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LA MANOVRA DA OGGI APPRODA IN AULA. PER CHIUDERE IL BILANCIO È PASSATA ANCHE DALLA RIMODULAZIONE DELLE RISORSE DEI FORESTALI CHE VIENE DIMINUITA DI 24 MILIONI DI EURO RISPETTO ALLA CIFRA DI 62 MILIONI COMPLESSIVA

Un momento della seduta inaugurale dell’Assemblea Regionale Siciliana, Palermo, 5 dicembre 2012. ANSA / FRANCO LANNINO

Finanziaria, da oggi si parte all’Ars. La manovra al voto entro otto giorni

Dovrebbe essere incardinata oggi in aula all’Ars la legge di stabilità regionale, la prima di Musumeci, che si confronta con il voto della coalizione che sostiene l’esecutivo regionale.

Gaetano Armao, che ha ricucito le maglie che si erano allargate all’interno del perimetro della maggioranza, prima dello stralcio di alcune norme nel “collegato” che viaggia in parallelo con la finanziaria, ostenta fiducia: “Tra legge di stabilità e collegato, l’impianto del governo è ampiamente garantito. Sono abbastanza fiducioso”

Per l’assessore all’Economia l’appuntamento con il soggetto unico finanziario degli enti è solo rinviato: “L’obiettivo rimane la concentrazione di tutti gli istituti finanziari – chiarisce – nella prospettiva di una riduzione dei costi. I costi triplicati delle strutture Irfis, Ircac e Crias, ammontano per le imprese a  15 milioni di euro”. 

Per Armao inoltre, una delle norme di impatto, ma anche qualificanti come profilo,  è quella che riguarda i musei che adesso incasseranno rispetto al precedente 30% del gettito del biglietto, il 50% per il 2018 e il 70% per il 2019: “Avevamo lavorato a questa idea con Sgarbi. Adesso saranno maggiormente  motivati. Il Codice dei Beni culturali prevede che incassino il 100%, In Sicilia prima di ora queste cifre finivano nel calderone della finanza generale. Così ci avviciniamo al modello nazionale».

La rimodulazione dei tagli ha diverse origini. Sono state realizzate alcune entrate successive ulteriori mediante il differimento di alcuni trasferimenti per una cifra pari a 40 milioni di euro. Vengono rimandati dall’amministrazione regionale al prossimo esercizio finanziario nel 2019, alcuni pagamenti. La liquidità necessaria dal punto di vista contabile per chiudere il bilancio è passata anche dalla rimodulazione delle risorse dei forestali che viene diminuita di 24 milioni di euro rispetto alla cifra di 62 milioni complessiva.

Non prevedono ulteriori oneri le norme che attivano il percorso di stabilizzazione degli ex Pip e valgono sugli stanziamenti di bilancio già esistenti. Vengono proposti, all’interno delle norme transitorie e finali, alcuni differimenti dei termini per completare le opere che hanno già ricevuto il permesso di costruire.

di Giuseppe Bianca –

23 aprile 2018

Sebastiano Tusa assessore al posto di Sgarbi

Il suo nome girava già da settimane. La poltrona occupata fino a qualche ora fa da Vittorio Sgarbi passerà al Soprintendente del Mare, Sebastiano Tusa. 

Un tecnico, sì, come era stato chiesto da Musumeci, ma che ha anche una forte connotazione politica. Designato assessore alla Cultura dal capogruppo di Diventerà Bellissima, Alessandro Aricò, quando nel 2012 lanciava la sua corsa a sindaco di Palermo, Tusa ha costruito la sua carriera soprattutto negli anni in cui a capo dei Beni Culturali in Sicilia sedeva Fabio Granata. Un doppio filo, insomma, che lega la storia di Tusa a quella di Nello Musumeci e del suo movimento politico.

Tusa al momento non conferma e non smentisce. Incrocia le dita e ammette di non aver avuto ancora “alcuna interlocuzione né con Vittorio Sgarbi, né col presidente Musumeci”. Intanto Sgarbi si dimette all’indomani dello strafalcione degli uffici, che con un refuso nel testo della Finanziaria regionale rischiavano di abolire le Soprintendenze ai Beni Culturali. Al suo posto, ecco proprio un Soprintendente. La corsa alla successione è giunta al capolinea.

