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MUSUMECI SCONTENTO DI ALCUNI SUOI ASSESSORI: «MA NIENTE RIMPASTO». NON PROPRIO ENTUSIASTA, DICONO, NEMMENO DEL LAVORO DI EDY BANDIERA

Il presidente non vuole mettere mano alla sua Giunta “sperando” anche nei risultati delle Europee che potrebbe rendere fisiologico un aggiustamento con l’ingresso, ad esempio, della Lega


DAL NOSTRO INVIATO

Palermo. In quasi due ore, fra monologo dal palco e interviste, c’è molto di detto. Eppure, spegnendo la prima candelina del suo governo, Nello Musumeci lancia anche alcuni messaggi fra le righe. Nel non detto. O nel soltanto accennato. «È stato difficile, ma esaltante. L’anno più bello della mia vita. Sono soddisfatto ma non appagato. Dobbiamo fare di più, in tutti i settori ma in alcuni in particolare», è uno dei primi passaggi in cui il governatore fa capire che c’è qualcosa che non va. Il concetto diventa più esplicito nel colloquio con i giornalisti che gli chiedono a quasi settori si riferisca la sua insoddisfazione: «Soprattutto lavoro, famiglia, sport e funzione pubblica», risponde. Mettendo a nudo soltanto una parte dell’insofferenza per il lavoro di alcuni assessori e di alcuni dirigenti. Giunta e burocrazia tirate in ballo in un altro ragionamento: «Questa è la risorsa umana di cui disponiamo… abbiamo fatto tutto quello che poteva essere fatto. Tenete conto che la dirigenza era abituata a ben altre marce e che abbiamo 10 assessori su 12 che non l’avevano mai fatto, così come il 60% dei dirigenti nuovi».

Ecco, proprio questo è il punto. Che s’incrocia con due elementi diversi eppure convergenti. Il primo è l’accusa che più di tutte fa imbufalire Musumeci: la lentocrazia. E qui il governatore, lungi dal sentirsi in colpa, ai suoi fornisce una chiave di lettura basata sul deficit di comunicazione, oltre che alla responsabilità personali di alcuni assessori e dirigenti. La strategia? In parte è auto assolutoria: «Quando la gente dice “fiducia nel presidente Musumeci, però vorremmo capire cosa hanno fatto” è la dimostrazione di come negli ultimi 20 anni la gente si sia lasciata ubriacare da titoli in prima pagina e finte rivoluzioni, da promesse puntualmente disattese». Per il resto c’è una prima “ammonizione” a chi sta facendo un lavoro che non lo soddisfa. E il giudizio personale s’intreccia con i documenti portati in commissione Bilancio dell’Ars da molti dipartimenti che non sono riusciti a spendere i soldi disponibili. Dietro la lavagna, più di tutti gli altri, c’è l’assessore alla Famiglia e Politiche sociali, l’autonomista Mariella Ippolito.

«Il presidente è scontento del suo lavoro», dicono da Palazzo d’Orléans confermando un certo malessere per la farmacista di Caltanissetta, nel mirino delle opposizioni per i fondi non spesi su disabili e reddito d’inclusione. Musumeci vuole darle altro tempo, ma potrebbe essere proprio il dante causa dell’assessore (Raffaele Lombardo o chi ne fa le veci) a chiedere un’accelerazione dell’uscita, anche per piazzare in quella postazione un uomo – come ad esempio l’ex senatore Mpa Antonio Scavone – più esperto e soprattutto elettoralmente redditizio. Per questo non è detto che il passaggio di testimone non possa avvenire prima delle Europee. E magari con lei potrebbe fare le valigie anche il dirigente Salvatore Giglione, uno degli alti burocrati fuori dal pantheon del governatore che sta rivalutando, dopo iniziali diffidenze, Salvatore Lizzio (Dipartimento tecnico), mentre comincia a serpeggiare qualche perplessità sul ragioniere generale Giovanni Bologna, comunque intoccabile anche perché difeso da Gaetano Armao.

