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MUSUMECI SCONTENTO DI ALCUNI SUOI ASSESSORI: «MA NIENTE RIMPASTO». NON PROPRIO ENTUSIASTA, DICONO, NEMMENO DEL LAVORO DI EDY BANDIERA

Il presidente non vuole mettere mano alla sua Giunta “sperando” anche nei risultati delle Europee che potrebbe rendere fisiologico un aggiustamento con l’ingresso, ad esempio, della Lega


DAL NOSTRO INVIATO

Palermo. In quasi due ore, fra monologo dal palco e interviste, c’è molto di detto. Eppure, spegnendo la prima candelina del suo governo, Nello Musumeci lancia anche alcuni messaggi fra le righe. Nel non detto. O nel soltanto accennato. «È stato difficile, ma esaltante. L’anno più bello della mia vita. Sono soddisfatto ma non appagato. Dobbiamo fare di più, in tutti i settori ma in alcuni in particolare», è uno dei primi passaggi in cui il governatore fa capire che c’è qualcosa che non va. Il concetto diventa più esplicito nel colloquio con i giornalisti che gli chiedono a quasi settori si riferisca la sua insoddisfazione: «Soprattutto lavoro, famiglia, sport e funzione pubblica», risponde. Mettendo a nudo soltanto una parte dell’insofferenza per il lavoro di alcuni assessori e di alcuni dirigenti. Giunta e burocrazia tirate in ballo in un altro ragionamento: «Questa è la risorsa umana di cui disponiamo… abbiamo fatto tutto quello che poteva essere fatto. Tenete conto che la dirigenza era abituata a ben altre marce e che abbiamo 10 assessori su 12 che non l’avevano mai fatto, così come il 60% dei dirigenti nuovi».

Ecco, proprio questo è il punto. Che s’incrocia con due elementi diversi eppure convergenti. Il primo è l’accusa che più di tutte fa imbufalire Musumeci: la lentocrazia. E qui il governatore, lungi dal sentirsi in colpa, ai suoi fornisce una chiave di lettura basata sul deficit di comunicazione, oltre che alla responsabilità personali di alcuni assessori e dirigenti. La strategia? In parte è auto assolutoria: «Quando la gente dice “fiducia nel presidente Musumeci, però vorremmo capire cosa hanno fatto” è la dimostrazione di come negli ultimi 20 anni la gente si sia lasciata ubriacare da titoli in prima pagina e finte rivoluzioni, da promesse puntualmente disattese». Per il resto c’è una prima “ammonizione” a chi sta facendo un lavoro che non lo soddisfa. E il giudizio personale s’intreccia con i documenti portati in commissione Bilancio dell’Ars da molti dipartimenti che non sono riusciti a spendere i soldi disponibili. Dietro la lavagna, più di tutti gli altri, c’è l’assessore alla Famiglia e Politiche sociali, l’autonomista Mariella Ippolito.

«Il presidente è scontento del suo lavoro», dicono da Palazzo d’Orléans confermando un certo malessere per la farmacista di Caltanissetta, nel mirino delle opposizioni per i fondi non spesi su disabili e reddito d’inclusione. Musumeci vuole darle altro tempo, ma potrebbe essere proprio il dante causa dell’assessore (Raffaele Lombardo o chi ne fa le veci) a chiedere un’accelerazione dell’uscita, anche per piazzare in quella postazione un uomo – come ad esempio l’ex senatore Mpa Antonio Scavone – più esperto e soprattutto elettoralmente redditizio. Per questo non è detto che il passaggio di testimone non possa avvenire prima delle Europee. E magari con lei potrebbe fare le valigie anche il dirigente Salvatore Giglione, uno degli alti burocrati fuori dal pantheon del governatore che sta rivalutando, dopo iniziali diffidenze, Salvatore Lizzio (Dipartimento tecnico), mentre comincia a serpeggiare qualche perplessità sul ragioniere generale Giovanni Bologna, comunque intoccabile anche perché difeso da Gaetano Armao.

Musumeci, oltre a escludere ribaltoni, non vorrebbe nemmeno mettere mano a un rimpasto. Almeno prima del voto di maggio. Perché magari dopo saranno i risultati a renderlo naturale, cambiando equilibri interni al centrodestra già anacronistici rispetto al valore delle singole forze. E così, oltre all’ingresso della Lega in giunta, l’eventuale sgonfiamento elettorale di alcuni alleati potrebbe fare proprio il gioco di Musumeci. Non proprio entusiasta, dicono, del lavoro di Edy Bandiera e Bernardette Grasso (difesi a spada tratta da gran parte di Forza Italia) e perplesso, al di là delle note ufficiali, sulle vicende giudiziarie di Mimmo Turano, assessore dell’Udc in un settore ad alto tassi di “montantizzazione” come le Attività produttive. Rimandato a settembre, nella pagella segreta del presidente, anche Sandro Pappalardo: potrebbe fare di più.

E nelle slide, oltre ai risultati, c’è anche la bozza di ciò che Musumeci vuole fare a breve-media scadenza: «La nostra stagione delle riforme comprende 10-12 disegni legge, perché i non servono per fare statistica ma per ammodernare la macchina della Regione. In programma ne abbiamo altri 5 più o meno tra il 2019 e il 2020». Ma prima di mettere mano alla stagione delle riforme, magari con il terzo “ritiro spirituale” (forse fra Natale e Capodanno) all’orizzonte c’è già il primo Vietnam all’Ars. Martedì, sulle variazioni di bilancio: fra mal di pancia nel centrodestra e opposizioni in trincea. Si vocifera anche di una clamorosa protesta trasversale dei sindaci dei Comuni in dissesto: con le fasce tricolori, a Sala d’Ercole. Per dire: «Perché i soldi solo a Catania e a noi niente?».

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08/12/2018 – di Mario Barresi

08 dicembre 2018

MUSUMECI, UN PRIMO MAGRO BILANCIO

“Servono almeno tre anni di lavoro per vedere risultati”, dice il Presidente della Regione. Priogioniero della burocrazia, senza maggioranza all’Ars, può però mandare a casa i deputati. Discariche, status quo. Fondi Ue, spesi solo 66 milioni. Territorio devastato e tante incompiute

PALERMO – Al momento del suo insediamento, il 18 novembre 2017, il neopresidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, era stato chiaro: “Servono almeno tre anni di duro lavoro prima di poter vedere risultati concreti”.
Un atto di responsabilità e di onestà intellettuale, quello di Musumeci, compiuto nella piena consapevolezza della difficile impresa che lo attendeva: risollevare le sorti di una Sicilia impoverita dalla crisi economica e dalla malapolitica.

Un anno è passato e a Musumeci va certamente riconosciuto il merito di aver compiuto uno sforzo immane nel tentativo di fronteggiare tutte le emergenze che attanagliano l’Isola.
In alcuni casi i risultati di questo sforzo sono stati tangibili. Su molti fronti, tuttavia, la strada imboccata non sembra ancora quella giusta.

Certo, la pesante eredità lasciata da Rosario Crocetta e dai governi Lombardo e Cuffaro, non potevano non condizionare qualunque tentativo di operare una svolta. Quella stessa svolta che purtroppo i siciliani ancora attendono.
Sul fronte infrastrutture, tanto per cominciare, in Sicilia è ancora notte fonda. Secondo il ministero delle Infrastrutture, nel 2016 le incompiute nell’Isola erano 159; ad oggi sono salite a 162.
Di buon auspicio, però, a proposito di infrastrutture, è certamente l’apertura dell’assessore Marco Falcone nei confronti del Ponte sullo Stretto, di cui la Sicilia ha disperato bisogno.

Anche sul fronte della gestione dei rifiuti, al governo Musumeci non si può riconoscere il merito di aver operato una svolta, dal momento che la scelta è stata quella del mantenimento dello status quo, rappresentato dalla dipendenza dalle discariche dalla cui schiavitù soltanto gli Energimpianti (non chiamateli termovalorizzatori) potranno liberarci. Eppure, basterebbe guardare ai moderni impianti per il trattamento di rifiuti realizzati a Giubiasco, Tel Aviv e Londra, tanto per fare un esempio.
Un anno è certamente un lasso di tempo troppo breve per tracciare bilanci significativi ma troppo esiguo è il bilancio dei fondi Ue spesi in questi 365 giorni: appena 66 milioni di euro.