27 marzo 2018

La storia. Sgarbi e il “ricattino” a Musumeci Selinunte, il tempio della discordia

Il critico è in rotta con Musumeci ma prima di andare via vuole lanciare la ricostruzione del Tempio G di Selinunte, ripescando un progetto del 2011

PALERMO – Prima dell’addio di Vittorio Sgarbi c’è un “piccolo ricatto” da 39 milioni di euro verso Musumeci. Nei giorni del duello a distanza con il governatore, il critico d’arte scherzava così con i giornalisti che gli chiedevano i tempi delle sue dimissioni da assessore ai Beni culturali della Sicilia. Parole sibilline seguite da una data: “Il 27 marzo arriva un mecenate che porterà 39 milioni per Selinunte. Con chi tratterà se me ne vado? Fossi Musumeci aspetterei”. Il “ricattino” di Sgarbi, ormai in rotta con il presidente della Regione, ruota attorno alle risorse che servirebbero per portare a termine un’idea non nuova e che da tempo divide studiosi e appassionati di archeologia: la ricostruzione parziale del Tempio G di Selinunte, di cui oggi restano soltanto le rovine nel parco archeologico della cittadina trapanese.
 
All’indomani delle elezioni regionali Sgarbi ha tirato fuori dai cassetti un vecchio progetto di qualche anno fa: il calendario era quello del 2011 e con la regia dell’allora Provincia di Trapani lo scrittore e archeologo Valerio Massimo Manfredi si lanciava in un accurato studio culminato con la realizzazione di un modello ligneo tridimensionale in scala del tempio. I rilievi grafici sui blocchi delle colonne crollate e gli studi sulle fondazioni da parte degli esperti dell’Università di Urbino furono considerati la base per un progetto che in gergo tecnico viene definito ‘anastilosi’: ovvero la ricostruzione dell’edificio attraverso la ricomposizione di pezzi originali della struttura antica. Il modello, che rappresentava il tempio così come era stato ideato e costruito a Selinunte alla fine del VI secolo a.c., fu realizzato grazie ai fondi messi a disposizione da Sorgente Group, società facente parte di un gruppo che opera nella finanza immobiliare internazionale e che si occupa anche di restauri. Dagli studi sulle colonne crollate e rimaste lì per secoli, emerse la possibilità di riportare in piedi l’angolo sud-est di un tempio ancora tecnicamente ‘sigillato’: quei blocchi, infatti, non sono mai stati spostati vista la loro imponenza e nessuno sa cosa si nasconda sotto.

Manfredi fu consulente dell’allora presidente della Provincia, Mimmo Turano, oggi collega di Sgarbi nella giunta Musumeci. I tre si sono ritrovati attorno allo stesso tavolo a dicembre, in una riunione al Villino Florio di Palermo a cui ha partecipato anche l’archeologo Sebastiano Tusa. Il progetto sul tavolo è quello di allora. A distanza di anni, dunque, ritorna in piedi il tentativo, da molti non condiviso, di ricostruire, almeno in parte, il Tempio G. Nel 2011 il progetto sfumò per le mancate autorizzazioni: oggi molti protagonisti sono gli stessi di quell’anno ma nulla trapela sul fantomatico “mecenate” che dovrebbe finanziare l’impresa: per convincerlo al maxi esborso Sgarbi mostrerà il lavoro fatto nel 2011. Tutto questo, naturalmente, soltanto se Musumeci deciderà di sottostare al “piccolo ricatto” del suo assessore.

 

24 marzo 2018

L’ASSESSORE REGIONALE NON SE NE VUOLE PROPRIO ANDARE. SGARBI SPIAZZA TUTTI:

“VOGLIONO IL MIO POSTO? NON VADO VIA, MI CACCI MUSUMECI”

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Musumeci: “Se Sgarbi diventa senatore lascerà l’assessorato”

“Mi dispiacerebbe molto perdere l’assessore Sgarbi in Giunta, lavora moltissimo, non potete immaginare di quante email mi inondi ogni giorno, quante proposte. Purtroppo Continua a leggere