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ON. GIARRIZZO, M5S, A SUPPORTO DELLE ISTITUZIONI LOCALI PER L’EMERGENZA DEGLI INCENDI ESTIVI

“La piaga degli incendi boschivi è una continua minaccia per l’incolumità ambientale, il valore paesaggistico e  l’urgenza della tutela dell’equilibrio idrogeologico della nostra Sicilia, e và affrontata e sanata. I ricordi della scorsa estate mi rendono sempre più allarmato e non posso stare a guardare bruciare il nostro territorio”. 

Esordisce così il Portavoce Nazionale del M5S Andrea Giarrizzo, dopo la duplice visita all’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste di Enna e alla caserma dei Vigili del Fuoco. Incontri utili per individuare lo stato d’intervento e di prevenzione adottato per affrontare l’emergenza incendi in vista della stagione estiva. Numerose le criticità individuate dall’ingegnere Salvatore Bonsangue, Dirigente forestale che lamenta una mancanza del personale in divisa armato, in grado di contrastare il fenomeno degli incendi dolosi e una carenza del personale tecnico e specializzato sul campo. Bonsangue poi evidenzia come sia necessario, per un ottimale intervento di gestione delle emergenze, la collaborazione  dei Sindaci e dei COC (centri operativi comunali), il cui aiuto si è rivelato insufficiente, dato che dovrebbero mettere a disposizione il proprio personale preposto (vigili urbani, volontari) per effettuare un primo controllo antincendio. Buone notizie per quel che riguarda i mezzi aerei disponibili per fronteggiare gli incendi della stagione estiva: 6 mezzi aerei in più rispetto allo scorso anno tra Canadair ed elicotteri, previsti dal bando di gara. Bonsangue poi dichiara al termine dell’incontro: ” Ringrazio l’interessamento delle istituzioni politiche, che mai avevo visto così disponibili ad ascoltare e risolvere le criticità enucleate. Attendiamo fiduciosi delle risposte positive”.
Medesimo tenore ha avuto l’incontro con i Vigili del Fuoco. Il comandante Salvatore Rizzo dichiara: “Oggi è stata una giornata proficua. Con l’onorevole Giarrizzo abbiamo parlato principalmente degli incendi boschivi. Apprezzo molto come la politica del territorio stia attenzionando il problema, che purtroppo rappresenta una piaga di questa provincia.” – continua- “Ci auguriamo che quest’anno le emergenze non abbiano la stessa violenza rispetto gli anni passati, ma siamo pronti e preparati grazie anche alla convenzione  regionale che prevede un potenziamento con due squadre aggiuntive che saranno posizionate a Enna e a Piazza Armerina. Auspichiamo, come gli altri anni, che ci sia una buona collaborazione con l’ispettorato forestale e soprattutto con i Comuni, che non riescono ad essere efficienti nel coordinamento dei lavori. I Sindaci devono venirci incontro, utilizzando il personale comunale per controllare e verificare se realmente sussiste l’esigenza di sollecitare il nostro intervento, evitando così di essere costretti a raggiungere sedi molto distanti, perdendo tempo prezioso che potrebbe essere utilizzato per emergenze serie”. Il comandante conclude: “Abbiamo illustrato all’onorevole Giarrizzo, insieme all’ispettore Sardisco e il Capo Reparto Cameli, tutte le criticità. Vorrei sottolineare l’abnegazione di tutto il personale dei Vigili del Fuoco, che spesso effettua straordinari in emergenza, riscuotendo gli emolumenti dalla Regione a volte dopo anni di ritardo. Non è corretto tale comportamento e sollecitiamo la Regione Sicilia a provvedere ai pagamenti della boschiva 2017 non ancora percepita”.

L’onorevole Giarrizzo chiude argomentando: “Il mio intento è quello di raccogliere le istanze oggi ascoltate e porle all’attenzione della Prefettura di Enna, che con la riunione del 7 maggio si è già interessata al caso, al fine di sensibilizzare una maggiore relazione fra i diversi attori (sindaci, dirigenti forestali, vigili del fuoco, protezione civile), affinché possa esserci un coordinamento sinergico fra loro, semplificando l’iter d’intervento  contro le emergenze. È quindi necessario snellire la macchinosa collaborazione con le istituzioni locali perpetrata in questi ultimi anni, cercando di trovare una sintesi per garantire l’interesse collettivo della salvaguardia dei cittadini e del territorio. Mi impegnerò affinché tutto ciò accada”.

01 luglio 2018

ARS, 289 DDL GIÀ SOTTO LA POLVERE

Di questi, 11 di iniziativa governativa. Il partito più attivo è il M5s (77), il deputato più fecondo Aricò (29, #Db). Fotografia eloquente della paralisi legislativa attuale a Palazzo dei Normanni 

PALERMO – Fin dall’inizio di questa legislatura all’Assemblea regionale siciliana ha lavorato a rilento.
Sono passati infatti quasi sei mesi dall’insediamento e le leggi approvate dall’inizio della legislatura sono state otto, molte delle quali sono leggi finanziarie e che la legge chiede che vengano approvate obbligatoriamente: la legge di Stabilità regionale, l’approvazione del Rendiconto consolidato della Regione per l’esercizio finanziario 2016, l’esercizio provvisorio di tre mesi, la proroga dell’esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l’esercizio finanziario 2018 e il bilancio di previsione.