Musumeci, oltre a escludere ribaltoni, non vorrebbe nemmeno mettere mano a un rimpasto. Almeno prima del voto di maggio. Perché magari dopo saranno i risultati a renderlo naturale, cambiando equilibri interni al centrodestra già anacronistici rispetto al valore delle singole forze. E così, oltre all’ingresso della Lega in giunta, l’eventuale sgonfiamento elettorale di alcuni alleati potrebbe fare proprio il gioco di Musumeci. Non proprio entusiasta, dicono, del lavoro di Edy Bandiera e Bernardette Grasso (difesi a spada tratta da gran parte di Forza Italia) e perplesso, al di là delle note ufficiali, sulle vicende giudiziarie di Mimmo Turano, assessore dell’Udc in un settore ad alto tassi di “montantizzazione” come le Attività produttive. Rimandato a settembre, nella pagella segreta del presidente, anche Sandro Pappalardo: potrebbe fare di più.

E nelle slide, oltre ai risultati, c’è anche la bozza di ciò che Musumeci vuole fare a breve-media scadenza: «La nostra stagione delle riforme comprende 10-12 disegni legge, perché i non servono per fare statistica ma per ammodernare la macchina della Regione. In programma ne abbiamo altri 5 più o meno tra il 2019 e il 2020». Ma prima di mettere mano alla stagione delle riforme, magari con il terzo “ritiro spirituale” (forse fra Natale e Capodanno) all’orizzonte c’è già il primo Vietnam all’Ars. Martedì, sulle variazioni di bilancio: fra mal di pancia nel centrodestra e opposizioni in trincea. Si vocifera anche di una clamorosa protesta trasversale dei sindaci dei Comuni in dissesto: con le fasce tricolori, a Sala d’Ercole. Per dire: «Perché i soldi solo a Catania e a noi niente?».

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08/12/2018 – di Mario Barresi

08 dicembre 2018

Per Musumeci il periodo peggiore è passato !

Palermo, 7 dic. (AdnKronos) – “Il periodo peggiore è passato, adesso con la ricaduta dei miliardi di euro che abbiamo messo a disposizione delle imprese e degli enti locali, credo che presto si vedranno i risultati”. Lo ha detto il Presidente della Regione siciliana Nello Musumeci, incontrando la stampa. “Anche Bankitalia dice che c’è una leggera crescita – dice – dobbiamo lavorare e tacere. Questo è il mio motto. Spero che vogliate apprezzare questa sobrietà che non alimenta le attese”.

08 dicembre 2018

“Nessuno si illuda, non sono per i ribaltoni”. Musumeci risponde a Cancelleri

PALERMO – «Nessuno si illuda. Non sono fatto per i ribaltoni. Questa è la mia coalizione e con questa coalizione, al di là dei numeri, io andrò avanti per tutta la legislatura». Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, concludendo la presentazione a Palermo del report sulle politiche del governo a un anno dal suo insediamento chiude la porta alla proposta lanciata sulle pagine del nostro quotidiano dal leader del M5s in Sicilia Giancarlo Cancelleri di firmare un mini-patto per la Sicilia sulla falsa riga del contratto di governo firmato a Roma da Di Maio e Salvini anche per andare in soccorso di una giunta che non ha una vera maggioranza parlamentare.

Ma Musumeci non ne vuole sentire parlare: «Il contratto è già scritto, non c’è più solo un rigo bianco, lo abbiamo scritto con gli elettori con i siciliani. Il contratto è fatto. E’ chiaro – ha però detto lasciando aperto un piccolo spiraglio -. Possiamo aggiungere vari allegati, se altre forze politiche dell’opposizione volessero proporre nuovi obiettivi e temi oltre quelli che fanno già parte del nostro programma. Vengano con umiltà, senza iattanza e arroganza, scriviamo l’allegato A e l’allegato B».

«Non abbiamo bisogno di lezioni di moralità da nessuno – ha detto ancora il governatore – . Questa coalizione non è fatta di santi ma neanche di diavoli. E altrove non vede eroi. Se li vedessi non vorrei vederli troppo da vicino. Questo – ha sottolineato – è il Governo che deve mettere le basi per una nuova Sicilia. Se pensiamo ancora allo smalto o alla vernice abbiamo perso. Lavoriamo in silenzio, non ci facciamo condizionare da sondaggi e titoli (chiaro il riferimento al sondaggio pubblicato da La Sicilia sull’operato del governo Musumeci, ndr). Andiamo avanti. In silenzio perchè questa è la stagione della semina. Il pieno raccolto arriverà dopo di noi, dopo 4 anni, ma una parte pensiamo di poterla offrire anche durante la legislatura. Se non facciamo le basi saremo sempre ultimi come adesso, lasciateci lavorare».

