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FINANZIARIA REGIONALE, 15 MILA PRECARI VERSO STABILIZZAZIONE. PIÙ FONDI PER I DISABILI: LO SFOGO DI MUSUMECI

Il governatore ha chiesto rispetto dopo le polemiche di ieri sui costi per i disabili, ai quali sono stati assegnati 266 mln di euro oltre a 5 mln per i progetti individuali. In esame un maxi-emendamento per accelerare i tempi di approvazione della manovra

PALERMO – Oltre 15mila precari sono stati stabilizzati con le norme approvate dall’Assemblea regionale che sta esaminando la manovra finanziaria. Si tratta di circa 13 mila precari degli enti locali, il resto del personale gravita in società controllate dalla Regione. Per alcuni deputati delle opposizioni, tuttavia, ci sarebbe il rischio di impugnative da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri.

L’Assemblea siciliana ha poi approvato la norma della manovra finanziaria che stanzia 266 milioni per i disabili, di cui 226 mln per i casi gravissimi. Con un emendamento, a firma di tutto i capigruppo di maggioranza e opposizione, sono stati assegnati poi altri 5 milioni per i progetti individuali per i disabili. Prima della votazione, ha preso la parola il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci. Il suo è stato uno sfogo, alla luce delle polemiche dei giorni scorsi su alcune sue parole. «Questo non è un atto di eroismo ma il mantenimento di un impegno che avevo assunto a ottobre – ha detto il governatore -. E’ la migliore risposta alle ignobili e vergognose speculazioni politiche che sono state promosse e alimentate anche dall’interno di questo Palazzo in queste ultime ore. Si sappia – ha aggiunto con tono fermo – che se la disabilità è la trincea della sofferenza, lo ricordo a qualche politico spregiudicato, che io da quella trincea non ho nulla da imparare per la mia storia personale e familiare». Quindi, Musumeci ha concluso nel silenzio totale dell’aula: «Se non avete rispetto per il presidente della Regione abbiatelo per il padre». 

E più precisamente ammontano a 271 milioni di euro le risorse (regionali, nazionali ed europee) messe a disposizione nel 2018 per la disabilità. Le somme stanziate serviranno per finanziare l’assegno di cura agli oltre 12 mila disabili gravissimi, censiti dalle Aziende sanitarie e per servizi in favore di disabili gravi. Il governo ha presentato, inoltre, un emendamento, condiviso con tutto il Parlamento, che stanzia 5 milioni di euro per dare attuazione, dopo 18 anni, all’articolo 14 della legge 328 del 2000, relativo a piani di cura individuali per i disabili. Nel complesso, le risorse per la non autosufficienza ammontano a 370 milioni di euro. «Il governo – affermano il presidente Nello Musumeci e gli assessori Ippolito e Razza – ha voluto dare corso a una misura che risponde in termini di giustizia a un’importante esigenza sociale. È una scelta strategica annunciata lo scorso anno e mantenuta a seguito dell’approvazione della norma prevista dalla finanziaria».  

E nel tentativo di accelerare i tempi, la Commissione Bilancio sta lavorando al testo di un maxi-emendamento con le norme rimanenti della manovra, una cinquantina.  (L’obiettivo sarebbe appunto quello di dare un’accelerata alla manovra finanziaria già questa sera e rinviare a domani l’approvazione delle tabelle). L’aula frattanto rimane sospesa, cercando di coinvolgere maggioranza e opposizione. Non è chiaro se il tentativo andrà in porto, anche perché le opposizioni vorrebbero che dal testo venissero eliminate alcune norme della manovra e rivisti invece al rialzo i fondi per i teatri.  

Il M5s però non sta trattando sul maxi-emendamento. «Nessuno di noi è entrato in commissione bilancio», dicono i pentastellati.