Le altre leggi approvate sono state le “Norme transitorie in materia di elezione degli organi dei liberi consorzi comunali e delle città metropolitane e proroga commissariamento”, le “Modifiche alla legge regionale 14 gennaio 1991, n. 4 relativa all’istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia in Sicilia. Modifiche alla legge regionale 20 novembre 2008, n. 15 in materia di contrasto alla criminalità organizzata”, e “Norme in materia di variazione e rettifica dei confini fra i comuni di Grammichele e Mineo” e la “Variazione di denominazione dei comuni termali”, quest’ultima impugnata dal Consiglio dei Ministri nel suo unico articolo.

Le motivazioni di questo stallo legislativo sono diverse, a cominciare dal mese di insediamento dei componenti di Sala D’Ercole, avvenuto a ridosso delle festività natalizie, che hanno determinato uno slittamento dei lavori.
Poi, inevitabilmente, sono giunte le elezioni nazionali, che hanno impegnato in una durissima campagna elettorale i parlamentari eletti nei propri territori, a danno irrimediabilmente delle sedute d’Aula.

Poi ancora la sessione di bilancio, durante la quale non si possono esaminare altri ddl, se non quelli che hanno particolare carattere di urgenza, ha cristallizzato l’esame e la approvazione di altri disegni di legge.
Infine, le elezioni in diversi comuni siciliani e lo stallo nazionale, hanno fatto sì che il Palazzo dei Normanni sia rimasto in stato di “sopore” fino ad oggi.

A dire il vero, nelle ultime sedute d’Aula, alcuni parlamentari si sono ribellati alle frequenti notizie apparse sui media che “mettevano alla gogna” il Parlamento considerato fannullone, chiedendo a gran voce di legiferare al più presto.
Altri hanno significato vibrate proteste perché – hanno detto in Aula – se è vero che le sedute di Sala D’Ercole sono minime, nelle commissioni si è lavorato molto.

Deputati: stakanovisti e non
Il deputato che ha presentato più disegni di legge è fino ad oggi Alessandro Aricò di Diventerà Bellissima con 29 ddl, seguito da Antony Barbagallo del Pd con 18 , Stefano Zito con 17, 14 per Giancarlo Cancelleri, entrambi del M5S, Giorgio Assenza (Diventerà Bellissima) con 13 e Giampiero Trizzino (M5S) con 11.

Trasparenza del Sito Ars
Molti miglioramenti si possono ancora fare per la visibilità e soprattutto la trasparenza del sito ufficiale dell’Ars.
Diverse pagine non sono aggiornate a cominciare dai bollettini del Consiglio di presidenza: l’ultimo resoconto risale a ottobre 2017.
Inoltre, non si possono più seguire in streaming le sedute della commissione Bilancio.

Annunci: Ddl su editoria e Sovrintendenze
Il Presidente Ars Miccichè il 24 aprile scorso ha detto che il Governo ha pronta una bozza di ddl a favore dell’editoria siciliana. Ma di questo documento non si hanno più notizie a più di un mese dall’annuncio. Sempre Miccichè ha detto che proporrà “un Ddl per lo sdoppiamento delle Sovrintendenze”.
I ddl però non sono ancora stati caricati sul sito tra quelli da esaminare ed eventualmente approvare.

Stallo legislativo dannoso
278 i ddl presentati dall’inizio della legislatura, di cui approvati solo pochissimi, tra cui alcuni di natura economico finanziaria come la finanziaria e il bilancio e pochi altri, per arrivare a meno di dieci leggi in circa sei mesi, una delle quali peraltro è stata impugnata dal Consiglio dei Ministri.

di Raffaella Pessina

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12 giugno 2018

Palermo, alberi abbattuti a Mondello, non c’è verso di fermare lo scempio

Quanti alberi sono stati abbattuti a Palermo dal 2013 ad oggi? Questa è una bella domanda. Alla quale gli stessi alberi non possono rispondere, visto che non parlano. Da Fenici al ‘Sacco edilizio’ di Vito Ciancimino nel capoluogo siciliano gli alberi non hanno mai avuto vita facile. E per ‘loro’ il futuro è nelle motoseghe… 

Mondello: la banda dei sega alberi ha colpito ancora! Mentre l’immondizia ‘galleggia’ tra le strade e i marciapiedi di Palermo (o è Palermo che galleggia sull’immondizia? fate voi), mentre ci si interroga dove trovare 11 milioni di euro all’anno per far funzionare i 15 Km di Tram, mentre ci si interroga sull’ultima travata di Paolo Gentiloni, Angelino Alfano e Leoluca orlando – ovvero l’hot spot in versione tendopoli militarizzata da realizzare allo ZEN, ecco che i sega alberi, zitto tu e muto io, si sono catapultati a Mondello e, zact!, hanno eliminato un po’ di alberi.