 Accelerazione della spesa pubblica e tutela del territorio sono invece gli obbiettivi più urgentiindicati dal presidente durante la presentazione dei risultati del suo primo anno di governo. L’attenzione alla spesa pubblica deve mettere al centro, ha detto, «l’interesse verso l’impresa come uno strumento in grado di determinare autentica ricchezza».

Tra gli altri obiettivi che si stanno perseguendo Musumeci ha indicato la riqualificazione della rete viaria, lo sviluppo dell’edilizia scolastica, la riqualificazione dei centri storici soprattutto «nelle zone dell’entroterra soggette a processi di desertificazione».

Secondo i dati diffusi da Musumeci, Sul fronte del dissesto idrogeologico e della Protezione civile nel 2018 è stata istituita l’autorità di bacino con 17,8 milioni di euro per la pulizia di 108 fiumi e torrenti. Finanziati 160 milioni di euro per il dissesto e 73 interventi a tutela del territorio, 26,2 milioni di euro per la rete.

Il governatore, che è anche commissario per l’emergenza rifiuti in Sicilia, ha parlato di raccolta differenziata che in Sicilia sarebbe arrivata nel 2018 al 34%, con un aumento del 50% rispetto all’anno precedente: sono 203 i Comuni con oltre il 50% di differenziata, soltanto 64 sono al di sotto del 30%.  «Le tre città metropolitane, Catania, Messina e Palermo sono una zavorra perchè in queste città la differenziata raggiunge solo tra il 9 e l’11%», ha aggiunto Musumeci, sottolineando che la Sicilia «è proiettata verso il 50% ragionevolmente entro un anno. Faccio i complimenti ai sindaci che sono riusciti ad aumentare la differenziata».

Sul fronte lavori pubblici ha ribadito che al governo regionale «non piace come lavorano Anas e Rfi. Sono diventate un cancro. O cambiano marcia o saremo costretti a mettere in mora i nostri interlocutori, cui per un anno abbiamo concesso quasi illimitata fiducia».  «Viviamo una situazione di totale emergenza in Sicilia sul piano della viabilità – ha aggiunto Musumeci -. Non è possibile che i cantieri debbano essere semideserti e non debbano essere rispettate le scadenze».

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07 dicembre 2018

Probelmi di Sicilia. La Cisl a Musumeci: “Parliamone”

Così il sindacato al governatore, a proposito del report sulle politiche dell’esecutivo. Il percorso tracciato dal presidente della Regione, se portato a compimento, produrrà effetti positivi. Ma serve sedersi assieme a un tavolo e convenire su tempi, modalità, interventi, risorse. “Il diaologo sia un po’ meno episodico, un po’ più sistematico”
“Le slide illustrate stamani a categorie produttive e stampa dal presidente della Regione Nello Musumeci, tracciano un percorso che, se portato a compimento, non mancherà di produrre effetti positivi, utili alla Sicilia. Non esitiamo a riconoscerlo per onestà. Così come non esitiamo a rimarcare che in quel percorso non mancano criticità, ritardi, strozzature. È a queste emergenze che, come sindacato, desideriamo porre rimedio, dando un contrinuto di proposte e indicando soluzioni. Ma per questo serve un confronto governo-parti sociali un po’ meno episodico e un po’ più sistematico di quanto avvenuto finora. Serve, pur nella distinzione dei ruoli, convenire assieme su tempi, modalità, interventi, risorse”. Insomma, “Musumeci apra le porte del Palazzo”. Così la Cisl Sicilia in una nota di commento della presentazione, avvenuta stamani a Palermo ad opera del governatore, del report sulle politiche dell’esecutivo, a un anno dal suo insediamento. Per il sindacato guidato in Sicilia da Mimmo Milazzo, sono priorità su cui l’azione del governo deve concentrarsi: il riordino degli enti di area vasta, la strategia energetica e per i rifiuti, le Zone economiche speciali, la spesa dei fondi europeri e delle risorse del patto per il Sud; il welfare e le politiche socioassistenziali e per la disabilità. Ancora, l’istituzione di un’agenzia per la progettazione esecutiva e le politiche per le infrastrutture e la cosiddetta continuità territoriale. “Al presidente Musumeci – spiega Milazzo – chiediamo di tenere la barra dritta avendo costantemente al centro i servizi alla persona e alla comunità. E l’orizzonte dello sviluppo, della regione ultima in Italia secondo tutti gli indicatori. Ci convochi, avremo il piacere di sederci al tavolo e di confrontarci con lui e con il suo governo”.(ug)
07 dicembre 2018

Il Bilancio di Musumeci viene bocciato dai sindacati. “Niente è cambiato” !