Alcuni super-burocrati della Regione riceveranno assegni più pesanti, altri invece li avranno più alleggeriti del previsto: è la conseguenza della norma, inserita nella manovra finanziaria in discussione all’Assemblea siciliana, approvata questo pomeriggio in aula. Il Parlamento ha allineato il sistema di calcolo a quello dello Stato, quindi sugli ultimi cinque anni contributivi, anziché sull’ultimo anno. Alcuni ex dirigenti generali che erano stati ‘demansionatì e destinati ad altri incarichi all’interno dell’amministrazione tirano un sospiro di sollievo dopo aver fatto lobby, altri invece, con incarichi apicali ottenuti di recente, subiranno una penalizzazione. 

Dopo la pausa dei lavori, l’Ars ha ripreso in serata la manovra mettendo in votazione la norma riscritta sull’assunzione degli ex Pip, un bacino di circa 2.800 persone che beneficiano di un sussidio, nella società Resais, con decorrenza dal primo gennaio del 2019, controllata dalla Regione siciliana. In aula è stato distribuito anche il maxi-emendamento.  

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29/04/2018

Oggi,Piano antincendio in Sicilia e futuro dei Forestali

Oggi verrà presentato il Piano antincendio della Regione Sicilia per la prossima stagione estiva, e da qui si conosceranno i paini attuativi che Musumeci vorrà mettere in atto con il capo della Protezione civile nazionale, Angelo Borrelli, l’assessore regionale al Territorio e ambiente, Toto Cordaro, il responsabile della Protezione civile regionale, Calogero Foti, e il Comandante del Corpo forestale della Regione, Filippo Principato.

Una conferenza stampa a cui parteciperanno in tanti e a cui, anche i sindacati sono interessati a conoscere se, ci sarà il cambiamento di rotta che il governatore ha promesso, con una gestione diversa rispetto agli altri anni., Tanti sono stati gli incendi negli ultimi anni e tanti gli scempi ancora visibili  sul territorio siciliano, ove in tanti hanno pianto e continuano a farlo , visto l’enorme contesto in cui si sono sviluppate le fiamme. Terreni, colline e boschi che devono attendere i tempi reali per poter esserci rimpiantati  con centinaia di ettari di terreno che sono scomparsi a macchia d’occhio , soprattutto  su Palermo,Messina e Agrigento. Nella maggior parte dei casi si è trattato di atti dolosi, le cui cause vanno ricercate  secondo la relazione prodotta dall’assessorato tra le vicende legate alla pastorizia, all’incuria e ai possibili gesti intimidatori nei confronti di proprietari restii a vendere i terreni o dell’istituzione di zone protette che potrebbero imporre nuovi vincoli allo sfruttamento del territorio. Più marginali i casi di piromania e quelli di persone interessate alla diffusione degli incendi, ma non certamente da scopi lavorativi e cioè come spesso qualcuno dice, degli stessi forestali che potrebbero trarne vantaggi con giornate in più da effettuare. Per legge quando si effettua un incendio in un bosco, per cinque anni non si può mettere piede all’interno e svolgere lavori di pulizia e/o di piantumazione, quindi una favola bella e buona, per infangare sempre di più il sistema.

Attività che deve mettere in atto la manutenzione dei mezzi antincendio , pochi e bisognosi di restyling, così come spesso evidenziati da da ForestaliNews che sollecita e rivendica un impulso diverso su tutto il sistema di prevenzione già da attuare. Tempi che già sono alle porte e tempi attuativi parziali della forza lavoro, con gli avviamenti di questi giorni limitati solo ai 151sti.  Tempi che il resto degli operai non conoscono e tempi che devono essere chiari e immediati se si vuole prontamente bloccare il sistema di pericolo incendi, e mettere in campo tutta la forza lavoro quanto prima e in tempi consoni a farlo, con l’aiuto della forza aerea ma indispensabile con quella a terra.

