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E’ record: 74.965 ettari bruciati nei sette mesi del 2017!

Sicilia, Calabria, Campania, Lazio, Sardegna e Puglia le più colpite dal fuoco. Gravissimi ritardi delle Regioni nell’approvazione delle misure di prevenzione e contrasto. Governo in ritardo su decreti attuativi necessari e l’Italia brucia per mano criminale. L’azione di vigilanza rafforzata in sole 10 province avrebbe salvato 47.559 ettari

Ogni estate l’Italia brucia. Quest’anno brucia di più. Tra il mese di maggio e il 26 luglio sono andati in fumo 72.039 ettari di superfici boschive, il 96,1% della superficie bruciata quest’anno. Sommati ai 2.926 ettari (3,9% del totale) bruciati nel periodo invernale, in questi sette mesi del 2017 le fiamme hanno divorato 74.965 ettari di superfici boschive. Siamo al 156,41% del totale della superficie bruciata in tutto il 2016 (47.926 ettari). E caldo e siccità non sono ancora finiti.

È l’aggiornamento al 26 luglio dei dati elaborati da Legambiente e raccolti dalla Commissione europea nell’ambito del progetto Copernico per monitorare e mappare uno dei fenomeni più devastanti in Italia e nel resto d’Europa.

Secondo la banca dati, le regioni italiane più colpite sono la Sicilia con 25.071 ettari distrutti dal fuoco – con roghi in quasi tutte le province – la Calabria con 19.224 ettari e ancora la Campania 13.037, il Lazio 4.859, la Sardegna 3.512, la Puglia 3.049, la Liguria 2.848 (di cui 2.455 ettari in periodo “invernale”), la Toscana 1.521, la Basilicata 572, l’Abruzzo 366, la Lombardia 270, le Marche 264, l’Umbria 221 e il Piemonte con 151 ettari. Il fuoco colpisce ogni anno non solo le stesse regioni ma addirittura le stesse province. Quest’anno, per esempio, con un’azione preventiva di vigilanza e controllo rafforzato in sole 10 province (Cosenza, Salerno, Trapani, Reggio Calabria, Messina, Siracusa, Latina, Napoli, Palermo, Caserta) si sarebbero potuti salvare fino a 47.559 ettari, ossia il 63,44% di quanto bruciato finora.

L’Italia ha un patrimonio boschivo unico che copre attualmente circa il 36% della superficie territoriale nazionale. La Protezione Civile stima che negli ultimi 30 anni sia andato perso addirittura il 12% del patrimonio forestale del Paese. Con inestimabili danni agli ecosistemi colpiti ed effetti sulla già precaria tenuta idrogeologica del territorio e sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici. Le stime complessive fatte dall’ex Corpo forestale dello Stato – oggi confluito nell’Arma dei carabinieri – sui danni ambientali cagionati dai roghi nel 2016 ruotano intorno ai 14 milioni di euro, mentre i soli costi per l’estinzione sono stati quantificati in quasi 8 milioni, per un totale di quasi 22 milioni.

E se le temperature torride e la scarsa manutenzione dei boschi rappresentano un mix esplosivo per l’innesco, l’Italia, però, salvo eccezioni, brucia per colpa della mano criminale dell’uomo, mafiosa e non mafiosa per il perseguimento di interessi economici. Il trend è in crescita. Già nel 2016, secondo il nostro rapporto Ecomafia, gli incendi di origine dolosa o colposa erano quasi raddoppiati rispetto al 2015: 4.635 incendi (con dolo o colpa accertati) contro i 2.250 del 2015. Le mafie svolgono un ruolo determinante nel controllare i rispettivi territori di pertinenza, usando alla bisogna gli incendi per i più disparati motivi criminali. Appalti per manutenzione e rimboschimenti, assunzioni clientelari del personale forestale (addetto agli spegnimenti e alla manutenzione), guardianie imposte, estensione delle superfici destinati al pascolo, e ancora per ritorsione nei confronti di chiunque gli sbarra la strada o come mero strumento di ricatto politico. Quest’anno Sicilia, Calabria e Campania hanno mandato in fumo 57.332 ettari (pari al 76,47% del totale).

