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Che ne pensate, è da arrestare o no ?

(ANSA) – LUNGRO (COSENZA), 25 MAG – Ha tagliato, senza alcuna autorizzazione, circa 10 quintali di legna di faggio in un’area ricadente nel perimetro del Parco nazionale del Pollino.
Un uomo di Lungro è stato arrestato dai Carabinieri Forestale con l’accusa di furto.
Fermato per un controllo, mentre era a bordo della sua utilitaria carica all’inverosimile di materiale legnoso in tronchi, l’uomo ha riferito ai carabinieri forestali di non conoscere la proprietà all’interno della quale aveva effettuato il taglio. Condotti dall’uomo nella zona boschiva, in località Palmenta nel comune di Saracena, all’interno dell’area protetta, i militari hanno proceduto alla comparazione delle ceppaie recise che sono risultate della stessa specie di quelle che si trovavano all’interno dell’autovettura.

25 maggio 2018

Salviamo Boschi e Foreste !

Il governo Gentiloni ha approvato il 16 marzo scorso il D.Lgs riguardante le “Disposizioni concernenti la revisione e l’armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali“ in attuazione dell’art. 5 della legge 28 luglio 2016, n. 154, noto anche come “Testo Unico Forestale”, attualmente alla firma del Presidente Mattarella.

Centinaia di accademici, scienziati, forestali, agronomi, ecologi, botanici, zoologi, geologi si sono quindi rivolti al Quirinale e al Governo con lettere, appelli e comunicati stampa, chiedendo di riaprire il dibattito e di instaurare un confronto ampio e trasparente su tutti gli aspetti che il Dlgs trascura. Voci critiche si sono levate anche da altri settori della società civile: dai Comuni Virtuosi ad associazioni ambientaliste e non, da medici a giuristi.

Il decreto, infatti, presenta diversi aspetti di incostituzionalità in quanto è stato emesso in carenza di potere poiché trattasi di un provvedimento di straordinaria amministrazione che non può essere adottato dopo lo scioglimento delle Camere. Tantissimi cittadini si stanno rivolgendo direttamente al Capo dello Stato, affinché non promulghi il decreto licenziato nei giorni scorsi dal governo Gentiloni. Il Dlgs, infatti, viola gli art. 9 e 117 della Costituzione perché, ignorando l’aspetto ambientale e paesaggistico del patrimonio boschivo, è contro la tutela costituzionale del paesaggio, dell’ambiente e dell’ecosistema. Ma viola anche l’art. 41, il quale dispone che l’iniziativa economica (…) “Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Inoltre, è gravissimo e contrario alla Costituzione il disposto dell’art.12, per cui Regioni e Province Autonome possono procedere al taglio coattivo dei boschi esistenti su terreni privati il cui proprietario abbia lasciato decorrere il turno di taglio e di quelli sui terreni “silenti”, vale a dire, di cui non si è riusciti a rintracciare il possessore. Il Dlgs va anche contro l’art. 32 della Carta Fondamentale, che riguarda la tutela della salute perché l’incremento delle combustioni di biomasse non potrà che peggiorare la qualità dell’aria, pessima in tante zone del paese. Già oggi in Italia la qualità dell’aria è infatti particolarmente scadente e per questo siamo sotto procedura di infrazione da parte dell’UE. Le biomasse solide contribuiscono (dati ISPRA) per circa il 68% al PM2.5 primario, cui va attribuita una consistente quota dei circa 60.000 decessi prematuri che si registrano ogni anno in Italia per tale inquinante. Ma alla cattiva qualità dell’aria vanno ascritte, oltre alle morti premature per eventi cardiovascolari, numerose altre patologie quali alterazioni della fertilità, della gravidanza, del periodo perinatale, danni al cervello in via di sviluppo nonché numerose patologie croniche cardio-respiratorie, metaboliche e neurologiche, compreso Alzheimer, cancro a polmone e vescica e ricoveri per patologie acute (soprattutto negli esposti più suscettibili come bambini e anziani).

