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E’ l’ora delle vacanze. I problemi della Sicilia possono aspettare….

Se ne parla a settembre. Per cosa? Per tutto. È l’ora delle vacanze, ci sarà tempo dopo per mettere mano al disastroso stato della Sicilia. Che come uno studente svogliato, è appunto rimandata a settembre. Quando nei palazzi della Politica si riprenderà il filo di tutti i discorsi spezzati.

 Come la storia dell’insularità, encomiabile iniziativa, per la quale ieri a Sala d’Ercole ci si è dati appuntamento al ritorno dalle vacanze. Quando si parlerà della norma-manifesto che auspica un trattamento di riguardo per l’isola isolata e per i suoi residenti (o almeno per quelli che rimangono, visto l’esodo di massa in corso fotografato dallo Svimez), con tanto di orpello di referendum dal quesito alquanto scontato (qualcuno ha detto che sarebbe un po’ come chiedere se vuoi bene alla mamma).

Ne riparleremo a settembre.  Quando si sarebbe dovuto anche mettere mano alla sorta di manovrina lampo con cui la giunta regionale rattoppa. i buchi lasciati dall’impugnativa del governo nazionale. E invece per quella si è trovato il tempo ieri, con un blitz del governo in Aula. La leggina è passata, come una sorta di ideale post scriptum a una lunghissima sessione di bilancio che ha sequestrato l’aula fino a giugno, per il collegato, con questo piccolo strascico agostano.

A settembre ci sarà poi tempo, c’è sempre per quello, per parlare di riforme. E figurarsi. È quello il ritornello di una vita, da non si sa più quante legislature. Le riforme, quelle che si dicono ma non si fanno. Almeno fin qui. Stanno lì e aspettano il ritorno di governo e deputati dal mare. A Palazzo dei Normanni è arrivata in estate quella per il diritto allo studio. Si attende quella delle Ipab. Quella dei rifiuti – attesissima e parecchio necessaria – si è impantanata subito in commissione ed è stata rinviata, anch’essa, a settembre. Sperando che sia la volta buona. Ci sarebbe pure la legge sul randagismo cara a Miccichè. E un altro pacchetto di disegni di legge, per lo più di iniziativa parlamentare, che attendono, come quelli approvati la settimana scorsa in prima commissione. Ma la finestra temporale per pensarci non sarà lunghissima, perché a metà autunno scatterà di nuovo il tempo di bilancio e compagnia, se non si vorrà andare all’esercizio provvisorio come accaduto molte volte negli anni recenti. E dunque se settembre e ottobre non saranno sfruttati al meglio – dopo questo rodaggio di inizio legislatura – c’è il rischio che Palazzo dei Normanni rimanga monopolizzato per un anno dai documenti contabili con annessi e connessi. Un lusso che la Sicilia boccheggiante non potrebbe permettersi.

E ci sarebbero pure i vitalizi degli ex deputati, quelli che i grillini vogliono tagliare. In ufficio di presidenza l’idea non piace tanto. Indovinate quando se ne riparlerà? Ma a settembre, ovviamente. Nuotiamoci un po’ su e riflettiamoci ben bene. Anche perché si attende la relazione tecnica degli uffici, così magari si potrà parlare della faccenda a ragion veduta e con qualche appiglio al diritto, senza ridurre il tutto a una puntatona dello show di Giletti.

Lasciamo che passi l’estate, allora. E che il Ferragosto porti consiglio. Settembre poi verrà, prometteva l’indimenticato evergreen. E speriamo che la storia non si concluda come in quel celeberrimo refrain, in cui alla fine piangeranno solo gli occhi miei. I nostri, nella fattispecie.

livesicilia
08 agosto 2018

L’ARS TORNA AD ASSUMERE, L’ANNUNCIO DI MICCICHÉ: “PRESTO UN NUOVO CONCORSO”.

Palazzo dei Normanni non bandisce una selezione da dieci anni. Oggi i burocrati in servizio sono già 175 per 70 deputati
 
Nel paradiso della burocrazia pubblica in Sicilia si torna ad assumere. “Nei prossimi mesi l’Ars bandirà un concorso per 10 posti”, annuncia il presidente dell’Assemblea regionale, Gianfranco Miccichè, a margine della cerimonia di consegna dei titoli di dottorato di ricerca dell’Università di Palermo, che si è svolta nel pomeriggio nel cortile Maqueda di Palazzo dei Normanni. Il presidente ha ricordato anche che l’ultimo concorso all’Ars è stato bandito dieci anni fa proprio durante la sua precedente presidenza ed era destinato a laureati in Giurisprudenza, Economia e Scienze politiche. Miccichè, infine, ha lanciato un appello al rettore Fabrizio Micari e ai professori presenti alla cerimonia “affinchè l’Ateneo formi studenti preparati e motivati”.  