Numero da record (del decennio) quest’anno anche per le chiamate ricevute dal Centro Operativo Aereo Unificato del Dipartimento della Protezione Civile da parte delle Regioni. Tra il 1 gennaio e il 26 luglio sono arrivate 1.144 richieste per l’intervento dei mezzi della flotta aerea dello Stato (composta da 14 Canadair, 3 elicotteri del Corpo Nazionale dei vigili del fuoco e 3 elicotteri della Difesa).

“I ritardi nella pianificazione territoriale sono decisamente troppi – dichiara Rossella Muroni, presidente di Legambiente – La Protezione civile ha messo in campo nei giorni scorsi un notevole impegno. Ma la questione degli incendi richiede che si faccia di più, per prevenire e per punire, e in questo senso la legge 68 che ha inserito gli ecoreati nel codice penale oggi è uno strumento in più. L’Italia non può essere lasciata in mano a piromani e criminali che speculano sempre di più di anno in anno. È fondamentale che vi sia una concreta assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti nel controllo, la prevenzione e la mitigazione del fenomeno, a cominciare da Regioni e Governo. È inaccettabile continuare a lasciare andare in fumo il capitale naturale del Paese”.

È a livello territoriale che si registrano i ritardi più gravi. È alle Regioni che spetta, infatti, redigere e approvare annualmente il Piano regionale AIB (antincendi boschivi) per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva agli incendi. Devono, inoltre, coordinare e gestire tutte le operazioni e gli enti coinvolti nella azioni di prevenzione e contrasto agli incendi, con mezzi di terra e aerei, attivare la Sala Operativa Unificata Permanente per tutto il periodo di maggiore criticità e i Centri Operativi Provinciali per gestire il servizio di prevenzione e spegnimento degli incendi boschivi in ambito provinciale, oltre a raccordarsi con la stessa SOUP per gli eventi che richiedono un supporto interprovinciale.

Ai ritardi, va aggiunto il numero insufficiente delle squadre di operai forestali e il processo di riorganizzazione delle funzioni dell’ex Corpo Forestale ora assorbito nell’Arma dei Carabinieri; i Vigili del fuoco a cui sono state assegnate nuove funzioni sono sotto organico di 3.314 unità. In questo quadro si inseriscono anche l’assenza di strategie e di misure di adattamento al clima e i ritardi nazionali dovuti al fatto che il Governo e i Ministeri competenti non abbiano ancora approvato i decreti attuativi necessari al completamento del passaggio di competenze, personale, strumenti e mezzi per quanto riguarda l’antincendio boschivo, in modo da garantire su tutto il territorio squadre operative per gestire l’emergenza e svolgere le attività di prevenzione.

Nelle sei Regioni maggiormente colpite dagli incendi di questa stagione estiva, al 26 luglio, il quadro è disarmante. Fortissimi ritardi nell’approvazione dei piani di AIB (antincendi boschivi), mancato trasferimento di personale e mezzi, mancata firma delle apposite convenzioni, specialmente in Sicilia, Campania e Calabria, un numero elevato di operatori antincendio di età superiore ai 55 anni e senza le certificazioni sanitarie di idoneità fisica. Ritardi che ad oggi non consentono di mettere in campo un’azione tempestiva ed efficace di prevenzione e gestione attiva delle emergenze sul fronte degli incendi boschivi.

La Sicilia (che ha 338.171 ettari di foreste e boschi, il 13,1% della superficie regionale) ha visto bruciare nelle ultime settimane circa 25.071 ettari. La Regione ha approvato lo scorso 10 maggio il Piano AIB 2017 e le relative modalità attuative, ma non ha ancora messo in campo tutte le misure previste. Non ha ancora definito e sottoscritto la convenzione con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco per l’implementazione dello svolgimento delle funzioni ad esso delegate. Né ha indicato il numero effettivo degli operatori impegnati nella lotta attiva agli incendi boschivi con relative fasce di età e in regola con la certificazione di idoneità fisica, pur potendo contare su circa 23.000 operai forestali, teoricamente quasi 6 operai per kmq di superficie boscata, di cui solo un migliaio, però, sono assunti a tempo indeterminato, mentre gli altri sono impiegati per 78, 101 o 151 giornate all’anno. A questi operai vanno aggiunti 993 uomini del Corpo forestale della Regione siciliana, tra 163 commissari e funzionari, 804 ispettori e revisori forestali e 26 agenti assistenti e collaboratori forestali). Non si hanno notizie sull’attivazione dei Centri Operativi Provinciali (COP) per aumentare efficacia ed efficienza nel coordinamento degli interventi a scala territoriale locale.

