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MUSUMECI VOLA A ROMA DAL MINISTRO DELL’ECONOMIA, VERSO UN TAVOLO TECNICO STATO REGIONE

Un tavolo tecnico per affrontare alcune emergenze legate ai rapporti finanziari fra la Regione Siciliana e lo Stato sarà presto istituito a Roma presso il ministero dell’Economia. Lo ha assicurato il ministro Giovanni Tria al governatore Nello Musumeci nel corso dell’incontro avuto nella Capitale. Musumeci, che era accompagnato dal vicepresidente e assessore all’Economia Gaetano Armao, ha consegnato al titolare del dicastero di via XX settembre un documento che riassume le tematiche sulle quali è necessario pervenire, in tempi rapidi, a una soluzione.

Sui rapporti finanziari Stato-Regione il presidente Musumeci ha evidenziato “la necessità che le Camere procedano celermente alla revisione delle norme di attuazione dello Statuto siciliano, ferme agli anni Sessanta, la cui mancata approvazione ha reso di fatto inattuato il federalismo fiscale nell’Isola”.

Altro argomento affrontato la Condizione di insularità. La Regione Siciliana, infatti, oltre a un’arretratezza del tessuto produttivo dovuta soprattutto alla carenza di infrastrutture, sconta lo svantaggio della propria condizione di Isola, che oltre a tutti costi tipici dell’impresa vi aggiunge quella legata ai trasporti (a causa della non ancora compiuta continuità territoriale per la viabilità via mare, via terra e via aerea). Per l’assessore Armao, il «tavolo tecnico, inoltre, dovrà approfondire la materia dei regimi speciali e in particolare dovrà prevedere una fiscalità di vantaggio per le imprese e i cittadini residenti in Sicilia in materia di accise sui carburanti». In particolare, Musumeci ha ribadito l’attenzione del ministro sulla possibile defiscalizzazione dei prodotti petroliferi per i cittadini residenti nell’isola, dove ogni anno si lavorano milioni di barili di petrolio, con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.

Per quanto concerne la Fiscalità delle autonomie locali siciliane – strettamente legata alle norme di attuazione dello Statuto – il presidente Musumeci ha sottolineato al ministro Tria l’esigenza che «gli enti locali siciliani per il raggiungimento della piena autonomia finanziaria, che consenta loro di superare le condizioni di dissesto o pre-dissesto ampiamente diffuse, debbano poter contare oltre che sul gettito dei tributi locali anche sulle quote di gettito di tributi regionali e statali».

Il tavolo tecnico dovrà anche lavorare a un’ipotesi di riassetto del sistema dell’esazione dei tributi nell’Isola, alla luce della normativa regionale che ha previsto, nella scorsa legislatura, la messa in liquidazione di Riscossione Sicilia. Il ministro ha assicurato che il tavolo tecnico esaminerà i temi evidenziati nel documento del Governo regionale e condurrà il lavoro propedeutico a un confronto politico tra il governo della Regione e il governo nazionale.