All’Ars negli anni scorsi sono andati in pensione molti dirigenti, una dozzina, con norme a dir poco di favore: alcuni non avevano nemmeno 50 anni di età e sono andati via con il massimo del tfr e della pensione in base al loro reddito. Ma nel frattempo i deputati sono scesi da 90 a 70. Oggi all’Ars lavorano in 175 e al momento, grazie ad un accordo interno triennale, il tetto degli stipendi è fissato a 240 mila euro.

All’ingresso, cioè ad inizio carriera, le buste paga sono (cifre mensili per sedici mensilità): 2.952 euro netti al mese per il consigliere parlamentare, 2.069 euro stenografo parlamentare, 2.069 euro segretario parlamentare, 1.726 euro coadiutore parlamentare, 1.608 euro tecnico amministrativo, 1.534 euro assistente parlamentare. Stipendi base, ai quali vanno aggiunti eventuali straordinari e indennità. Stipendi base che dopo venti anni di servizo raddoppiano in media. Ad esempio un consigliere parlamentare con venti anni di carriera di base guadagna 6.468 euro netti al mese per sedici mensilità, cioè 103 mila euro netti all’anno più indennità.

La commissione di esame solitamente è composta da alcuni deputati componenti del Consiglio di presidenza e da docenti universitari scelti sempre dal Consiglio di presidenza.

di ANTONIO FRASCHILLA

11 Luglio 2018

MUSUMECI AMMETTE: “SICILIA BELLISSIMA SOLO TRA 15-20 ANNI”

Il Presidente pessimista sulla possibilità di uscire dal tunnel in tempi brevi. Troppi i primati negativi: dalla povertà alla disoccupazione

PALERMO – Sono seriamente preoccupato dei tempi. Dico che si è perso del tempo. In Veneto o in Lombardia sarebbe soltanto un dato di calendario, ma in Sicilia perdere tempo significa accentuare un’emorragia cominciata da anni che ci porterà a un’anemia irreparabile. Abbiamo 43 siciliani su 100 che vivono in povertà, il 72 per cento delle imprese non lavora, c’è la disperazione in giro. Noi abbiamo il dovere di lavorare in fretta e dobbiamo dirlo anche ai dirigenti, a chi costituisce l’ossatura della burocrazia. La Sicilia è l’ultima regione d’Italia, per occupazione, qualità della vita e dotazioni infrastrutturali. Abbiamo il dovere di buttare alle spalle questo triste primato e per farlo ci vorranno anni. Questa terra diventerà bellissima, io credo che tra 15-20 anni lo sarà davvero. Io non ci sarò, semmai ci saranno le mie nipotine con le quali mi confronto”. Così il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, durante il convegno all’Albergo delle Povere dal titolo ‘La nuova sfida territoriale: le cinque aree interne siciliane’.

Momenti difficili anche per la maggioranza che appoggia Musumeci. I battibecchi nell’ultima riunione a Sala D’Ercole dimostrano che non c’è coesione. Al punto che i lavori sono stati interrotti e rinviati alla prossima settimana. Il risultato è comunque sempre lo stesso: a Palazzo dei Normanni si legifera poco o niente, e le sedute del Parlamento sono ridotte a una alla settimana, come accadeva nella passata legislatura. Anche se è cambiato il Parlamento e vi sono 20 unità in meno, l’andazzo non è cambiato. Di questa situazione ne approfitta l’opposizione: “Lo scontro nella maggioranza paralizza ormai non solo il governo ma persino l’attività d’Aula non consentendo neppure l’esame degli atti ispettivi e delle mozioni – ha detto il presidente del gruppo parlamentare Pd all’Ars Giuseppe Lupo, a proposito del diverbio tra il capogruppo di Forza Italia Giuseppe Milazzo ed il presidente di turno Roberto Di Mauro che ha portato al rinvio della seduta lo scorso martedì. “Quanto accaduto è certamente grave – aggiunge Lupo – anche perché ha impedito la discussione di una mozione importante che riguardava gli scali aeroportuali siciliani, strutture fondamentali per la crescita economica e per il turismo nell’isola”.

