese del confronto aperto e leale con tutto il parlamento su ciò che sarà necessario correggere, integrare e modificare”.

“Intanto – ha proseguito Musumeci – sono soddisfatto per il primo quadrimestre di lavoro: abbiamo accelerato la spesa europea, stiamo potenziando i servizi, abbiamo avviato le procedure per la stabilizzazione nella sanità e per la ridefinizione del piano regionale ospedaliero, abbiamo avuto grande attenzione per l’emergenza abitativa, abbiamo siglato un contratto di servizi Trenitalia, abbiamo lavorato per le aree di crisi, ci siamo lamentati con Anas per il modo in cui è stata trattata la Sicilia”.

“Lo ribadisco – ha detto ancora Musumeci – il mio è il governo della semina: le opposizioni devono fare il loro ruolo e comprendo bene la loro posizione, in fondo ‘ogni oste vuole vendere il proprio vino e dice che è il più buono di tutti’;
l’importante è che quando si affronteranno i nervi scoperti ognuno si assuma le proprie responsabilità. Non ci devono essere né vinti ne vincitori, servirà l’aiuto di tutti”.

Il Governatore ha poi parlato delle dimissioni dell’assessore ai Beni Culturali Vittorio Sgarbi:  “Le dimissioni di Sgarbi? Mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. Lo ha detto il presidente della Regione Nello Musumeci rispondendo ai giornalisti a Palazzo dei Normanni che gli chiedevano un commento sulle recenti dichiarazioni di Vittorio Sgarbi, che ha annunciato le dimissioni dalla carica di assessore regionale ai Beni culturali.

“Ma dico io – ha aggiunto Musumeci, rivolgendosi ai giornalisti – con 140 mila disoccupati, i treni che viaggiano a rilento, le strade rotte e i rubinetti asciutti, vi occupate anche di certe cose?”.

28 Marzo 2018

 

I FORESTALI E I NODI IRRISOLTI DELLA CATEGORIA, LAVORATORI IN PIAZZA IL PROSSIMO 11 APRILE. I TAGLI DI BILANCIO NON CONSENTIREBBERO LO SVOLGIMENTO DELLE GIORNATE DI CONTINGENTE

MOBILITAZIONE LANCIATA DAI TRE SINDACATI

Una manifestazione regionale dei forestali della Sicilia e dei lavoratori dell’Esa, dei Consorzi di bonifica e dell’Aras si terra’ l’11 aprile a Palermo, organizzata dai sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil. La protesta e’ per la mancanza di risposte da parte del governo regionale sui problemi di queste categorie che ‘rischiano di aggravarsi – sostengono Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil – se dovessero essere confermate in Aula le previsioni del bilancio e della finanziaria regionali, esitati dalla giunta’.

La decisione di andare alla mobilitazione, informano i sindacati, e’ venuta dopo un incontro col capo di gabinetto del Presidente della Regione nel corso del quale ‘non ci e’ stata data alcuna risposta – dicono i segretari di Flai, Fai e Uila Mannino, Manca e Marino – sui temi sollevati col documento unitario recapitato nei giorni scorsi al presidente della Regione e al centro dell’autoconvocazione di oggi a palazzo d’Orleans.

A questo si aggiungono i tagli di bilancio e finanziaria che non consentirebbero lo svolgimento del 50% delle giornate di lavoro per i forestali e per i lavoratori degli enti di servizio’.

In proposito i sindacati hanno chiesto incontri con i gruppi parlamentari ‘affinche’ la manovra venga modificata al passaggio all’Ars’. Nel documento dei sindacati ci sono le richieste di applicazione del contratto integrativo dei forestali tramite apposita direttiva, di soluzioni per gli stagionali dell’ Esa, per la crisi finanziaria dei consorzi di bonifica e per gli avviamenti al lavoro superando la norma che prevede l’esclusione dei lavoratori che hanno contenziosi con gli enti, della ripresa delle attivita’ del personale dell’Aras’.

“Su nessuno di questi temi – affermano Mannino, Manca e Marino – ci sono state date risposte, mostrando il completo disinteresse del governo verso queste categorie e la situazione per i lavoratori in questione rischia di precipitare viste le ristrette previsioni dei documenti contabili, che non tengono nel dovuto conto ne’ le esigenze dei boschi e dell’agricoltura, ne’ i diritti dei lavoratori”

27/03/2018

LA RICETTA DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE. MUSUMECI AVVERTE: “FACCIAMO TRE O QUATTRO RIFORME E POI POSSIAMO TORNARE AL VOTO”. IN ELENCO ABBIAMO LA LEGGE SUI FORESTALI

Musumeci avverte: “Facciamo tre o quattro riforme e poi possiamo tornare al voto”

Un “governo delle riforme” con quattro-cinque priorità tra cui la modifica della legge elettorale “poi se si vuole si può discutere di andare a votare, perché io non sono attaccato allo sgabello, sono il presidente della semina e non della raccolta”.