Prendiamo infine in esame due indicatori economici: depositi e prestiti.
Secondo la Banca d’Italia, nel II trimestre 2018 sono stati erogati a famiglie, pubblica amministrazione e imprese quasi 60 miliardi di euro, contro i 438 miliardi della Lombardia. Nella ricca regione del Nord l’incremento registrato sui dodici mesi è stato del 3% , in Sicilia dello 0,6%.

Depositi bancari e risparmio postale, invece, continuano a crescere nell’Isola (+5,4 miliardi nei primi sei mesi del 2018), sintomo dell’impossibilità da parte di famiglie e imprese di guardare oltre, cioè verso la crescita e gli investimenti. Sul fronte del rischio dissesto idrogeologico e sicurezza delle scuole, la fotografia del momento è quella di un teorico stanziamento di fondi.
Un freno non indifferente all’azione governativa, è rappresentato dall’immobilismo del Parlamento siciliano. Che dire della riforma di tutte le riforme, cioè quella della burocrazia? Al momento, di concreto, c’è solo un disegno di legge depositato all’Ars. Campa cavallo…

INTANTO L’ARS CHE FA? SONNECCHIA

Uno dei cavalli di battaglia del governo di Nello Musumeci è sempre stato la riforma della burocrazia, e lo snellimento dell’azione amministrativa, con l’intento di rendere più facile per il cittadino e per le imprese i rapporti con la Pubblica amministrazione, con certezza dei tempi di evasione delle pratiche.
A quasi un anno dal suo insediamento, però, questo governo non solo non ha approvato tale riforma, ma la stessa si trova ancora in un limbo legislativo all’Assemblea regionale.
Dall’inizio della diciassettesima legislatura sono stati presentati più di 400 disegni di legge tra quelli di iniziativa parlamentare e governativa. Per il ddl sulla riforma della burocrazia ad oggi nessuna assegnazione ad alcuna commissione, solo un annuncio di presentazione di un ddl governativo in merito, fatto in Aula a settembre.
Sul sito dell’Ars non è stato nemmeno caricato il testo. Si tratta del ddl n. 366 “Disposizioni per i procedimenti amministrativi e la funzionalità dell’azione amministrativa”.

“IMPORTANTI PASSI IN AVANTI SI STANNO COMPIENDO”

“Io credo sia innanzitutto un dato il fatto che le agenzie Moody’s e Standard&Poor’s abbiamo declassato in termini di rating il sistema regionale di tutta Italia, con la sola eccezione della Sicilia e del Lazio: questo dimostra che importanti passi in avanti si stanno compiendo e che continua il percorso di recupero di credibilità ed affidabilità finanziaria della Sicilia.
Il Governo Musumeci ha puntato inoltre sul digitale individuando la priorità strategica dell’Agenda digitale per lo sviluppo della Sicilia, dei suoi territori e delle sue imprese. Proseguiremo negli investimenti per recuperare il divario digitale e garantire la qualità dei servizi ai siciliani: da quelli amministrativi alla tutela della salute e offrire opportunità di lavoro ai giovani. Quest’anno sono 106 i milioni impegnati, ovvero un terzo dell’intera agenda digitale, che ammonta a 342 milioni da impegnare entro il 2020: La Sicilia è stata la prima regione a livello nazionale ad aver fatto partire i cantieri per un accesso a Internet veloce e superveloce e la realizzazione di una nuova infrastruttura in fibra ottica nelle aree bianche, zone, cioè, ancora sprovviste di connessione. Un maxi investimento che ammonta complessivamente a 265 milioni.
Prosegue il nostro impegno sul fronte della rinegoziazione dei rapporti tra Stato e Regione siciliana: nessun cappello in mano, solo carte e conti inregola per il riscatto della Sicilia. E la consapevolezza che la rinegoziazione non può prescindere da una rivisitazione dei processi di perequazione che punti ad un federalismo simmetrico.
è stato evidenziato il consistente contributo in termini di concorso reso dalla Regione e dalle ex Province siciliane (ora liberi consorzi e città metropolitane) nel periodo 2012-2018, che ammonta nel periodo complessivamente alla iperbolica cifra di 8 miliardi e 300 milioni di euro.
Il contributo è costantemente cresciuto negli anni oltre ogni ragionevole misura e con determinazione unilaterale dello Stato basti pensare che nel corso dell’ultimo quadriennio (2015-2018) ha raggiunto un ammontare di circa 5 miliardi e 700 milioni di euro.
Abbiamo contestato questo modo di procedere che comprime oltre ogni ragionevole misura, sopratutto se aggiunto al taglio del 3% sulla spesa corrente concordato nella precedente legislatura, ed in termini di gran lunga superiori ad ogni altra Regione italiana – ha precisato Armao – abbiamo già per questo impugnato il bilancio dello Stato 2018”.

di Raffaella Pessina e Patrizia Penna

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21 novembre 2018

RIDUZIONE DEI VITALIZI, L’ARS PRENDE TEMPO MA SENZA TAGLI SARÀ UN SALASSO PER MUSUMECI

Il consiglio di presidenza dell’Assemblea rinvia ogni decisione. La mancata riduzione di 8 milioni di spesa rischia di far saltare trasferimenti alla Regione per mezzo miliardo.

Se tieni otto, paghi 500. La maxi-sforbiciata ai trasferimenti statali, annunciata dal governo per le Regioni che non riducono la spesa per i vitalizi degli ex consiglieri, rischia di assestare un colpo da k.o. alle casse di Palazzo d’Orleans. I tecnici dell’Ars hanno fatto una stima degli effetti che la norma inserita nella manovra in discussione in parlamento produrrebbe in Sicilia: il mancato taglio degli assegni vitalizi – da ricalcolare secondo il sistema contributivo – comporterebbe il venir meno di almeno cento milioni di fondi dello Stato.

E’ la cifra che deriverebbe dall’abbattimento dell’80 per cento dei trasferimenti, fatte salve – come prevede la norma – le somme per la sanità, il sociale e il trasporto pubblico. Ma i 100 milioni diverrebbero oltre 500 se nel calcolo dei contributi da cancellare – su questo gli esperti non sono concordi – dovesse essere inserito anche il cofinanziamento della spesa comunitaria.  Un’enormità, in ogni caso, rispetto agli 8 milioni di euro di risparmi falliti se non si applicasse il provvedimento sulle “pensioni” dell’Ars chiesto dall’esecutivo.

Un vero e proprio salasso, che tra l’altro – caso unico – in Sicilia colpirebbe un’amministrazione diversa da quella inadempiente. Tocca all’Assemblea guidata da Gianfranco Micciché ridurre i vitalizi, tocca alla Regione timonata da Nello Musumeci pagare il conto se ciò non viene fatto.

Con queste premesse, ieri il consiglio di presidenza dell’Ars ha affrontato la proposta di delibera dei 5 Stelle che prevede un netto colpo di forbice ai vitalizi: i tagli ridurrebbero di oltre il 60 per cento gli assegni di oltre la metà degli attuali beneficiari.  

Una relazione elaborata dagli alti burocrati dell’Ars mette in guardia dai rischi di possibili ricorsi. E viene posto in dubbio anche l’effetto positivo sul bilancio dell’Ars, visto che i tecnici hanno sottolineato come – in caso di applicazione dei tagli – andrebbe messo in bilancio da subito la somma necessaria a far fronte a un’eventuale sconfitta di fronte ai prevedibili ricorsi, aumentata del 30 per cento di interessi e spese legali. E l’associazione degli ex parlamentari ha presentato due studi che bocciano la delibera dei 5S, mentre i grillini hanno depositato il parere del Consiglio di Stato alla base delle disposizioni approvate da Camera e Senato. Alcuni membri del consiglio di presidenza hanno chiesto una valutazione da parte del Cga e tutto è stato rinviato.