PALERMO – Musumeci elenca soddisfatto tutto ciò di buono ha fatto il suo governo per la Sicilia nel primo anno di legislatura, diffonde le slide in “stile Renzi” con tutti i risultati ottenuti, ma non convince. Non convince soprattutto i sindacati che lo stroncano senza messi termini: «Nessuno dei problemi dell’Isola è stato risolto».

Claudio Barone, segretario generale della Uil Sicilia, non lascia spazio a replice. «Il governo Musumeci – dice – in un anno non ha risolto nessuno dei problemi e delle emergenze che attanagliano la nostra regione. Bilancio fallimentare e constatiamo che, suonata con i violini o con i tromboni, la musica non è comunque cambiata rispetto ai precedenti governi».

«Il confronto con questo sindacato è stato nei fatti inesistente e i lavoratori si trovano, ancora una volta, – aggiunge – sommersi di annunci e promesse ma con un pugno di mosche in mano».

«Nella manovra non ci sono soldi per gli stipendi dei lavoratori delle ex Province e non è accettabile che continui lo scaricabarile con il governo nazionale.- osserva – Sul riassetto delle Partecipate è caos più totale e anche per i precari degli Enti locali nessuna stabilizzazione ma solo l’ennesima proroga a fronte di un’epidemia di dissesti che sta colpendo i comuni siciliani».

«La riforma della macchina amministrativa – continua Barone – non viene affrontata, non si parla più del rinnovo dei contratti e rimane l’incapacità di spendere i Fondi europei mentre la condizione delle nostre infrastrutture e la sicurezza del territorio sono al minimo storico. La telenovela della fusione Anas-Cas è giunta all’ennesima puntata e non se ne intravede la fine. Anche per le Zes, strumento importante per lo sviluppo, non si è deciso nulla. Centomila edili rimangono disoccupati e di fronte alla crisi dei Poli industriali c’è la più totale latitanza alla faccia della valorizzazione del lavoro produttivo e delle imprese».

Duro anche il giudizio di Michele Pagliaro, segretario generale della Cgil Sicilia, che in sostanza rimprovera al governatore le stesse cose del collega della Uil. «Il governo Musumeci ha presentato stamane tante slide per illustrare cosa ha realizzato in un anno ma non è riuscito a nascondere il sostanziale deserto di iniziative e risultati».

«Se Musumeci pensa che sfuggendo al confronto con i sindacati possa nascondere l’incapacità di affrontare emergenze e problemi sbaglia – aggiunge -. Lo dimostrano i fatti: oggi per i siciliani non c’è nessun cambiamento rispetto ai disastri dei governi precedenti».

«Sui rifiuti si tenta di caricare tutto sui Comuni mentre si annuncia una legge di riforma che – conclude – non sappiamo se vedrà mai la luce. Se il governo regionale continua a evitare il confronto con il sindacato le emergenze esploderanno in modo incontrollabile».

08 dicembre 2018

UN ANNO DI GOVERNO MUSUMECI, INVESTIMENTI PER UN MILIARDO MA SENZA CLAMORI: “E’ UNA LOTTA CONTRO IL TEMPO E LA RASSEGNAZIONE”

Podio all’americana, giornalisti relegati in una sala attigua collegati in video conferenza e un intero palazzo nobiliare per ospitare il mondo produttivo, della ricerca e dell’Università e quello politico, insomma tutti i primi della classe Sicilia.

E’ lo stile della presentazione dei dati del governo della regione ad un anno dall’insdiamneto. Non una conferenza stampa, tutt’altro. uno stile che relega la comunicazione in fondo alla classifica e sembra improntato alla disintermediazione.

Toni bassi, pochi annunci, atti concreti. E soprattutto niente “fuochi d’artificio”. È lo stile rivendicato dal presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, che ha presentato il bilancio del primo anno di governo in un incontro con il mondo accademico e della ricerca e con le categorie professionali e produttive.

“La drammaticità della situazione siciliana – ha detto il governatore – non poteva essere affidata ad atti irresponsabili o a effimeri fuochi d’artificio che provocano un godimento di qualche minuto ma poi diventano polvere. Preferiamo annunciare le cose fatte e non quelle da fare. Forse non abbiamo saputo comunicare ma credo che non sia un male. Negli ultimi – ha sottolineato – tempi la gente è stata ubriacata da titoli forti in prima pagina, rivoluzioni annunciate e promesse disattese”.