Commenta sulla propria pagina facebook Silvano Riggio, docente di Ecologia all’università di Palermo:

“Lo scempio cittadino degli alberi nello scempio urbanistico che si perpetra a Mondello. L’amministrazione ha deciso per la guerra a oltranza contro la città e contro i cittadini onesti”.

Lo scempio urbanistico di Mondello, in qualche caso, è stato sanzionato (COME POTETE LEGGERE QUI). Sul taglio degli alberi, che a Palermo è ormai la regola, c’è poco da fare.

Concetta Amella, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, sempre su facebook, racconta:

“Alberi abbattuti in via Galatea ed in via Mondello a Mondello. Ancora una volta, il Comune rischia di compiere sempre gli stessi errori: la comunicazione è importante. Con gli anni, dai provvedimenti per la Ztl a quelli per i cantieri delle grandi opere (Anello ferroviario su tutte), mancano adeguate campagne informative per preparare i cittadini agli eventuali disagi. Servirebbe un settore della ‘macchina’ amministrativa che si occupi solo di questo, aprendosi anche ai social network, non limitandosi ai comunicati stampa o al sito web ufficiale”.

“Perciò, stamattina (ieri mattina per chi legge ndr) sono stata a Mondello per verificare la segnalazione di alcuni cittadini su un intervento di abbattimento effettuato su alcuni alberi. Purtroppo, poiché i tronchi di quelli di via Galatea erano vuoti e, vista anche la relazione dei tecnici, non potevano che essere abbattuti per una cattiva manutenzione, lo smog o il contesto di cementificazione che toglie sempre più verde alle città, per quelli che si vorrebbe invece abbattere in via Mondello, angolo via Regina Elena, a causa di un progetto di riqualificazione marciapiede targato Coime, si potrebbe ancora fare qualcosa”.

“Dopo avere parlato con il geometra responsabile dei lavori, il responsabile area verde & giardini, nonché con uno degli agronomi comunali, ho provveduto immediatamente a richiedere il verbale relativo alle varie autorizzazioni concesse dalla Sovrintendenza per il lavori in corso ed una nota attraverso la quale si chiede se non vi siano le condizioni per procedere all’espianto degli alberi ancora presenti ed una loro ricollocazione in altro luogo, continuando a vigilare (a proposito, continuate a segnalare quando ci sono situazioni analoghe), sempre affinché il verde venga tutelato e rispettato. Concretamente, nei casi specifici, vi aggiornerò sul modo in cui il Comune intende sostituire gli alberi abbattuti”.

Insomma, alcuni alberi di Mondello sono già stati abbattuti. E altri alberi verranno abbattuti per ‘riqualificare’ una parte di Mondello: non per ‘cementificare’, ma per ‘riqualificare’.

Ora, una domanda: come definire una ‘riqualificazione’ urbanistica che elimina gli alberi?

Che dire, invece agli ‘agronomi’ del Comune di Palermo? Che sono bravissimi…

19 maggio 2018

Di Maio: “Reddito cittadinanza non ha limite di 2 anni”

Il limite di due anni del reddito di cittadinanza, contenuto nel contratto di governo, “è un’interpretazione totalmente sbagliata. Quella cosa lì non riguarda l’erogazione del reddito, ma le proposte di lavoro”. Lo assicura Luigi Di Maio, da Imola, in diretta Facebook: “Il reddito di cittadinanza si dà alle persone che hanno perso il lavoro per formarsi e ricevere tre proposte di lavoro dal Centro per l’impiego. Se non accetta nessuna di queste tre proposte perde il reddito di cittadinanza. La misura serve a questo non a far stare sul divano qualcuno senza far nulla”. “Ma se c’è un furbo nel centro per l’impiego che la prima proposta la fa dopo due anni, la seconda dopo cinque anni e la terza dopo nove anni, io ho per nove anni il reddito di cittadinanza. Quindi abbiamo messo un limite temporale non al reddito ma alle tre proposte di lavoro da proporre a colui che prende il reddito in modo tale che quest’ultimo deve accettare il lavoro ed entrare nel mondo del lavoro”, aggiunge Di Maio.

“Non so se personalmente andrò a fare il presidente del Consiglio o entrerò nella squadra di governo, ma di certo ho portato al governo del Paese il nostro vero leader che è il programma di governo Cinque Stelle“. “Ormai ci siamo – aggiunge – da lunedì o martedì spero di poter sostenere i nostri candidati sindaci dal governo del Paese“. Con il governo che stiamo provando a fare finalmente “la smettiamo con quelli che entrano lì dentro e dicono ‘ghe pensi mi’“. “Ci stiamo andando a riprendere i nostri diritti, i diritti sociali”, afferma. “Quello che abbiamo fato ieri è una cosa che si studierà sui libri di storia tra 20, 30 anni – sottolinea il leader Cinque Stelle -. Sono stati 80 lunghi giorni in cui abbiamo cambiato il metodo di formazione dei governi, prima si faceva in pochi giorni: ci si accordava su ministeri e viceministri e si lasciavano da parte i cittadini”. “Abbiamo imposto prima i temi e poi il chi dovesse eseguire questi temi”, conclude Di Maio.