Giancarlo Cancelleri, Salvatore Siragusa e Stefano Zito, deputati dei 5 Stelle, parlano dell’avvio dell’iter del taglio delle “pensioni” per gli ex parlamentari come già di un fatto storico. Ma la storia, dicono “si può viverla da protagonisti o subirla”. Il consiglio di presidenza ha preso tempo, ma in 45 giorni Palazzo dei Normanni si gioca una partita che conta tanto. E non solo sul piano dell’immagine.

di EMANUELE LAURIA

14 Novembre 2018

FIUME MILICIA: RISCHIO SEGNALATO NEL 2015, MA LA MANUTENZIONE NON FU REALIZZATA. IL LEGISLATORE ORDINAVA DI RICORRERE A LAVORI IN ECONOMIA ATTRAVERSO GLI OPERAI FORESTALI, DELL’ESA E DEI CONSORZI DI BONIFICA. DA CUI ERA POSSIBILE REPERIRE MANO D’OPERA SPECIALIZZATA

UN PROGETTO DA 800.000 EURO, INATTUATO

Gli uffici del Genio Civile di Palermo e quelli della Regione Siciliana erano a conoscenza da tempo del rischio idrogeologico che incombeva sul fiume Milicia e su tutti gli altri corsi d’acqua dell’Isola. Già nel 2015, infatti,  l’Assessorato regionale all’agricoltura aveva predisposto un piano di interventi di manutenzione straordinaria del demanio idrico fluviale regionale. Tra questi anche la ricostruzione degli argini del fiume teatro della tragedia di Casteldaccia, proprio nel tratto in cui sabato scorso hanno perso la vita 9 persone.

Un progetto del valore di 800.000 euro rimasto inattuato. L’iniziativa, si legge nel documento, si rendeva necessaria a causa del pericolo esondazione e dell’azione di erosione della proprietà privata.

Sempre in quell’anno, infatti, l’Assemblea regionale siciliana aveva approvato una legge che consentiva ai vari dipartimenti della Regione di “progettare e realizzare interventi a valere sui fondi della programmazione comunitaria, sul Piano di azione e coesione e sul Fondo di sviluppo e coesione o su altri fondi extraregionali”.

Era necessario reperire risorse, quelle regionali non erano sufficienti. A tal proposito, inoltre, il legislatore ordinava ai dipartimenti interessati di ricorrere prioritariamente a lavori in economia, attraverso l’impiego degli operai forestali, degli operai addetti alla campagna di meccanizzazione dell’Ente di sviluppo agricolo (Esa) e degli operai dei Consorzi di bonifica.

Un esercito di più di 25.000 persone, da cui era possibile reperire mano d’opera specializzata dotata di mezzi e strumenti idonei.

Come prescritto dalla norma, entro 90 giorni dalla sua entrata in vigore fu stilato l’elenco delle opere sulla base delle indicazioni pervenute dagli uffici del Genio Civile di tutte le province siciliane. Per alcune, segnalate come prioritarie, furono anche predisposti i progetti esecutivi e individuate le risorse necessarie, in modo tale da accelerare i tempi e mettere in sicurezza le situazioni di maggiore criticità. Per le altre, invece, l’iter sarebbe stato inevitabilmente più lungo. Da allora sono passati 3 anni nei quali tutto è rimasto inspiegabilmente sulla carta.

di Matteo Scirè

5 novembre 2018

Dati in lieve rialzo ma poca fiducia nella Regione. I Cittadini sconoscono la Giunta Musumeci !

Sei mesi fa, dopo la vittoria del Centro Destra nel voto del 5 novembre, il nuovo Governo Regionale guidato da Nello Musumeci si è insediato a Palazzo d’Orleans: un’eredità complessa, con la fiducia dei siciliani nell’istituzione “Regione” crollata nel 2017 al valore più basso di sempre, inferiore di oltre 20 punti rispetto alla media nazionale, rilevata dal Barometro Politico dell’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento.Con una lieve inversione del trend, il dato cresce oggi leggermente, di 3 punti, al 15%, ma rimane comunque ancora molto bassa nell’Isola la fiducia nell’istituzione regionale.

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Si conferma decisamente più alta la fiducia personale dei siciliani in Nello Musumeci, anche se – dopo 6 mesi – crescono ulteriormente le attese dei cittadini che vorrebbero un’accelerazione da parte del nuovo Governo Regionale per dare una risposta alle troppe, immutate emergenze nell’Isola.

Le attese dei cittadini siciliani

Secondo l’analisi condotta dall’Istituto Demopolis, l’83% dei siciliani ritiene urgente e prioritario il rilancio dell’economia e dell’occupazione dopo la crisi degli ultimi anni; il 67% vorrebbe una maggiore efficienza della sanità pubblica, i cui servizi nell’era Crocetta hanno raggiunto il livello più basso nel giudizio dell’opinione pubblica. Nell’agenda dei siciliani per il Governo Regionale, si attesta al terzo posto il tema “trasporti, viabilità ed infrastrutture” che costituisce il prerequisito per qualunque concreta ipotesi di sviluppo; per il 62% risulta necessario un forte impegno per una migliore gestione dei rifiuti nell’Isola.

“Sei siciliani su dieci – afferma il direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento – chiedono al Presidente Musumeci una autentica svolta nella capacità di programmazione e gestione dei fondi europei, un segno concreto di innovazione rispetto al quinquennio del suo predecessore. Significativa è la percezione rilevata nell’Isola: l’80% dei cittadini – conclude Pietro Vento – è convinto che negli ultimi 20 anni i fondi strutturali, per come sono stati gestiti, abbiano inciso poco o niente sullo sviluppo e sulle occasioni di lavoro in Sicilia”.

La notorietà degli assessori regionali

Considerato il tempo breve di operatività e la scarsa esposizione mediatica della Giunta, è ancora presto per analizzare la fiducia dei cittadini nei 12 Assessori regionali. A 6 mesi dalla nascita dell’Esecutivo regionale, l’Istituto diretto da Pietro Vento ha misurato un altro dato che risulta significativo: la notorietà tra i siciliani dei componenti della Giunta Regionale, che – con alcune eccezioni – risulta nel complesso piuttosto bassa.

Conosciuto dal 93% risulta il presidente della Regione Nello Musumeci, che stacca di oltre 35 punti Gaetano Armao (57%) e Roberto Lagalla (56%), i due assessori che – secondo il sondaggio dell’Istituto Demopolis – risultano oggi più noti ai siciliani.

L’assessore alla Salute Ruggero Razza risulta conosciuto oggi dal 42% dei cittadini, seguito al 31% da Sebastiano Tusa. Inferiore al 30% è la notorietà regionale di Mimmo Turano e di Totò Cordaro. Molto meno conosciuti, con percentuali comprese tra il 20 ed il 4%, risultano gli altri assessori presenti in Giunta: Marco Falcone, Edy Bandiera, Mariella Ippolito, Bernadette Grasso, Sandro Pappalardo, Alberto Pierobon.

I dati si riferiscono alla notorietà personale degli esponenti politici, prescindendo dalla loro attività in Giunta. Dall’insediamento del Governo, l’incremento più significativo si riferisce all’assessore alla Salute Ruggero Razza, conosciuto oggi dal 42% dei siciliani, con una crescita rilevata da Demopolis di oltre 20 punti. Residuali, appaiono invece – rispetto al novembre scorso – le differenze nella notorietà per gli altri componenti della Giunta Regionale: è un elemento, il basso profilo nella comunicazione, che rende più complesso per i cittadini formarsi un’opinione sul lavoro e sulle scelte strategiche del Governo Musumeci.
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31 maggio 2018

REGIONE SICILIANA, DI ASSISTENZIALISMO SI MUORE

Rifiuti, turismo, burocrazia, lavoro: avanti con le riforme ma solo scelte coraggiose ci porteranno fuori dal tunnel. L’economista Vitale: “In Sicilia non emergenze ma piaghe strutturali” 