Prova invece a scacciare la crisi Forza Italia che ha tenuto nei giorni scorsi una conferenza stampa a Palazzo dei Normanni proprio per spiegare che non esiste alcuna spaccatura all’interno della maggioranza. In particolare il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè (Fi) ha sottolineato che “In Sicilia c’è una grande unità. Voglio ribadire che non c’è mai stato un solo momento di disagio tra me e Musumeci, che continua a essere il nostro presidente e la persona per cui noi continuiamo a lavorare tutti i giorni”. Ma il Governatore vuole contare su tutte le forse politiche e già da tempo ha aperto ai Cinquestelle che in Parlamento hanno un peso non indifferente per il raggiungimento di una solida maggioranza. In particolare la velata apertura è sul disegno di legge in materia di rifiuti che il governo ha redatto con l’obiettivo di confrontarsi con tutte le forze politiche per realizzare una buona legge. E anche sulla proposta di taglio dei vitalizi del M5s Musumeci ha mostrato una certa volontà di dialogo.

Di fatto le vacanze estive si stanno avvicinando e il primo anno di questa legislatura è stato un percorso ad ostacoli tra interruzioni dovute alle campagne elettorali, nazionali e amministrative, esercizio provvisorio vacanze natalizie e pasquali e scaramucce che inficiano i lavori d’Aula.
 
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di Raffaella Pessina

12 luglio 2018

RIFORME, MICCICHÈ: “MUSUMECI APRE AI GRILLINI? SI CONFRONTI PRIMA CON LA SUA COALIZIONE”

I paletti di Forza Italia a Musumeci. Per Gianfranco Miccichè, il presidente della Regione può chiedere la collaborazione di tutti i partiti “tranne i 5 Stelle” nel tentativo di approvare la riforma dei rifiuti.
E così intorno al testo che dovrebbe radicalmente modificare il sistema dei gestione dei rifiuti in Sicilia si apre già una crepa nella maggioranza. Ieri Musumeci aveva detto che il governo “si confronterà con tutte le forze politiche che vogliono contribuire all’uscita definitiva dalla logica emergenzialista”.

http://gds.it/2018/06/14/emergenza-rifiuti-in-sicilia-ddl-firmato-m5s-per-riformare-il-settore_868731/

Poi però il presidente dell’Ars mette i paletti: “E’ chiaro comunque che Forza Italia può aprire a tutte le forze politiche, tranne ai 5 Stelle. La maggioranza di Musumeci è di centrodestra. Se l’intenzione del presidente fosse quella di aggiungere nuove forze alla coalizione, sarebbe necessario che prima si confrontasse con la sua maggioranza”.
In questo clima il governo deve affrontare l’emergenza scoppiata a inizio giugno.

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di Giacinto Pipitone

Matteo Salvini piomba in Sicilia: e già Nello Musumeci si ‘strica’…

Sei mesi fa, in occasione della formazione del Governo regionale, Gianfranco Miccichè e Nello Musumeci hanno messo alla porta la Lega. Ma la ruota della politica gira: e adesso Salvini è uno degli esponenti più importanti del Governo nazionale: così i già citati Miccichè e Musumeci diventano proteiformi e… 

Sulla rete non mancano le foto del nuovo Ministro degli Interni, Matteo Salvini, oggi in visita in Sicilia. Al di là delle sue parole, peraltro scontate, se è vero che, grazie soprattutto alla sua posizione politica sui migranti, è stato premiato dagli elettori, che hanno tributato alla Lega più voti rispetto a Forza Italia, ci ha colpito una fotografia: Salvini insieme con il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci.

Tutto è strano, oggi, nella politica italiana.

E’ strana una legge elettorale – il Rosatellum – pensata per ingarbugliare il quadro politico italiano.

E’ strana l’alleanza politica tra Movimento 5 Stelle e Lega, che Luigi Di Maio continua a non riconoscere come alleanza, ma come “contratto”: non a caso, nei 139 Comuni siciliani dove domenica prossima si voterà per eleggere sindaci e Consigli comunali, i due partiti – sono ancora le parole del grillino Di Maio – sono su fronti opposti.

Insomma, se a Roma, nel Governo dell’Italia, Movimento 5 Stelle e grillini sono insieme, legati da un ‘contratto’, con Forza Italia all’opposizione (o quasi, visto che, secondo i maligni, i ministri leghisti, Salvini in testa, si sarebbero impegnati a ‘garantire’ Berlusconi e, soprattutto, le aziende dell’ex Cavaliere), alle elezioni amministrative della Sicilia la Lega va a braccetto con Forza Italia e, in generale, con il centrodestra.

E’ per questo, forse, che il Presidente della Regione, Musumeci, si è precipitato tra Catania e Pozzallo per farsi immortalare insieme con Salvini: perché il Governo nazionale, quanto meno per metà – cioè per la metà leghista – è ‘alleato’ del Governo siciliano.

