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I 5Stelle alla guerra contro Cuffaro relatore nel convegno sulle carceri a Palazzo dei Normanni

Manca solo che dispongano cavalli di Frisia all’ingresso di Palazzo dei Normanni, o si rivolgano al Presidente della Repubblica perché Totò Cuffaro non acceda al Palazzo che fu dei Re, dove ha sede il Parlamento regionale. Sia il gruppo parlamentare quanto il leader pentastellato, Giancarlo Cancelleri, hanno fatto sentire alta e forte la loro voce, nell’esprimere, legittimamente, il loro dissenso sull’ok dato da Gianfranco Miccichè allo svolgimento di un convegno dedicato ai detenuti, al quale partecipa, nella qualità di relatore (aggiungiamo noi, come…persona informata dei fatti), l’ex Presidente della Regione siciliana, che ha scontato circa sette anni di pena per un reato paramafioso.

Sarebbe potuto bastare, abbondantemente, a far conoscere la posizione politica del Movimento, Ma i pentastellati siciliani hanno fatto le cose in grande, cercando di impedire l’accesso a Palazzo dei Normanni “a furor di popolo”, virtualmente s’intende. Vogliono che i siciliani si esprimano, facendo sentire il loro dissenso, perché il Presidente dell’Ars receda dalla sua decisione.

“Una petizione su change.org e un hashtag #SenzaVergogna per dire no al ritorno dell’ex presidente della Regione Totò Cuffaro, che ha scontato una condanna a 7 anni per favoreggiamento alla mafia, a palazzo dei Normanni, sede del Parlamento regionale, in veste di relatore, ad un convegno sul sistema carcerario, organizzato dal deputato regionale dell’Udc Vincenzo Figuccia.”, scrivono i pentastellati in una nota.

“Troviamo disdicevole –  dice il deputato regionale del M5S, Antonio De Luca, componente della commissione Antimafia dell’Ars – che un uomo che ha favorito dall’interno delle istituzioni Cosa Nostra, venga ospitato nella sala intitolata a Pier Santi Mattarella, l’ex presidente della Regione, e fratello dell’attuale Capo dello Stato, ucciso dalla mafia a Palermo il 6 gennaio 1980. Consentire a Cuffaro di rimettere piede all’Ars non è solo l’ennesimo paradosso, una circostanza inopportuna, è uno schiaffo morale nei confronti dei siciliani e degli italiani onesti”.

“A Nello Musumeci, finora rimasto spettatore silente – prosegue De Luca – sta bene che Cuffaro venga ospitato all’Ars con il benestare dei deputati che sostengono la sua maggioranza? Non si oppone pubblicamente perché ha paura che i suoi alleati gli si ritorcano contro?”.

“L’etica e la morale non sono valori contrattabili o da sbandierare all’occorrenza”, pontifica De Luca, ” Cuffaro ha scontato la sua pena, è vero. Oggi è un uomo libero ed ha il diritto di esprimere le sue idee e di condurre le proprie battaglie personali, ma dargli la possibilità di intervenire in Parlamento è una vergogna istituzionale che noi non possiamo tollerare.

“E al riguardo ritengo poco opportuno fare filosofia spicciola – prosegue De Luca – anche se ad esprimersi è il presidente della commissione regionale Antimafia Claudio Fava”.

La deputata regionale Roberta Schillaci, anche lei componente della commissione Antimafia regionale, aggiunge: “Cuffaro faccia tutti i convegni che vuole, ma non all’Ars che è la casa dei siciliani, che lui con i suoi comportamenti e la sua azione politica ha tradito. E’ un modo per riabilitarlo politicamente e questo è vergognoso – prosegue – così come è vergognoso avere autorizzato l’incontro nella sala intitolata alla memoria di chi ha pagato con la propria vita il contrasto alla mafia. E’ un oltraggio alle vittime e a chi dedica la propria esistenza al contrasto di tutte le mafie. Chiediamo al presidente dell’Ars di ospitare il convegno in altra sede, non in Parlamento”.

Una mobilitazione “morale”, dunque.

Qualche considerazione è possibile farla. Anzitutto, Cuffaro non “macchierà” la limpida immagine del Parlamento, che si riunisce a Sala D’Ercole, ma sarà ospitato in una sala destinata ai convegni e frequentata finora da migliaia di relatori, i cui requisiti di specchiato comportamento non sono mai stati richiesti, com’è ovvio.

Quanto all’opportunità della scelta di invitarlo come relatore, da parte del deputato Vinciullo, osserviamo che la presenza di un “testimone” diretto sullo stato delle carceri, è più che giustificata, ben più efficace di quella dei saggisti e ricercatori sul tema. Poteva esserci un qualsiasi avanzo di galera, riabilitato comunque dalla pena scontata, ma non Cuffaro, quasi che Cuffaro tornasse nell’aula parlamentare, sedendo negli scranni destinati ai deputati.

Terzo ed ultimo elemento, il tradimento morale che Miccichè avrebbe commesso, non impedendo la partecipazione. La legge detta le regole cui devono attenersi gli ex detenuti, e i pesi che debbono sopportare come pene aggiuntive (allontanamento da responsabilità amministrative e di rappresentanza politica).

Non è previsto che si impedisca l’accesso alla sede di una istituzione pubblica, o un intervento oratorio.Ove “a furor di popolo” venisse emanato il divieto, il cittadino Cuffaro potrebbe perfino far valere il proprio diritto di uomo libero.

La mobilitazione pentastellata, non nascondiamocelo, ha un aspetto politico molto marcato, accogliendo la volontà di quanti ritengono che Cuffaro non debba metter piede in una istituzione. Si tratta di un’area culturale assai presente, ma affatto numerosa. Una minoranza urlante, dunque. Alla quale il Presidente della Commissione regionale antimafia, Claudio Fava, ha detto che sulla libertà delle persone il furore popolare non può prevalere. E Fava non è certo uno tenero con gli indagati o detenuti di mafia.

Una volta espresso il loro punto di vista, con la forza delle argomentazioni, in definitiva, il M5S siciliano avrebbe potuto concludere dignitosamente la manifestazione legittima di dissenso. Il troppo storpia, com’è noto.

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