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PRESIDENTE MUSUMECI, SIA COERENTE E MANTENGA LA PAROLA: I FORESTALI NON AVRANNO UN GIORNO DI RIPOSO! LAVORARE PER 8/9/10 MESI SPALMANDO L’INDENNITA’ DI DISOCCUPAZIONE NON SAREBBE COSTITUZIONALE. LEI FORSE NEMMENO SE LO IMMAGINA IL DANNO ECONOMICO CHE CREEREBBE

di Michele Mogavero
Finalmente il Presidente Musumeci esce allo scoperto giocando la carta dello scarica barile e cioè rimettendo tutto nelle mani del Governo Nazionale. Eh no Presidente, così abbiamo scoperto l’acqua calda. La sua annunciata riforma è pericolosissima per gli operai forestali, lavorare per 8/9/10 mesi giocando sull’indennità di disoccupazione è al quanto mortificante. Si fermi un attimo e si faccia consigliare da persone competenti. Così come ha in mente lei, i salari (già miseri) non saranno più da stagionali e con i nostri soldi dell’indennità di disoccupazione ci farebbe lavorare di più, ma da dove arriva questa magistrale idea? Da Salvini e dal suo Nord? L’ammortizzatore sociale che ci spetta di diritto e per legge non può essere barattato con nessuna opzione, solamente con la stabilizzazione, chiaro questo concetto? La sua idea ci aveva fatto storcere già il naso quando dichiarava che bisognava lavorare tutto l’anno senza essere stabilizzati, avevamo già dei dubbi su quello che diceva.
E che dire dell’Assessore Bandiera? Anche lui non è stato coerente, sosteneva che c’erano le risorse e le condizioni per 151 giornate. Che fine hanno fatto quei fondi? La si deve smettere di prendere continuamente per i fondelli il comparto.
Per le regionali l’On. Cancelleri aveva detto ad un paio di dirigenti del Sifus, che l’accordo con il governo nazionale deve essere fatto per lavorare 365 giorni all’anno, non ha mai detto di spalmare l’indennità di disoccupazione per 9/10 mesi.
 
Presidente Musumeci, se non può più mantenere l’impegno annunciato nei salotti di Porta A Porta di Bruno Vespa, valuti la proposta dei due soli contingenti PER TUTTI, magari con 181 giornate e Oti, vedrà che saranno tutti contenti, forse e mi auguro anche il Sifus (spero di vero cuore che possa essere il piano B di Maurizio Grosso), ma salvando l’indennità di disoccupazione agli operai forestali, così come per le altre categorie di lavoratori. 
L’indennità di disoccupazione a chi spetta? Ecco alcuni esempi:
  • Tutti i lavoratori dipendenti comuni (operai, impiegati, quadri, dirigenti) anche agricoli.
  • Lavoranti a domicilio.
  • Insegnanti non di ruolo.
  • Lavoratori a tempo determinato dell’ente poste.
  • Lavoratori domestici.
  • Coloro che abbiano svolto attività di lavoro dipendente che non ha interessato tutto l’anno solare i quali non abbiano avuto diritto all’indennità di disoccupazione con requisiti normali.
  • Coloro che pur avendo diritto all’indennità ordinaria non hanno presentato la domanda nei termini dei 68 giorni.
  • Settore alberghiero
  • Ecc.

Ai Sindacati tutti chiediamo di farsi ricevere dal Governo Nazionale per stoppare urgentemente la proposta del Presidente Musumeci. Se è il caso ci veniamo anche noi per difendere i nostri diritti.
Far presente che in una intervista su La7, il Ministro del Lavoro Luigi Di Maio, diceva che i lavoratori forestali della Sicilia li voleva destinare a tempo pieno. Ecco, questa sarebbe la base su cui partire ma senza giochi di parole, perchè dell’indennità di disoccupazione ne faremo volentieri a meno in cambio della stabilizzazione. Stabilizzazione significa lavorare 365 giorni all’anno togliendo le ferie, gli infortuni, le malattie, i lutti, i permessi, ecc. Siamo costretti a specificare tutto perchè la politica bugiarda è sempre in agguato e non è mai coerente su quello che dice e promette.
Egregio Presidente Musumeci, lavorare tutto l’anno senza essere stabilizzati non ci convince e non siamo d’accordo. 

24 gennaio 2017. L’intervento al convegno del Sifus di Linguaglossa

Non siamo d’accordo per tutto l’anno a tempo determinato.
Tutto l’anno significa a tempo indeterminato. Punto!

Gennaio 2014. In occasione di uno sciopero



Non avere un giorno di riposo? Questo andrebbe bene, 

ma senza giochi di parole, 365 giorni all’anno. Punto!

Il Presidente Musumeci zittisce Bruno Vespa: non licenzieremo nessuno, anzi, li facciamo diventare da peso a risorsa. Li vorrei a pulire i laghi, fiumi, le aree verdi, le spiagge e non avranno un giorno di riposo. Conosco il metodo del governo per averlo già sperimentato.

Ma se cambia idea non è più coerente!

L’Assessore Bandiera ci aveva illusi con almeno 151 giornate, perchè questo passo indietro? 