La Calabria ha circa 613.000 ettari di boschi e foreste, il 40,6% della sua superficie regionale. Tra metà giugno e luglio ne sono bruciati 19.224 ettari. Il 12 giugno 2017 ha approvato il Piano AIB 2017 e le relative modalità attuative. Ma solo il 4 luglio scorso ha definito e sottoscritto l’apposita convenzione con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, per lo svolgimento delle essenziali funzioni ad esso delegate, destinando la somma complessiva di circa 700.000 euro. Inoltre, ad oggi, risulta attivato solo il Centro Operativo Provinciale (COP) per la provincia di Vibo Valentia. Infine non ha ancora indicato il numero degli operatori impegnati nella lotta attiva agli incendi boschivi con relative fasce di età e in regola con la certificazione di idoneità fisica, pur potendo contare sugli 8.076 dipendenti dall’Azienda regionale Calabria Verde che gestisce gli oltre 6.000 operai forestali. Un esempio di immobilismo, dove l’unica cosa che pare si muova, oltre ai piromani, sono i mezzi aerei noleggiati dalla Regione che, pur pesando tantissimo alle tasche dei contribuenti, non possono fermare gli incendi risultando insufficiente il numero delle squadre di operai forestali per lo spegnimento a terra degli incendi.

La Campania ha il 32,7% della superficie regionale coperta da boschi e foreste, per un’estensione di 445.274 ettari. Al 26 luglio gli ettari percorsi dal fuoco sono 13.037. La regione si trova in fortissimo ritardo con le attività di prevenzione e gestione delle emergenze. Ha approvato solo il 21 luglio il Piano AIB 2017 e le relative modalità attuative e ha definito e sottoscritto solo il 15 luglio la convenzione con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, per lo svolgimento delle essenziali funzioni ad esso delegate, destinando la somma complessiva di circa 600.000 euro. Ha emanato solo il 4 luglio le ordinanze sugli incendi boschivi, trasferendo le competenze dall’assessorato all’Agricoltura a quello alla Protezione Civile, senza però accompagnare il passaggio con un trasferimento di uomini e mezzi. Ad oggi, inoltre, non risulta il passaggio in cui avrebbe dovuto indicare il numero degli operatori impegnati nella lotta attiva agli incendi boschivi con relative fasce di età e in regola con la certificazione di idoneità fisica. Non si hanno notizie sull’attivazione dei Centri Operativi Provinciali (COP) per aumentare efficacia ed efficienza nel coordinamento degli interventi a scala territoriale locale.

Il Lazio, con il 35,2% (605.859 ettari) di superficie regionale forestale, ad oggi è la quarta regione per estensione dell’area interessata da incendi (4.859 ettari). Ha approvato solo il 17 luglio il Piano AIB 2017 e le relative modalità attuative. A giugno scorso ha invece definito e sottoscritto l’apposita convenzione con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, per lo svolgimento delle essenziali funzioni ad esso delegate, per una somma complessiva circa 2.300.000 euro. Sono in corso le visite mediche per gli operatori impegnati nella lotta attiva agli incendi boschivi, per relative fasce di età; il 3 luglio ha abolito il limite di 65 anni di età per i volontari che possono intervenire in attività di spegnimento.

La quinta regione per estensione di aree finora colpite da incendi nella stagione 2017 è la Sardegna con 3.512 ettari andati in fumo. Con 1.213.250 ettari di superficie forestale ha il 50,36% delle superficie regionale coperta da boschi e foreste. Ha approvato il 9 maggio 2017 le prescrizioni regionali antincendio boschivo e il 23 maggio 2017 il Piano AIB e le relative modalità attuative, pubblicati entrambi sul Buras del 20 luglio scorso. In questi atti la regione prevede ancora il coinvolgimento del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco solo per i cosiddetti incendi di interfaccia, a dispetto del fatto che la normativa attuale assegni al Corpo la competenza anche per gli incendi boschivi.