Così il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, conversando con i cronisti a Palazzo dei Normanni.

“Abbiamo la consapevolezza che su tre-quattro cose non ci si può dividere”, ha aggiunto Musumeci che ha poi elencato le priorità: “La legge sui forestali, la legge elettorale, l’agenzia sulla casa, la legge sull’Irsap che va rivista, i consorzi di bonifica, i rapporti con le societa’ delle acque, la possibilità di creare una sola società di gestione degli aeroporti in Sicilia”. Quest’ultima “sarebbe un grande colpo d’ali”, ha sottolineato il governatore. In questo momento “abbiamo una guerra tra poveri. Pensate come una sola società di gestione per tutti gli scali siciliani possa fare diventare la Sicilia più appetibile”.

Quando parla di “governo delle riforme“, Musumeci estende il ragionamento politico e istituzionale alla coalizione che lo sostiene (non parla di maggioranza ndr) e alle opposizioni. Musumeci, preso anche atto della richiesta avanzata dal Pd in conferenza dei capigruppo, ha riunito la giunta per dare il via libera alla proroga di un mese dell’esercizio provvisorio, in scadenza il 31 marzo.

“Prendiamo atto della richiesta del Parlamento ci rendiamo conto che nella legge di stabilità ci sono alcune norme sulle quali occorre tempo per affrontarle”.

“Più tempo abbiamo e più possiamo lavorare. Mi rendo conto che il dibattito sulla finanziaria non può essere strozzato, ho rispetto per quello che decide l’aula. La conferenza dei capigruppo si è orientata per avere più tempo, e maggiore tempo si può concedere solo se si delibera la proroga dell’esercizio provvisorio, ma questo non significa occupare tutto il mese di aprile per la finanziaria”.

“La manovra, se c’è la volontà, può essere approvata a metà aprile in modo così da lavorare poi alle riforme”.

di Giorgio Rossini

27 marzo 2018

MUSUMECI APRE ALLE OPPOSIZIONI: «DIALOGO CON TUTTI PER LE RIFORME».

TRA LE RIFORME CHE DOVREMMO AFFRONTARE ANCHE QUELLI DEI FORESTALI E CONSORZI DI BONIFICA

Il governatore affronta la Finanziaria senza i numeri all’Ars: «Maggioranze variabili e responsabilità». E a Cancelleri manda a dire: «M5S forza parlamentare di cui non si può fare a meno»

Catania. «La casa brucia». E lui vorrebbe che «tutti» collaborassero per salvarla dall’incendio, «senza guardare ai rapporti fra vicini». Nello Musumeci, alla vigilia di una settimana decisiva, lancia l’ultimo appello alle opposizioni di un governo «chiaramente senza maggioranza». Da parte della coalizione di centrodestra «nessuna chiusura», ma soprattutto «un confronto aperto a tutti i contributi». A partire da quello offerto dai grillini («una forza parlamentare importante, di cui non si può fare a meno»), senza tralasciare il Pd: «Io con Crocetta fui responsabile, offrendo il sostegno sui temi di sviluppo e sostegno sociale». Ma ora il presidente della Regione guarda con interesse anche allo scenario romano. A ciò che è successo con l’accordo per le presidenze delle Camere (un «senso di responsabilità che auspico anche a Sala d’Ercole») e a ciò che potrebbe succedere con un governo sull’asse Salvini-Di Maio. «La politica è l’arte del possibile», dice Musumeci in questa lunga intervista. Ma possibile fino all’ingresso (o all’appoggio esterno) di M5S e dem al governo regionale? «Io voglio sperare in un appoggio alle grandi riforme, che dobbiamo fare tutti assieme».

Presidente Musumeci, perché l’Ars dovrebbe votare la Finanziaria del suo governo che è senza maggioranza?

«Intanto perché non è il vecchio contenitore-omnibus che è stato nel passato. Noi abbiamo conosciuto Finanziarie anche con 60 articoli, con dentro di tutto. Questo un testo asciutto ed essenziale. Avremmo potuto inserire molto altro, ma riteniamo giusto farlo con apposite leggi di settore. Del resto era quello che contestavamo agli altri quando eravamo all’opposizione. Ma questa Finanziaria è soltanto il primo passo rispetto a quello che succederà nei prossimi anni».