29 marzo 2018

I boschi italiani crescono. E non è una buona notizia

Il manifesto 22.03.2018. Giornata internazionale delle foreste. Mentre nel mondo la superficie boschiva si riduce drammaticamente, da noi in 100 anni è raddoppiata. Un’espansione dovuta all’abbandono delle campagne Nel mondo le foreste sono in costante e drammatica riduzione, in Italia invece accade proprio il contrario.

Detta così sembra una felice controtendenza eppure il fenomeno della crescita del patrimonio boschivo nostrano va letto con meno superficialità perché indica una tendenza irreversibile che riguarda il nostro paese come tutti i paesi industrializzati: il bosco è in continua espansione (da 100 anni a questa parte) semplicemente perché le persone – i contadini – hanno abbandonato e continuano ad abbandonare le campagne per concentrarsi negli agglomerati urbani. Con tutti i problemi che ne conseguono, anche se il bosco è un habitat affascinante. Vediamo i numeri.

In tutto il mondo le foreste coprono circa quattro miliardi di ettari e questo inestimabile patrimonio di biodiversità viene letteralmente spolpato da uno sviluppo squilibrato che prende la forma di autostrade, edifici, aeroporti, infrastrutture di varia natura e grandi superfici destinate all’agricoltura intensiva.

Tornando a noi, invece, negli ultimi cento anni l’Italia ha raddoppiato la superficie boschiva tanto che ormai per un terzo è ricoperta da boschi. A fotografare la situazione, in occasione della «Giornata internazionale delle foreste», c’è un rapporto dell’Ispra condotto in collaborazione con altri istituti di ricerca, tra cui il Comando per la tutela forestale dei carabinieri.

A livello mondiale ogni anno la Terra perde una superficie di foreste pari a circa 15 milioni di ettari (la metà del territorio italiano). Questo scempio, oltre ad intaccare irreversibilmente il patrimonio della biodiversità contribuisce anche all’accumulo dei gas serra nell’atmosfera, provocando un impatto a livello globale che non danneggia solo le popolazioni che vivono all’interno di quelle aree depredate. In Italia, invece, i problemi e le risorse sono altri.

Al netto di problematiche sociali e culturali legate allo storico abbandono dei terreni agricoli, le aree boschive in Italia diventano una sorta di scrigno per la nostra biodiversità – una delle più ricche del pianeta – e di risorse per le economie dei territori. Il principale problema invece è rappresentato dagli incendi che, soltanto l’anno scorso, hanno colpito 150 ettari di patrimonio boschivo. Soprattutto nel sud e nelle isole. Come sottolinea Coldiretti, negli ultimi dieci anni il fuoco in Italia ha distrutto 684mila ettari di alberi, minacciando pascoli e attività agricole.

A bruciare, tanto per dare un’idea, è stata un’area grande cinque volte quella di Roma. I roghi, spiega Coldiretti, hanno provocato ferite enormi ai territori e ci vorranno almeno quindici anni per ricostruire l’equilibrio perduto. Per intervenire in questa situazione, aggiunge l’associazione, sulla carta potrebbe tornare utile il nuovo Testo Unico forestale con il quale si riconosce che soltanto i boschi gestiti in modo sostenibile assolvono al meglio a funzioni decisive come appunto la prevenzione degli incendi e delle frane. Un impegno che, sempre sulla carta – per carità – potrebbe portare alla creazione di 35mila nuovi posti di lavoro.

fonte: sardenews

23 marzo 2018

Foreste, nel 2017 a fuoco un bosco su 5

Negli ultimi dieci anni in Italia si è scatenato un vero inferno di fuoco che ha distrutto 684mila ettari di alberi con 1 bosco su 5 bruciato nella stagione record del 2017, mettendo a rischio interi ecosistemi e minacciando pascoli e attività agricole. E’ quanto emerge da un’elaborazione Coldiretti in occasione della Giornata delle foreste su dati Effis per gli incendi che hanno colpito i boschi italiani dal 2008 a oggi. A bruciare – sottolinea la Coldiretti – è stata un’area grande come 5 volte quella di Roma, 38 volte la città di Milano, 58 volte quella di Napoli oppure 67 volte la superficie di Firenze. Il picco – evidenzia la Coldiretti – si è registrato con i 141mila ettari in fiamme del 2017, la peggior stagione del decennio che ha contato il triplo dei boschi colpiti rispetto all’anno prima. I roghi – spiega la Coldiretti – hanno provocato ferite enormi alle quali serviranno almeno 15 anni prima di rimarginarsi, mentre il fatto che negli ultimi 20 anni in montagna si sia persa la metà delle attività agricole ha provocato lo sviluppo di una giungla incontrollata dove i piromani hanno mano libera.