13/09/2018

MUSUMECI E ARMAO VOLANO A ROMA DAL MINISTRO STEFANI, RIPARTE IL NEGOZIATO SULL’AUTONOMIA

Riparte il negoziato sull’autonomia finanziaria tra Stato e Regione. Il riavvio del dialogo è stato sancito oggi nell’ambito di un incontro a Roma tra il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Erika Stefani e il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci. Alla riunione, che si è tenuta nella sede del ministero, hanno partecipato anche l’assessore all’Economia, Gaetano Armao e il ragioniere generale della Regione, Giovanni Bologna.
«Abbiamo evidenziato al ministro – afferma il governatore – quali ricadute negative ci siano state e ci siano sul bilancio regionale a seguito della mancata revisione delle norme di attuazione dello Statuto in materia finanziaria, che risalgono a oltre cinquanta anni fa. Il governo ha già proceduto alla riscrittura delle stesse, in particolare per quanto riguarda gli articoli 36, 37 e 38, uniformandole anche agli orientamenti della Corte costituzionale, che più volte, ha auspicato una riconsiderazione complessiva dei rapporti finanziari tra Stato e Regione, nell’ottica di una diminuzione dei contenziosi. Siamo fiduciosi che con la riapertura del negoziato si possa arrivare a soluzioni vantaggiose per la nostra Isola».
La bozza delle nuove norme di attuazione, approvate dal governo regionale con una delibera di Giunta dello scorso 15 maggio, puntano soprattutto a nuovi meccanismi di riconoscimento della condizione di insularità, di fiscalità di sviluppo, della possibilità di vantaggi economici nei confronti di coloro che vengano a investire o a vivere nell’Isola. Altri temi trattati al tavolo con il ministro Stefani sono stati quelli del prelievo forzoso (duecento milioni di euro) sulle ex Province e sul contributo per il risanamento della finanza pubblica che pesa ogni anno sulle casse della Regione per un miliardo e trecento milioni di euro.
«Si apre di buona lena un negoziato – commenta l’assessore Armao – che può dare grandi opportunità alla Sicilia, soprattutto per quanto riguarda il riconoscimento dell’autonomia finanziaria, dell’insularità, della fiscalità di sviluppo e della perequazione infrastrutturale per i diritti dei siciliani».
Proprio ieri, il presidente Musumeci ha designato i docenti universitari Enrico La Loggia e Felice Giuffrè quali componenti della Commissione paritetica per le norme di attuazione della Regione, ai sensi dell’articolo 43 dello Statuto. Gli altri due componenti saranno indicati proprio dal ministro Stefani, che procederà anche alla firma del decreto per la ricomposizione della Commissione.

01/08/2018

Parte la Finanziaria 2. Esame “collegato” per il governo Musumeci !

PALERMO – Come è successo per la legge di stabilità approvata due giorni fa anche il «collegato», il disegno di legge dove sono state collocate le norme stralciate dalla manovra – primo fra tutti il “superIrfis” con l’accorpamento di Crias e Ircac – rischia di gonfiarsi a dismisura e trasformarsi in una mini-finanziaria. Al testo originario, fermo in commissione Bilancio dell’Ars, si sono aggiunte le norme espunte dalla manovra e i tanti emendamenti aggiuntivi che la Presidenza dell’Ars aveva deciso di non trattare in sessione di bilancio per non appesantire il documento finanziario.

Si tratta di norme care al governo ma soprattutto ai deputati, di maggioranza e opposizione, che a malincuore avevano accettato la scelta del presidente Miccichè di rinviarle al “collegato”.

Il testo “definitivo” in commissione Bilancio ancora non c’è. Gli uffici sono a lavoro ed entro la fine della settimana potrebbe essere pronto per consentirne l’esame già martedì e il successivo approdo in Aula mercoledì pomeriggio. “La commissione è convocata martedì alle 10 – dice il forzista Riccardo Savona -, lavoreremo a oltranza, se necessario anche mercoledì mattina, per dare l’ok al testo e consegnarlo all’Aula già nel pomeriggio di mercoledì”. Dopo la maratona per il via libera alla Finanziaria, a partire dalla prossima settimana toccherà al collegato ottenere il semaforo verde a Sala D’Ercole

Ora, incassata la manovra, si apre questo nuovo fronte. Difficile, se non impossibile, tenere nel “collegato” norme di spesa a finanziaria chiusa e con il fondo globale della manovra asciutto, a meno che le partite non vengano coperte per cassa dalla Regione, un lavoro che dovrebbe imporre ai tecnici del dipartimento Economia un monitoraggio al centesimo dei residui degli altri dipartimenti.

Due gli scenari a questo punto possibili. Il primo è lo spacchettamento del “collegato” in più disegni di legge con ddl da hoc di norme ordinamentali che permetterebbe alle commissioni di merito di affrontare le materie di propria competenze in testi organici e dunque con una istruttoria completa; il secondo è quello di attendere il vaglio da parte della Presidenza del Consiglio della manovra finanziaria, perché l’impugnativa di alcune norme, ipotesi che si è fatta strada proprio durante l’esame della legge di stabilità, consentirebbe al governo Musumeci di ritornare in possesso di un gruzzoletto che potrebbe essere usato per finanziare le norme di spesa del collegato.