In Puglia (3.049 ettari bruciati su 179.040 di superficie regionale coperto da boschi e foreste, il 9,2%) il Piano AIB 2017 e le relative modalità attuative sono state approvati lo scorso 24 febbraio 2017 e il 30 maggio la Regione ha definito e sottoscritto l’apposita convenzione con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, per lo svolgimento delle essenziali funzioni ad esso delegate, stanziando la somma complessiva circa 2.000.000 euro. Ancora non risulta indicato il numero degli operatori impegnati nella lotta attiva agli incendi boschivi con relative fasce di età e in regola con la certificazione di idoneità fisica. È utile ricordare che quest’anno ricorre il decennale del devastante incendio di Peschici (FG) che ha mietuto danni e vittime tra i turisti nel Parco nazionale del Gargano.

legambiente

28 luglio 2018

DA PALERMO AD ACIREALE: COME OGNI ANNO IN SICILIA È EMERGENZA INCENDI. IL MAB: MA È MAI POSSIBILE CHE LA COLPA È SEMPRE DEI FORESTALI???

Sono giorni difficili per l’Italia, preda di un’estate strana e imbizzarrita. A piogge e vento sull’intera Penisola si alternano afa e venti torridi, in particolare nella giornata dello scorso 23 luglio, quando già all’alba forti raffiche di vento hanno iniziato a sferzare la costa orientale della Sicilia. E ancora una volta, la regione brucia a causa dei roghi.

L’afa non è semplicemente sgradevole, quell’incentivo a piazzarsi davanti al ventilatore in attesa del momento in cui si tornerà a respirare; il vero problema, come ogni anno, è il numero di incendi che porta con sé.

La Sicilia è tornata a bruciare, i roghi divampati a Palermo e Trapani hanno minacciato abitazioni e uffici; l’area della Timpa è stata vittima di un vasto incendio che è proseguito per molte ore, nonostante l’intervento della forestale, la polizia e due Canadair. Solo nella giornata del 23 luglio gli interventi sono stati 120 nella zona di Catania, in parte per far fronte all’emergenza roghi e in parte per mettere in sicurezza le aree danneggiate dalle forti raffiche di vento della notte precedente, con rinforzi in arrivo da altri comandi provinciali siciliani e dal resto d’Italia.

Se avete l’impressione che la situazione diventi più complicata di anno in anno, avete ragione. Nel dossier di Legambiente del 2017 sugli incendi boschivi in Italia si legge che nel 2016 ad andare in fumo siano stati più di 27 mila ettari di boschi e aree verdi, per un totale di 4635 incendi, contro i 2250 dell’anno precedente. La Sicilia si trova in lizza per il primo posto nella triste gara per il maggior numero di incendi che si gioca tra le regioni del sud.

Le cause sono sempre le stesse: il mancato rispetto delle norme per la prevenzione degli incendi boschivi, i ritardi negli interventi da parte della ex forestale (adesso annessa ai corpi dei carabinieri, dislocata in città e non sempre abbastanza vicino alle zone di montagna), e non dimentichiamo il fattore doloso.

È proprio quest’ultimo il più preoccupante. Il dossier di Legambiente e la cronaca parlano di aumenti nelle denunce ma ancora pochi arresti. Nei territori considerati ad alto insediamento mafioso (come Sicilia, Campania, Calabria e Puglia) si è notato come molti degli incendi siano legati allo smaltimento illegale di rifiuti, al disboscamento volto all’abusivismo edilizio o al regolamento di qualche conto. Ma parlare dell’unico movente mafioso sarebbe riduttivo. In alcuni casi, a essere accusati sarebbero stati i pastori, che con gli incendi creano nuove zone di pascolo. Più grave la tendenza emersa dalle indagini degli ultimi anni, che vede gli impiegati stagionali (forestali e guardaboschi) protagonisti della scena dolosa: si appicca un incendio per averne uno da spegnere. Un circolo difficile da fermare e, soprattutto, da prevenire.

L’Italia ha un patrimonio boschivo non indifferente, ricopre circa il 36% della superficie territoriale nazionale. Ogni ettaro bruciato, ogni albero perso, rappresenta un grosso danno per l’ecosistema. Ma se proprio dell’ecosistema vi importa poco, facciamo un ragionamento di natura economica: solo nel 2016 il costo per l’estinzione degli incendi e il danno ambientale è arrivato alla terrificante cifra di 21.876.267€, cifra che ogni anno non diminuisce. Non ci sono Canadair a sufficienza, il che aumenta il costo degli interventi. Non abbiamo abbastanza personale. Altri costi.