PALERMO – Che la strada sarebbe stata tutta in salita e irta di ostacoli, Nello Musumeci lo ha sempre saputo.
E in effetti la percezione di una eredità pesante dal presidente Rosario Crocetta è stata una sorta di incubo che ha accompagnato un po’ tutta la campagna elettorale e tutti i candidati, insieme alla consapevolezza che la via della ripresa non sarebbe stata così facile da imboccare.
A questa sfida, il Presidente della Regione Nello Musumeci, eletto lo scorso 5 novembre 2017, non si è mai sottratto, consapevole però che per “percepire” i primi risultati concreti sarebbero stati necessari almeno tre anni di duro lavoro.
Le emergenze che Musumeci si è trovato a dover affrontare sono state diverse: occupazione, rifiuti, burocrazia, turismo, infrastrutture, tanto per cominciare.
Una Sicilia intera da “ricostruire”, insomma, e circa cinque milioni di cittadini siciliani a cui ridare una speranza ma soprattutto una prospettiva.
Sul fronte rifiuti pesa la scelta di perpetuare lo status quo, cioè l’assurda “dipendenza” dal sistema discariche che arricchisce i privati ma avvelena i cittadini ed il territorio. Pesa sul bilancio dell’Isola anche l’incapacità di attrarre un congruo numero di turisti.Allarme povertà per il 26,1% dei siciliani: l’Istat mostra un preoccupante rialzo dell’indice di grave disagio economico. La lista potrebbe continuare.
La manovra finanziaria, approvata dall’Assemblea regionale siciliana “in zona cesarini” dopo quattro mesi di esercizio provvisorio rappresenta il primo tentativo concreto di dare risposte ai siciliani ma non ci sarà vera crescita senza scelte coraggiose ed anche impopolari.
La svolta non arriverà se non si pone fine alla cultura “assistenzialista” che tende a gonfiare la spesa corrente, drenando preziose risorse che andrebbero piuttosto destinate agli investimenti. La tanto attesa svolta tarda ad arrivare anche a causa dello stallo istituzionale post elettorale e della mancanza di un interlocutore a livello nazionale.

Energimpianti, la differenziata non serve più
Liberarci dalla schiavitù delle discariche sarebbe uno dei traguardi più clamorosi e gloriosi per la Sicilia. In tutti i paesi civili le Risorse Solide Urbane vengono utilizzate per ricavarne le materie prime (legno, vetro, metallo, carta, plastica, ecc.), poi come materiale utile per produrre biogas, biocherosene, elettricità ed altre energie, e ancora per la materia prima adatta a fare i tappetini sottoasfalto per strade e autostrade. Smantellare la grossa balla sulla raccolta differenziata degli Rsu e cioè che essa sia necessaria nel processo di utilizzazione degli stessi, è stata tra le più grandi soddisfazioni del QdS. Qualche tempo fa abbiamo pubblicato il processo industriale israeliano che prevede di operare direttamente sulla spazzatura indifferenziata.

Turismo, la piccola Malta ci surclassa
La ricchezza generata dal turismo rimane polarizzata nelle prime quattro regioni turistiche (Lazio, Lombardia, Veneto, Toscana), che concentrano nel 2017 il 60% della spesa dei turisti internazionali. Lo certifica la Banca d’Italia. Nella nostra Isola nel 2017 i viaggiatori stranieri hanno speso 1.728 milioni di euro contro i 6.916 spesi nel Lazio, i 6.461 della Lombardia, i 5.908 del Veneto e i 4.353 della Toscana.
Una performance, quella siciliana, che vale solo l’ottavo posto tra le regioni italiane.
Malta ci surclassa con 16,5 milioni di pernottamenti contro i nostri 14,4 milioni, ma è ottanta volte più piccola della Sicilia.

Stabilizzazione precari a rischio impugnativa
Sono oltre quindicimila, tra ex Pip e precari della Regione siciliana e degli enti locali ad essere stati stabilizzati grazie alla manovra finanziaria approvata lo scorso 30 aprile dall’Assemblea regionale siciliana. Più nello specifico, gli ex Pip confluiranno nella Resais e si procederà successivamente alla loro assunzione. Perplessità sono state espresse dagli stessi sindacati e sul provvedimento aleggia prepotentemente lo spettro dell’impugnativa da parte del Consiglio dei ministri.

Burocrazia elefantiaca della Pa
Il personale della Regione siciliana continua ad essere tra i più costosi d’Italia, eppure nell’ambito delle trattative per il rinonvo del contratto, l’ipotesi ventilata è quella di un aumento mensile di 85 euro di cui onestamente non si sentiva il bisogno. L’elefantiasi non è l’unico problema che affligge la Regione e la pubblica amministrazione siciliana in generale le quali, come è noto, non brillano per qualità ed efficienza dei servizi erogati mentre la distanza tra il cittadino e la pubblica amministrazione si fa siderale.
Senza una riforma della macchina burocratica è impossibile anche solo pensare che la Sicilia si possa risollevare.

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L’economista Vitale: “Prematuro giudizio su Musumeci, in Sicilia non emergenze ma vere piaghe bibliche strutturali”

È prematuro esprimere un giudizio sul Governo regionale sia in termini generali che in relazione a temi specifici soprattutto quando questi non sono per nulla “emergenze” ma piaghe bibliche strutturali che vengono da molto lontano.
Per entrare nello specifico il tema dei rifiuti non è un’emergenza ma una tragedia storica che può essere, con relativa facilità, affrontata seriamente e trasformata in una opportunità economica come è avvenuto in tanti altri paesi e città, anche italiane.
Per affrontarla, però, è necessario un cambio di cultura politica e gestionale e di volontà politica. Per risolverla ci vogliono alcuni anni di un’azione tecnicamente competente e molto energica. Si può partire da qualche città importante, come Palermo, dove a livello di governo locale non manca né intelligenza e cultura, né volontà politica.
I flussi turistici che nel 2016 segnarono una flessione, nel 2017 sono tornati a crescere in misura sostenuta, ma restano lontanissimi dal potenziale della Sicilia che è almeno tre volte maggiore dell’esistente. Ma perché ciò si realizzi non è sufficiente una politica regionale, anche se fosse buona, cosa molto difficile, ma è indispensabile una mobilitazione di forze culturali sociali e produttive (dagli operatori turistici ai gestori dei trasporti agli enti culturali; alle grandi tenute agricole, ai gestori di musei, etc.) e di tutta la cittadinanza.
E bisogna smetterla di piangersi addosso. Ad esempio, il dato sulla povertà in Sicilia resta gravissimo e per essere affrontata seriamente richiede un progetto decennale.
Ma dal 2015 (30,1%) al 2016 (28,6) migliora e se il vostro dato (26,1%) è del 2017 migliora ancora. Per fare qualche confronto in Campania peggiora dal 19,9% (2015) al 22,9% (2016); in Umbria peggiora dal 13,6% (2015) al 17,9% (2016). Poi c’è la Calabria che peggiora dal pessimo 33,1% (2015) al catastrofico 39,2% (2016). Ma sappiamo da decenni che la Calabria è forse la più povera regione d’Europa, ma è anche la patria della mafia più ricca d’Europa. Poi c’è la Sardegna che migliora sia pure di poco dal 16,8% (2015) al 16,0% (2016).
Insomma, su tutti questi temi mi auguro che il Quotidiano di Sicilia sfidi il Governo regionale e altri su una prospettiva di lungo periodo e con progetti seri e profondi, senza aspettarsi e suscitare attese di miracolismi a breve termine dal Governo regionale.
(…)Non ci si può illudere che la Regione sia ente innovatore. Chiunque la diriga è legato dai mille vincoli, tradizioni e interessi, che vengono dalla sua non esemplare storia e dalla sua struttura di governo. L’innovazione vera può venire solo dalle città dove la gente ha più possibilità di vedere, toccare e giudicare il governo delle stesse, e dalle forze sociali e produttive per bene e che amano la loro terra.
Ma anche il tema del funzionamento delle regioni non è tipicamente siciliano ma dell’Italia tutta. Non c’è alcun indizio che qualche forza politica che ora non esiste abbia la capacità e la voglia di affrontare questo problema istituzionale nazionale. Perciò bisogna aggirarlo. Fare bene, nonostante le Regioni, a statuto speciale o autonome che siano.

Marco Vitale
Economista d’impresa
www.marcovitale.it

di Patrizia Penna

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31 maggio 2018

LE NOMINE. DALL’EX CONSIGLIERE ALL’AVVOCATO. ARS E REGIONE, I NUOVI CONSULENTI

Un avvocato catanese sarà consulente di Razza, mentre un ingegnere andrà all’Energia.