19 maggio 2018

Rifiuti vegetali a Palermo: altri 200 mila euro a un privato per smaltirli!

Di questa vicenda incredibile delle ditte private chiamate a smaltire i rifiuti verdi ci siamo già occupati, come potete leggere negli articoli allegati. La cosa strana – segnalata dal consigliere comunale di Palermo del Movimento 5 Stelle, Antonio Randazzo – è che, in queste ore, il Comune di Palermo ha chiesto alla Regione 76 milioni di euro per la gestione dei rifiuti perché dice di non avere soldi… 

Mentre la raccolta dei rifiuti, a Palermo, va in tilt, con il Comune che alza bandiera bianca e chiede aiuto alla Regione (QUI L’ARTICOLO), il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Antonio Randazzo, segnala anomalie per ciò che riguarda lo smaltimento dei rifiuti vegetali.

“Venerdì 04 maggio – dice Antonio Randazzo – è stata pubblicata una determina dirigenziale del Dott. Musacchia (Domenico Musacchia, dirigente del settore Verde e Territorio del Comune di Palermo ndr) per l’affidamento del servizio di gestione dei rifiuti vegetali derivanti dalle manutenzioni del verde cittadino, ivi compreso la potatura. Leggendo la determina alcune stranezze saltano agli occhi”.

E qui inizia la descrizione delle “stranezze” da parte del consigliere comunale grillino di Palermo:

“La prima stranezza – scrive sempre Randazzo – riguarda le aziende invitate: sono state invitate, tramite indagini, le ditte autorizzate al trasporto dei rifiuti cer 20 02 01 iscritti ad almeno la CAT 1 classe C operanti sul territorio comunale. Le aziende che risultano in possesso di questi requisiti sono 3 a Palermo: Palermo Recuperi di Bologna Antonino, Brugnano e la RAP (la società del Comune di Palermo ndr); le aziende invitate a produrre offerta sono state due, non è stata presa in considerazione l’ipotesi di invitare anche la RAP, pur avendo la partecipata tutti i requisiti previsti dall’indagine”.

“La seconda stranezza – aggiunge Randazzo – riguarda gli impianti per la gestione del verde da potatura. Nella determina si legge che l’amministrazione non ha la disponibilità di impianti di stoccaggio per i rifiuti vegetali; in realtà, da gennaio 2016 è entrato in funzione l’impianto TMB (Trattamento Meccanico Biologico) che sorge all’interno della piattaforma impiantistica di Bellolampo che, oltre ad avere la sezione dedicata al trattamento dei rifiuti indifferenziati, ha anche una sezione per il trattamento di rifiuti organici provenienti dalla raccolta differenziata e dalla frazione verde da potature per la produzione di compost di qualità”.

“L’anomalia – sottolinea sempre il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle – è che la linea dedicata al compostaggio in realtà non è mai entrata in funzione in quanto, così come fra l’altro messo nero su bianco dall’ARPA Sicilia lo scorso 8 marzo 2018, la raccolta differenziata non riesce ad incidere significativamente sui volumi dei rifiuti indifferenziati da gestire al TMB che, di fatto, occupano tutte le biocelle e le aree di stoccaggio e non consentono l’attivazione della linea della frazione organica”.

Insomma, siamo davanti a un’utilizzazione irrazionale, se non sbagliata, dell’impianto di TMB.

“La terza stranezza – dice ancora Randazzo – riguarda il “recupero” della frazione organica. Nella determina non si fa esplicito riferimento alla destinazione e al recupero a cui l’amministrazione intende avviare i rifiuti vegetali, si parla soltanto di un generico ‘smaltimento’ quando dovrebbe essere buona amministrazione specificare, in linea con i principi di economia circolare e del d. lgs. 152/2006, che i rifiuti devono essere gestiti prediligendo il recupero di materia e quindi la produzione di compost di qualità”.

A questo punto arrivano i ‘numeri’.

“L’affidamento è per l’importo di 39.500,00 euro (circa 400 tonnellate) – dice sempre Randazzo -. Inoltre è stata anche aggiudicata la gara per un importo stimato di circa 163.000,00 (circa 1.800 tonnellate)”.

Nel complesso, si tratta di circa 200 mila euro per la gestione di 2 mila e 200 tonnellate di rifiuti verdi.