Ogni incendio porta via una parte importante della biodiversità del territorio, soprattutto in Sicilia. L’estensione del nostro patrimonio boschivo rappresenta una grossa fetta di quello nazionale (il 13,1%), ma accettiamo passivamente di vederlo ridotto in cenere anno dopo anno.

Cosa possiamo fare? Iniziando dall’evitare di gettare mozziconi di sigaretta a terra (soprattutto in presenza di sterpaglia) e tutta l’ovvia ramanzina sul pericolo delle fiamme libere nel periodo estivo, il messaggio più importante è quello di avvisare subito gli organi di competenza quando si avvista un incendio. Se voi pensate “lo avrà già fatto qualcuno”, chi dice che anche altri non la pensino così?

Silvia Di Mauro

24 Luglio 2018

INCENDI, WEEKEND ‘DI FUOCO’ IN TUTTO IL CATANESE

Nella giornata di Ieri, duro lavoro per i vigili del fuoco etnei. Vari roghi di grossa entità hanno colpito le zone, nord, sud ed il Comune di Paternò

Nella giornata di Ieri, duro lavoro per i vigili del fuoco etnei. Vari roghi di grossa entità hanno colpito le zone, nord, sud ed il Comune di Paternò e, hanno visto impegnate diverse squadre dei vigili del fuoco. A questi eventi eccezionali si aggiunge anche l’ordinario e, come denuncia l’Unione dei sindacati di base, le “squadre quotidianamente vengono sballottate da un posto all’altro per poter garantire sicurezza, alla popolazione, beni e animali”.

Incendi, weekend di fuoco

Uomini e mezzi che oltre alla Sicilia spesso devono andare nelle altre regioni per dare una mano alle unità locali. Un reparto è infatto dovuto intervenire fino in Calabria per un presunto disperso che i vigili del fuoco catanesi fortunatamente hanno recuperato sano e salvo. “Se catania non fosse stata ripristinata, cosa sarebbe successo? – si chiede l’Usb – Palermo quante risorse avrebbe impiegato? E, se in contemporanea fosse accaduto un qualcosa nel territorio siciliano?”.

“Noi siamo stanchi di denunciare queste cose – concludono – è ora di dire ‘basta’ al risparmio sulla pelle dei cittadini e della popolazione! Giorno 4 luglio Usb vigili del fuoco catania tornerà in protesta davanti la sede centrale di Catania”.

Redazione

CEFALÙ, A DUE ANNI DAL VASTO INCENDIO: FOTO E VIDEO

Una giornata tragica che nessuno, proprio nessuno, potrà mai dimenticare. Molto presto una nube di fumo ha oscurato il cielo di Cefalù e del suo comprensorio e da lì non si è smossa per tutta la giornata. Le fiamme in montagna ed al lungomare: nessuno potrà mai dimenticare quanto accaduto quel giorno. Case distrutte, terreni persi e locali bruciati. Era il 16 Giugno 2016.



16 Giugno 2018

CALTANISSETTA. ESTATE VICINA, CONTRASTARE GLI INCENDI. PREFETTO CUCINOTTA: I SINDACI ORDININO RIMOZIONE ERBACCE. ALL’INCONTRO HANNO PARTECIPATO SIA L’IRF CHE L’AZIENDA REGIONALE DELLE FORESTE DEMANIALI

Questo l’invito che il prefetto di Caltanissetta ha rivolto ai primi cittadini della provincia durante il Tavolo per il contrasto agli incendi boschivi che si è tenuto ieri mattina presso il Palazzo del Governo.