Cosa succederà nei prossimi anni?

«Le novità contenute nella Finanziaria anticipano una stagione di riforme che dovremmo affrontare tutti assieme. Penso a Irsap, legge elettorale, consorzi di bonifica, forestali, governance del servizio idrico, maggiori poteri alle Province, legge sul turismo…».

I buoni propositi non cambiano il punto di partenza: lei, all’Ars, non ha una maggioranza.

«La geografia parlamentare lo dice con chiarezza: le leggi passeranno con maggioranze che si formeranno di volta in volta. L’ho detto e lo ripeto. Questo governo non ha una maggioranza e non vuole acquisirla con metodi poco trasparenti. L’ho detto e lo ripeto: niente mercato nero dei parlamentari. Il passato, in questo senso, insegna».

E allora che vuole fare?

«C’è un coalizione di governo di centrodestra che sottoporrà di volta in volta all’aula le proposte di legge senza chiusure e con un confronto aperto a qualsiasi contributo. Qui non c’è un governo, ma una stagione riformista che chiuda col passato e ridia alla Regione strumenti nuovi e agili, adeguati a determinare da un lato crescita e sviluppo, dall’altro lato sostegno alle fasce più deboli, a chi rimane indietro».

E fin qui ci siamo. Ma Cancelleri, il leader dei grillini, le ha lanciato una proposta: «Apriamo la stagione del dialogo, noi ascoltiamo le vostre proposte e voi ascoltate le nostre». Come gli risponde?

«Con quello che ho detto sin dall’inizio, nel mio intervento sulle dichiarazioni programmatiche all’Ars. Il movimento 5stelle è una forza parlamentare importante, di cui non si può fare a meno. Da parte mia non c’è mai stata chiusura nei loro confronti, tanto meno nei confronti del Pd, i cui esponenti ricorderanno, ne sono certo, la condotta responsabile che abbiamo mantenuto in aula verso il governo Crocetta. Il tema è uno: la Sicilia rischia il collasso, tutti abbiamo il dovere di fare qualcosa, anche perché questo era il desiderio dei rispettivi elettori, il cui mandato va naturalmente rispettato. Io sono stato votato per guidarla, questa Regione. Anche se una legge elettorale assurda non mi consente di avere una maggioranza, forse perché concepita quando la geografica politica contemplava soltanto due poli».

La legge siciliana prevede l’elezione diretta del governatore. Ma rispetto a ciò che accade a Roma ci possono essere elementi di analogia: col Rosatellum non c’è una maggioranza, eppure, già nell’elezione dei presidenti delle Camere, c’è stato un dialogo.

«A Roma ha prevalso il senso di responsabilità. Mi auguro che lo stesso accada a Sala d’Ercole».

Gentiloni s’è dimesso e resta in carica per gli affari correnti. Ora comincia la partita della formazione del nuovo governo. Cosa cambierebbe per la Sicilia con un esecutivo sull’asse Salvini-Di Maio?

«Non posso non apprezzare l’ampia disponibilità ricevuta dal governo Gentiloni in questi miei primi tre mesi, con grande spirito istituzionale da parte degli esponenti del Pd. Sono certo che qualunque governo verrà fuori a Roma non potrà che accompagnare il nostro difficile percorso di risanamento e di rinascita».

Salvini fu un suo convinto sostenitore al momento della scelta del candidato di centrodestra alle Regionali. Poi, con la Lega, i rapporti in Sicilia sono un po’ precipitati. Ora l’exploit del leader del Carroccio cambia il quadro nazionale. Può condizionare anche quello regionale?

«Matteo Salvini s’è rivelato un abile mediatore con raffinato intuito politico. Quanto a Palermo, si sa, la politica è l’arte del possibile. Nel bene e nel male. Chi conosce il mio carattere e il mio essere non ricattabile sa che ogni percorso futuro sarà costruito con rispetto istituzionale e alla luce del sole».

Dice che la politica è l’arte del possibile. Ma tanto possibile fino a un ingresso, o a un appoggio esterno, dei grillini rispetto al suo governo?

«Più che un appoggio al governo voglio sperare in un appoggio alle grandi leggi di riforma».