L’Assessore all’Agricoltura intervistato dalla Tgr Sicilia, ha detto che vuole stabilizzare i circa 22mila lavoratori forestali che sono una risorsa ed ha confermato che ci sono tutte le condizioni e le risorse per far sì che possano lavorare tutto l’anno attraverso il tempo indeterminato e una parte con 151giornate.

L’On. Cancelleri in occasione delle regionali aveva detto a due dirigenti del Sifus, che l’accordo con il governo nazionale deve essere fatto per lavorare 365 giorni all’anno, non ha mai detto di spalmare l’indennità di disoccupazione per 9/10 mesi.

L’On. Cancelleri M5S al Sifus:: accordo con lo stato per un’assunzione a tempo indeterminato.

Anche questo va bene, ma anche in questo caso senza giochi di parole, 365 giorni all’anno. Punto! Luigi Di Maio zittisce il giornalista

Luigi di Maio risponde alla domanda: cosa farete dei famosi 22.000 forestali che fanno ridere tutto il mondo? Noi li vogliamo destinare a tempo pieno per il dissesto idrogeologico, ai beni culturali, alla tutela del territorio. Chi vuole lavorare a tempo pieno ci aiuterà a far crescere la Sicilia


Oppure


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Ascolta anche:

Musumeci: nessuna rottura con il Sifus. Sui forestali avremo una riforma, ma ci vuole il consenso con il governo nazionale. Il Blog: non ci convince il discorso sull’indennità di disoccupazione, via solamente in cambio della stabilizzazione, non avrebbe senso lavorare per 10 mesi

MUSUMECI VOLA A ROMA DAL MINISTRO DELL’ECONOMIA, VERSO UN TAVOLO TECNICO STATO REGIONE

Un tavolo tecnico per affrontare alcune emergenze legate ai rapporti finanziari fra la Regione Siciliana e lo Stato sarà presto istituito a Roma presso il ministero dell’Economia. Lo ha assicurato il ministro Giovanni Tria al governatore Nello Musumeci nel corso dell’incontro avuto nella Capitale. Musumeci, che era accompagnato dal vicepresidente e assessore all’Economia Gaetano Armao, ha consegnato al titolare del dicastero di via XX settembre un documento che riassume le tematiche sulle quali è necessario pervenire, in tempi rapidi, a una soluzione.

Sui rapporti finanziari Stato-Regione il presidente Musumeci ha evidenziato “la necessità che le Camere procedano celermente alla revisione delle norme di attuazione dello Statuto siciliano, ferme agli anni Sessanta, la cui mancata approvazione ha reso di fatto inattuato il federalismo fiscale nell’Isola”.

Altro argomento affrontato la Condizione di insularità. La Regione Siciliana, infatti, oltre a un’arretratezza del tessuto produttivo dovuta soprattutto alla carenza di infrastrutture, sconta lo svantaggio della propria condizione di Isola, che oltre a tutti costi tipici dell’impresa vi aggiunge quella legata ai trasporti (a causa della non ancora compiuta continuità territoriale per la viabilità via mare, via terra e via aerea). Per l’assessore Armao, il «tavolo tecnico, inoltre, dovrà approfondire la materia dei regimi speciali e in particolare dovrà prevedere una fiscalità di vantaggio per le imprese e i cittadini residenti in Sicilia in materia di accise sui carburanti». In particolare, Musumeci ha ribadito l’attenzione del ministro sulla possibile defiscalizzazione dei prodotti petroliferi per i cittadini residenti nell’isola, dove ogni anno si lavorano milioni di barili di petrolio, con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.

Per quanto concerne la Fiscalità delle autonomie locali siciliane – strettamente legata alle norme di attuazione dello Statuto – il presidente Musumeci ha sottolineato al ministro Tria l’esigenza che «gli enti locali siciliani per il raggiungimento della piena autonomia finanziaria, che consenta loro di superare le condizioni di dissesto o pre-dissesto ampiamente diffuse, debbano poter contare oltre che sul gettito dei tributi locali anche sulle quote di gettito di tributi regionali e statali».

Il tavolo tecnico dovrà anche lavorare a un’ipotesi di riassetto del sistema dell’esazione dei tributi nell’Isola, alla luce della normativa regionale che ha previsto, nella scorsa legislatura, la messa in liquidazione di Riscossione Sicilia. Il ministro ha assicurato che il tavolo tecnico esaminerà i temi evidenziati nel documento del Governo regionale e condurrà il lavoro propedeutico a un confronto politico tra il governo della Regione e il governo nazionale.

13/09/2018

MAURIZIO GROSSO SIFUS CONFALI: IL MIO AMICO PRESIDENTE MUSUMECI PER GIUSTIFICARE LO SCAMBIO CON LA BANDA BASSOTTI, E’ SCIVOLATO SUL COMUNISMO