Per intervenire su questa situazione – afferma la Coldiretti – è stato approvato il nuovo Testo Unico forestale con il quale si riconosce che solo i boschi gestiti sostenibilmente assolvono al meglio a funzioni importanti come la prevenzione dagli incendi, dalle frane e da alluvioni o l’assorbimento del carbonio, facilitando le attività ricreative e il benessere psicofisico in generale, con la possibilità di creare fino a 35mila nuovi posti di lavoro. La norma adotta inoltre strumenti adeguati per regolamentare la gestione del patrimonio forestale (i piani forestali territoriali, di indirizzo, e aziendali) compatibilmente con la conservazione della natura e facilitando la gestione di boschi abbandonati dai proprietari.

Ma il Testo Unico consentirà anche al settore – spiega Coldiretti – di affrontare una situazione anomala che vede il nostro Paese con una estensione di 10,9 milioni di ettari di foreste, che non è mai stata così elevata dall’unità d’Italia, importare l’80% del legno da altri paesi, con gli arrivi che nel 2017 hanno raggiunto la quantità di 11,8 miliardi di chili, mentre ogni anno in Italia si utilizza appena il 25% della nuova superficie boschiva. Ciò vuol dire che per 100 nuovi alberi che nascono se ne tagliano appena 25 mentre in Europa si preleva, in media, il 60% della nuova biomassa e in Paesi come l’Austria si supera il 90%. Vi sono dunque ampi margini per ridurre la dipendenza dall’estero senza intaccare il patrimonio nazionale e rimediare a un paradosso che vede oggi l’industria italiana del legno leader in Europa, ma con legna che arriva da altri Paesi vicini come Austria, Francia, Svizzera e Germania.

“I boschi italiani, se valorizzati con pratiche di gestione sostenibile, possono rappresentare un fondamentale strumento di investimento nella crescita dell’indotto produttivo ad esso collegato, garantendo così lo sviluppo socio-economico delle aree marginali, rurali e di montagna”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “dopo l’entrata in vigore dei decreti attuativi del Testo Unico ci saranno tutte le condizioni per trasformare i rischi in grandi opportunità per la ripresa di un Paese che ha fatto della sostenibilità ambientale un valore aggiunto del Made in Italy”.

fonte: coldiretti

23 marzo 2018

BOSCHI SICILIANI, ENERGIA IN FUMO.

NELL’ISOLA FILIERA ALL’ANNO ZERO MENTRE CRESCONO I ROGHI. 2,5 MILIARDI DI Continua a leggere

Investimenti per incrementare il potenziale economico delle foreste e dei prodotti forestali

Operazione 8.6.1 – Investimenti per incrementare il potenziale economico delle foreste e dei prodotti forestali

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ENRICO BORGHI: BASTA CASTRONERIE SULLA LEGGE FORESTALE

In seguito alla pubblicazione dell’intervista al professor Bartolomeo Schirone, in commento al Decreto Legislativo relativo al Testo Unico Forestale approvato dal Continua a leggere

NUOVA LEGGE FORESTALE: UN ASSALTO AI BOSCHI ITALIANI?

È attualmente all’esame della Commissione Parlamentare per la Semplificazione il Decreto Legislativo relativo al Testo Unico Forestale approvato dal Consiglio dei Continua a leggere

Se i droni semineranno le foreste dal cielo. L’idea di una startup di Oxford

La tecnologia inglese al servizio dell’ambiente: ripiantumare le foreste grazie ai droni semina-alberi. Sembrerebbe fantascienza ma non è così, visto che la prima azione di Continua a leggere

CODICE FORESTALE: DISCO VERDE DAL PARLAMENTO

È arrivato nel pomeriggio di mercoledì 24 gennaio il “via libera” del Parlamento al nuovo schema di decreto legislativo recante disposizioni Continua a leggere