Così almeno pensa Musumeci. E, magari, lo pensa e lo spera anche il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè.

Per una Regione economicamente e finanziariamente disastrata come la Sicilia avere una sponda con il Governo nazionale è importante: soprattutto con il Ministero dell’Economia dov’è andato il professore Giovanni Tria, già consulente economico di Forza Italia e vicino agli ex ministri di centrodestra Renato Brunetta e Maurizio Sacconi.

C’è di tutto e di più, nella politica siciliana. L’ambiguità, del resto, è una costante della politica siciliana. Raffaele Lombardo, quando era presidente della Regione siciliana, era stato eletto nel centrodestra, ma governava con il centrosinistra, mentre a Roma Berlusconi governava con il centrodestra.

Assieme a Lombardo c’era Gianfranco Miccichè, che aveva spaccato il centrodestra siciliano, governava in Sicilia con il centrosinistra insieme con lo stesso Lombardo e, contemporaneamente, teneva – anche per conto del Governo Lombardo – i rapporti con il suo datore di lavoro storico, Berlusconi, allora, come già ricordato, capo del Governo italiano.

Volendo, certi personaggi della stagione trasformista lombardiana li ritroviamo oggi, con qualche nuovo convitato: c’è Miccichè, che è il presidente del Parlamento siciliano e, a quanto si dice, con grande influenza sull’attuale Governo regionale; c’è Berlusconi, come già accennato, ‘garantito’ nel Governo nazionale dalla Lega di Salvini; e c’è ancora Lombardo, grande elettore del Presidente Musumeci.

E, magari, ci sono anche ‘pezzi del PD ‘garantiti’ da Lombardo e Miccichè, nel nome della vecchia alleanza del Governo Lombardo (dove – lo ricordiamo – il PD di Antonello Cracolici e Giuseppe Lumia, insieme con Confindustria Sicilia di Antonello Montante, ‘spatuliavano’).

Insomma, c’è tutta la vecchia politica siciliana nell’attuale Governo regionale che ha veramente poco di nuovo. Resta da capire cosa farà nel bel mezzo di questa ‘marmellata trasformista’ il Movimento 5 Stelle, a Roma vincolato dal ‘contratto’ con la Lega, ma in Sicilia con le mani libere.

La maledizione del trasformismo non sembra voler abbandonare la Sicilia. Anche se Salvini non sembra tipo da fornire ‘sponde’ gratuite a due personaggi – Miccichè e Musumeci – che, alla fine, sono coloro i quali che, in sede di formazione del Governo regionale, hanno deciso di tenere fuori dalla Giunta la Lega.

Ma la ruota della politica gira: e oggi Salvini è uno dei più autorevoli esponenti del nuovo Governo nazionale (chissà se Miccichè e Musumeci non saranno un po’ pentiti di avere ‘bastonato’ la Lega quando si sono spartiti glia assessorati…).

Come finirà? Salvini, in Sicilia, dovrebbe seguire una via che non dovrebbe essere diversa da quella nazionale. A livello nazionale, piaccia o no a Berlusconi, il leader della Lega si deve ‘mangiare’ Forza Italia, conquistando gli elettori di Berlusconi. Contendendola a Matteo Renzi, che punta anche lui – non si capisce se con il PD o con una nuova formazione politica – a intercettare i voti dell’ex Cavaliere.

Stesso scenario in Sicilia, dove la Lega è già il punto di coagulo di tanti centristi o ‘solipsisti’ della politica che non si sentono più ‘garantiti’ da un Berlusconi sempre meno protagonista e sempre più ‘ancillare’ rispetto al leader della Lega.

Anche nella nostra Isola la Lega deve giocare a ‘sfondare’: al massimo ‘usando’ il Governo regionale di Musumeci, non certo facendosi usare.

03 giugno 2018

ARS, TUTTO RINVIATO A DOPO LE ELEZIONI COMUNALI: PROMESSE PER TUTTI

Certo che ci vuole una coda lunga quanto la Muraglia cinese con Regione fallita e Comuni altrettanto falliti a continuare a promettere posti di lavoro in campagna elettorale. Ma gli esponenti della vecchia politica siciliana – centrodestra e centrosinistra – non si stancano mai di raccontare balle. Hanno rinviato l’esame per ‘Collegato alla Finanziaria a dopo le elezioni comunali per promettere, promettere, promettere…

In cassa quanto c’è? Cento? E noi promettiamo un milione. Con la crisi economica che c’è, la promessa di un posto di lavoro – magari nella Formazione professionale, che è a portata di mano – può fruttare i voti di un’intera famiglia e magari qualcosa in più. Così la vecchia politica siciliana – centrodestra e centrosinistra insieme appassionatamente contro i grillini – ha deciso: niente ‘Collegato alla Finanziaria 2018’ per ora: se ne parlerà dopo le elezioni amministrative del 10 giugno.