Accelerazione della spesa pubblica e tutela del territorio. Sono gli obiettivi più urgenti indicati dal presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, durante la presentazione dei risultati del suo primo anno di governo. L’attenzione alla spesa pubblica deve mettere al centro, ha detto, “l’interesse verso l’impresa come uno strumento in grado di determinare autentica ricchezza”. Tra gli altri obiettivi che si stanno perseguendo Musumeci ha indicato la riqualificazione della rete viaria, lo sviluppo dell’edilizia scolastica, la riqualificazione dei centri storici soprattutto “nelle zone dell’entroterra soggette a processi di desertificazione”.

Sul fronte dei rifiuti la Regione punta sulla differenziata con la raccolta che in un anno “è aumentata del cinquanta per cento” rispetto all’ultimo dato rilevato nel 2017 che ammontava al 22,7 per cento. Nel 2018 la differenziata ha raggiunto il 34 per cento.Oggi 1,7 milioni di siciliani fanno la raccolta differenziata, in 203 comuni con oltre il 50 per cento di differenziata. Nel 2016 erano “solo 96”. Sono state poi sbloccate le procedure per il piano amianto e concessi 200 mila euro per 13 comuni virtuosi. Stanziati, ancora, 11 milioni di euro, per 22 nuovi centri di raccolti comunale.

Sul fronte della riforma dei rifiuti nella nuova governance sono previsti i 27 ex Ato e le Srr vengono sostituite da 9 autorità d’ambito. Approvato anche il ‘piano stralcio’ e avviate le Vas (Valutazione ambientale strategica) per il nuovo Piano. Infine, sono stati nominati 87 commissari ad acta.

I nemici della Sicilia sono tre: la mafia, il tempo e la rassegnazione. Ma ci sono anche piaghe di lentezza che si chiamano Anas ed Rfi con i loro tempi di appalto ed esecuzione che frenano lo sviluppo delle infrastrutture

Sul fronte economico i conti sono in regola secondo il governatore che punta sulla rinegoziazione degli accordi con lo Stato. E’ stato creato il polo bancario per il imprese con Irfis e Mediocredito; accorpato Ircac e Crias ed erogati già 130 milioni. Pubblicato anche il bando per 170 milioni destinati alle aziende.

QUI TUTTI GLI INVESTIMENTI

07/12/2018

La Regione prova a far cassa col demanio, dopo Cuffaro e Lombardo ci tenta Musumeci

Mettere a frutto i beni demaniali. Un pallino di tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi 20 anni. Tutti o quasi visto che nell’elenco non si può annoverare il governo Crocetta votato solo ai tagli e poco o niente all’incasso.

Se le operazioni del passato sono state spesso foriere di grandi aspettative tradite anche se hanno  consentito di portare a pareggio virtuale bilanci regionali (tranne poi pagare in seguito il prezzo dei buchi scavati), oggi si tenta una strada forse meno redditizia ma probabilmente più perseguibile.

Saranno, infatti, assegnati in concessione dalla Regione siciliana i beni immobili che ricadono sul demanio marittimo. Lo hanno annunciato questa mattina in conferenza stampa il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci e l’assessore al Territorio e Ambiente Toto Cordaro, con il direttore del dipartimento Giuseppe Battaglia, che hanno illustrato i contenuti del bando e che sarà presentato entro i primi di dicembre.

Sono 52 complessivamente i beni individuati e censiti: 8 nella povincia di Palermo, 9 in quella di Messina, 5 in provincia di Caltanissetta, 8 in provincia di Agrigento, 8 in provincia di Catania, 1 in provincia di Siracusa, 1 in provincia di Ragusa, 12 in quella di Trapani. Tra i luoghi più noti, il rudere del castello della Falconara, a Butera, in provincia di Caltanissetta, la Torre Pozzillo a Cinisi, nel palermitano. La durata della concessione è fissata tra i 6 e i 50 anni.