23 aprile 2018

LA MANOVRA DA OGGI APPRODA IN AULA. PER CHIUDERE IL BILANCIO È PASSATA ANCHE DALLA RIMODULAZIONE DELLE RISORSE DEI FORESTALI CHE VIENE DIMINUITA DI 24 MILIONI DI EURO RISPETTO ALLA CIFRA DI 62 MILIONI COMPLESSIVA

Un momento della seduta inaugurale dell’Assemblea Regionale Siciliana, Palermo, 5 dicembre 2012. ANSA / FRANCO LANNINO

Finanziaria, da oggi si parte all’Ars. La manovra al voto entro otto giorni

Dovrebbe essere incardinata oggi in aula all’Ars la legge di stabilità regionale, la prima di Musumeci, che si confronta con il voto della coalizione che sostiene l’esecutivo regionale.

Gaetano Armao, che ha ricucito le maglie che si erano allargate all’interno del perimetro della maggioranza, prima dello stralcio di alcune norme nel “collegato” che viaggia in parallelo con la finanziaria, ostenta fiducia: “Tra legge di stabilità e collegato, l’impianto del governo è ampiamente garantito. Sono abbastanza fiducioso”

Per l’assessore all’Economia l’appuntamento con il soggetto unico finanziario degli enti è solo rinviato: “L’obiettivo rimane la concentrazione di tutti gli istituti finanziari – chiarisce – nella prospettiva di una riduzione dei costi. I costi triplicati delle strutture Irfis, Ircac e Crias, ammontano per le imprese a  15 milioni di euro”. 

Per Armao inoltre, una delle norme di impatto, ma anche qualificanti come profilo,  è quella che riguarda i musei che adesso incasseranno rispetto al precedente 30% del gettito del biglietto, il 50% per il 2018 e il 70% per il 2019: “Avevamo lavorato a questa idea con Sgarbi. Adesso saranno maggiormente  motivati. Il Codice dei Beni culturali prevede che incassino il 100%, In Sicilia prima di ora queste cifre finivano nel calderone della finanza generale. Così ci avviciniamo al modello nazionale».

La rimodulazione dei tagli ha diverse origini. Sono state realizzate alcune entrate successive ulteriori mediante il differimento di alcuni trasferimenti per una cifra pari a 40 milioni di euro. Vengono rimandati dall’amministrazione regionale al prossimo esercizio finanziario nel 2019, alcuni pagamenti. La liquidità necessaria dal punto di vista contabile per chiudere il bilancio è passata anche dalla rimodulazione delle risorse dei forestali che viene diminuita di 24 milioni di euro rispetto alla cifra di 62 milioni complessiva.

Non prevedono ulteriori oneri le norme che attivano il percorso di stabilizzazione degli ex Pip e valgono sugli stanziamenti di bilancio già esistenti. Vengono proposti, all’interno delle norme transitorie e finali, alcuni differimenti dei termini per completare le opere che hanno già ricevuto il permesso di costruire.

di Giuseppe Bianca –

23 aprile 2018

ANTINCENDIO, MUSUMECI PRESENTA LA CAMPAGNA 2018. MA SLITTANO ASSUNZIONE OPERAI E GARA PER GLI ELICOTTERI

CRONACA – Questo pomeriggio il presidente della Regione renderà note le misure per affrontare quella che rappresenta una vera piaga per la Sicilia. Accanto a lui ci sarà il capo della Protezione civile nazionale Angelo Borrelli. Un modo per segnare la discontinuità promessa rispetto a Crocetta. Anche se le cose non sembrano così rosee

«Vedremo cosa dirà Musumeci, ma noi, un’idea su come stanno le cose, ce l’abbiamo già». Così il segretario regionale di Flai Cgil, Alfio Mannino, a poche ore dalla conferenza stampa con cui, questo pomeriggio, il presidente della Regione presenterà la campagna antincendio 2018. Per l’occasione arriverà a Palermo anche il capo della Protezione civile nazionale Angelo Borrelli. Una presenza che, nelle intenzioni del governo regionale, sarà utile a segnare quel segno di discontinuità che Musumeci ha assicurato di dare nella gestione di una problematica che, estate dopo estate, in Sicilia si è trasformata in piaga.