Il Presidente della regione, Nello Musumeci, in un intervista all’Informazione Raccontata, nel rispondere ad alcune domande poste da Umberto Teghini, ha rivelato oltre, i nostri rapporti di amicizia e stima reciproca (che confermo), il mio ideale di società e di vita: quella comunista.
Credo che quest’ultimo passaggio il Presidente se lo poteva evitare. 
Credetemi, non lo dico perché me ne vergogno poiché, al contrario, sottolineo, ne vado fiero (esserlo mi ha sempre dato le energie per stare dalla parte degli ultimi, di rivendicare i diritti negati, di lottare per una società multietnica di liberi ed eguali e per la redistribuzione della ricchezza e la pace), ma perchè ha usato, questo mio ideale, come se fosse la causa, il motivo, la ragione per cui io e il Sifus siamo contrari convintamente al contratto integrativo appena votato.
Il Presidente Musumeci ha voluto raccontare ai forestali in parole povere che lui è bravo ma che Maurizio Grosso, essendo comunista, è dinosauro, Bastian contrario ed inoltre, è offeso percè i suoi scintillanti assessori, non lo hanno invitato al tavolo dove si sottoscriveva con gli onesti qui, quo, qua, il contratto dei forestali piu sex del mondo.
No caro Nello, sai che non è così poiché sei stato documentato in tempi non sospetti ma dovendo giustificare la tua azione politico – amministrativa, hai voluto confondere l’ onestà intellettuale con la palude.
Il contratto integrativo di cui ti vanti, tu e il prode Assessore Cordaro, non è tuo ma di Cracolici.
Questo Cirl, da un lato, da l’illusione di regalare 80 euro (come Renzi) mensili mentre dall’altro, rapina quote di kilometraggio, nega diritti, autorizza assunzioni a spezzatino e stipendi a quando capita, blocca gli arretrati, introduce disparità di trattamento economico tra contingenti e dentro i contingenti. 
Inoltre, regala ai sindacati confederali ben 9 mila ore di permessi sindacali come nell’era in cui i forestali erano 34 mila e loro agivano in regime di monopolio.
Caro Nello è qui lo scambio che vuoi eludere mettendoci sopra una foglia di fico del tuo amico Maurizio Grosso comunista.
Voi della maggioranza avete regalato il contratto a Cracolici e alla banda bassotti; Cracolici ti garantirà in parlamento il soccorso rosella (il soccorso rosso sono io) quando ti mancheranno i numeri.
Caro Presidente, credi che Cracolici, posto che ancora non lo abbia fatto, non ti chiederà sull’altare dello scambio,la sua riforma del comparto forestale e dei consorzi??? Quelle riforme che cancellano financo le garanzie occupazionali?
In verità, ascoltando la tua intervista e sentendoti per la prima volta, su questo argomento, balbettare anzichè parlare speditamente, mi sono convinto che anche su questo tema “l’ insalata rosella”, è fatta.
Spero di essere smentito dai fatti ma nel frattempo non staremo a guardare.
in conclusione, caro Presidente, fermo restando i rapporti personali, il Sifus nelle relazioni sindacali col tuo governo, dal 9 agosto, è collocato nel ruolo di opposizione propositiva del tuo governo come stabilito all’unanimità il 31 agosto us.
Sai perfettamente che l’ opposizione del Sifus, con tutti i suoi limiti, non sarà ne’ solo dalla tastiera e nè solo dai mass media. Sarà un opposizione all’antica: nei territori parlando ad uno ad uno coi lavoratori ed organizzandoli per le opportune azioni di lotta.
Nei prossimi giorni in conferenza stampa presenteremo la prima azione di lotta: una petizione popolare contro il contratto appena sottoscritto e con la contestuale nostra proposta migliorativa. 
Voglio vedere la tua faccia appena ti consegneremo 10 mila firme di forestali che il Cirl di Cracolici non lo vogliono.
Invito tutti i forestali ad ascoltare la mia intervista in diretta venerdì 14 settembre, alle 12.00 su Sicra Press e a vedere l’Informazione Raccontata alle ore 21 su Telejonica (canale 18) e prima tv (canale 666).
Maurizio Grosso Sifus Confali

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Maurizio Grosso Sifus Confali

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Musumeci: nessuna rottura con il Sifus. Sui forestali avremo una riforma, ma ci vuole il consenso con il governo nazionale. Il Blog: non ci convince il discorso sull’indennità di disoccupazione, via solamente in cambio della stabilizzazione, non avrebbe senso lavorare per 10 mesi

NON AVRANNO UN GIORNO DI RIPOSO, CI SONO LE RISORSE E LE CONDIZIONI PER EFFETTUARE 151 GIORNATE, IL CIRL PREVEDE UN AUMENTO DI 85 EURO AL MESE A PARTIRE DAL 1° SETTEMBRE, ECC…MA PER I LAVORATORI FORESTALI DIVENTERA’ BUGIARDISSIMA?

Il nuovo contratto, che avrà la validità di tre anni, prevede un aumento di 85 euro al mese, a partire dal prossimo 1 settembre, una volta ratificato dalla Giunta regionale.

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Sul rinnovo del contratto integrativo dei lavoratori forestali intervine l’On. Cracolici, ex Assessore agricoltura del governo Crocetta: il governo Musumeci ha talmente poche idee che spaccia per novità cose già fatte da altri

Accordo sul nuovo contratto. Regione, aumento stipendio di 85 euro ai forestali. Nuove tutele in arrivo. Michelangelo Ingrassia: riconosciuto il diritto per il lavoratore forestale che s’infortuna sul posto di lavoro

“Quell’aumento ai forestali l’ho deciso io”, il Pd Cracolici rivendica la spesa. La replica dell’assessore al Territorio e Ambiente Totò Cordaro: “Ma a quale contratto fa riferimento Cracolici?