“Si tratta di un patrimonio che fino a qualche anno fa non costituiva oggetto di attenzione da parte della pubblica amministrazione né dello Stato né della Regione – ha detto il presidente Nello Musumeci -. Oggi non sappiamo quanti sono i beni marittimi della Regione e se non avessimo avviato con il nostro dipartimento una ricognizione, oggi non potremmo dirvi che ne vogliamo cominciare a recuperare 52, quelli individuati. Continueremo a lavorare grazie agli archivi, ai comuni e alle ex Province che ci segnaleranno gli edifici nei territori per capire quante sono le costruzioni realizzate sulla costa, un tempo funzionali e oggi abbandonati, costituendo testimonianza di degrado ambientale e culturale”.

“Alcuni di questi beni – ha aggiunto – rivestono una importante testimonianza storica: sono torri di avvistamento, edifici del ‘600 e del ‘700, ma anche ex caserme della Guardia di finanza; altri sono ex edifici industriali e altri ancora veri e propri ruderi. Dobbiamo salvaguardare i fabbricati, riqualificare le aree di pertinenza, valorizzarli, destinarli ad attività compatibili, attività turistiche e commerciali. In questo modo, si avvia non soltanto un recupero del degrado ambientale, ma anche un incremento delle entrate erariali. Abbiamo immaginato anche la possibilità di renderli compatibili con le attività di stabilimenti balneari, attività legate agli sport, bar e ristoranti, noleggio imbarcazioni e natanti, attività legate alla nautica e al diporto, attività artigianali, punti di ormeggio e ricovero per imbarcazioni”. “Dunque – ha precisato Musumeci – ci rivolgiamo alle imprese e agli operatori economici specialmente quelli che possono vantare una certa esperienza nel settore, dovranno riqualificare il bene e avranno tutto il tempo per ammortizzare le spese affrontate”.

Per manifestare l’interesse gli operatori interessati dovranno presentare un progetto e ci sarà tempo tra i 60 e i 90 giorni per l’assegnazione del bene.

LEGGI ANCHE: TENSIONE NELLA MAGGIORANZA DI MUSUMECI

 

28 novembre 2018

MUSUMECI: “QUESTO GOVERNO NON HA MAGGIORANZA, NON MI OCCUPO DELLA CONDOTTA DEI DEPUTATI”

LE DICHIARAZIONI DEL GOVERNATORE DOPO CHE 6 DEPUTATI HANNO LASCIATO L’AULA IERI

“Non so cosa sia la maggioranza, questo governo dal primo giorno non ha maggioranza parlamentare. Abbiamo una coalizione e in questa coalizione chi vuol stare ci sta. Se alcuni dei deputati hanno ritenuto ieri di uscire dall’Aula è un problema su cui non posso sindacare. Non mi occupo della condotta dei deputati né di quelli della coalizione né di quelli dell’opposizione, non è compito mio, ma di altri perché non mi occupo della geografia politica e perché sono convinto che un deputato all’opposizione possa votare un provvedimento del governo con la stessa responsabilità di un deputato della coalizione”.

Lo ha detto il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, con riferimento alla decisione, di ieri, di sei deputati della maggioranza mentre a Sala d’Ercole si votava il testo sui debiti fuori bilancio.

E quando un cronista ha chiesto a Musumeci se pensa di convocare un vertice di maggioranza, il presidente ha risposto: “Serve quando ci sono le maggioranze, quando non ci sono serve il senso di responsabilità singolo e collettivo. E’ chiaro che apprezzo i deputati che vedo spesso in Aula, un pò meno quelli che vedo raramente o solo in campagna elettorale o nel mio studio”.

“Ho il massimo rispetto per la magistratura e il lavoro dei magistrati. L’assessore Turano ha avuto il garbo e la responsabilità di comunicarmi subito della indagine a suo carico, su presunti reati commessi due anni fa. E’ stato un atto di garanzia a favore del mio assessore, informarlo dell’indagine avviata sulla sua condotta. Gli ho riconfermato la mia fiducia in attesa di conoscere l’esito delle indagini della magistratura”.  Questo il commento di Musumeci a Palazzo d’Orleans, a margine della presentazione del bando per l’assegnazione dei beni del demanio marittimo, a proposito della inchiesta della procura di Trapani che vede indagato l’assessore alle Attività produttive, Mimmo Turano, per corruzione e abuso d’ufficio.