Domanda: ma il Comune di Palermo non è in crisi finanziaria? Ha chiesto alla Regione siciliana 76 milioni di euro (COME POTETE LEGGERE QUI) proprio perché non avrebbe i soldi per affrontare l’emergenza rifiuti e spende 200 mila euro, dandoli a un privato, per smaltire i residui delle potature?

Conclude il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Antonio Randazzo:

“Perché, fino ad oggi, il Comune di Palermo non ha pensato ad affidare alla RAP questo servizio, facendo risparmiare alle ‘casse’ comunali una parte di questi fondi? Perché ricorrere sempre a soggetti esterni? Perché l’impianto di TMB di Bellolampo continua ad essere utilizzato in modo irrazionale, visto che la linea di compostaggio non è mai partita?”.

Il costo di 200 mila euro fa riferimento non allo smaltimento dei rifiuti verdi di Palermo per tutto l’anno, ma solo per un periodo dell’anno. Di questa gestione molto discutibile dei rifiuti verde ci siamo occupati nel seguente articolo:

Aldo Penna: “Palermo ha un bio-trituratore, perché affidare ad esterni lo smaltimento dei rifiuti verdi?”

Da leggere anche il seguente articolo:

Palermo: lo sapevate che la RAP affiderà a soggetti ‘esterni’ lavori da 26 milioni di euro?

Questa storia dello smaltimento dei rifiuti verdi di Palermo affidata a soggetti esterni fa il paio con l’abbattimento degli alberi:

Ancora tagli di alberi a Palermo: basta, non se ne può più!

Gli alberi abbattuti a Palermo: si scoprono i primi ‘altarini’ del Comune. Una ditta privata che…

07 maggio 2018

ALLARME INCENDI IN SICILIA: SIAMO A MAGGIO E NON CI SONO I VIALI PARAFUOCO

A denunciarlo è il Sifus, il sindacato che si batte per la stabilizzazione degli operai forestali. Il Presidente della Regione, Nello Musumeci, si è impegnato ad operare una svolta in questo settore. Ma, nei fatti, la svolta non c’è stata. Al contrario, complice la commissione Bilancio dell’Ars, c’è stato un taglio di 25 milioni di euro. Risultato: i boschi dell’Isola sono a rischio fuoco. Il papocchio di PD e Movimento 5 Stelle sul contratto integrativo  

Anche quest’anno i boschi della Sicilia sono a rischio incendi. L’attuale Governo regionale di Nello Musumeci, a parole, ha assicurato che è tutto a posto, che i fondi sono stati stanziati e che la realizzazione delle opere di prevenzione del fuoco – a cominciare dai viali parafuoco – è iniziata a metà aprile. Ebbene, oggi 2 maggio, da un comunicato del Sifus, il sindacato autonomo che si batte per la stabilizzazione dei lavoratori del settore forestale, apprendiamo che è ancora tutto è bloccato.

“Infatti – leggiamo in un comunicato del Sifus – senza una Finanziaria che consente di realizzare tutte le giornate di legge nel comparto forestale (mancano 25 milioni di euro) e, soprattutto, senza una parte di risorse immediatamente spendibili per consentire di avviare al lavoro tutti i forestali, compresi i 78isti, al fine di realizzare i viali parafuoco, il rischio di incendi è altissimo, a prescindere dall’avvio puntuale della campagna antincendi e dell’impiego di mezzi aerei”.

Accusa pesantissima, quella lanciata da questa organizzazione sindacale all’indomani dell’approvazione della manovra economica e finanziaria 2018, da parte dall’Assemblea regionale siciliana.

Infatti, da quello che si capisce leggendo il comunicato del Sifus – che, lo ricordiamo, è fatto da lavoratori, cioè da gente che sta non dietro le scrivanie del Governo regionale a discettare di ‘filosofia’, ma nelle aree boscate della nostra Isola – i viali parafuoco non sono ancora stati realizzati.

Fino ad oggi – questa è la realtà descritta nel comunicato di questa organizzazione – abbiamo avuto solo le chiacchiere sulla prevenzione degli incendi, ma non le opere di prevenzione degli incendi.

“In verità – leggiamo sempre nel comunicato – il Governo Musumeci aveva promosso in commissione Bilancio (la commissione Bilancio e Finanze dell’Ars ndr) una proposta che conteneva tutte le risorse utili al comparto per il 2018 da inserire in Finanziaria. la commissione, di dette somme, ha tagliato 25 milioni di euro”.

Apprendiamo, così, che è stata la commissione Bilancio a tagliare i fondi per il settore forestale. 

Non solo.

“In occasione del voto alla Finanziaria – leggiamo sempre nel comunicato del Sifus – si è verificato un altro fatto altrettanto grave per il settore forestale: è stato approvato dal PD, dal Movimento 5 Stelle (cioè dai parlamentari del PD e del Movimento 5 Stelle ndr) e da alcuni franchi tiratori della maggioranza un sub emendamento attraverso il quale viene sancita l’entrata in vigore del contratto integrativo regionale. Questo contratto era stato approvato dalla Giunta Crocetta quattro giorni prima che si sciogliesse l’Ars, per consentire al PD e ai sindacati confederali di avere qualche strumento scorretto per fare campagna elettorale”.