La terza via è quella più complicata perché metterebbe in difficoltà il governo: approvare il “collegato” in variazione di spesa.

Insomma, ancora una volta la strada per il Governo Musumeci, complice l’assenza di una maggioranza in Aula, rischia di essere in salita. «Mi auguro che tratteremo solo le norme ordinamentali – dice il deputato pentastellato Luigi Sunseri -, stralciando quelle che prevedono un impegno finanziario e rinviandole o a una prossima finanziaria oppure a ddl ad hoc che seguano l’iter completo perché la tecnica usata durante i lavori per la Finanziaria, cioè quella del rinvio all’attuazione delle disposizioni con decreto o del presidente della Regione o dell’assessore, è un metodo che non condividiamo in quanto esautora il Parlamento del potere legislativo».

L’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, si dice “molto ottimista”. «Faremo il punto non appena la commissione Bilancio tornerà a riunirsi – dice  – e stabiliremo come muoverci. Io sono molto ottimista, l’impianto che abbiamo voluto dare alla Finanziaria ha tenuto e il collegato è in linea con il documento finanziario».

Pronto alla nuova “battaglia” in Aula? «Non parlerei di battaglia – puntualizza -, ma di confronto. Nell’ordinamento giuridico regionale non esiste il voto di fiducia per i documenti contabili e finanziari, che inevitabilmente sono il punto di incontro tra le istanze che provengono dal Parlamento e quelle che arrivano dal Governo». La legge di stabilità regionale, varata da sala d’Ercole, è proprio «il frutto di un compromesso, una mediazione tra Esecutivo e Parlamento».

Un bel compromesso? «I compromessi non sono mai né brutti né belli, sono possibili» taglia corto il vice presidente della Regione siciliana, per il quale «sarebbe interessante valutare in sede di revisione dello Statuto se non si possa introdurre la questione di fiducia» sui documenti contabili.

21 maggio 2018

Armao: “Abbiamo impugnato il bilancio dello Stato”. Buco della Finanza pubblica di 8 miliardi !

La Regione Siciliana ha presentato in occasione dell’Audizione della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sul DEF 2018, tenutasi presso le Commissioni Speciali di Camera e Senato, gli oneri relativi al concorso per il risanamento della finanza pubblica a carico dei siciliani.

Sulla relazione presentata dal Vicepresidente e Assessore per l’Economia, Gaetano Armao, è stato evidenziato il consistente contributo in termini di concorso reso dalla Regione e dalle ex Province siciliane (ora liberi consorzi e città metropolitane) nel periodo 2012-2018, che ammonta nel periodo complessivamente alla iperbolica cifra di 8 miliardi e 300 milioni di euro.

Il contributo è costantemente cresciuto negli anni oltre ogni ragionevole misura e con determinazione unilaterale dello Stato basti pensare che nel corso dell’ultimo quadriennio (2015-2018) ha raggiunto un ammontare di circa 5 miliardi e 700 milioni di euro.

“Intendiamo contestare questo modo di procedere che comprime oltre ogni ragionevole misura, sopratutto se aggiunto al taglio del 3% sulla spesa corrente concordato nella precedente legislatura, ed in termini di gran lunga superiori ad ogni altra Regione italiana – ha precisato Armao – abbiamo già per questo impugnato il bilancio dello Stato 2018 ed attendiamo l’insediamento del nuovo Governo per chiedere l’immediata prosecuzione del negoziato per la revisione di queste condizioni inique”

18 maggio 2018

Armao: “Non faremo un passo indietro sulle riforme” !

PALERMO – E ora tocca al collegato. Il disegno di legge omnibus dove sono finite le norme che non hanno trovato posto in finanziaria dovrebbe arrivare in Aula il 9 maggio, secondo i piani del governo.

Ma il Pd contesta questa tabella di marcia. “Le commissioni non hanno esitato i provvedimenti ed escludo che riescano a farlo entro mercoledì – osserva il capogruppo Giuseppe Lupo -. La commissione deve approvare il testo anche alla luce dei pareri ricevuti dalle commissioni di merito. Ed è inverosimile che ciò possa avvenire in tempo utile per incardinare il collegato in Aula mercoledì 9. A ciò si aggiunga che al momento il testo della finanziaria e del bilancio non sono ancora pronti per la pubblicazione in Gazzetta. I tempi previsti dalle norme e dalle procedure parlamentari non sono derogabili”.