E il Pd? Forse un loro sostegno al suo governo sarebbe meno innaturale…

«Per il Pd vale esattamente la stessa cosa detta per il Movimento 5 Stelle: non c’è alcuna chiusura, lavoriamo assieme alle riforme. Con l’aggiunta di un recente precedente parlamentare. Quando Crocetta rimase ostaggio della sua coalizione “allargata”, io dalla tribuna offrii il sostegno del centrodestra su tre-quattro proposte finalizzate a creare sviluppo e sostegno sociale. Si preferì andare avanti alla giornata. E il risultato è sotto gli occhi di tutti…».

Se i conti, per il suo governo, non tornano più, ciò è dovuto anche ai tanti mal di pancia di deputati del centrodestra. Ci sono i quattro ribelli di Forza Italia, che comunque non hanno rinnegato il sostegno al governo. E ci sono i cani sciolti della coalizione che non promettono nulla di buono…

«Per stile non mi occupo delle vicende in casa altrui. Prendo atto che comunque non sono mai venuti meno il rispetto e la stima di tutti i deputati eletti con il centrodestra nei miei confronti. Sentimenti di rispetto ampiamente ricambiati, ovviamente».

Un rispetto che, al netto del diverso modo di concepire il mondo, sembra essersi consolidato anche con il suo “gemello diverso” Miccichè.

«Al di là delle possibili diverse sensibilità, col presidente Miccichè manteniamo un sereno e corretto rapporto istituzionale, a prescindere dal fatto che sia il leader del principale partito del centrodestra».

Si apre una settimana decisiva. Quale sarà il suo ruolo nella difficile navigazione all’Ars?

«Il mio ruolo è già segnato. E non riguarda la settimana che si sta per aprire. Sono chiamato a lavorare per rimettere in piedi un ente sfilacciato e debilitato in tutte le sue strutture, centrali e territoriali. Lavoro per una prospettiva di medio termine: superati i primi due-tre anni, avremo in Sicilia una sensibile crescita di Pil e occupazione. Lavoriamo per ridare alla Sicilia quella buona reputazione che la renda appetibile agli investitori italiani e stranieri».

La sua apertura al dialogo con tutte le forze dell’Ars sembra chiara. Ma non si sente di fare un ulteriore appello alle opposizioni?

«Quando la casa brucia ogni secchio d’acqua è gradito, non ti chiedi chi sia il vicino che ti aiuta, né lui si chiede perché deve aiutarti. Ecco, io vorrei che in questo momento non si guardasse ai rapporti fra i vicini. Ma soltanto alla necessità, comune, di salvare la casa…».

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di Mario Barresi

26/03/2018

ENRICO ROSSI PD: IN SICILIA 30 MILA FORESTALI, DA NOI SOLO 350

“Dobbiamo ricostruire l’intera filiera dei boschi”

Firenze, 26 mar. (askanews) – “Dobbiamo ricostruire interamente la filiera del bosco. Ma abbiamo bisogno anche di più forestali, visto che noi ne abbiamo 350 e la Regione Sicilia 30 mila”. Lo ha detto Enrico Rossi, presidente della Toscana, commentando il rapporto regionale sullo stato delle foreste. “Noi siamo una regione spesso molto conservatrice, che a volte è un bene, ma bisogna anche saper innovare -ha spiegato Rossi- è aumentata l’occupazione pubblica, in questo settore, e in quella bilancia commerciale rispetto alle altre regioni noi siamo un pezzo avanti. Deve aumentare anche l’occupazione privata per salvaguardare le aree boschive dell’Appennino. Sono convinto che l’equilibrio della Toscana lo possiamo mantenere solo se manteniamo questo grande patrimonio che i nostri nonni ci hanno lasciato. Noi dobbiamo metterci un po’ di cervello e un po’ di lavoro dell’uomo, senza il quale tutto tende a deperire e a perdere di valore. “Cercheremo di fare -ha proseguito Rossi- le comunità del bosco, in intesa coi Comuni e le forze sociali, ci si mette insieme per mantenerlo, renderlo economicamente sostenibile, abbiamo una proprietà molto frammentata. L’idea della comunità di bosco può essere molto interessante, con dentro pubblico e privato”. Dopo aver ricordato che la Toscana spende 40 milioni l’anno, più 160 milioni di fondi europei, per la manutenzione dei boschi, Rossi ha auspicato un aumento degli operai forestali da 350 a 500.

 

26 marzo 2018

Musumeci: “Pensare a lavorare per il bene dei siciliani” !