Si voterà in oltre 100 Comuni. Sì, altri siciliani da prendere in giro con le promesse:

“Il 12 giugno saremo in Aula per approvare la legge”, diranno agli elettori di questi oltre 100 Comuni per carpirgli il voto. Ovviamente, non approveranno una mazza. Perché il 24 giugno ci saranno i ballottaggi: altri 14 giorni di promesse, promesse, promesse.

Insomma, il ‘Collegato alla Finanziaria’ si approverà dopo le elezioni amministrative.

Certo, in tanti non crederanno alle promesse: e a loro – cioè al centrodestra e al centrosinistra – questo, va benissimo. Più schifo fa la politica, più la gente si allontana dalle urne pensando di ‘punirli’: non capendo che, non andando a votare, agevolano proprio coloro i quali vorrebbero colpire!

Più schifo fa la politica – e il centrodestra e il centrosinistra sono praticamente imbattibili – meno persone vanno a votare. Votano invece gli adepti della vecchia politica. Se gli aggiungiamo i voti degli “impresentabili” (magari opportunamente ‘oleati’), via, il gioco è quasi fatto.

Magari anche stavolta vinciamo, pensano in queste ore gli esponenti del centrodestra e del centrosinistra. Magari i ‘populisti’ hanno stancato e i siciliani votano chi li ha affossati, chi costringe i giovani laureati ad emigrare, che ha affondato l’agricoltura e via continuando con i disastri.

“I siciliani sono specializzati a sostenere chi li massacra – pensano gli esponenti della vecchia politica siciliana”.

Quanto alle fesserie che stanno raccontando e che racconteranno fino al 23 giugno, sono fiduciosi: Nello Musumeci, Gianfranco Miccichè e compagnia bella hanno ingannato i dipendenti della Formazione professionale, i dipendenti degli Sportelli multifunzionali, gli operai della Forestale: perché il gioco non dovrebbe riuscire con i Comuni, quasi tutti falliti?

Promettere, promettere, promettere…

29 Maggio 2018

GLI INCARICHI. ARS, ARRIVANO NUOVI COLLABORATORI. E UN ALTRO CONSULENTE PER MICCICHÈ

PALERMO – Altri sei esterni arrivano a Palazzo dei Normanni. Cinque fanno parte della segreteria di Alfio Papale, deputato segretario dell’Ars, mentre uno è stato chiamato dal presidente del Parlamento regionale, Gianfranco Miccichè, in qualità di consulente. Si tratta di

Alessandro D’Avenia, avvocato di Palermo, a cui è stata affidata una consulenza “in materia istituzionale” dal 19 febbraio al 19 agosto 2018. Il compenso lordo previsto è di 8.000 euro.

Impiegati con Papale, di Forza Italia, invece Alfio Torre, Orazio Pellegrino, Gioacchino Angelo Macchiarella, Francesco Morsellino e Davide Prastrani. Il contratto di Torre, per attività di segreteria, ha avuto inizio il 1 febbraio 2018 e non ha data di scadenza (“fino a revoca”), con un compenso di 872,54 euro lordi mensili; Orazio Pellegrino resterà nella segreteria di Papale fino al 31 dicembre 2018, con un compenso di 1.826,41 euro lordi mensili. Gli altri tre – Macchiarella, Morsellino e Prastrani – sono stati chiamati in qualità di impiegati amministrativi. I loro contratti, avviati a febbraio, nonostante siano stati pubblicati sul sito dell’Ars soltanto di recente, sono in scadenza a maggio. Il compenso previsto per ognuno di loro è di 1.841 euro lordi mensili.

di Maria Teresa Camarda

15 Maggio 2018

LA MANOVRA. ARS IN SALITA SUL “COLLEGATO”, DIVENTA UNA MINI-FINANZIARIA: DDL FERMO AL BILANCIO

Come è successo per la legge di stabilità approvata due giorni fa anche il “collegato”, il disegno di legge dove sono state collocate le norme stralciate dalla manovra – primo fra tutti il ‘superIrfis’ con l’accorpamento di Crias e Ircac – rischia di gonfiarsi a dismisura e trasformarsi in una mini-finanziaria.