I dem, insomma, tirano il freno. E leggono nella fretta della maggioranza un segno di debolezza della coalizione. “Il frettoloso annuncio del collegato in Aula giorno 9 – aggiunge Lupo – mi lascia pensare che la maggioranza abbia ancora fibrillazioni interne che probabilmente aspettano risposte con l’approvazione del collegato. Credo che la vera emergenza continui a essere quella dello smaltimento dei rifiuti e della tutela dell’ambiente e che pertanto farebbe bene il presidente Musumeci a riferire in Aula prima che la situazione precipiti con l’inizio della stagione turistica”.

L’assessore regionale all’Economia Gaetano Armao non entra nel merito della tempistica: “Non sta a me fissare né i tempi di commissione né i tempi d’Aula – risponde a Livesicilia -. Noi siamo pronti. Ma di certo non bisogna fare un passo indietro sul tema delle riforme. La Sicilia o cambia o muore. Si possono trattenere i 30mila ragazzi che ogni anno se ne vanno solo creando occupazione e attraendo investimenti”.

Il collegato alla finanziaria contiene norme significative come quella che introduce la nuova Agenzia che si occuperà di edilizia popolare nonché l’unione tra Crias e Ircac. Si tratta di una decina di articoli, alcuni però molto corposi anche con una ventina di commi. Nel testo sono confluite le parti stralciate dalla manovra in Aula.

05 maggio 2018

I CONTI DELLA REGIONE. MUSUMECI: “BILANCIO IMPOSSIBILE. NON È TEMPO DI VACCHE GRASSE”

Il governatore in visita a Messina: “Tagli ovunque, non solo alla cultura. E lo Stato ci ha rubato 600 milioni delle accise”.

MESSINA – “I tagli sono ovunque non solo alla cultura, è un bilancio ingessato, un bilancio impossibile. Voi non potete immaginare quante difficoltà abbiamo trovato e stiamo continuando a trovare basta pensare che solo i disabili gravissimi costano ai siciliani 220 milioni di euro”. A dirlo il presidente della Regione Nello Musumeci oggi al Museo di Messina. “Abbiano dovuto tagliare – prosegue Musumeci – tutti i capitoli, sono convinto che in sede di esame del bilancio troveremo, con la complicità piacevole delle forze parlamentari, il modo per ridurre i tagli perché la cultura assieme alle politiche sociali, alle infrastrutture, alla politica del turismo non possono e non devono essere penalizzati ma si sappia che la spesa pubblica non può più essere il pozzo senza fondo ormai siamo arrivati al collasso ed al limite”.

“Abbiamo trovato – afferma – una condizione finanziaria disastrosa oltre 8 miliardi di indebitamento, la coperta è sempre più corta ogni anno allo Stato paghiamo un miliardo e 350 milioni di contributo per il risanamento della finanza pubblica e lo Stato dovrebbe darci almeno 600 milioni perché sulle accise finora si è compiuto a nostro danno un furto con destrezza, abbiamo impugnato il bilancio dello Stato non siamo più disposti a subire, ma si sappia che è finita la bella stagione delle vacche grasse”.

(ANSA).

14 aprile 2018

E’ Gaetano Armao il paperone della giunta Musumeci! IL MAB: E I POVERI FORESTALI DEVONO VIVERE CON 8MILA EURO ALL’ANNO

E’ l’assessore all’Economia il più ricco della giunta Musumeci: Ha dichiarato nel 2017 346mila euro lordi Lagalla secondo con 173 mila euro.

Musumeci si ferma molto più in basso: 92mila. Il Paperon de’ Paperoni del governo Musumeci è Gaetano Armao, il più “povero” l’avvocato etneo Ruggero Razza, con una dichiarazione dei redditi venti volte inferiore rispetto al collega non solo di giunta ma anche di professione.