PALERMO – Arrivano nuovi collaboratori esterni negli uffici degli assessorati regionali e dell’Ars. Tra professionisti del mondo delle professioni giuridiche, ex consiglieri e conferme provenienti dal mondo delle comunicazioni, ecco chi sono e cosa fanno gli ultimi consulenti, in ordine di tempo, di Regione e Parlamento.

È fresco di nomina all’assessorato all’energia Giuseppe Pollicino, che si occuperà di consulenze in campo energetico e ambientale per tutto il mese di maggio 2018 per un compenso di 2065 euro lordi. Laureato in ingegneria elettronica, Pollicino è stato consulente scientifico per istituzioni come l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e consulente tecnico d’ufficio del tribunale di Siracusa. Accanto alle consulenze Pollicino ha svolto attività di ricerca, collaborando con l’università di Catania per progetti nell’ambito della geofisica, dell’architettura tecnica e dell’elettronica.

Sempre all’assessorato all’energia viene confermata la consulenza di Nando Calaciura, esperto di comunicazione già in forze all’assessorato diretto da Alberto Pierobon. Anche per Calaciura il compenso sarà di 2.065 euro lordi per il mese di maggio, in cambio dei quali il professionista farà da consulente per questioni di comunicazione e interazione sociale. Giornalista nel palermitano durante gli anni ottanta e novanta, Calaciura ha una lunga esperienza nel campo della comunicazione aziendale, soprattutto nei settori vitivinicolo, manifatturiero e turistico, e della comunicazione pubblica, curando tra gli altri gli uffici stampa del Cerisdi e della Protezione civile regionale.

Durerà fino a novembre di quest’anno la consulenza dell’avvocato Daniele Sorelli per l’assessorato regionale alla Salute. Sorelli riceverà un compenso di 12.890 euro lordi per, si legge sul sito ufficiale della Regione, “attività di assistenza alla predisposizione di atti amministrativi in ambito sanitario e assistenza alla predisposizione alle iniziative legislative in materia sanitaria dell’assessore della Salute Ruggero Razza”. L’avvocato catanese vanta una serie di collaborazioni in ambito scientifico, soprattutto con la sede di Catania dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, per il quale Sorelli è stato assegnista di ricerca e consulente per questioni legali . Accanto alla collaborazione con istituzioni scientifiche Sorelli svolge la professione di avvocato presso lo studio Avvocati Associati di Catania, fondato dall’ex deputato nazionale del Partito democratico Giuseppe Berretta.

Sono due infine i nuovi addetti alla segreteria in forze all’Ars, entrambi incaricati dal deputato Pd Nello Dipasquale. Assunto fino a marzo 2019 per 1142 euro al mese, Salvo Alotta è un ex consigliere comunale ed è stato candidato alle ultime elezioni regionali. Per Dipasquale Alotta svolgerà attività di segreteria, stesse mansioni che toccheranno all’altra neoassunta Anna Maria Aiello ma con un compenso di 676 euro al mese fino ad aprile 2019.
di Antonio Giordano

21 Maggio 2018

Spese elettorali senza controllo. Cancelleri: “Serve una legge” !

“Basta spese elettorali senza controllo in Sicilia”. Il vicepresidente dell’Assemblea regionale e leader dei 5 stelle, Giancarlo Cancelleri, annuncia la presentazione di una norma per recepire la legge nazionale mai applicata nell’Isola. Come raccontato oggi su Repubblica Palermo, nell’Isola la corte di appello non può fare alcuna verifica sui finanziamenti e le spese nelle campagne elettorali per le regionali e le comunali. Salvo poi scopire da indagini del pm come imprenditori finanzino in nero i politici.

“I meccanismi di finanziamento delle campagne elettorali comunali e regionali devono essere trasparenti anche in Sicilia. Tutti devono sapere quanti soldi arrivano ai politici per la loro campagna elettorale e da dove arrivano, soprattutto da chi arrivano. La verifica della congruità della spesa e delle somme ci libererà da finanziamenti di dubbia moralità. Dopo tutto quello che sta emergendo dallo scandalo Montante non è più rinviabile, per questo motivo la settimana prossima presenteremo un apposito disegno all’Ars che prevede il recepimento della norma nazionale che permetterebbe il controllo delle rendicontazioni delle spese alla Corte d’Appello. Vedremo chi potrebbe sbarragli la strada, dovrebbe spiegarlo per bene prima che a noi alla collettività”. Così il deputato all’Ars ancelleri all’indomani dello scandalo Montante, dove si ipotizza un mega finanziamento a favore di Crocetta per le regionali del 2012.

“Casi come questo o quello Morace nel recente passato – afferma Cancelleri – puoi solo ipotizzarli alla vigilia, ma si cominciano ad accertare solo dopo l’intervento dei magistrati. Diverso sarebbe se tutti i movimenti di denaro fossero tracciati capillarmente e sottoposti al controllo della corte d’appello,come avviene nelle regioni a statuto ordinario per legge. Basterebbe poco a colmare questa lacuna e a stoppare eventuali finanziamenti sotterranei: basterebbe far recepire all’Ars la norma nazionale. Noi ci proveremo. Per la cronaca. Il M5S – conclude Cancelleri – nel 2012 e nel 2017 è stata l’unica forza politica ad andare alla Corte d’Appello a presentare la rendicontazione delle spese effettuate per il candidato presidente della Regione”.

19 maggio 2018

Armao: “Abbiamo impugnato il bilancio dello Stato”. Buco della Finanza pubblica di 8 miliardi !

La Regione Siciliana ha presentato in occasione dell’Audizione della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sul DEF 2018, tenutasi presso le Commissioni Speciali di Camera e Senato, gli oneri relativi al concorso per il risanamento della finanza pubblica a carico dei siciliani.

Sulla relazione presentata dal Vicepresidente e Assessore per l’Economia, Gaetano Armao, è stato evidenziato il consistente contributo in termini di concorso reso dalla Regione e dalle ex Province siciliane (ora liberi consorzi e città metropolitane) nel periodo 2012-2018, che ammonta nel periodo complessivamente alla iperbolica cifra di 8 miliardi e 300 milioni di euro.

Il contributo è costantemente cresciuto negli anni oltre ogni ragionevole misura e con determinazione unilaterale dello Stato basti pensare che nel corso dell’ultimo quadriennio (2015-2018) ha raggiunto un ammontare di circa 5 miliardi e 700 milioni di euro.

“Intendiamo contestare questo modo di procedere che comprime oltre ogni ragionevole misura, sopratutto se aggiunto al taglio del 3% sulla spesa corrente concordato nella precedente legislatura, ed in termini di gran lunga superiori ad ogni altra Regione italiana – ha precisato Armao – abbiamo già per questo impugnato il bilancio dello Stato 2018 ed attendiamo l’insediamento del nuovo Governo per chiedere l’immediata prosecuzione del negoziato per la revisione di queste condizioni inique”

18 maggio 2018

Ars, la Finanziaria è già in salita Le opposizioni promettono battaglia

Avviato il dibattito per l’approvazione entro il 30 aprile. Musumeci: “Tagli per almeno tre anni”.

PALERMO – Cinque ore di discussione generale sulla Finanziaria. Cinque ore in cui maggioranza e opposizione si sono confrontate sul contenuto di “una legge che è uno strumento economico ma che ha una forte caratterizzazione politica”. Sono le parole del presidente della Regione Nello Musumeci che ha chiuso la prima lunga seduta della maratona che porterà al voto per l’approvazione dei documenti finanziari entro il 30 aprile, data in cui scadrà l’esercizio provvisorio.
Una corsa contro il tempo, quindi, ma il governatore si giustifica: “Qualche difficoltà, qualche ritardo, può capitare a un governo che ha 10 componenti su 12 che sono alla loro prima esperienza”. I tempi sono strettissimi, dicevamo, eppure domani, in apertura di seduta il Parlamento regionale, prima di tornare all’esame della Finanziaria, discuterà il bilancio dell’Ars, come è prassi, e la modifica al regolamento dell’Ars, per allargare l’ufficio di Presidenza a due nuovi segretari.