“Questo contratto – prosegue la nota del Sifus – voluto fortemente dall’ex assessore Cracolici (Antonello Cracolici, ex assessore all’Agricoltura del Governo di Rosario Crocetta ndr) e dai confederali, senza che venissero coinvolti gli altri sindacati autonomi e di base, ma soprattutto senza il coinvolgimento dei lavoratori diretti interessati, determina, contestualmente, disparità di trattamento tra i lavoratori (nessun aumento di indennizzo per gli addetti all’antincendio, contro l’aumento della miseria di 60-80 euro per gli addetti alla manutenzione), tagli di diritti (legittimazione delle giornate lavorative ‘a spezzatino’ e dei ritardi nei pagamenti degli stipendi, nessun recupero degli arretrati contrattuali, ecc.) e, soprattutto, privilegi per i sindacati confederali (9 mila ore di permessi sindacali come nell’era in cui i forestali erano oltre 32 mila e loro agivano in regime di monopolio sindacale)”.

“Il Sifus, nelle prossime settimane – conclude la nota sindacale – presenterà una petizione tra i forestali nella quale si rivendicano, contestualmente, una variazione di Bilancio che reperisca le risorse finanziarie per garantire le giornate lavorative di legge; una rivisitazione progressista del CIRL (si dovrebbe trattare del contratto Integrativo regionale di Lavoro ndr) e l’accelerazione della riforma del comparto sulla base del ddl 104 sulla stabilizzazione”.

P.s.

Per la cronaca, la “variazione di Bilancio” non è altro che una legge che deve, ovviamente, essere approvata dal Parlamento siciliano. Se ne parlerà – ammesso che se ne parlerà – nella prossima sessione legislativa. E se da qui alla prossima sessione legislativa gli incendi – in assenza delle opere di prevenzione del fuoco – dovessero devastare il verde della nostra Isola la responsabilità di chi sarà? Della sessione legislativa da venire? Della commissione Bilancio e Finanze dell’Ars? Del Governo regionale? 

02 Maggio 2018

LO SCENARIO ALL’ARS DELLE PROSSIME SETTIMANE. MUSUMECI, IL PRESIDENTE DELLA SEMINA E IL RACCOLTO CHE RISCHIA DI SPARIRE PER SEMPRE

In un’intervista rilasciata al settimanale Panorama in edicola questa settimana, Nello Musumeci torna ad affrontare i temi delle convergenze, che non ci sono, da parte delle opposizioni, riprende le grandi questioni da portare avanti per il governo della Sicilia, si rammarica di un tono poco istituzionale, al limite dell’insulto, lo valuta, da parte dei 5 stelle di Sicilia nei suoi confronti e parla della maggioranza come una circostanza numerica, più che un dato oggi tangibile.

In mezzo, vengono giustamente evidenziate le linee che divergono per quanto riguarda i grillini, di lotta in Sicilia, di speranza e di governo a Roma. Tutto questo alla vigilia dei giorni caldi in cui, dopo il 20, la legge finanziaria, tra commissioni e Aula, verrà messa alla prova. Duramente.

Sovviene pertanto il dubbio che, se qualcosa di sacrificabile c’è in questo momento nella legge, tanto vale farlo ricadere, intanto, in un contenitore di valutazioni quanto più condiviso, anche al di fuori del ristretto perimetro della maggioranza.

Sul soggetto finanziario unico e sulla riforma delle politiche abitative nell’Isola, per esempio, i numeri potrebbero ballare di brutto, come su altri passaggi del testo, primo tra tutti quello delle stabilizzazioni nelle società partecipate.

Che Musumeci abbia ragione sul fatto che questa sia una legislatura di transizione sono in pochi ad avere dubbi. Manca oggi nel centrodestra siciliano la proiezione di una leadership futura in FI, il Pd è allo sbando, a Roma come a Palermo, e persino i ‘grillini’ saranno tra tre anni alle prese con la successione di Giancarlo Cancelleri, tranne che non si rivedano le regole dei due mandati.

Questo fatto da un lato potrebbe far venir fuori le ambizioni di chi, dentro il parlamento regionale, ma in fondo anche fuori, si vuole attrezzare alla successione nei rispettivi ambiti di riferimento, ma al tempo stesso, costituisce altresì un limite nella misura in cui, finisce col demotivare quanti  rimangono fuori dalla possibilità di un coinvolgimento.

Il rischio, a partire dal prossimo voto di aprile sulla finanziaria, è l’inasprimento della palude di cui ci sono già tracce evidenti. Giuseppe Lupo, capogruppo all’Ars di un Pd che non farà sconti a prescindere, è tra i parlamentari che, dotati di sufficiente esperienza, attendono al varco l’esecutivo, per metterne a nudo limiti e contraddizioni.