In base alla norme sulla trasparenza, Palazzo d’Orleans ha pubblicato i dati sui patrimoni e i redditi degli assessori regionali.Il più “ricco” è l’assessore all’Economia.

A riportate i dati è l’edizione di Repubblica oggi in edicola.

L’ultima dichiarazione dei redditi, presentata lo scorso anno, arriva a un imponibile pari a 346 mila euro. Al secondo posto si piazza l’ex rettore Roberto Lagalla, con un reddito pari a 173 mila euro lordi all’anno e la dichiarazione di possesso di un immobile e di una autovettura.

Sul podio poi il deputato e avvocato Toto Cordaro, con una dichiarazione dei redditi pari a 101 mila euro lordi all’anno.

Altro avvocato- assessore- deputato è Marco Falcone, che dichiara un reddito pari a 95mila euro all’anno, la proprietà di due immobili e di tre auto: una AudiA4 immatricolata nel 2016, una Peugeot 108 acquistata lo scorso anno e una Toyota Yaris.

Il governatore Nello Musumeci dichiara un reddito di 92mila euro all’anno, la proprietà di tre immobili, sette appezzamenti di terreno e due autovetture.

L’assessore alla Funzione Pubblica, Bernardette Grasso, dichiara un reddito di 90mila euro e la comproprietà di 9 immobili e due terreni, tutti nel Comune di Capri Leone.

Inoltre dichiara di possedere una Mercedes classe A acquistata in leasing nel 2016.L’assessore alle Attività produttive, Girolamo Turano, dichiara un reddito di 88 mila euro, il possesso di sei immobili e di quattro « fabbricati rurali » più un terreno.

Inoltre dichiara di avere una Fiat 500 del 1968 e una Ford Galaxi del 2008. L’assessore al Turismo, Sandro Pappalardo, dichiara un reddito di 65mila euro al mese, il possesso di due terreni e tre immobili, oltre all’utilizzo di una sola autovetture acquistata lo scorso anno.

Fanalino di coda, nella classifica dei redditi del governo regionale, si piazzano gli assessori Ruggero Razza ed Edy Bandiera: il responsabile della Sanità dichiara nel 2016 un reddito di 18 mila euro e il possesso di un immobile e di una sola autovettura. L’assessore all’Agricoltura, Bandiera, di professione agronomo, dichiara un reddito di 29mila euro lordi all’anno, il possesso di tre immobili a Siracusa e uno a Palazzolo Acreide, e di un garage.

Inoltre possiede una moto Aprilia 250 del 2008 e una Audi A4 acquistata nel 2011. Mancano ancora all’appello i dati sul reddito e il patrimonio dell’assessore alla Famiglia Mariella Ippolito, farmacista a Caltanissetta, e del neo-assessore ai Rifiuti Alberto Pierobon. «A breve la mia commercialista consegnerà tutti i dati alla Regione » , assicura Ippolito, che potrebbe ambire al podio.
blogsicilia

30 marzo 2018

NON C’È PIÙ TEMPO PER BILANCIO E FINANZIARIA, VERSO UN ALTRO MESE DI ESERCIZIO PROVVISORIO

Bilancio e Finanziaria sono finalmente arrivati all’Ars ma la trasmissione ufficiale dei documenti contabili della Regione siciliana che dovranno governare la spesa nel 2018 è avvenuta solo sabato sera.

Lo rendono noto gli uffici di palazzo dei Normanni che confermano come gli stessi documenti siano passati, alla fine della mattina, dal vaglio dell’ufficio di Presidenza dell’Ars. Toccava proprio alla presidenza, infatti, fare la ‘scrematura’ ovvero quella pratica di verificare se tutto ciò che si trova nei due ddl sia compatibile con la materia economica finanziaria. Solitamente il documento che arriva dal governo non presenta profili di incompatibilità che spesso ‘piovono’ nella finanziaria durante la trattazione di emendamenti in commissione o addirittura in aula.

Solo questa mattina, però, gli uffici di presidenza dell’Ars hanno potuto verificarla e trasmettere i documenti alle Commissioni competenti ovvero la Bilancio (principalmente) e le commissioni di merito per i singoli articoli della finanziaria che richiedono un parere specifico.