Il varo di Bilancio e Finanziaria in tempi rapidi, evitando una ulteriore proroga dell’esercizio provvisorio; la necessità di trovare nuove risorse sfruttando i fondi integrativi; una politica che guardi al futuro, puntando sulla realizzazione di una rete infrastrutturale in grado di proiettare la Sicilia verso l’Europa senza dimenticare il suo ruolo di cerniera con i Paesi del Mediterraneo; stop alle polemiche e pensare a lavorare per il bene dei siciliani. E’ questo, in sintesi, il programma esposto dal presidente della Regione Nello Musumeci nel corso di un Forum che si è tenuto questa sera all’ANSA, subito dopo l’incontro con la stampa estera sul tema “La Sicilia che sarà”.

Musumeci ha detto che la sua giunta dopo avere varato ieri sera il Bilancio affronterà stasera la Finanziaria. “Subito dopo i documenti contabili saranno trasmessi all’Ars per l’esame in Commissione e in aula. Il mio auspicio – ha sottolineato – è che vengano approvati entro il 31 marzo; mi auguro che non ci siano ostruzionismi e che prevalga il senso di responsabilità”. Il Governatore ha spiegato che sarà un bilancio “asciutto, essenziale” ed ha rimarcato che la legge di Stabilità non sarà trasformata, come avvenuto spesso in passato, in un provvedimento omnibus. Le linee guida saranno quelle di rivolgere particolare attenzione “alle giovani coppie, agli indigenti, al mondo del lavoro” e di sfruttare i fondi europei e quelli del Patto per il Sud “per il miglioramento della rete infrastrutturale dell’isola, come ferrovie e viabilità”. “Abbiamo miliardi nel cassetto – ha rimarcato – ma non possiamo investirli perchè non ci sono progetti, rischiamo di restituire all’Europa il denaro che è stato messo a disposizione, perchè non c’è stata qualità nei progetti”. Riferendosi poi all’attuale situazione all’Ars, Musumeci ha osservato: “So di non avere una maggioranza in Parlamento, so di dovere affrontare mille insidie, ma nella mia vita privata sono stato abituato ad affrontare e superare le difficoltà”. Ed ha aggiunto: “Io voglio essere un presidente di transizione, un presidente che semina. Il mio auspicio è quello di lasciare una Regione con le ‘carte in regole’ come diceva Piersanti Mattarella, una regione ‘normale’, avviando finalmente la stagione delle riforme”.

Per quanto riguarda il modello di sviluppo che il suo governo intende perseguire, Musumeci ha detto di volere puntare in particolare su “turismo, beni culturali e agricoltura di qualità” ed ha parlato della necessità di una “riconversione” dei poli industriali di Milazzo, Siracusa e Gela attraverso una confronto con Confindustria e i petrolieri. “Le regole – ha sottolineato – le deve stabilire la politica, non più i potentati”. Il Governatore ha parlato anche dell’ipotesi di una defiscalizzazione del prezzo della benzina. Riguardo al risultato delle ultime Politiche e al successo elettorale del M5s in Sicilia, Musumeci ha osservato: “quello che più mi preoccupa è la scomparsa del tema del Mezzogiorno sia dell’agenda del centrodestra sia da quella del centrosinistra ed anche i cinquestelle non ne hanno parlato malgrado i voti raccolti al Sud”. Infine, riguardo alle dimissioni di Sgarbi da assessore regionale ai Beni Culturali e alle accuse rivolte nei suoi confronti dal critico, Musumeci ha tagliato corto: “Con Sgarbi non intendo polemizzare, per quanto riguarda la cultura, è una delle priorità del mio governo”.

24 marzo 2018

I DATI. DOPO LA CRISI, SICILIA POVERISSIMA. L’ISOLA NON CORRE, FUTURO IN SALITA

La Corte dei conti fotografa la realtà di una Regione che non tiene il passo dell’Italia. E profondamente ferita dalla recessione.

PALERMO – La fotografia è di quelle a tinte scure. Che preoccupano e inquietano.

La Sicilia non cresce. E quando lo fa, lo fa lentamente. Molto più lentamente rispetto al resto d’Italia. Nel frattempo, però, sull’Isola sono rimaste le macerie prodotte da un lato da una crisi profondissima, dall’altro dall’incapacità dei governi che si sono dati il cambio di trovare soluzioni utili.