Al testo originario, fermo in commissione Bilancio dell’Ars, si sono aggiunte le norme espunte dalla manovra e i tanti emendamenti aggiuntivi che la presidenza dell’Ars aveva deciso di non trattare in sessione di bilancio per non appesantire il documento finanziario.

Si tratta di norme care al governo ma soprattutto ai deputati, di maggioranza e opposizione, che a malincuore avevano accettato la scelta del presidente Miccichè di rinviarle al ‘collegato’. Ora, incassata la Finanziaria, si apre questo nuovo fronte.

Difficile, se non impossibile, tenere nel ‘collegato’ norme di spesa a finanziaria chiusa e con il fondo globale della manovra asciutto, a meno che le partite non vengano coperte per cassa dalla Regione, un lavoro che dovrebbe imporre ai tecnici del dipartimento Economia un monitoraggio al centesimo dei residui degli altri dipartimenti.

Due gli scenari a questo punto possibili. Il primo è lo spacchettamento del ‘collegato’ in più disegni di legge con ddl da hoc di norme ordinamentali che permetterebbe alle commissioni di merito di affrontare le materie di propria competenze in testi organici e dunque con una istruttoria completa.

Il secondo è quello di attendere il vaglio da parte della Presidenza del Consiglio della manovra finanziaria, perché l’impugnativa di alcune norme, ipotesi che si è fatta strada proprio durante l’esame della legge di stabilità, consentirebbe al governo Musumeci di ritornare in possesso di un gruzzoletto che potrebbe essere usato per finanziare le norme di spesa del collegato.

La terza via è quella più complicata perché metterebbe in difficoltà il governo: approvare il ‘collegato’ in variazione di spesa.

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02 Maggio 2018

OK ALLA NORMA CHE AUMENTA LE POLTRONE D’ORO ALL’ARS: POLEMICA M5S-MICCICHÈ. IL COLPO DI SCENA È MATURATO QUANDO MANCAVA POCO ALLA MEZZANOTTE. IL MAB: ON.CANCELLIERI NON VOGLIAMO ESPRIMERE COME LA PENSIAMO, DICIAMO SOLO CHE CI AVETE DELUSI TUTTI

Il colpo di scena è maturato quando mancava poco alla mezzanotte e la Finanziaria era già stata approvata. Il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, ha fatto votare anche un articolo presentato come una piccola modifica al regolamento interno. In realtà è una norma che aumenta di due il numero di poltrone d’oro nel consiglio di presidenza.

E’ una norma destinata a concedere due posti in consiglio di presidenza. Uno andrà a Fratelli d’Italia, l’unico partito della maggioranza rimasto fuori a dicembre quando vennero eletti i vertici del Parlamento. L’altro è per Sicilia Futura, formazione del centrosinistra creata dall’ex ministro Totò Cardinale che spesso ha fatto da stampella al centrodestra, privo dei numeri per essere maggioranza autonoma all’Ars. Proprio Sicilia Futura fu determinante per l’elezione di Miccichè alla presidenza dell’Ars.

Subito è scoppiata la rivolta del M5S, che con Giancarlo Cancelleri hanno fatto notare l’incongruenza di una norma che assegna una poltrona d’oro a un partito, Sicilia Futura, che ha appena due deputati. Tutti graduati: “Uno è capogruppo, l’altro membro del consiglio di presidenza” ha ironizzato Cancelleri sottolineando anche “lo spreco di risorse”.

Il riferimento è ai costi che questa norma comporta in termini di indennità aggiuntive e staff che può essere arruolato dai due nuovi deputati segretari del consiglio di presidenza. Ma Miccichè ha replicato che i costi totali non aumenteranno perché l’intero budget annuale del consiglio di presidenza verrà riassegnato e distribuito su più membri. Il presidente dell’Ars ha sempre detto che a suo modo di vedere per rispettare gli equilibri democratici ogni gruppo politico va rappresentato negli organismi di vertice dell’Ars.

La polemica però non è affatto scemata. Soprattutto perché la norma che aumenta le poltrone d’oro è stata poi votata da tutto il Parlamento a eccezione dei grillini.

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di Giacinto Pipitone

01 Maggio 2018

 

ARS, SÌ ALLA MANOVRA 2018 TRA DUBBI, CLIENTELE E CIRCA 300 MILIONI DI EURO IN MENO PER LA SANITÀ.

Della Finanziaria 2018 approvata ieri sera diremo quando avremo il testo completo tra le mani. Oggi facciamo il punto della situazione sulla complessiva manovra economica e finanziaria licenziata ieri sera dall’Ars. Il dato più importante, a nostro modesto avviso, riguarda la sanità pubblica siciliana, che continua ad essere ‘depredata’ per pagare spese che, con la sanità, non hanno nulla a che vedere! 