“La Regione – ha detto Musumeci in Aula – è stata per lungo tempo un ammortizzatore sociale, la più grande industria della Sicilia, uno strumento cieco e comodo per ottenere facile consenso. E se c’è chi ancora vuole addentare le poche briciole che sono rimaste a terra, sappia che deve fare i conti con chi di quelle briciole ha bisogno per costruire qualcosa. A noi i tagli non piacciono, li facciamo a malincuore, ma questa è una Finanziaria nata e concepita nella consapevolezza di una Regione fortemente indebitata, con un contenzioso aperto col governo nazionale. I tagli ci sono stati e continueranno ad esserci: nessun presidente vorrebbe dirlo, ma se vogliamo rimettere questa Regione in carreggiata così deve essere. Io non posso mentire ai siciliani, non compio furti con destrezza: i siciliani devono sapere che almeno per tre anni i tagli ci saranno”.

Musumeci ha continuato a chiedere “dialogo e rispetto” ai parlamentari di tutti i gruppi politici, ma le opposizioni hanno criticato aspramente il testo della Finanziaria in discussione. In particolare esponenti del Movimento 5 stelle, più volte hanno fatto riferimento alla legge come a un “marchettificio”. Il capogruppo dei grillini Zafarana ha parlato di “Finanziaria a gettoni”. “Questa Finanziaria ha avuto un solo obiettivo: mediare e distribuire per garantire sopravvivenza al governo Musumeci”, ha attaccato Claudio Fava.

Diverso l’atteggiamento dei parlamentari del Pd, che nella discussione hanno mostrato più di un’anima: dalla critica dura di Antonello Cracolici – “è una Finanziaria contro i ragazzi e l’ambiente” – alle aperture di Baldo Gucciardi – “auspichiamo che si possa governare anche con il contributo del Parlamento”. “È la finanziaria di un governo che è nato stanco, e procede con passo lento – ha detto il capogruppo dem Giuseppe Lupo. – Il Pd porterà avanti le sue proposte nel corso dei lavori parlamentari per la lotta alla povertà, per lo sviluppo e le politiche sociali, per i giovani ed il sostegno ai comuni”.

Trovare la quadra in ogni caso non sarà facile, ma il presidente Musumeci avvisa che “si costruirà qualcosa anche con le briciole”. “Questa Regione – ha detto – non può più essere quella che è stata fino ad oggi. Dobbiamo dirlo a tutti: la Regione non è il pozzo di San Patrizio che abbiamo conosciuto per 50 anni. E sarebbe bene che qualche siciliano invece di chiedersi ‘cosa fa per me la Regione?’ cominci a chiedersi ‘cosa faccio io per la Regione”.

LA DIRETTA DELLA SEDUTA

20.02 – Il vicepresidente Giancarlo Cancelleri ha rinviato la seduta a domani mattina alle 9.30. L’Aula discuterà le modifiche al regolamento dell’Ars prima di riprendere con l’esame della Finanziaria.

20.00 L’aula vota il passaggio all’esame degli articoli. 

19.55 – “Che la Sicilia Diventerà Bellissima è il nostro auspicio. È un percorso che va iniziato e dobbiamo iniziarlo insieme”. Il presidente Musumeci poi si è giustificato: “Qualche difficoltà, qualche ritardo, può capitare a un governo che ha 10 componenti su 12 che sono alla loro prima esperienza. Quello che non sappiamo fare, lo impariamo facendolo. In questi giorni confrontiamoci, pure nell’asprezza del dibattito, ma sempre con rispetto e nell’interesse dei siciliani”. Dai banchi del governo parte un applauso a cui si accodano i deputati di maggioranza.

19.48 – L’attacco di Musumeci agli enti: “Io voglio sapere cosa fanno questi enti? Cosa producono? Perché un siciliano dovrebbe mettere la mano al portafogli per pagare questi enti? Basta con questa logica da parassiti. Questo governo vuole tutelare i lavoratori non i posti di lavoro. Salvaguardiamo la forza lavoro non gli enti inutili e improduttivi che non sono utili all’economia siciliana”.

19.45 – Il presidente della Regione si avvia alla conclusione: “Questa Regione non può più essere quella che è stata fino ad oggi. Dobbiamo dirlo a tutti: la Regione non è il pozzo di San Patrizio che abbiamo conosciuto per 50 anni. E sarebbe bene che qualche siciliano invece di chiedersi ‘cosa fa per me la Regione?’ cominci a chiedersi ‘cosa faccio io per la Regione”.

19.43 – Musumeci annuncia un interpello a tutti i comuni dell’isola per conoscere tutti i teatri dell’Isola e intervenire organicamente.

19.40 – “Tutti i problemi che stiamo affrontando in questi mesi e in queste settimane hanno una storia, hanno un percorso politico e nessun governo che ci ha preceduto è privo di responsabilità, sia di centrosinistra sia di centrodestra – aggiunge Musumeci. – Io credo che ogni articolo di questa Finanziaria meriti rispetto. Non ci sono marchette, ma legittimi interessi delle diverse comunità. 

19.37 – Il governatore ribadisce il ruolo del Parlamento nella formazione della Finanziaria: “Abbiamo voluto accontentare le opposizioni e presentare una Finanziaria snella, ma forse abbiamo commesso un errore. Era formata da 35 articoli, dopo lo stralcio siamo arrivati a 118”.

19.32 – “Ci auguriamo che il contenzioso col governo nazionale – dice Musumeci – si chiuda favorevolmente per noi, perché fino a oggi abbiamo assistito all’atteggiamento troppo remissivo dei precedenti governi. E non solo di quello che ci ha preceduti”.

19.29 – “La Regione – prosegue Musumeci – è stata per lungo tempo un ammortizzatore sociale, la più grande industria della Sicilia, uno strumento cieco e comodo per ottenere facile consenso. E se c’è chi ancora vuole addentare le poche briciole che sono rimaste a terra, sappia che deve fare i conti con chi di quelle briciole ha bisogno per costruire qualcosa. A noi i tagli non piacciono, li facciamo a malincuore, ma questa è una Finanziaria nata e concepita nella consapevolezza di una Regione fortemente indebitata, con un contenzioso aperto col governo nazionale. I tagli ci sono stati e continueranno ad esserci: nessun presidente vorrebbe dirlo, ma se vogliamo rimettere questa Regione in carreggiata così deve essere. Io non posso mentire ai siciliani, non compio furti con destrezza: i siciliani devono sapere che almeno per tre anni i tagli ci saranno”.  

19.23 – Inizia la replica del governatore Musumeci. “Ho ascoltato tutto attentamente. Ho apprezzato il garbo di molti interventi che dimostrano come questo parlamento sia stato negli anni erroneamente al centro di immeritate polemiche. Nei dibattiti e nel confronto sulle leggi finanziarie da parte delle opposizioni non c’è mai stato un atteggiamento conciliante. La Finanziaria, dicono, è il momento più qualificante di un governo e che nulla è più politico di uno strumento economico. E quindi è giusto che il dibattito sia aspro in questo momento, ma pur sempre animato da rispetto”.

19.14 – L’ultimo capogruppo a parlare, prima della replica del governo, è Alessandro Aricò, di Diventerà Bellissima: “Non si capisce perché la Finanziaria debba essere snella. Questo è il nostro metodo di legiferare: con la Finanziaria abbiamo la possibilità di fare piccole riforme concrete che servono per lo sviluppo. Ci chiedono ‘ma quando diventerà bellissima”. Ebbene, noi ce la stiamo mettendo tutta. Dobbiamo tornare nel giro di due anni a essere una Regione normale, intanto. Ritengo che questa sia la finanziaria per le imprese e del confronto. Dopo 5 anni di governo Crocetta abbiamo fatto il lavoro migliore che si potesse fare”. 

19.02 – Si rivolge direttamente al presidente Nello Musumeci il capogruppo dei grillini Valentina Zafarana: “Ci deve essere permesso di svolgere il nostro ruolo di opposizione. Non possiamo pensare che anche in Aula accadrà quello che è accaduto in Commissione Bilancio quando in una notte, bulimicamente, è stato aggiunto di tutto. Dobbiamo denunciare la fragilità e la povertà di questo testo. È una Finanziaria a gettoni. Una volta lei ha detto “chi vuole, voti le norme che porterò”, ma qui non possiamo permetterci di avere un respiro così corto”. 