I lavori della bilancio e delle commissioni di merito potrebbero svolgersi contestualmente ma appare quantomeno improbabile che entro domattina i documenti possano essere liberati dalle stesse commissioni per andare poi all’analisi d’aula. Mancano i tempi tecnici. Una volta ricevuti i documenti e fatta l’analisi generale, infatti, la commissione deve assegnare i termini per gli emendamenti e poi tornare a riunirsi per analizzare le proposte di modifica dei deputati. Stessa cosa dovrà, in seguito, fare l’aula. Sei giorni compreso quel che resta di oggi non sembra possano essere sufficienti anche se non è ancora impossibile forzare la mano e arrivarci in qualche modo.

Come procedere è materia che dovrà affrontare la capigruppo convocata inizialmente per le 15,30 o comunque prima dell’aula ma spostata, poi, alla serata dopo la fine dei lavori d’aula. A sala d’ercole, infatti, si discute del bilancio consolidato che va comunque approvato entro il 31 marzo.

nelle prime ore del pomeriggio la bilancio ha approvato il Defr, documdento che è certamente propedeutico alla Finanziaria ma certamente questo non basta.

“Dopo la capigruppo – dice a BlogSicilia Riccardo savona presidente della Commissione Bilancio – sapremo quale sarà il percorso ma con documenti trasmessi solo in queste ore dall’ufficio di presidenza alle Commissioni noi non potremo avviare i lavori prima di domani e non credo che ci siano più i tempi per evitare un nuovo ricorso all’esercizio provvisorio”

La cosa più probabile, dunque, è che venga richiesto al governo di presentare un nuovo ddl di esercizio provvisorio per il mese di aprile dando così un altro mese di tempo per la discussione di commissioni e aula. Ma il rinvio, notoriamente, andrebbe evitato secondo il governo a iniziare dal presidente Musumeci.

Resta, poi, in piedi la vicenda dei numeri della maggioranza e, in questo senso, un rinvio potrebbe essere utile al governo per recuperare un po’ di serenità e consenso d’aula. Le prossime ore saranno decisive per comprendere se si tenterà la forzatura o si andrà ad un nuovo esercizio provvisorio e dunque ad una approvazione nel corso del mese di aprile.

In serata, intanto, dopo una sospensione di un’ora abbondante pe rla mancanza del numero legale L’Ars ha approvato con appello nominale il rendiconto per il 2016 rettificato in base al bilancio consolidato, sui cui l’aula si è espressa subito dopo. L’approvazione è arrivata col voto contrario del M5s.

Su 58 presenti, 39 i voti a favore e 19 i contrari. Ha votato contro anche il deputato del centrodestra Cateno De Luca, mentre il parlamentare Vincenzo Figuccia si è fatto registrare assente durante la votazione in polemica col vice presidente Roberto Di Mauro, che sta presiedendo i lavori, che non gli ha consentito di prendere parola dal pulpito per dichiarazioni di voto, in base al regolamento, in quanto la chiama era già in corso.

di Manlio Viola

26/03/2018

IL PUNTO. IL CENTRODESTRA S’È SQUAGLIATO. CRONACA DI UNA FINE ANNUNCIATA

Che la coalizione incollata alla meglio per vincere non potesse reggere era in fondo abbastanza prevedibile.

C’è una domanda che accompagna lo spettacolo dell’Ars impantanata senza maggioranza di queste settimane. Un non detto che nel Palazzo dovrebbe essere chiaro a tutti di fronte allo spettacolo di un Parlamento paralizzato dalle piccole faide interne alla coalizione che ha vinto le elezioni. La domanda, nella sua brutalità, è elementare: ma cos’altro vi aspettavate?

Che il centrodestra che si è presentato alle elezioni del novembre scorso offrisse scarsissime garanzie di tenuta era qualcosa ampiamente prevedibile. Per tutti, inclusi i suoi maggiorenti. Fosse stato il risultato di una partita di calcio, probabilmente la Snai non avrebbe accettato scommesse sul prematuro disfacimento della coalizione che ha sostenuto Nello Musumeci alle elezioni. E quanto è accaduto in questi giorni, con l’Aula impotente e invischiata prima ancora di cominciare, non può stupire nessuno.