Ieri sera, in un clima di ‘assalto alla diligenza’, di fatto senza opposizione, l’Assemblea regionale siciliana ha approvato la Finanziaria 2018.

Com’è nostra abitudine, illustreremo ai nostri lettori – commentandoli – gli articoli della Finanziaria sono quando avremo tra le mani il testo. In questo articolo ci limiteremo a sottolineare gli aspetti di carattere generale.

Cominciando da quello che ci sembra il più importante: i taglio di circa 300 milioni di euro poco propagandato, ma presente nel Bilancio per capitoli della Regione per il 2018.

In una Regione nella quale la sanità pubblica è in grande sofferenza non possiamo non segnalare un dato così importante. Non sappiamo se questi 300 milioni circa sono fondi che arriveranno in meno da Roma (cosa probabile, almeno in parte)o se, invece, sono somme che la politica siciliana nel suo complesso sta togliendo alla sanità pubblica dell’Isola per dirottarli su altri settori dell’amministrazione.

Detto questo, va precisato che l’approvazione della Finanziaria è avvenuta ieri sera con una forzatura non necessaria. Infatti non c’era alcuna fretta di approvare la manovra, perché il 30 aprile non è una data tassativa. Sala d’Ercole avrebbe potuto prendersi un’altra settimana e non sarebbe successo nulla.

Insomma, non sono i sette-dieci giorni di ritardo che determinerebbero la fine anticipata della legislatura.

La fretta era tutta del Governo e della presidenza dell’Ars. Il Presidente della Regione, Nello Musumeci, e il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè, volevano portare a casa la Finanziaria entro oggi: e ci sono riusciti. Con forzature enormi, con soldi ‘a pioggia’ per accontentare parlamentari di maggioranza e di opposizione. Ma alla, fine, questo bisogna riconoscerlo, ci sono riusciti.

Vediamo, adesso, gli elementi che hanno caratterizzato il passaggio d’Aula della Finanziaria 2018.

Il primo elemento che non possiamo non segnalare è l’ombra del voto irregolare.

E’ accaduto tre giorni fa proprio quando, guarda caso, l’Aula esaminava, con voto segreto, norme molto importanti. Il sistema elettronico si è inceppato e sono spuntati 73 parlamentari votanti. Peccato che i deputati dell’Ars sono 70 e non 73.

Noi abbiamo segnalato subito tale anomalia (QUI IL NOSTRO ARTICOLO).

L’argomento è stato ignorato, dando per scontato che si sarebbe trattato di un fatto ‘normale’. In realtà, di normale c’è stato veramente poco. Chi ci garantisce, infatti, che le votazioni precedenti della stessa giornata – che, lo ribadiamo, hanno riguardato fatti importanti – sono state regolari?

Non siamo stati i soli a porre questo dubbio. Vi segnaliamo anche un articolo del sito d’informazione on line Nientedipersonale.com. Il giorno successivo al ‘fattaccio’ questo sito lanciava il seguente interrogativo:

“Chi ci garantisce che il sistema non sia stato manipolato per le votazioni segrete, che sono state tante?”.

Aggiungendo:

“Non sarebbe opportuna una verifica tecnica? Non dimentichiamo che in Aula il Governo Musumeci non ha una maggioranza…” (QUI POTETE LEGGERE, PER ESTESO, L’ARTICOLO PUBBLICATO DA ‘NIENTE DIPERSONALE.COM).

Con il centrodestra al Governo della Regione – con il contestuale controllo della presidenza dell’Ars – non possiamo non rilevare un’anomalia che, a nostro modesto avviso, andrebbe chiarita.

Sulla Finanziaria – com’è nostra abitudine – scriveremo dopo avere tra le mani il testo finalmente approvato. Perché un’altra caratteristica negativa di questa manovra è stato il continuo cambiamento del testo sia da parte del Governo, sia da parte della presidenza dell’Ars.

Alla fine, ieri, si è arrivati a un testo condiviso da maggioranza e opposizione. Il fatto che i parlamentari del Movimento 5 Stelle e del PD abbiano votato contro non significa che abbiano fatto opposizione.

Va detto a chiare lettere che, in questa manovra 2018, non c’è stata alcuna opposizione, ma solo una trattativa – modello ‘assalto alla diligenza’ – tra maggioranza e opposizione. 