Alla riunione per la campagna anti incendio in vista dell’approssimarsi della stagione estiva , oltre ai sindaci, hanno partecipato  i vertici delle Forze di Polizia, il Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco, rappresentanti dell’Asp e del SUES 118, il dirigente dell’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste, dell’Azienda Regionale delle Foreste Demaniali, rappresentanti del Servizio Regionale di Protezione Civile e dei gestori di strade e reti ferroviarie ed infrastrutture,

Nel corso della riunione è stata ribadita, in linea con le recenti direttive del Presidente del Consiglio dei Ministri, del Gabinetto del Ministro dell’Interno e del Presidente della Regione Siciliana, la fondamentale esigenza di sviluppare le necessarie forme di raccordo e sinergia tra tutti i soggetti istituzionali del sistema integrato regionale di protezione civile che assicurano il concorso all’attività di previsione e lotta attiva degli incendi boschivi.

In quest’ambito il Prefetto ha sottolineato la necessità di promuovere tutte le possibili forme di collaborazione tra gli attori pubblici e privati che concorrono nel predetto sistema, sensibilizzando tutte le componenti presenti sulla necessità di potenziare l’efficacia dell’azione di prevenzione e contrasto, sotto il duplice profilo della mitigazione del rischio di innesco e di propagazione e del contenimento delle conseguenze degli eventi incendiari sugli ambienti antropici e naturali.

In tal senso, è stata richiamata la particolare attenzione dei Sindaci, quali Autorità locali di protezione civile, sulla necessità predisporre idonee misure di vigilanza nell’ambito del proprio territorio, attraverso l’aggiornamento annuale del catasto delle aree percorse dal fuoco nonché l’elaborazione e aggiornamento dei piani comunali e intercomunali di protezione civile, anche di tipo speditivo.

E’ stata, inoltre, richiamata la necessità di intensificare l’attività di controllo del territorio da parte delle Forze dell’Ordine, allo scopo di coniugare le esigenze di tutela della pubblica incolumità con quelle di garanzia dell’ordine e della sicurezza pubblica, anche con il concorso delle Polizie locali, evidenziando, inoltre, l’esigenza di conferire il massimo impulso all’attività investigativa e di prevenzione nel settore.

Inoltre, è stato raccomandato di valutare con la massima attenzione gli avvisi di criticità di protezione civile sul rischio incendi, quotidianamente diramati dal Dipartimento Regionale della Protezione Civile (SORIS) e, in caso di alto pericolo di rischio, di adottare immediatamente le necessarie misure preventive ivi compresa l’eventuale attivazione dei Centri Operativi Comunali (C.O.C.).

E’ stata inoltre sottolineata l’opportunità di portare all’attenzione della cittadinanza le più importanti norme comportamentali di autotutela e autoprotezione da porre in essere in caso di emergenza incendio. In quest’ambito è stata resa nota la creazione, ad opera del Dipartimento Regionale di Protezione Civile  Sicilia di un’apposita applicazione informatica di segnalazione denominata “Anch’io segnalo”, scaricabile attraverso i sistemi operativi degli smartphone, attraverso cui i cittadini possono fornire immediate informazioni su eventi calamitosi corredate da fotografie e segnalare situazioni di pericolo alla Sala Operativa della Protezione Civile (numero verde 800 40 40 40).

A conclusione dell’incontro, il Prefetto ha messo in evidenza l’esigenza di garantire, al verificarsi dell’emergenza, flussi comunicativi chiari e tempestivi oltre che la massima circolarità delle informazioni per una maggiore incisività del modello operativo di intervento a salvaguardia della pubblica incolumità.

16 maggio 2018

Lotta agli incendi boschivi. I Vigili del Fuoco lamentano la carenza di mezzi e uomini !

Alle tante problematiche che non trovano risposta si aggiunge la difficoltà ad operare sugli incendi boschivi dopo che la competenza è tornata al corpo nazionale. Lunedì assemblea regionale del sindacato Conapo: “Chiediamo alla politica di attivarsi per porre rimedio ad una situazione grave”
Carenza di personale, mezzi e attrezzature vecchi, sedi di servizio fatiscenti, diverso trattamento retributivo e pensionistico rispetto agli altri corpi dello Stato. Temi ormai vecchi ma ai quali non sono mai arrivate risposte e i vigili del fuoco tornano a richiamare l’attenzione e lo fanno con un’assemblea regionale convocata lunedì 16 aprile al Comando provinciale di Firenze. Sarà il segretario generale del Conapo (sindacato autonomo dei vigili del fuoco) a parlare delle problematiche nazionali, regionali e locali. “Alle soglie del periodo estivo – si legge in un comunicato della segreteria regionale toscana – non c’è nessuna convenzione con la Regione per la lotta agli incendi boschivi. A livello locale abbiamo chiesto ripetutamente un incontro con i vertici politici regionali per cercare di porre in evidenza le gravi carenze dei mezzi, specie quelli usati per gli incendi nei boschi, che hanno un’età media di 14 anni. Dopo 17 anni la lotta agli incendi boschivi è tornata ad essere competenza del corpo nazionale in collaborazione con le Regioni e grazie a questo periodo di esclusiva competenza regionale nessun investimento è stato fatto sui mezzi, motivo per cui attualmente i vigili del fuoco operano con mezzi vecchi oppure ne sono sprovvisti”.
14 aprile 2018