A questo punto tanto vale che si materializzi in fretta l’ufficiale di collegamento, il collante tra coalizione che appoggia il governo e le appendici, varie ed eventuali, ove ci siano, chiamate a puntellare la navigazione zoppicante del centrodestra.

Il resto, di questo passo, rischia di essere cronaca dell’uguale. E pure noiosa.

di Giuseppe Bianca

07 Aprile 2018

La sconfitta di Berlusconi. Ora un Governo senza Forza Italia?

Luigi Di Maio non ha accreditato Berlusconi nelle trattative per le presidenze di Camera e Senato. E difficilmente lo accrediterà in un eventuale Governo. Due gli obiettivi di un possibile Governo Movimento 5 Stelle-Lega che potrebbero essere realizzati sin dalle prime battute: abolizione della legge Fornero e abolizione del Jobs Act. La fine del mangia-mangia sull’accoglienza ai migranti e il ritorno del Sud nell’agenda del Governo

Da ieri il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati hanno i rispettivi presidenti. Sono Maria Elisabetta Alberti Casellati, di Forza Italia, e Roberto Fico, del Movimento 5 Stelle. Ora si apre la partita più difficile: il Governo.

A differenza di tanti commentatori – come i mezzi di informazione riconducibili a Berlusconi, che due giorni fa davano “la rottura dell’unità del centrodestra” solo perché il candidato dell’ex Cavaliere alla guida dell’assemblea di Palazzo Madama, Paolo Romani, è stato ‘bocciato’ – noi non abbiamo la sfera di cristallo.

Insomma: non sappiamo come finirà. Ma un paio di cose pensiamo di essere in grado di intuirle.

Cominciando col dire che il pallino è nelle mani di Luigi Di Maio. Per un motivo semplice: perché è il candidato premier della forza politica che ha preso più voti.

Qualcuno obietterà: ma è la coalizione di centrodestra che ha preso più voti. Questo è falso, perché, come tutti gli osservatori sanno – compresi i ‘corifei’ della ‘Grande informazione’ che oggi fanno finta di non saperlo – Berlusconi, prima del voto, si era messo d’accordo con Renzi: è con l’ormai ex segretario del Partito Democratico che avrebbe costituito il Governo se il PD e Forza Italia avessero superato, insieme, il 40% dei voti.

Siccome sono stati entrambi ‘bocciati’, Renzi e Berlusconi non hanno più titolo per rivendicare la presenza in un eventuale Governo.

Renzi l’ha capito, Berlusconi pure, ma fa finta di non averlo capito.

Il primo messaggio l’ex Cavaliere l’ha incassato: il suo candidato alla presidenza del Senato, il già citato Paolo Romani, è rimasto a casa.

Ora c’è il Governo. Si farà? Non si farà? Ribadiamo: non lo sappiamo.

Ma se un Governo nascerà, da quello che ci sembra di capire ci sono due condizioni irrinunciabili per il Movimento 5 Stelle.

Prima condizione: la Presidenza del Consiglio dei Ministri a Luigi Di Maio.

Seconda condizione: Forza Italia non potrà far parte dell’eventuale compagine di Governo.

Luigi Di Maio ha lavorato molto in questi anni per un suo eventuale Governo. E non è da escludere che proverà a governare. Ma qui entra in scena la seconda condizione: Di Maio si è rifiutato di accreditare Berlusconi durante le trattative per le presidenze di Camera e Senato e sarebbe veramente singolare se dovesse accreditare l’ex Cavaliere intruppando soggetti riconducibili a Forza Italia in un eventuale Governo.

Berlusconi sbraiterà un po’, ma poi si dovrà accodare.

E il programma di Governo? La coabitazione tra Movimento 5 Stelle e Lega non si annuncerebbe facile. Ma se si dovesse arrivare a un Governo è probabile che le due forze politiche comincerebbero ad attuare gli obiettivi per i quali concordano.

Che significa? Semplice: che i primi atti di un eventuale Governo Di Maio – magari con Matteo Salvini vice premier e Ministro dell’Interno – non potrebbero che essere l’abolizione della legge Fornero e l’abolizione del Jobs Act.

Si tratta di due leggi infami che il 95% degl’italiani e forse più detesta. E poiché al Governo non ci sarebbe più il “partito dei lavoratori che ha massacrato i lavoratori”, al secolo il PD, la legge Fornero e la legge sul Jobs Act dovrebbero sparire in meno di un mese.

Qualcuno dirà: e i soldi per abolirle? A questo dovrà provvedere l’Unione Europea dell’euro. E dovrà farlo senza perdere tempo. Perché un eventuale Governo Di Maio-Salvini ‘bocciato’ dall’Europa dell’euro che si oppone all’abolizione della legge Fornero e del Jobs Act, significherebbe rimandare gl’italiani alle urne, con Movimento 5 Stelle e Lega pronte a prendere il 90% dei voti!