28 novembre 2018

Forestali: diventerannostabilizzati…..(ungiorno)

Situazione ben chiara e delineata per i lavoratori forestali siciliani che da questo nuovo governo ricalcano tutti i punti della passata gestione e niente di nuovo si prospetta per i circa 20 mila operai che cercavano di poter avere un plus migliorativo in ottica generale. «Rimangono i soliti problemi – dice Antonio David di ForestaliNews – e mettiamo in cascina un altro anno di speranze mancate e illusioni a cui il forestale è fermamente attaccato.  Stiamo completando le giornate in quasi tutta la Sicilia e siamo rimasti nuovamente con un pugno di mosche in mano. Se da un lato si può essere contenti da qualche nuovo punto contrattuale, dall’altro lato si rimane nuovamente con le stesse giornate lavorative».  Continuano le problematiche nei cantieri e problemi anche nel modo di gestire un ambiente che non trova qualificazione e rispetto anche della natura stessa. Un sistema di riforma mancato e un rinnovamento che tarda ad arrivare, giustificato sempre dal fatto che non ci sono i fondi strutturati per portare a termine il comparto.

«Rimane un’eterna calunnia quella dei fondi bloccati – continua David – ma, lo è ancor di più il fatto che, gli uffici preposti a vigilare, controllare e redigere sono sempre inadeguati e impreparati a qualsiasi evento si mette sul tavolo. Se mancano i progetti per finanziare lavori Forestali, non è mica colpa della Comunità Europea che finanzia dietro logica seria e costruttiva». Fondi e progetti che spesso rimangono fermi al paolo e prendono tempo in un periodo in cui c’è fretta e speranza di costruire qualcosa di positivo. Vi è, solo un parlare e giostrare qualsiasi cosa si metta sul piatto con “picciuli” che si pensa di avere ma, non si hanno quando si alza il coperchio della pentola. «Vedi gli stipendi di Settembre e Ottobre con operai che aspettano di percepire il dovuto ma, devono attendere Natale per poter dire di aver preso lo stipendio arretrato. Si convive con un’arretratezza mediatica inculcata negli anni che viene tramandata da vari governi che si susseguono»

Gli ultimi tragici eventi nel territorio siciliano per quanto riguarda il dissesto idrogeologico avevano fatto alzare le antenne ai forestali e portato qualche speranza aggiuntiva di lavoro per migliaia di famiglie ma, lo è stato peri lavoratori Esa e dei consorzi di Bonifica che si sono visti aumentare qualche giornate per arginare il problema e liberare con i mezzi meccanici ciò che ostruisce i letti dei fiumi e torrenti. «Il presidente Musumeci e gli assessori al ramo si sono largamente sbilnaciati in campagna elettorale con promesse sul comparto che non hanno portato risultati e sopratutto fatti quindi, i lavoratori ora hanno diritto di replicare e lamentarsi. Purtroppo il popolo dei braccianti si è legato al dito la fatidica parolina (stabilizzazione), quindi sacrosanto diritto di replica se qualcuno la tira per le lunghe nel reclamare  ciò che vuole».  Parole aggiunte a quelli dei sindacati che rimarcano e sbandierano che si potrebbe fare ma, non si “ha” o non si “è” …..dove si dovrebbe.

Altro giro e altra corsa, se nè parlerà il prossimo anno …..?

24 novembre 2018

DOPO L’APPROVAZIONE DELLA FINANZIARIA DEL 30 APRILE 2018, IL PRESIDENTE MUSUMECI DOVEVA OCCUPARSI DELLA RIFORMA FORESTALE. MA CHI L’HA VISTA? LE PAROLE SE LI PORTA VIA IL VENTO, SONO I FATTI QUELLI CHE CONTANO

Finanziaria approvata il 30 aprile 2018, quindi subito dopo ci doveva essere la riforma del comparto

23 Aprile 2018 Il Presidente Musumeci: dopo la finanziaria ci sarà la stagione delle riforme, faremo finalmente una riforma dei lavoratori forestali e del settore forestale. Il Blog: a proposito della riforma, cosa significa lavorare tutto l’anno a tempo determinato?

27 Aprile 2018 Subito dopo la manovra finanziaria, il governo si occuperà finalmente della riforma dei forestali, dei consorzi di bonifica e di adeguare la Protezione civile regionale alle normative nazionali” ha aggiunto il presidente

Anche l’Assessore Bandiera aveva dato piena disponibilità ai Sindacati

22 Dicembre 2017 I Sindacati incontrando l’Assessore Bandiera hanno chiesto di dare attuazione alla parte economica e giuridica del nuovo contratto e riaprire le trattative sulla riforma. L’Assessore ha dato piena disponibilità a collaborare manifestando apprezzamento per le proposte di Fai-Flai-Uila