MESSINA. CAMPAGNA ANTINCENDI BOSCHIVI 2018. RIUNIONE IN PREFETTURA

Nella mattinata odierna si è svolta in Prefettura una riunione finalizzata alla disamina delle iniziative e delle misure operative da attuare, in questo ambito territoriale, per contrastare il fenomeno degli incendi boschivi e di interfaccia in relazione all’imminente stagione estiva.

All’incontro, presieduto dal Prefetto di Messina, dr.ssa Maria Carmela Librizzi, hanno partecipato, oltre ai responsabili delle Forze di Polizia, anche il Procuratore Aggiunto della locale Procura della Repubblica, i soggetti istituzionali, statali e regionali, a vario titolo coinvolti nelle attività antincendio, il referente individuato dall’ANCI in rappresentanza dei Comuni dell’area ionica, tirrenica, nebroidea e insulare di questa provincia, e le Associazioni di categoria di agricoltori e allevatori.

Dopo un breve indirizzo di saluto, il Prefetto ha preliminarmente illustrato il contenuto della relazione con la quale il Dipartimento della Protezione Civile, ad esito dell’attività di debriefing sulla campagna antincendio boschivo svolta nel periodo estivo dello scorso anno, ha individuato i principali elementi di criticità. Ha poi richiamato l’attenzione sulla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri recante gli indirizzi operativi per l’attività antincendio 2018, emanata in vista della prossima stagione estiva.

In particolare, dopo aver rilevato come il 2017 sia stato un anno particolarmente critico sotto il profilo del rilevante aumento del numero dei roghi e dell’estensione delle superfici bruciate, con ingenti danni all’ambiente, alle infrastrutture e alle aziende agricole, e pur prendendo atto che una delle cause principali dell’incremento degli incendi boschivi vada individuata nei significativi deficit pluviometrici e nel progressivo innalzamento delle temperature, ha evidenziato, comunque, l’imprescindibile necessità che tutti i soggetti istituzionali chiamati a concorrere alla migliore gestione della problematica, assicurino la puntuale esecuzione delle attività di propria competenza sia nella fase di predisposizione delle misure finalizzate alla previsione e riduzione del rischio, sia nella fase di gestione delle emergenze.

Quanto al primo profilo, nelle more della diffusa e congruente predisposizione dei piani di protezione civile comunali, assume particolare rilievo la puntuale ricognizione degli obiettivi sensibili presenti sul territorio e delle risorse disponibili; nonché la puntuale informazione all’utenza, ed alla cittadinanza in generale, circa i comportamenti da seguire in caso di emergenza.

Di pari importanza, ha proseguito il Prefetto, sono le opere di scerbatura e pulizia delle aree adiacenti ai fabbricati e ed alle sede stradali e ferroviarie, che dovranno essere poste tempestivamente in essere dagli enti gestori e dai privati. A questi ultimi i Sindaci dovranno riservare ogni sollecitazione, anche attraverso la tempestiva adozione delle ordinanze prescrittive dei tempi e delle modalità alle quali i privati proprietari dovranno attenersi.

Per ciò che invece attiene la gestione dell’emergenza – caratterizzata dalla necessità di armonizzare le operatività delle varie componenti istituzionali che, in Sicilia, continuano ad operare sotto il coordinamento del Corpo Forestale, non più operativo nel resto d’Italia – l’occasione è stata utile per attualizzare le intese istituzionali perché operatori dei Vigili del Fuoco e del Dipartimento Regionale della Protezione Civile partecipino alla attività della Sala Operativa Unificata Regionale e dei Centri Operativi Comunali attivati dal Corpo Forestale durante la campagna Anti Incendi Boschivi.