Forestali: quanta ‘vucciria’ tra Toto Cordato e Antonello Cracolici per un contratto-pannicello caldo!

Aumento stipendio forestali, è polemica tra sindacati. Sifus: «Mossa di Musumeci per non ricevere critiche»

Forestali. Rinnovo del Contratto Integrativo. Figuccia: “Mancata discontinuità con il governo Crocetta lascia l’amaro in bocca”

Forestali. in Sicilia dopo 17 anni arriva il nuovo contratto integrativo. In busta paga 85 euro in più. Il Blog: ancora ad oggi nessuna delibera di Giunta

 

TRATTO DAL BLOG:
FORESTALIANTINCENDIOSICILIA

Salvini in pressing sul movimento di Musumeci. #diventeranno bellissimi ?#

I luogotenenti di Matteo Salvini in Sicilia premono sull’acceleratore e vanno in pressing sul movimento di Nello Musumeci. Obiettivo la nascita di un percorso condiviso da qui alle prossime consultazioni elettorali di maggio e la premessa per una partecipazione comune all’esperienza parlamentare all’Ars.

Per riflettere non ci sarà poi tutto questo tempo. La “melina” che, in fondo, consapevolmente, dalle parti di #Diventeràbellissima, si tende a portare avanti, nella speranza di differire i tempi della scelta ed evitare spaccature, rispetto all’ipotesi di federazione con il partito, gettonatissimo al momento, di Salvini in Sicilia, non sarà un’arma consentita a lungo.

Già alla ripresa, subito dopo la pausa di ferragosto, Aricò prima e Stancanelli poi, avevano più volte ribadito con tempi e argomenti diversi, che di morire leghisti, almeno per il momento, non avevano molta voglia.

Cosa sta cambiando allora adesso? Quali movimenti stanno prendendo forma e quali conseguenze potranno avere sotto il profilo dell’impatto numerico all’Ars?

Innanzitutto, giorno dopo giorno, la forza di aggregazione sui territori della Lega, sta crescendo esponenzialmente. Anche per effetto di questa premessa, qualcuno, all’interno del gruppo di Musumeci comincia a far notare che, se si deve entrare nell’orbita leghista, tanto vale farlo per tempo e non dopo, quando si rischia di trovare pochi spazi di manovra all’interno dei quadri dirigenti.

Il rovescio di questa medaglia, con una tesi che in più di un’occasione è stata illustrata da Alessandro Aricò, capogruppo di #Diventeràbellissima, sarebbe quello di accelerare solo in presenza di una “pesatura” certa nei nuovi equilibri di coalizione nell’Isola.

Perché, quel che è certo è che se il gruppo parlamentare all’Ars leghista, al momento tutt’altro che pronto, diventi a breve una realtà, le partite per le Europee e in prospettiva per le prossime amministrative di Palermo, Salvini, a quel punto potrebbe decidere di giocarle in splendida solitudine, proseguendo la sua luna di miele con gli elettori siciliani.

Una parola pesante dovrà spenderla di certo Nello Musumeci. Su di lui Salvini nutre la vera aspettativa. Il governatore siciliano al momento non pensa a preparare la strada per altri e teme al tempo stesso che caratterizzare il suo movimento possa nuocere all’anima laica che lo ha sostenuto.

Un altro fatto da considerare è dato dalla scarsa propensione dei centristi, autonomisti ex Lombardiani, che non vedono di buon occhio il boom della Lega. Rimane da capire se questo basterà per dare linfa a Fratelli d’Italia e al gruppo di Stancanelli o se sarà solo una (temporanea) mancanza di simpatia verso il gruppo di Salvini.

03 settembre 2018

Musumeci sul Governo: «Giudico i governi alla scadenza, non alla partenza».

Lo chiamano fascistagentiluomo ed è difficile capire se sia più compiaciuto del primo o del secondo attributo. Ma è certo che la definizione gli calza a pennello. Nello Musumeci è un signore siciliano elegante e asciutto, composto e cerimonioso, con una sicurezza di sé e del proprio ruolo che gli viene da una esperienza politica di quasi cinquant’anni. Da fascista sempre dichiarato ha attraversato la prima e la seconda Repubblica, passando senza danni di immagine da Almirante a Fini, a Storace, fino alla costruzione di un personale movimento di destra che già nel nome, “Diventerà bellissima”, vuole evocare Paolo Borsellino e la Sicilia migliore.

Oggi Musumeci, presidente di una Regione difficile, difende ancora la sua collocazione ideologica, cercando di non farsi confondere con le schegge di destra xenofoba che circolano nel Paese e con le ambiguità dei messaggi governativi. Così comincia proprio dalla non semplice contiguità con il governo centrale una conversazione che si scioglierà poi in un racconto di vita personale e sentimentale.

Domanda diretta, presidente: le piace questo governo?
«Risposta diretta, signora: io non do ne voti né veti e giudico i governi alla scadenza, non alla partenza».

Qualche impressione l’avrà pure avuta.
«Ho la necessità di interloquire con molti ministri e, anche se la ritengo ibrida, ho il dovere di rispettare questa coalizione».

Ho capito, non le piace.
«Rilevo semplicemente che la geografia del centrodestra nel Paese non è la stessa del Parlamento. Vorrei che tutti ritrovassimo le ragioni che ci uniscono, non quelle che ci dividono».