Noi siamo certi che, quando avremo tra le mani il testo ci sarà da divertirsi, perché dentro la Finanziaria troveremo di tutto e di più. Non solo fondi ‘a pioggia’, ma anche speculazioni. Come la ‘valorizzazione’ dei beni della Regione che nasconde ‘operazioni’ di tutti i tipi.

Ed è anche ‘normale’, considerato che il centrodestra siciliano è molto sensibile agli ‘avvocati di affari’, che di tutto si occupano, tranne che dell’interesse pubblico. 

Dubbi su alcune votazioni, assenza di opposizione, spartizione ‘selvaggia’ di fondi. E un taglio minimo ai fondi del Parlamento siciliano. Anche in questo caso la presidenza dell’Assemblea regionale siciliana ha provato a far credere che ci saranno dei ‘risparmi’ nel Bilancio interno del ‘Palazzo’: si tratta, in realtà, di tagli minimi, quasi insignificanti.

A nostro modesto avviso, i fatti politici ed economico-finanziari di questa manovra 2018 riguardano la sanità pubblica siciliana, che viene ancora una volta sacrificata, e altre ‘operazioni’ nascoste qua e là nelle pieghe della Finanziaria.

Nel Bilancio troviamo ben 13 milioni di euro della sanità pubblica siciliana utilizzati per pagare il “ripiano del disavanzo” che non ha nulla a che spartire con la sanità.

In pratica, stanno togliendo soldi agli ospedali pubblici – per esempio ai Pronto Soccorso – per pagare rate di muti contratti dalla Regione per finalità che nulla hanno a che vedere con la sanità.

Il Governo Musumeci sta ereditando queste scelte amministrative dal precedente Governo di centrosinistra. Forse la somma – rispetto allo scorso anno – è stata ridotta. Ma la sostanza rimane.

Così come rimangono i 29 milioni di euro presi dalla sanità pubblica siciliana – soldi ancora una volta tolti agli ospedali pubblici della Sicilia – per pagare l’ARPA, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale che dovrebbe essere pagata con i fondi dell’assessorato al Territorio e Ambiente.

Non possiamo non segnalare la presenza – sempre nella sanità – di un fondo per “Prestazioni da privati” pari a 240 milioni di euro.

Ci piacerebbe capire di cosa si tratta e, soprattutto, chi sarebbero questi “privati” che utilizzeranno tali fondi.

Il riferimento non è alle case di cura private storiche della Sicilia, quanto ai grandi centri sanitari di fama nazionale (e, nel caso dell’IMETT di Palermo, di fama internazionale), che sono arrivati nella nostra Isola, dove hanno messo radici, per eliminare, o quanto meno per ridurre le migrazioni di malati siciliani verso altre Regioni: peccato che, nonostante la presenza di questi centri tanti siciliani continuino a farsi curare fuori dalla Sicilia.

Nella scorsa legislatura non è stato possibile sapere quanto costano ai siciliani questi grandi centri: ci riferiamo al citato ISMETT, al Mauceri che ha sede a Sciacca, all’istituto Rizzoli (che ha sede a Bagheria), al Giglio di Cefalù, all’Humanitas di Catania.

E’ così difficile rendere pubblici i costi effettivi di queste grandi strutture sanitarie? O forse i costi debbono rimanere ‘nebulosi’ per impedire ai cittadini siciliani una corretta analisi costi-benefici?

I fondi per i grandi centri privati sono nei citati 240 milioni di euro? In questo caso, sarebbero solo una parte, perché tali centri vengono pagati, a ‘Drg’, anche dalle Aziende Sanitarie Provinciali.

Insomma, si farà finalmente chiarezza su quanto costano ai siciliani questi grandi centri ‘commerciali’, pardon, sanitari?

Il Presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, e l’assessore alla Salute-Sanità, Ruggero Razza, converranno con noi che non si può più tollerare i Pronto Soccorso della nostra Isola con il personale medico e infermieristico ridotto all’osso, perché si deve ‘risparmiare’, senza far sapere ai siciliani quanto costano alle ‘casse’ della Regione le grandi strutture sanitarie private non siciliane.

E’ chiedere troppo conoscere, nel dettaglio, il costo di queste strutture? Il passato Governo di centrosinistra ha negato questi dati. Gli uffici della commissione Sanità dell’Ars, nella passata legislatura, ci hanno sempre detto e ribadito che loro non hanno a disposizione tali ‘numeri’ (il che è un’assurdità!).

Dobbiamo continuare con questa gestione ‘massonica’ dei fondi pubblici che finiscono ai grandi centri della sanità privata che operano in Sicilia e che di siciliano, spesso, hanno poco o nulla, o si farà finalmente chiarezza?

01 maggio 2018