La coalizione incollata alla bell’e meglio prima delle Regionali è sembrata da subito improntata allo schema “intanto vinciamo, poi si vedrà”. Forze politiche che avevano duellato all’arma bianca per mesi e mesi si sono messe insieme più per forza che per amore. Ma non è tanto questo il punto di debolezza del progetto. Che è legato piuttosto a un problema più grande, che trascende i limiti del centrodestra nostrano e che riguarda in generale il sistema politico italiano. E cioè lo stato di coma irreversibile dei partiti politici. Che ormai hanno perso quasi tutti gli elementi che li qualificavano come tali in passato. In primis il concetto di appartenenza.

Il “partito” è parte, è divisione, spiegava cent’anni fa don Luigi Sturzo quando argomentava la scelta di non usare un aggettivo confessionale per il nome del suo Partito Popolare. Per essere parte, però, occorre riconoscersi in un gruppo rispetto ad altri. Ecco, già questo primo elemento caratterizzante dei partiti si è perso da quel dì, e oggi resta ancora abbastanza riconoscibile solo in pochissime forze politiche. Il grosso dei partiti appare quasi come una marmellata indistinta che agevola il transito disinvolto da un gruppo all’altro. Non è più neanche trasformismo, è un fenomeno quasi fisiologico.

Nella scorsa legislatura, la commissione Antimafia guidata da Musumeci propose un ddl che in qualche modo sanzionava i cambiacasacca. Quando poi si dovettero confezionare le liste per pescare tutti i voti possibili per battere i grillini, la coalizione di Musumeci di cambiacasacca dell’ultima ora fece incetta con grande (e vincente) spregiudicatezza elettorale. Allora ne contammo dodici last minute, che portarono alla causa del centrodestra la bellezza di 50mila preferenze, voto più voto meno. A cui si aggiunsero le altre migliaia e migliaia assicurate dai candidati “imbarazzanti”, eletti o meno, tra Messina, Catania e Siracusa. Il concetto di fondo alla base di una scelta di quel tipo è quella nuova visione dei partiti come taxi o corriere da cui salire o scendere a seconda della comodità del momento.

Sono più i partiti in cui hanno militato alcuni politici del centrodestra delle squadre in cui ha giocato Ibrahimovic. Su queste basi, costruire stabilità è una pia illusione. Mancano i partiti, ridotti ormai a scatole in cui si muovono in libertà gruppetti o addirittura singoli. Non riescono più a tracciare una linea condivisa, i loro vertici ufficiali non si sa bene chi rappresentino. Una piaga non dissimile a quella che ha infettato il Pd. In un quadretto simile, l’unico mastice in grado di tenere insieme i pezzi resta quello delle poltrone. Ma quelle non possono essere infinite.
di Salvo Toscano

24 Marzo 2018

Sicilia. Armao: “Invieremo la manovra economica all’Ars il prima possibile”

“Trasmetteremo la manovra economica all’Ars prima possibile”, lo ha detto l’assessore regionale all’Economia Gaetano Armao, intervenendo nel corso della seduta dell’Ars di questa mattina.

In base alla tabella stabilita nel corso dell’ultima conferenza dei capigruppo, il governo avrebbe dovuto trasmettere oggi la manovra economica alla commissione Bilancio per l’avvio dell’esame che, sempre secondo le indicazioni del governo, si dovrebbe concludere entro il 31 marzo.

Nel frattempo la commissione ha approvato il bilancio consolidato 2016 ed il rendiconto 2016 che, insieme con il Defr il cui esame in commissione inizierà domani, sono documenti propedeutici all’approvazione di bilancio e legge di stabilità.

Alle 14 si riunirà la conferenza dei capigruppo per fare il punto sulla situazione, anche alla luce della volontà del governo di far confluire nella finanziaria il “ddl stralcio” attualmente all’esame dell’Ars, e stabilire eventuali modifiche alla “tabella di marcia” che prevede lavori a tappe forzate in aula e commissione per evitare la proroga di un altro mese dell’esercizio provvisorio.

fonte: ilsicilia

22 marzo 2018