Lei governa la Regione con i 5 Stelle che fanno opposizione su tutto. Come li giudica?
«Mi aspetterei da loro un rispetto istituzionale che per ora manca. Ma quando vado in campagna trovo negli insetti le risposte alle mie domande. Ascolto le cicale che non smettono di cantare, osservo le formiche che lavorano senza tregua per preparare la buona stagione e mi convinco che la la politica di oggi funziona nello stesso modo».

E con Esopo abbiamo sistemato i 5 Stelle. Invece i rapporti con Salvini sembrano buoni, se lei è andato persino al raduno di Pontida.
«Ci sono andato per rispetto del galateo e sul palco ho detto che il Nord senza il Sud non va da nessuna parte. Mi aspettavo qualche contestazione e invece ho avuto applausi fragorosi. Comunque se l’arcivescovo di Palermo mi invita a visitare il seminario, io da persona educata ci vado, ma non per questo mi faccio prete».

Però sulle politiche dell’immigrazione la sua voce si è sentita poco.
«Ne parlo nei momenti opportuni. E se me lo chiedono, dico che la chiusura dei porti è servita a mettere a nudo l’egoismo di un’Europa che, se continua così, non merita più la nostra presenza. Ma ovviamente è una cosa che non può durare a lungo».

Che ne pensa del razzismo strisciante?
«Che non c’è, e tanto meno in Sicilia, terra che ha avuto 15 dominazioni ed è abituata a convivere con l’altro. Qui è necessario lottare contro lo sfruttamento di questi nostri fratelli sulla cui pelle qualcuno ha fatto affari e si è arricchito».

Parla come uno di sinistra.
«Non è la prima volta che me lo dicono. Invece io sono orgogliosamente di destra, ma ho la fortuna di ricevere consensi elettorali anche da elettori di sinistra. Credo che sia il massimo per un politico».

Che tipo di destra è la sua?
«Quella di Giorgio Almirante. Non sono un nostalgico e nel mio studio non troverà testimonianze del passato, ma soltanto un suo ritratto con dedica. Ho anche chiamato Giorgio il mio figlio minore. C’era Almirante alla guida del Movimento sociale quando nel 1970 mi iscrissi al partito».

Come nasce in un quindicenne una passione del genere?
«Ero un ragazzino che credeva nella libertà e invece i picchetti degli attivisti rossi non mi facevano entrare a scuola, secondo la logica “Chi non è con noi, è fascista”. Così mi sono avvicinato ai giovani di destra e mi ci sono subito trovato bene per valori condivisi e quasi per vocazione genetica».

Si riferisce ai suoi genitori?
«No, mio padre era un autista di autobus del tutto qualunquista: votava per gli amici. Una volta, da piccolo, mi portò nella cabina elettorale e fece decidere a me dove fare la croce. Mia madre non pensava alla politica ed è morta quando avevo quattordici anni».

Lei si è iscritto al Msi subito dopo. Quanto ha contato questo lutto nella sua scelta politica?
«È un’associazione a cui non avevo pensato. Probabilmente ho cercato un altro calore. Con la morte di mia madre avevo perso l’amica, la sorella, la confidente. Forse il partito ha riempito in parte quel vuoto».

Come è stata in seguito la sua vita di adolescente?
«Ho imparato a cucinare, lavare, stirare, per prendermi cura di mio padre. Avevo lasciato gli studi, ma poi mi sono diplomato da privatista alla Scuola agraria. Più tardi mi sono mantenuto all’università lavorando presso uno studio legale. Un giorno l’avvocato mi dice: “Sei licenziato, tu non sei fatto per guadagnare 40 mila lire al mese”».

Tutto sommato, un complimento.
«Forse sì, comunque uno stimolo a fare altro. Ho scritto per diversi giornali locali, ho condotto il telegiornale di una tv privata legata al partito, dove non leggevo le notizie ma le commentavo a modo mio. Ne ho guadagnato in popolarità e sono stato eletto facilmente nel consiglio comunale di Militello. Poi mi sono innamorato di mia moglie intorno al tavolo dove si impaginava il rotocalco per cui entrambi lavoravamo. Lei faceva la grafica, ma era anche la figlia dell’editore, che mi disse: “Non posso consentire che mia figlia si prenda un fascista squattrinato”».

Questo invece ha l’aria di un doppio insulto.
«Infatti lo era, ma noi abbiamo tenuto duro, ci siamo sposati, abbiamo avuto tre figli e il matrimonio è andato bene per venticinque anni.»

E poi?
«E poi, come si sa, la politica qualche volta unisce i popoli, ma spesso divide le famiglie».

Presidente, mi permette di chiederle qualcosa anche sulla tragedia che l’ha travolta cinque anni fa: la morte di suo figlio Giuseppe?
«La prego no, non ce la faccio. Mi sono rialzato e la politica è stato il mio grande sostegno».

Mi parli allora degli altri due suoi ragazzi.
«Volentieri. Salvo è tornato da Londra dopo la morte del fratello per starmi vicino ed ora si occupa di case vacanza e dell’azienda agricola con il giardino di aranci che mi ha lasciato mio padre. Giorgio fa l’attore a Roma».