Secondo i dati in mano alla Regione, sono quasi 6700 gli incendi registrati nell’Isola tra il 2010 e il 2016. Sette anni in cui sono andati a fuoco quasi 150mila ettari di terreno, dei quali oltre 64mila boscati. La provincia che ne ha avuti di più è quella di Palermo, con 1484 roghi, seguita da Messina e Agrigento. Ed è proprio il capoluogo peloritano – 234 i casi – la città dove le fiamme sono divampate più spesso. Numeri allarmanti che si ritrovano anche in altri centri di dimensioni di certo minori, come il caso dei 160 a Mazzarino, in provincia di Caltanissetta, i 159 a Monreale o i 151 a Randazzo, nel Catanese. Nell’83 per cento dei casi si è trattato di atti dolosi, le cui cause vanno ricercate – secondo la relazione prodotta dall’assessorato – tra le vicende legate alla pastorizia, ai possibili gesti intimidatori nei confronti di proprietari restii a vendere i terreni o dell’istituzione di zone protette che potrebbero imporre nuovi vincoli allo sfruttamento del territorio. Più marginali i casi di piromania e quelli di persone interessate alla diffusione degli incendi, perché da essi si potrebbero trarre maggiori garanzie lavorative. Il riferimento in questi casi va agli operai forestali, negli anni scorsi finiti al centro delle polemiche e dello scontro diretto con l’ex governatore Rosario Crocetta. 

Ed è proprio in merito alla gestione degli oltre ventimila lavoratori stagionali – divisi tra addetti alla manutenzione dei boschi e personale antincendio – che Musumeci ha assicurato passi avanti, che però finora non hanno trovato l’accoglimento unanime da parte dei sindacati. Se il Sifus da settimane si mostra disponibile ad attendere che la promessa di una riforma del settore venga avviata dall’indomani del voto alla legge di stabilità, la Cgil avanza precise perplessità. «Le risorse tenute fuori dall’esercizio provvisorio dall’inizio dell’anno finora sono servite soltanto a pianificare meglio la parte organizzativa – dichiara Mannino -. Faccio riferimento alle gare d’appalto per la manutenzione dei mezzi o le attività di ripristino delle dotazioni di protezione. Azioni utili, ma che non devono nascondere i ritardi nelle assunzioni, con il rischio di ritrovarsi nuovamente in emergenza quando le temperature saliranno e ci saranno i primi incendi». A riguardo, a differenza di quanto dichiarato a marzo dal dirigente generale del dipartimento Sviluppo regionale e territoriale Mario Candore, l’assunzione dei primi operai dovrebbe avvenire il 2 maggio. «Si inizierà con i 151isti – spiega Mannino – mentre per 101isti e 78isti non abbiamo ancora notizie. Questo significa che fino ad allora non si avvieranno i lavori per la realizzazione dei viali parafuoco». A proposito dei lavoratori a cui la legge garantisce un minimo di 151 giornate annuali, fa discutere un emendamento alla legge di stabilità proposto dal deputato di Forza Italia, Giuseppe Milazzo, che prevede la trasformare a tempo indeterminato i contratti di chi negli ultimi tre anni è stato impiegato all’interno degli uffici provinciali dell’ex Azienda foreste demaniali. Una norma che per molti prevederebbe riguardi speciali immotivati solo per una parte del comparto.

In tema di ritardi, intanto, si registra la posticipazione dell’apertura delle buste per la gara d’appalto riguardante l’affidamento del servizio antincendio aereo, nello specifico quello fornito dagli elicotteri. I termini per presentare le offerte sono scaduti questa mattina, con la procedura d’esame delle stesse che sarebbe dovuta partire il 27 aprile. Martedì scorso, però, il responsabile unico del procedimento Gesualdo Palagonia ha comunicato che le buste saranno aperte il 10 maggio. Quando, stando al capitolato d’appalto, mancheranno soltanto 21 giorni alla data in cui gli elicotteri dovrebbero essere già in grado di alzarsi in volo per intervenire a spegnere eventuali incendi. Ipotesi che, stando alla storia degli ultimi anni, potrebbe verificarsi con una invidiabile puntualità. 