Anche sull’IVA i signori di Bruxelles dovrebbero provvedere a darsi una ‘calmata’: dovranno subito ‘rimangiarsi’ la minaccia di un aumento dell’Imposta sul Valore Aggiunto. E dovranno prepararsi a ‘cacciare’ i soldi per pagare i migranti presenti in Italia, soldi che, fino ad oggi, hanno pagato gl’italiani con le tasse.

Sui migranti, con la Lega al Governo, ci sarà una svolta. Quale? Non siamo ovviamente in grado di sapere cosa ha in testa Salvini. Ma abbiamo la sensazione che un eventuale Governo Di Maio-Salvini porrà fine al mangia mangia organizzato dai Governi passati sulla pelle degli italiani e degli stessi migranti.

Potrebbe essere la fine – questo siamo in grado di anticiparlo – delle grandi speculazioni che hanno accompagnato la cosiddetta “accoglienza” dei migranti. Basta, insomma, scaricare i soldi che gli italiani pagano con le tasse nelle tasche dei gestori dei centri di accoglienza.

Non solo. Abbiamo anche la sensazione che un eventuale Governo Di Maio-Salvini porrebbe fine all’Italia mecca delle Ong. In parole più semplici, le Ong francesi che salveranno i migranti li porteranno in Francia e non più in Italia (soprattutto non più in Sicilia come primo approdo). Lo stesso discorso per le Ong tedesche, olandesi, svedesi, filnandesi, scandinave, americane eccetera eccetera eccetera.

E il reddito di cittadinanza? Su quello Di Maio e Salvini non concordano. Ma dubitiamo che il leader del Movimento 5 Stelle derogherà su tale punto. Che gli piaccia o no, su questo punto la Lega dovrà mediare.

Sugli aiuti alle imprese, invece, non ci dovrebbero essere problemi. Anche se, a differenza di quanto hanno fatto i Governi del PD (che hanno riempito di soldi le imprese del Centro Nord Italia riservando al Sud solo sgravi fiscali, in alcuni casi scippando anche le risorse finanziarie al Mezzogiorno per darle al Centro Nord), questa volta ci dovrebbe essere una distribuzione delle risorse, se non altro perché la forza del Movimento 5 Stelle è in buona parte concentrata al Sud.

La cosa non piacerà a tanti, ma per la prima volta dopo gli anni della sinistra DC – che negli anni ’80 del secolo passato era per il 90% concentrata nel Mezzogiorno (per non parlare dei leader di altre correnti della Democrazia Cristiana che erano pure meridionali) – il Sud tornerà nell’agenda dei Governi nazionali.

E parlando del Sud, ovviamente, non si potrà non ridiscutere tutti gli accordi sull’agricoltura che oggi penalizzano questo settore. A cominciare dalla questione del grano duro del Mezzogiorno d’Italia.  

Il Movimento 5 Stelle, al Parlamento europeo, ha fatto una grande battaglia politica e culturale contro il CETA, il trattato commerciale tra Unione Europea e Canada che non è meno infame della legge Fornero e del Jobs Act. Anche su questo punto potrebbe iniziare una bella battaglia.

Foto tratta da strettoweb.com 

25 marzo 2018

 

Cancelleri apre alla “stagione del dialogo” con Musumeci: “Ci dica le sue priorità e valuteremo”

Il leader siciliano del M5S, Giancarlo Cancelleri, in un’intervista al quotidiano La Sicilia, apre alla possibilità di una “stagione del dialogo”, come lui stesso la definisce, con il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, eletto con il centrodestra.

“In campagna elettorale Musumeci ripeteva che se i suoi gli avessero messo i bastoni fra le ruote si sarebbe dimesso subito. Ebbene, è successo: sia coerente e si dimetta. Oppure ci dica, ufficialmente e pubblicamente, quali sono le sue priorità, i punti-chiave della finanziaria. E a quel punto gli diremo se siamo interessati o meno”.

Il Movimento 5 Stelle, il gruppo più consistente all’Assemblea regionale siciliana, si aspetta già oggi una mossa da parte del governatore in commissione Bilancio. Cancelleri, deputato regionale e candidato governatore alle scorse regionali, chiarisce che l’eventuale dialogo non avverrà “certo al tavolino del bar o nelle segrete stanze dei palazzi” ma invoca “un passaggio istituzionale” sulla crisi.

“E’ l’ unica garanzia contro gli inciuci: deve essere una richiesta formale – incalza Giancarlo Cancelleri -. E il M5s deciderà se aprire la stagione del dialogo sui temi concreti. Non per salvargli la faccia, ma per il bene della Sicilia che affonda. Aprire la stagione del dialogo significa parlare, ma anche ascoltare. E noi ne abbiamo tante di cose da dire. Lui ci dà i suoi punti e noi gli diamo i nostri”. (ANSA)

POLITICI OTTUSI E TUTTI IMBROGLIONI?

Luca Ciliberti. Di sicuro in Sicilia i soliti partiti non hanno capito la lezione dei cittadini con il voto al Movimento 5 stelle. E continuano con i Continua a leggere