Lo dice come se non fosse un vero lavoro.
«Sognavo un figlio avvocato penalista e fatico a vederlo attore. Ha avuto già qualche ruolo, ma in quegli ambienti ci vuole un pizzico di accreditamento. E io non farò mai una telefonata per aiutare un figlio. Ora si è sposato, per fortuna con un’insegnante di lettere che ha un lavoro stabile».

E lei? Ha una nuova vita sentimentale dopo la separazione?
«No, mia moglie è rimasta l’unica donna della mia vita. Io la penso come Alberto Sordi, che diceva: “Non riesco a stare a casa con un’estranea”».

Torniamo alla politica. Lei è governatore della Sicilia da quasi un anno e aveva promesso di farla diventare bellissima. Pensa di riuscirci?
«L’isola è già esteticamente bellissima. Io voglio darle una bellezza etica, una rigenerazione morale e culturale. È un processo che la politica può soltanto guidare cercando di coinvolgere la gente. Ma noi siciliani abbiamo un nemico atavico più potente della mafia: la rassegnazione. Se pensa che nella nostra lingua non esiste la coniugazione al futuro, capisce tutto».

Come pensa di combattere questo immobilismo?
«Ho il grande vantaggio di aver deciso di non candidarmi più. Quindi oggi posso scegliere soltanto quello che mi sembra giusto e dire tutti i no che mi servono».

Che cosa farà senza la politica, che è il suo mondo da cinquant’anni?
«Non ci sono solo le elezioni. Mi occuperò dei nostri giovani, che oggi sembrano tutti ricoverati in un orfanotrofio della politica, senza padri, senza riferimenti. Voglio essere la guida di una nuova generazione di siciliani».

l’Espresso

02 settembre 2018

E’ l’ora delle vacanze. I problemi della Sicilia possono aspettare….

Se ne parla a settembre. Per cosa? Per tutto. È l’ora delle vacanze, ci sarà tempo dopo per mettere mano al disastroso stato della Sicilia. Che come uno studente svogliato, è appunto rimandata a settembre. Quando nei palazzi della Politica si riprenderà il filo di tutti i discorsi spezzati.

 Come la storia dell’insularità, encomiabile iniziativa, per la quale ieri a Sala d’Ercole ci si è dati appuntamento al ritorno dalle vacanze. Quando si parlerà della norma-manifesto che auspica un trattamento di riguardo per l’isola isolata e per i suoi residenti (o almeno per quelli che rimangono, visto l’esodo di massa in corso fotografato dallo Svimez), con tanto di orpello di referendum dal quesito alquanto scontato (qualcuno ha detto che sarebbe un po’ come chiedere se vuoi bene alla mamma).

Ne riparleremo a settembre.  Quando si sarebbe dovuto anche mettere mano alla sorta di manovrina lampo con cui la giunta regionale rattoppa. i buchi lasciati dall’impugnativa del governo nazionale. E invece per quella si è trovato il tempo ieri, con un blitz del governo in Aula. La leggina è passata, come una sorta di ideale post scriptum a una lunghissima sessione di bilancio che ha sequestrato l’aula fino a giugno, per il collegato, con questo piccolo strascico agostano.

A settembre ci sarà poi tempo, c’è sempre per quello, per parlare di riforme. E figurarsi. È quello il ritornello di una vita, da non si sa più quante legislature. Le riforme, quelle che si dicono ma non si fanno. Almeno fin qui. Stanno lì e aspettano il ritorno di governo e deputati dal mare. A Palazzo dei Normanni è arrivata in estate quella per il diritto allo studio. Si attende quella delle Ipab. Quella dei rifiuti – attesissima e parecchio necessaria – si è impantanata subito in commissione ed è stata rinviata, anch’essa, a settembre. Sperando che sia la volta buona. Ci sarebbe pure la legge sul randagismo cara a Miccichè. E un altro pacchetto di disegni di legge, per lo più di iniziativa parlamentare, che attendono, come quelli approvati la settimana scorsa in prima commissione. Ma la finestra temporale per pensarci non sarà lunghissima, perché a metà autunno scatterà di nuovo il tempo di bilancio e compagnia, se non si vorrà andare all’esercizio provvisorio come accaduto molte volte negli anni recenti. E dunque se settembre e ottobre non saranno sfruttati al meglio – dopo questo rodaggio di inizio legislatura – c’è il rischio che Palazzo dei Normanni rimanga monopolizzato per un anno dai documenti contabili con annessi e connessi. Un lusso che la Sicilia boccheggiante non potrebbe permettersi.

E ci sarebbero pure i vitalizi degli ex deputati, quelli che i grillini vogliono tagliare. In ufficio di presidenza l’idea non piace tanto. Indovinate quando se ne riparlerà? Ma a settembre, ovviamente. Nuotiamoci un po’ su e riflettiamoci ben bene. Anche perché si attende la relazione tecnica degli uffici, così magari si potrà parlare della faccenda a ragion veduta e con qualche appiglio al diritto, senza ridurre il tutto a una puntatona dello show di Giletti.