SIMONE OLIVELLI

23 APRILE 2018

E’ Gaetano Armao il paperone della giunta Musumeci! IL MAB: E I POVERI FORESTALI DEVONO VIVERE CON 8MILA EURO ALL’ANNO

E’ l’assessore all’Economia il più ricco della giunta Musumeci: Ha dichiarato nel 2017 346mila euro lordi Lagalla secondo con 173 mila euro.

Musumeci si ferma molto più in basso: 92mila. Il Paperon de’ Paperoni del governo Musumeci è Gaetano Armao, il più “povero” l’avvocato etneo Ruggero Razza, con una dichiarazione dei redditi venti volte inferiore rispetto al collega non solo di giunta ma anche di professione.

In base alla norme sulla trasparenza, Palazzo d’Orleans ha pubblicato i dati sui patrimoni e i redditi degli assessori regionali.Il più “ricco” è l’assessore all’Economia.

A riportate i dati è l’edizione di Repubblica oggi in edicola.

L’ultima dichiarazione dei redditi, presentata lo scorso anno, arriva a un imponibile pari a 346 mila euro. Al secondo posto si piazza l’ex rettore Roberto Lagalla, con un reddito pari a 173 mila euro lordi all’anno e la dichiarazione di possesso di un immobile e di una autovettura.

Sul podio poi il deputato e avvocato Toto Cordaro, con una dichiarazione dei redditi pari a 101 mila euro lordi all’anno.

Altro avvocato- assessore- deputato è Marco Falcone, che dichiara un reddito pari a 95mila euro all’anno, la proprietà di due immobili e di tre auto: una AudiA4 immatricolata nel 2016, una Peugeot 108 acquistata lo scorso anno e una Toyota Yaris.

Il governatore Nello Musumeci dichiara un reddito di 92mila euro all’anno, la proprietà di tre immobili, sette appezzamenti di terreno e due autovetture.

L’assessore alla Funzione Pubblica, Bernardette Grasso, dichiara un reddito di 90mila euro e la comproprietà di 9 immobili e due terreni, tutti nel Comune di Capri Leone.

Inoltre dichiara di possedere una Mercedes classe A acquistata in leasing nel 2016.L’assessore alle Attività produttive, Girolamo Turano, dichiara un reddito di 88 mila euro, il possesso di sei immobili e di quattro « fabbricati rurali » più un terreno.

Inoltre dichiara di avere una Fiat 500 del 1968 e una Ford Galaxi del 2008. L’assessore al Turismo, Sandro Pappalardo, dichiara un reddito di 65mila euro al mese, il possesso di due terreni e tre immobili, oltre all’utilizzo di una sola autovetture acquistata lo scorso anno.

Fanalino di coda, nella classifica dei redditi del governo regionale, si piazzano gli assessori Ruggero Razza ed Edy Bandiera: il responsabile della Sanità dichiara nel 2016 un reddito di 18 mila euro e il possesso di un immobile e di una sola autovettura. L’assessore all’Agricoltura, Bandiera, di professione agronomo, dichiara un reddito di 29mila euro lordi all’anno, il possesso di tre immobili a Siracusa e uno a Palazzolo Acreide, e di un garage.