Analoga concretezza ha poi caratterizzato la trattazione dei profili di sicurezza relativi al monitoraggio ed al ripristino delle condizioni di sicurezza degli elettrodotti che attraversano le zone boscate, mediante il raggiungimento di una intesa che vedrà l’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste di Messina farsi carico della predisposizione e dell’attuazione di un protocollo d’intesa tra i diversi soggetti interessati al rilascio delle necessarie autorizzazioni, finalizzato a snellire le procedure ed ad ottimizzare il monitoraggio degli elettrodotti stessi; e ciò sia per ciò che attiene la sicurezza dei mezzi impegnati nelle operazioni di spegnimento, sia per consentire ai gestori del trasporto elettrico e della distribuzione una più informata ed efficace gestione delle possibili emergenze legate allo sviluppo di incendi.

E’ stata anche evidenziata l’importanza dell’istituzione, e successivo aggiornamento, del Catasto delle aree percorse dal fuoco che consente ai Comuni di realizzare una adeguata attività di prevenzione del rischio di innesco incendi. Al riguardo è già stata avviata dal Dipartimento Regionale di Protezione Civile una complessiva attività di sensibilizzazione nei confronti dei Sindaci del comprensorio, che sono stati anche invitati ad aggiornare i Piani di Protezione Civile al fine di estenderli a tutti i rischi presenti nei rispettivi territori.

E’ stato infine sottolineato il ruolo di primaria importanza che il nuovo Codice di Protezione Civile assegna ai cittadini, chiamati, tra l’altro, a segnalare tempestivamente la presenza dei roghi e a partecipare attivamente a supporto dei soggetti istituzionalmente preposti.

12 aprile 2018

Incendio boschivi. Arresti domiciliari per un giovane di Alcamo

ALCAMO. I carabinieri hanno notificato a un ventunenne di Alcamo, Fabio Milazzo, un provvedimento degli arresti domiciliari emesso dalla Sezione per il riesame dei provvedimenti restrittivi della libertà del Tribunale di Palermo. Lo scorso 7 agosto il giovane era stato arrestato dai militari dell’Arma e da uomini del Corpo forestale regionale perché ritenuto responsabile di un incendio appiccato in area boschiva di contrada Monte Porcello, a Salaparuta, di proprietà demaniale, estesa circa ettari 60. GdS

08 aprile 2018

CONAPO CHIEDE ALL’ARS RISORSE PER CONVENZIONE VV. FF. INCENDI 2018. IL MAB: RICORDIAMO AL CONAPO CHE AL M5S CHE I FORESTALI DELL’ANTINCENDIO IL MESTIERE LO CONOSCONO ABBASTANZA BENE, E CHE OGNUNO SI FACCIA IL SUO

“È necessario pervenire al più presto al rinnovo della convenzione tra la regione Sicilia e i Vigili del Fuoco per la lotta agli incendi boschivi nel 2018 e consentire per tempo e già nel mese di giugno di dispiegare squadre supplementari di pompieri specializzate nella lotta agli incendi a protezione del territorio siciliano”.

Lo ha chiesto Giuseppe Musarra, segretario CONAPO per la Sicilia, il sindacato autonomo dei vigili del fuoco, durante l’audizione odierna presso la IV commissione Territorio e Ambiente dell’ Assemblea Regionale Siciliana.

Il segretario del sindacato CONAPO ha sollecitato “di predisporre le necessarie risorse economiche nella legge di bilancio di imminente approvazione per consentire l’utilizzo di almeno 16 squadre aggiuntive di Vigili del Fuoco a protezione di tutto il territorio siciliano nel periodo 1 giugno 30 settembre”.

Il sindacato CONAPO ha fatto sapere di “aver riscontrato interesse da parte del presidente di commissione On. Savarino e dei diversi gruppi parlamentari dell’Ars in merito ai temi evidenziati” ed ha espresso “plauso all’iniziativa dell’on. Trizzino del M5S per aver sollecitato questa importante audizione volta ad assicurare al territorio regionale un adeguato potenziamento dei Vigili del fuoco per tutelare il patrimonio boschivo e naturalistico della Sicilia” .

05 aprile 2018