Lasciamo che passi l’estate, allora. E che il Ferragosto porti consiglio. Settembre poi verrà, prometteva l’indimenticato evergreen. E speriamo che la storia non si concluda come in quel celeberrimo refrain, in cui alla fine piangeranno solo gli occhi miei. I nostri, nella fattispecie.

livesicilia
08 agosto 2018

Scontiamo gli errori dei precedenti governi

Qualità dell’aria, inquinamento acustico e rischio alluvioni in Sicilia. Il presidente della Regione Nello Musumeci ha incontrato a Palazzo d’Orleans i giornalisti per fare il punto su queste tematiche di rilievo. Alla conferenza stampa ha preso parte l’assessore al Territorio Toto Cordaro.

Presenti anche Vincenzo Infantino, direttore dell’Arpa Sicilia e Giuseppe Battaglia direttore del Territorio. Il governatore siciliano ha così esordito nell’incontro con la stampa:“Uno dei temi che ha caratterizzato il nostro programma presentato al parlamento e alla comunità siciliana, il 9 gennaio scorso, era quello di dotare l’ente degli strumenti di pianificazione. Nella tutela dell’ambiente e del territorio la carenza è apparsa evidente e assai grave”.

Una serie di passaggi che hanno coinvolto la burocrazia in maniera attiva: “La Sicilia è intervenuta tardi e in maniera incompleta. L’Arpa strumento di prevenzione e controllo, attraverso le sue relazioni si adottano le misure sanzionatorie. Un ente – ha aggiunto Musumeci -da potenziare e che va messo nelle condizioni di lavorare e lavorare con efficienza”.

Al centro della discussione sono stati : Piano regionale risanamento qualità dell’aria, Piano di gestione del rischio alluvioni e Piano del rumore. Su questi punti Musumeci ha chiarito che: “La Sicilia è stata a lungo a rischio infrazione. Il dipartimento coordinato dall’assessore Cordaro in 7 mesi è riuscito a varare i tre strumenti di pianificazione deliberati dalla giunta  trasmessi al ministro dell’Ambiente. Al ministro  Costa presenteremo il programma delle iniziative realizzate sul fronte dei rifiuti. Ho avuto un colloquio telefonico era assolutamente informato di ogni cosa su quello che stiamo facendo”.

È un lavoro che non fa rumore quello della pianificazione ha ribadito Musumeci chiarendo di voler proseguire sulla stessa linea di comunicazione già adottata: “Dobbiamo capire cosa succede a Priolo e Melilli, nel Milazzese, cosa è accaduto a Gela, lì il polo è al centro di un processo di riconversione industriale facilitato dalla Regione. Lo si attendeva da anni. Stiamo predisponendo il piano strategico delle ZES per stimolare e facilitare gli insediamenti nelle aree di Palermo, Messina e Catania”.

L’assessore Cordaro invece ha stigmatizzato i ritardi del passato chiarendone in dettaglio i contorni: Il Piano regionale risanamento qualità dell’aria arrancava da tempo ha spiegato : “Siamo a otto, dieci anni di ritardo”,  sottolinea Cordaro citando anche i ritardi ultradecennali degli ultimi due piani. “Come del resto l’Autorità di Bacino attesa da 26 anni  che avrà un dipartimento e un suo dirigente e metterà insieme tutto quello che riguarda la gestione delle acque”.

ilsicilia

08 agosto 2018

Nasce il parco archeologico di Segesta, altri 17 vedranno la luce nei prossimi mesi

Era una promessa al momento dell’insediamento ed è stata mantenuta. Il governo Musumeci consegna alla Sicilia il Parco archeologico di Segesta: un ente che avrà la sua autonomia scientifica e di ricerca, gestionale, amministrativa e finanziaria.

La nascita era inserita in un piano parchi approvato dalla giunta oltre un mese fa e appena ieri in una inervisa a BlogSicilia la storica dell’are Silvia Mazza denunciava il riardo nella nascia del primo di questi parchi, proprio il parco archeologico di Segesta.

Una priorità che la Giunta ha messo al primo posto, procedendo secondo una tabella di marcia che ne prevede l’istituzione di altri diciassette. Il prossimo sarà Pantelleria, per il quale si sta lavorando a tappe forzate. Dall’approvazione della legge regionale del 2000, che ha previsto i Parchi archeologici, nell’Isola ne sono stati istituiti solo tre: Agrigento, Naxos-Taormina e Selinunte-Cave di Cusa.

“La nuova gestione dei Beni culturali – dichiara il presidente della Regione Nello Musumeci – inizia da qui. Tre soli Parchi in diciotto anni rappresentano uno dei paradossi della nostra Regione, che non ha dato attuazione a una buona legge che in molti ci invidiano. Segesta, con il suo teatro e il suo tempio, è uno dei simboli della Sicilia nel mondo. Il patrimonio della nostra Isola merita di essere valorizzato e restituito ai siciliani. La piena attuazione della legge consentirà di rimetterci al passo con le più moderne forme di valorizzazione e gestione dei beni culturali”.

Come si ricorderà, in Sicilia, la legge 20 del 2000 ha istituito il sistema dei Parchi. In 18 anni solamente a quello della Valle dei Templi sono stati applicati i criteri che lo rendono realmente autonomo dal punto di vista finanziario, scientifico e gestionale. Ciò ha consentito uno sviluppo straordinario rispetto alle altre strutture. Infatti il numero dei visitatori ad Agrigento ha avuto un incremento di circa il 30 per cento ogni anno, raggiungendo il milione di visitatori e ricevendo quest’anno il Premio del paesaggio del Consiglio d’Europa.