Inoltre possiede una moto Aprilia 250 del 2008 e una Audi A4 acquistata nel 2011. Mancano ancora all’appello i dati sul reddito e il patrimonio dell’assessore alla Famiglia Mariella Ippolito, farmacista a Caltanissetta, e del neo-assessore ai Rifiuti Alberto Pierobon. «A breve la mia commercialista consegnerà tutti i dati alla Regione » , assicura Ippolito, che potrebbe ambire al podio.
blogsicilia

30 marzo 2018

LA RICETTA DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE. MUSUMECI AVVERTE: “FACCIAMO TRE O QUATTRO RIFORME E POI POSSIAMO TORNARE AL VOTO”. IN ELENCO ABBIAMO LA LEGGE SUI FORESTALI

Musumeci avverte: “Facciamo tre o quattro riforme e poi possiamo tornare al voto”

Un “governo delle riforme” con quattro-cinque priorità tra cui la modifica della legge elettorale “poi se si vuole si può discutere di andare a votare, perché io non sono attaccato allo sgabello, sono il presidente della semina e non della raccolta”.

Così il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, conversando con i cronisti a Palazzo dei Normanni.

“Abbiamo la consapevolezza che su tre-quattro cose non ci si può dividere”, ha aggiunto Musumeci che ha poi elencato le priorità: “La legge sui forestali, la legge elettorale, l’agenzia sulla casa, la legge sull’Irsap che va rivista, i consorzi di bonifica, i rapporti con le societa’ delle acque, la possibilità di creare una sola società di gestione degli aeroporti in Sicilia”. Quest’ultima “sarebbe un grande colpo d’ali”, ha sottolineato il governatore. In questo momento “abbiamo una guerra tra poveri. Pensate come una sola società di gestione per tutti gli scali siciliani possa fare diventare la Sicilia più appetibile”.

Quando parla di “governo delle riforme“, Musumeci estende il ragionamento politico e istituzionale alla coalizione che lo sostiene (non parla di maggioranza ndr) e alle opposizioni. Musumeci, preso anche atto della richiesta avanzata dal Pd in conferenza dei capigruppo, ha riunito la giunta per dare il via libera alla proroga di un mese dell’esercizio provvisorio, in scadenza il 31 marzo.

“Prendiamo atto della richiesta del Parlamento ci rendiamo conto che nella legge di stabilità ci sono alcune norme sulle quali occorre tempo per affrontarle”.

“Più tempo abbiamo e più possiamo lavorare. Mi rendo conto che il dibattito sulla finanziaria non può essere strozzato, ho rispetto per quello che decide l’aula. La conferenza dei capigruppo si è orientata per avere più tempo, e maggiore tempo si può concedere solo se si delibera la proroga dell’esercizio provvisorio, ma questo non significa occupare tutto il mese di aprile per la finanziaria”.

“La manovra, se c’è la volontà, può essere approvata a metà aprile in modo così da lavorare poi alle riforme”.

di Giorgio Rossini

27 marzo 2018

La storia. Sgarbi e il “ricattino” a Musumeci Selinunte, il tempio della discordia

Il critico è in rotta con Musumeci ma prima di andare via vuole lanciare la ricostruzione del Tempio G di Selinunte, ripescando un progetto del 2011

PALERMO – Prima dell’addio di Vittorio Sgarbi c’è un “piccolo ricatto” da 39 milioni di euro verso Musumeci. Nei giorni del duello a distanza con il governatore, il critico d’arte scherzava così con i giornalisti che gli chiedevano i tempi delle sue dimissioni da assessore ai Beni culturali della Sicilia. Parole sibilline seguite da una data: “Il 27 marzo arriva un mecenate che porterà 39 milioni per Selinunte. Con chi tratterà se me ne vado? Fossi Musumeci aspetterei”. Il “ricattino” di Sgarbi, ormai in rotta con il presidente della Regione, ruota attorno alle risorse che servirebbero per portare a termine un’idea non nuova e che da tempo divide studiosi e appassionati di archeologia: la ricostruzione parziale del Tempio G di Selinunte, di cui oggi restano soltanto le rovine nel parco archeologico della cittadina trapanese.
 