18.49 – La prima cosa che fa Giuseppe Milazzo, presidente del Gruppo di Forza Italia, è rispondere al Movimento 5 stelle: “Nessuno si permetta di parlare di marchette! Se c’è una norma che interessa anche un solo siciliano, ecco che arriva sempre qualcuno che parla di marchette; ma se la norma è legittima e con copertura finanziaria, quella è una norma”. “Il popolo siciliano ha vidimato il programma di questo governo, che non si è mai tirato indietro davanti al confronto”, ha aggiunto, dopo aver elencato tutte le norme che costituiscono, per Fi, i punti chiave della Finanziaria.

18.43 – Nel dibattito dei capigruppo interviene il capogruppo del Pd, Giuseppe Lupo: “È la finanziaria di un governo che è nato stanco, e procede con passo lento in un clima da fine legislatura. Era stata annunciata una Finanziaria snella che è stata appesantita da tanti emendamenti-coriandolo lanciati in commissione dalla maggioranza. Ma nonostante la manovra conti adesso oltre 90 articoli, non affronta le emergenze della Sicilia né i temi dello sviluppo e del lavoro. Il Pd porterà avanti le sue proposte nel corso dei lavori parlamentari per la lotta alla povertà, per lo sviluppo e le politiche sociali, per i giovani ed il sostegno ai comuni”.

18.36 – Interviene il deputato di Fratelli d’Italia, Gaetano Galvagno, che non era intervenuto durante il dibattito per i parlamentari: “Mi auguro che sia una legislatura non legata a logiche di appartenenza, ma agli interessi: quelli dei siciliani”.

18.29 – La prima è Eleonora Lo Curto, presidente del Gruppo dell’Udc: “La posizione che esprimo non è di pregiudiziale positiva valutazione dei documenti che abbiamo analizzato solo perchè sono parte della maggioranza. Ma la mia attenzione politica si è concentrata sulle sue parole, presidente Musumeci: lei spesso ha parlato di ordine e normalità e questa secondo me è l’indicazione di una ben chiara visione politica e strategica del suo governo. In questa Finanziaria abbiamo riscontrato una enorme attenzione per le fasce deboli della società. È una legge generosa”. 

18.25 – Si chiudono gli interventi dei parlamentari per la discussione regionale. Ora tocca ai capigruppo e il presidente di turno Cancelleri annuncia che si alterneranno: “Uno di maggioranza e uno di opposizione”.

18.22 – Anthony Barbagallo del Pd ha esordito così: “Mi sarei aspettato che la Presidenza avesse stralciato un numero maggiore di norme. Intanto, su alcune norme, come quella per l’Autorità di bacino, ci aspettiamo che si possa ragionare insieme in Aula”.

18.17 – Carmelo Pullara di Popolari e autonomisti, ha fatto riferimento alle difficoltà di molte società partecipate e ha chiesto che si intervenga sulle criticità.

18.14 – La deputata della maggioranza Giusi Savarino elenca alcuni dei punti caratterizzanti della Finanziaria, e punta l’attenzione sull’agenzia per la casa e  sull’autorità di bacino – “è importante che anche la Sicilia si doti di questo ente” – e sulla valorizzazione dei beni demaniali.

17.55 – Giuseppe Compagnone dei Popolari e autonomisti ha chiesto al Governo “di mettere mano a una riforma organica del settore dell’Agricoltura”. Rivolgendosi al presidente Musumeci ha detto: “So quanto tu sei attento alla povera gente che lavora nell’agricoltura, ma dobbiamo stare sempre più attenti. Se c’è un sistema che funziona male, dobbiamo intervenire. Serve una riforma più organica, più completa, che pensi al domani. La dignità te la dà il lavoro e la sicurezza del lavoro”.

17.45 – E dopo l’intervento critico di Cracolici, ecco Baldo Gucciardi, sempre del Pd, che apre al dialogo col governatore: “Presidente, ho fatto delle critiche veloci, e non è una critica di contrapposizione ma auspichiamo che si possa governare anche con il contributo del Parlamento, espressione vera del voto dei cittadini”.

17.31Antonello Cracolici del Pd esordisce così: “Questa Finanziaria dice chiaramente contro chi è”. Poi spiega: “È contro i ragazzi della Sicilia, considerando i tagli alla scuola; è contro l’ambiente, dati i tagli agli enti parco e alle riserve naturali; è contro i minori per la riduzione della spesa per le comunità alloggio e l’accoglienza”. Nel mirino del deputato anche i tagli “di circa 20 milioni di euro al sistema delle autolinee regionali e i circa 4 milioni in meno alle quattro università siciliane”. Inoltre, “ha il chiaro obiettivo di togliere all’Ars i suoi poteri legislativi, anche in barba all’Articolo 12 dello Statuto speciale della Sicilia che, ricordo all’assessore Armao, non è un elenco di suggerimenti”.

17.24 – Sempre del Movimento 5 stelle, arriva Gianina Ciancio: “Serve un chiaro indirizzo politico, governatore, in questa Finanziaria non c’è. E bisogna porre rimedio a molte ingiustizie, come quella sul Furs. Vedremo come sarà affrontata questa sessione di bilancio in Aula e capiremo quale sarà il tipo di interlocuzione che questo governo ha intenzione di tenere in questa legislatura”.

17.18 – Jose Marano del Movimento 5 stelle tiene un brevissimo intervento presentando alcuni dati riassuntivi della crisi in Sicilia e poi chiude: “Guardo questa Finanziaria e non so cosa rispondere ai siciliani che vengono a cercarmi per chiedere spiegazioni”.

17.15 – Giovanni Di Mauro di Popolari e autonomisti in difesa del governo regionale: “Ascoltando le opposizioni, mi sembra di essere alla fine di una legislatura per cui si raccolgono lamentele su quello che poteva essere e non è stato. In realtà io posso dire di essere soddisfatto del confronto sereno che c’è stato con l’assessore Armao”.

17.02 – Stefano Zito, del Movimento 5 stelle, critica articolo per articolo alcuni dei temi più caldi della Finanziaria e in particolare si riferisce alla norma sui Pip e sul loro transito in Resais: “Stiamo prendendo in giro i Pip perché è una cosa che non possiamo fare, il consiglio dei Ministri ce la impugnerà ma forse c’è qualcuno che vuole soltanto giocarsi questa carta con quei lavoratori”.

16.55 – Giovanni Di Caro del Movimento 5 stelle chiede più fondi per i comuni in dissesto: “Arriva un grido disperato da tutti i comuni dell’Isola che hanno dichiarato il dissesto finanziario”, dice prima di leggere il lungo elenco completo. “Un fallimento – prosegue – che riguarda tutti i siciliani. A questo grido disperato la Regione ha risposto in modo insufficiente. Settecento mila euro destinati con l’articolo 18 sono troppo pochi. Siamo ancora in tempo per evitare che falliscano tutti i comuni dell’Isola”.

16.52Giuseppe Arancio del Pd: “In questa Finanziaria mi sono occupato in particolare di alcune norme sul sociale. In commissione abbiamo approvato una norma che destina maggiori fondi al tema dell’autismo perché è importante potenziare i servizi per la diagnosi e per il sostegno ai pazienti e alle famiglie. Chiedo al governo di mantenere gli aumenti dei fondi che avevamo elaborato in commissione”.

16.45 – La deputata grillina Valentina Palmeri: “Della follia dell’articolo 60 sul coniglio selvatico ne hanno parlato tutti, ma ne riparlo perché è l’esempio di un articolo fatto male, un esempio di soldi buttati: si parla di ripopolamento, ma non è spiegato come e attraverso quali enti. Quindi che facciamo, destiniamo questi soldi e poi?”.