“E’ questo quindi il modello da seguire – continua il governatore – una buona pratica che ha dato risultati eccellenti. Nel 2007 e nel 2013 sono stati istituiti formalmente anche i Parchi di Naxos e Selinunte, ma che in realtà non godono della piena autonomia. Assieme agli altri a breve avranno la stessa dignità”.

Il nuovo modello consentirà la crescita sia in termini di qualità dei servizi che di richiamo turistico per quelle aree archeologiche che per natura, estensione e interesse, necessitano di un’amministrazione autonoma sotto il profilo della tutela, anche dal punto di vista paesaggistico. In questo modo, il Parco potrà utilizzare in proprio le cospicue entrate che derivano dalla vendita dei biglietti di ingresso e che si traduce in azioni immediate di valorizzazione, manutenzione del territorio, attività di promozione, scavi archeologici, attività scientifiche: un percorso integrato di tutela e di forte connotazione dell’identità siciliana.

“Vincere questa sfida insieme al presidente Musumeci – confessa l’assessore ai Beni culturali, Sebastiano Tusa – è lo stimolo per continuare il processo di cambiamento avviato. La Sicilia deve avere tutti i Parchi previsti e in breve tempo. E’ un impegno che sento di dovere onorare nella convinzione che la rinascita dei Beni culturali siciliani non può che passare per un sistema di gestione moderno e snello. La Sicilia e i siciliani lo meritano, dopo anni di gestione non all’altezza del valore storico culturale di siti straordinari per bellezze archeologiche e paesaggistiche”.

PARCHI ISTITUITI

1. Parco archeologico della Valle dei Templi
2. Parco archeologico di Naxos e Taormina
3. Parco archeologico di Selinunte e Cave di Cusa
4. Parco archeologico di Segesta

PARCHI IN VIA DI ISTITUZIONE

1. Parco archeologico di Pantelleria
2. Parco archeologico di Gela
3. Parco archeologico greco romano di Catania
4. Parco archeologico e paesaggistico della Valle dell’Aci
5. Parco archeologico di Morgantina
6. Parco archeologico della Villa romana del Casale
7. Parco archeologico delle Isole Eolie
8. Parco archeologico di Tindari
9. Parco archeologico di Himera
10. Parco archeologico di Monte Iato
11. Parco archeologico di Solunto
12. Parco archeologico di Kamarina
13. Parco archeologico di Cava D’Ispica
14. Parco archeologico di Lentini
15. Parco archeologico di Eloro e Villa del Tellaro
16. Parco archeologico di Siracusa
17. Parco archeologico di Lilibeo

di Manlio Viola

05/08/2018

MUSUMECI E ARMAO VOLANO A ROMA DAL MINISTRO STEFANI, RIPARTE IL NEGOZIATO SULL’AUTONOMIA

Riparte il negoziato sull’autonomia finanziaria tra Stato e Regione. Il riavvio del dialogo è stato sancito oggi nell’ambito di un incontro a Roma tra il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Erika Stefani e il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci. Alla riunione, che si è tenuta nella sede del ministero, hanno partecipato anche l’assessore all’Economia, Gaetano Armao e il ragioniere generale della Regione, Giovanni Bologna.
«Abbiamo evidenziato al ministro – afferma il governatore – quali ricadute negative ci siano state e ci siano sul bilancio regionale a seguito della mancata revisione delle norme di attuazione dello Statuto in materia finanziaria, che risalgono a oltre cinquanta anni fa. Il governo ha già proceduto alla riscrittura delle stesse, in particolare per quanto riguarda gli articoli 36, 37 e 38, uniformandole anche agli orientamenti della Corte costituzionale, che più volte, ha auspicato una riconsiderazione complessiva dei rapporti finanziari tra Stato e Regione, nell’ottica di una diminuzione dei contenziosi. Siamo fiduciosi che con la riapertura del negoziato si possa arrivare a soluzioni vantaggiose per la nostra Isola».
La bozza delle nuove norme di attuazione, approvate dal governo regionale con una delibera di Giunta dello scorso 15 maggio, puntano soprattutto a nuovi meccanismi di riconoscimento della condizione di insularità, di fiscalità di sviluppo, della possibilità di vantaggi economici nei confronti di coloro che vengano a investire o a vivere nell’Isola. Altri temi trattati al tavolo con il ministro Stefani sono stati quelli del prelievo forzoso (duecento milioni di euro) sulle ex Province e sul contributo per il risanamento della finanza pubblica che pesa ogni anno sulle casse della Regione per un miliardo e trecento milioni di euro.
«Si apre di buona lena un negoziato – commenta l’assessore Armao – che può dare grandi opportunità alla Sicilia, soprattutto per quanto riguarda il riconoscimento dell’autonomia finanziaria, dell’insularità, della fiscalità di sviluppo e della perequazione infrastrutturale per i diritti dei siciliani».
Proprio ieri, il presidente Musumeci ha designato i docenti universitari Enrico La Loggia e Felice Giuffrè quali componenti della Commissione paritetica per le norme di attuazione della Regione, ai sensi dell’articolo 43 dello Statuto. Gli altri due componenti saranno indicati proprio dal ministro Stefani, che procederà anche alla firma del decreto per la ricomposizione della Commissione.

01/08/2018