E così, ecco che la Corte dei conti affida alle 42 pagine della relazione sul Def il ritratto di questa Regione in difficoltà enorme. “Dopo sette anni consecutivi di recessione, – scrivono le Sezioni riunite presiedute da Maurizio Graffeo – la Sicilia ha perso 15,3 punti percentuali di Pil reale (quasi il doppio della media italiana), nel 2015 il trend sembrava essersi invertito con un promettente +0,9%, in linea con il dato nazionale”. Ma è proprio il confronto col Pil italiano che fa emergere il clamoroso ritardo della Sicilia.

Un confronto che rivela anche risultati sotto certi aspetti imprevisti. Perché è nella prima parte e anche nell’ultima fase del governo Lombardo, quello per cui si parlò di rischio default, che il divario tra Sicilia e resto d’Italia è stato addirittura positivo per l’Isola: +1,1 per cento nel 2009 e +0,4 per cento nel 2012. In quegli anni, insomma, la Sicilia è cresciuta più velocemente della Penisola. Per il resto, è tutto un segno meno. Sia negli altri anni del Lombardismo, sia in quelli di Crocetta, nonostante i risultati sbandierati dall’ex governatore. Rispetto a quello dell’Italia, infatti, il Pil della Sicilia ha fatto segnare un -0,6 per cento nel 2013, addirittura un -2,6 per cento nel 2014, uno 0,1 per cento nel 2015 e un -1 per cento nel 2016. “A dimostrazione della debolezza dell’economia siciliana – ribadisce la Corte dei conti – tuttavia le stime Istat per il 2016 al momento rilevano una nuova battuta d’arresto (- 0,1%), in controtendenza con il dato nazionale (+1%) e meridionale (+1,5%)”.

Qualcosa dovrebbe migliorare nei prossimi anni. Ma si tratterà solo di una crescita illusoria. “Per il 2017 – annota la Corte dei conti – gli istituti di ricerca concordano per una conferma della ripresa anche in Sicilia e il Pil programmatico dovrebbe attestarsi ad un +1,5%, in linea con il dato nazionale. A conferma di questa tendenza possono leggersi i dati sui consumi (+1,3%), sul clima di fiducia dei consumatori e sulle immatricolazioni auto. La crescita – proseguono i magistrati contabili – dovrebbe rafforzarsi nel 2018, + 1,6%, con una performance leggermente superiore a quella del Paese (che confermerebbe il + 1,5%)”. Ma come detto, potrebbe trattarsi di una fiammata illusoria: “Sia per il 2019 che per il 2020, le previsioni programmatiche della Sicilia contenute nel documento in esame scendono ad un +0,6%, con un significativo scarto rispetto al dato nazionale (rispettivamente +1,5% e +1,3%)”.

E intanto, la crisi ha lasciato ferite profondissime sul volto dell’Isola. “Gli effetti della crisi economica – scrive infatti la Corte dei conti – sono notevoli sia sotto il profilo produttivo che occupazionale: tra il 2007 e il 2016 la Sicilia ha perso quasi 29.000 imprese e 130.000 posti di lavoro (pari a circa il 10% degli occupati). I settori maggiormente colpiti dalla crisi sono stati quelli dell’industria e delle costruzioni, il cui valore aggiunto, a tutto il 2016, si è quasi dimezzato rispetto al 2007”. Sicilia poverissima, verso un futuro non ancora roseo.
di Accursio Sabella

24 Marzo 2018

Fondi alle famiglie povere, via gli enti inutili e biglietto unico per il trasporto locale. Pronto il Ddl di stabilità

Lo ha varato la giunta musumeci

L’accorpamento di Irfis, Ircac e Crias, l’abolizione degli Istituti autonomi case popolari (Iacp) con l’istituzione dell’Agenzia regionale per la Casa, la soppressione dell’Ente per lo sviluppo agricolo (Esa), la fusione tra Istituto di incremento ippico e Istituto sperimentale zootecnico.

Sono alcune delle norme inserite nel disegno di legge di stabilità regionale per il 2018 approvato dalla giunta Musumeci e che, insieme al Bilancio 2018/2020, passerà all’Assemblea regionale siciliana per l’esame da parte delle Commissioni di merito.

Nell’articolato trova spazio anche il biglietto unico per il trasporto locale che prevede progetti sperimentali di integrazione tariffaria tra i servizi urbani delle tre Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina e quelli ferroviari regionali.

Stanziati, inoltre, nove milioni di euro per contributi in conto capitale, a favore di famiglie a basso reddito, per l’acquisto, la costruzione o la ristrutturazione della prima casa. Rimpinguato anche il capitolo per far fronte alle richieste pervenute da oltre dodicimila disabili gravissimi.
di Nicola Funaro

23 marzo 2018