16.35 – Interviene in Aula il parlamentare regionale del Pd Nello Dipasquale: “Sono rimasto profondamente deluso e sorpreso che questa discussione sia cominciata senza la relazione del presidente della Regione, era quella l’occasione per trasmettere l’idea e l’anima di questa Finanziaria. È stato un peccato e abbiamo perso un’occasione. Avrei voluto capire come ha potuto pensare di privare il Parlamento del potere legislativo attribuendosi questo potere con un decreto, come per esempio nel caso dell’articolo sull’agenzia per la casa. Lei, signor presidente Musumeci, fa riferimento alla collaborazione ma ci deve mettere nelle condizioni di fare il nostro lavoro”.

16.28 – Il parlamentare del M5s Giorgio Pasqua ha chiesto in Aula di “aumentare, anche in extremis” i fondi per i disabili.

16.18 – Il parlamentare regionale dell’Udc, Vincenzo Figuccia, sfrutta la metafora di una donna a dieta per dire la sua sulla Finanziaria e sul modo in cui il testo è arrivato nella sua versione definitiva in Aula: “Questo testo era snello, diconono, dice la stampa. Poi, nel passaggio in Commissione Bilancio è ingrassata. POi, è stata sottoposta a una nuova dieta. Ma dobbiamo stare attenti: dobbiamo pensare al benessere di questo testo. Sono certo, signor presidente, che potrebbero esserci le condizioni per fare un buon lavoro. Il tema però è se noi vogliamo puntare ad un dimagrimento eccessivo che punti solo ad una sterile dimensione estetica o se possiamo invece puntare al benessere psicofisico di questa donna”.

16.11 – Prende la parola Antonio Catalfamo, di Fratelli d’Italia: “Sono convinto che in questa fase dovremmo spogliarci delle faziosità e permettere la discussione. Questo testo è certamente perfezionabile, ma delle indicazioni importanti vengono date ai cittadini da questa legge. I due pilastri della società per me sono la scuola e la famiglia e sono convinto che in questo testo ci sia una particolare attenzione per questi due aspetti imprescindibili. Ci sono altri passaggi importanti in questo testo, come quelli che riguardano l’ambiente e il lavoro”.

16.06 – Torna, dal Movimento 5 stelle, torna l’etichetta di “marchettificio” per questa Finanziaria. A parlare stavolta è Luigi Sunseri: “Bello questo marchettificio. E la cosa più grave è che nessuno ha visto come sono passati certi emendamenti in Commissione Bilancio, perchè avete abolito lo streaming. E state depauperando i poteri di questa Assemblea”

16.00 – L’ex ribelle di Forza Italia, Tommaso Calderone, è il primo esponente della maggioranza a intervenire in Aula: “Questa Finanziaria è un testo completo. Io ho avuto il tempo di leggerla e studiarla e quando sento i miei colleghi dell’opposizione parlare di “film horror” riferendosi a questo testo, resto sbalordito. Una legge che si occupa di precari, che si occupa di contrastare la violenza sulle donne, una legge che offre misure di contrasto alla povertà, non può essere tacciata come “film horror”. Certo è perfettibile, ma benvenuta questa legge”.

15.55 – Angela Foti del Movimento 5 stelle senza peli sulla lingua: “Questo testo è un marchettificio”. “Ho cercato di dare ordine a un testo che ordine non ne ha e infatti non ci sono riuscita. Mi sento – ha aggiunto – di dover censurare l’atteggiamento di questo Parlamento, ma soprattutto di questo governo. Lo abbiamo visto con i magheggi che avete fatto tra stralcio e poi, col passo del gambero, reintroduzione di molte norme”.

15.45 – Da Claudio Fava, eletto nella lista I Cento passi e oggi al Gruppo Misto, arriva un altro duro attacco alla “Finanziaria del governo”: “È vero che l’Ars ha il compito di discutere, emendare, approvare, ma la Finanziaria è una scelta del governo. La prima Finanziaria di chi si appresta a governare questa regione per 5 anni è un biglietto da visita, deve avere un’anima e un’intenzione. Ci sfuggono le priorità. Ci sfugge il titolo: lei, presidente Musumeci, è un giornalista come me e sarà d’accordo che un titolo a questo testo non si può dare. Questa Finanziaria ha avuto un solo obiettivo: mediare e distribuire per garantire sopravvivenza al governo Musumeci”.

15.36 – Nunzio Di Paola, del Movimento 5 stelle, prende la parola e attacca il governo sulla riscrittura di alcuni articoli della Finanziaria E fa l’esempio dei finanziamenti per la scuola o delle “Disposizioni sui Beni culturali”: “Com’è possibile approvare un articolo del genere se l’assessore al ramo non è mai stato in Commissione a spiegarcene la ratio? Io do il mio benvenuto all’assessore Tusa, ma l’assessore Sgarbi non l’abbiamo mai visto”.

15.31 – Prende la parola Sergio Tancredi, del Movimento 5 stelle: “Avrei preferito una Finanziaria snella e invece ci siamo fatti prendere dalla bulimia di aggiungere, aggiungere, aggiungere articoli. Questo ci ha impedito di capire esattamente quali sono tutti gli argomenti che stiamo affrontando. Come gruppo abbiamo cercato di migliorare gli articoli, ma non è stato facile. Questo è un metodo di lavorare che non ci permette di legiferare nel migliore dei modi”.

15.13 – Il primo intervento della discussione generale è del deputato Cateno De Luca, del gruppo misto: “In commissione ho votato a favore della Finanziaria e vorrei fare lo stesso qui in Aula. Ma servono dei chiarimenti, da subito”. Il parlamentare ha esposto i suoi emendamenti. “Un contributo che abbiamo voluto dare al governo”, ha concluso.

15.12 – “Colleghi la discussione generale al disegno di legge sulla finanziaria è in atto, credo che quantomeno i capigruppo dovrebbero intervenire”. Cancelleri riprende l’Aula, dove la discussione stenta a partire.

15.11 – Musumeci presenta all’Aula il nuovo assessore ai Beni culturali, Sebastiano Tusa. “A nome di questo governo – ha detto – esprimo al neo assessore l’augurio di buon lavoro e il benvenuto in questa compagnie che vuole fare dei beni culturali una delle priorità di questo governo”.

15.10 – La seduta apre con la presidenza di Giancarlo Cancelleri, che dà notizia del contingentamento dei tempi. “Il tempo complessivo di 5 ore, meno 30 minuti riservati al governo, sarà ripartito in parte in modo equo e in parte in misura proporzionale ai gruppi: M5s 64 minuti, Forza Italia 43, Partito Democratico 30, Diventerà Bellissima 27, Popolari e autonomisti 25, Udc 21, Misto 23, Fdi 20 e Sicilia Futura 19”.

14.55 – “La manovra finanziaria è frutto del lavoro di tutto il Parlamento che l’ha voluta così e io rispetto la volontà del Parlamento”. Così il presidente della Regione, Nello Musumeci, ha risposto ai cronisti sulla legge di stabilità, che dalla commissione Bilancio è uscita con 120 articoli, rispetto ai 36 del testo originario che era stato approvato dalla giunta regionale e trasmesso a Palazzo dei Normanni.

14.50 – Si sono conclusi i lavori della seconda Commissione.

14.30 – La seduta non è ancora ripresa. È in corso la Commissione Bilancio, alla presenza dell’assessore al Bilancio Gaetano Armao, dove prosegue l’esame del “collegato”. In particolare, pare che non si trovi l’accordo sugli articoli riguardanti l’Esa.

14.15 – La Conferenza dei capigruppo avrebbe deciso di contingentare i tempi per la discussione generale della Finanziaria. L’intento è quello di far durare questa prima parte dell’esame dei documenti finanziari non più di 5 ore.

13.10 – Il presidente Miccichè convoca i capigruppo in sala lettura per “una veloce capigruppo” per stabilire i tempi dei lavori d’Aula. Poi sospende la seduta, che riprenderà alle 14.30.

13.05 – Dagli uffici dell’Ars fanno sapere che gli emendamenti presentati al disegno di legge di Stabilità sono più di 1300, 20 al Bilancio.

13.03 – Il presidente Gianfranco Micciché apre la seduta. Il segretario legge il verbale della precedente seduta.

 

Scritto da Maria Teresa Camarda
il 26 Aprile 2018 – 15:12