All’indomani delle elezioni regionali Sgarbi ha tirato fuori dai cassetti un vecchio progetto di qualche anno fa: il calendario era quello del 2011 e con la regia dell’allora Provincia di Trapani lo scrittore e archeologo Valerio Massimo Manfredi si lanciava in un accurato studio culminato con la realizzazione di un modello ligneo tridimensionale in scala del tempio. I rilievi grafici sui blocchi delle colonne crollate e gli studi sulle fondazioni da parte degli esperti dell’Università di Urbino furono considerati la base per un progetto che in gergo tecnico viene definito ‘anastilosi’: ovvero la ricostruzione dell’edificio attraverso la ricomposizione di pezzi originali della struttura antica. Il modello, che rappresentava il tempio così come era stato ideato e costruito a Selinunte alla fine del VI secolo a.c., fu realizzato grazie ai fondi messi a disposizione da Sorgente Group, società facente parte di un gruppo che opera nella finanza immobiliare internazionale e che si occupa anche di restauri. Dagli studi sulle colonne crollate e rimaste lì per secoli, emerse la possibilità di riportare in piedi l’angolo sud-est di un tempio ancora tecnicamente ‘sigillato’: quei blocchi, infatti, non sono mai stati spostati vista la loro imponenza e nessuno sa cosa si nasconda sotto.

Manfredi fu consulente dell’allora presidente della Provincia, Mimmo Turano, oggi collega di Sgarbi nella giunta Musumeci. I tre si sono ritrovati attorno allo stesso tavolo a dicembre, in una riunione al Villino Florio di Palermo a cui ha partecipato anche l’archeologo Sebastiano Tusa. Il progetto sul tavolo è quello di allora. A distanza di anni, dunque, ritorna in piedi il tentativo, da molti non condiviso, di ricostruire, almeno in parte, il Tempio G. Nel 2011 il progetto sfumò per le mancate autorizzazioni: oggi molti protagonisti sono gli stessi di quell’anno ma nulla trapela sul fantomatico “mecenate” che dovrebbe finanziare l’impresa: per convincerlo al maxi esborso Sgarbi mostrerà il lavoro fatto nel 2011. Tutto questo, naturalmente, soltanto se Musumeci deciderà di sottostare al “piccolo ricatto” del suo assessore.

 

24 marzo 2018

Fondi alle famiglie povere, via gli enti inutili e biglietto unico per il trasporto locale. Pronto il Ddl di stabilità

Lo ha varato la giunta musumeci

L’accorpamento di Irfis, Ircac e Crias, l’abolizione degli Istituti autonomi case popolari (Iacp) con l’istituzione dell’Agenzia regionale per la Casa, la soppressione dell’Ente per lo sviluppo agricolo (Esa), la fusione tra Istituto di incremento ippico e Istituto sperimentale zootecnico.

Sono alcune delle norme inserite nel disegno di legge di stabilità regionale per il 2018 approvato dalla giunta Musumeci e che, insieme al Bilancio 2018/2020, passerà all’Assemblea regionale siciliana per l’esame da parte delle Commissioni di merito.

Nell’articolato trova spazio anche il biglietto unico per il trasporto locale che prevede progetti sperimentali di integrazione tariffaria tra i servizi urbani delle tre Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina e quelli ferroviari regionali.

Stanziati, inoltre, nove milioni di euro per contributi in conto capitale, a favore di famiglie a basso reddito, per l’acquisto, la costruzione o la ristrutturazione della prima casa. Rimpinguato anche il capitolo per far fronte alle richieste pervenute da oltre dodicimila disabili gravissimi.
di Nicola Funaro

23 marzo 2018

LA DENUNCIA DEL PRESIDENTE MUSUMECI: “ABBIAMO MILIARDI UE NEL CASSETTO, MA MANCANO I PROGETTI”

Alla fine di questo quinquennio la Sicilia sarà diversa da quella che ho trovato: non voglio fare rivoluzioni ma consegnare

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L’ASSESSORE REGIONALE NON SE NE VUOLE PROPRIO ANDARE. SGARBI SPIAZZA TUTTI:

“VOGLIONO IL MIO POSTO? NON VADO VIA, MI CACCI MUSUMECI”

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