Articoli

L’ARS TORNA AD ASSUMERE, L’ANNUNCIO DI MICCICHÉ: “PRESTO UN NUOVO CONCORSO”.

Palazzo dei Normanni non bandisce una selezione da dieci anni. Oggi i burocrati in servizio sono già 175 per 70 deputati
 
Nel paradiso della burocrazia pubblica in Sicilia si torna ad assumere. “Nei prossimi mesi l’Ars bandirà un concorso per 10 posti”, annuncia il presidente dell’Assemblea regionale, Gianfranco Miccichè, a margine della cerimonia di consegna dei titoli di dottorato di ricerca dell’Università di Palermo, che si è svolta nel pomeriggio nel cortile Maqueda di Palazzo dei Normanni. Il presidente ha ricordato anche che l’ultimo concorso all’Ars è stato bandito dieci anni fa proprio durante la sua precedente presidenza ed era destinato a laureati in Giurisprudenza, Economia e Scienze politiche. Miccichè, infine, ha lanciato un appello al rettore Fabrizio Micari e ai professori presenti alla cerimonia “affinchè l’Ateneo formi studenti preparati e motivati”.  

All’Ars negli anni scorsi sono andati in pensione molti dirigenti, una dozzina, con norme a dir poco di favore: alcuni non avevano nemmeno 50 anni di età e sono andati via con il massimo del tfr e della pensione in base al loro reddito. Ma nel frattempo i deputati sono scesi da 90 a 70. Oggi all’Ars lavorano in 175 e al momento, grazie ad un accordo interno triennale, il tetto degli stipendi è fissato a 240 mila euro.

All’ingresso, cioè ad inizio carriera, le buste paga sono (cifre mensili per sedici mensilità): 2.952 euro netti al mese per il consigliere parlamentare, 2.069 euro stenografo parlamentare, 2.069 euro segretario parlamentare, 1.726 euro coadiutore parlamentare, 1.608 euro tecnico amministrativo, 1.534 euro assistente parlamentare. Stipendi base, ai quali vanno aggiunti eventuali straordinari e indennità. Stipendi base che dopo venti anni di servizo raddoppiano in media. Ad esempio un consigliere parlamentare con venti anni di carriera di base guadagna 6.468 euro netti al mese per sedici mensilità, cioè 103 mila euro netti all’anno più indennità.

La commissione di esame solitamente è composta da alcuni deputati componenti del Consiglio di presidenza e da docenti universitari scelti sempre dal Consiglio di presidenza.

di ANTONIO FRASCHILLA

11 Luglio 2018

NIENTE RIFORME PER DIFENDERE I PRIVILEGI

Pensare prima al bene della Comunità

All’Ars non c’è una vera maggioranza che voglia sostenere il programma di riforme comunicato dal presidente eletto, Nello Musumeci, e riportato nel Forum svolto da noi, pubblicato il 17 marzo scorso.
Riforma significa modificare lo status quo di sistemi, leggi, procedure burocratiche e altro con l’obiettivo di snellire, semplificare e tagliare le unghie ai privilegiati.
Proprio quest’ultimo obiettivo è il più difficile da raggiungere, perché chi gode di una rendita di posizione – per esempio i vitalizi degli ex parlamentari regionali – non intende rinunciarvi facendo fuoco e fiamme, attivando comunicazioni contrarie su giornali, televisioni e web e facendo tutto il possibile per evitare, appunto, la perdita dei privilegi goduti.
I privilegi si annidano in tante fasce sociali. Peggio, si annidano nelle istituzioni e nella burocrazia, con tutti coloro che gravitano attorno a esse, come professionisti, appaltatori, consulenti e via enumerando.

Il presidente Musumeci non ha una vera maggioranza, se non un insieme di deputati che rappresentano interessi diversi, fra cui evasori, corrotti e corruttori, morosi e altri che non intendono mollare la presa sul danaro pubblico.
La conseguenza di quanto precede è che, di fatto, il presidente Musumeci, dopo otto mesi dalla sua elezione, non è ancora riuscito a fare approvare una vera riforma sostanziale. Sta facendo il possibile per attivare piccole iniziative, stanziando qualche centinaio di milioni qua e là, ma non riuscendo a mettere in moto la vera macchina da guerra che sarebbe l’attivazione della spesa di quella decina di miliardi disponibili tra Fondi europei, statali e accesso al credito, senza contare l’utilizzazione di fondi regionali.
Lo stallo in cui sguazza la Sicilia è devastante, perché i poveri aumentano, i disoccupati non diminuiscono, i giovani senza lavoro sono sempre più disperati, ma quelli preparati se ne vanno, le persone che non studiano, non lavorano e non cercano il lavoro aumentano.
La situazione è drammatica, con un territorio siciliano che cade a pezzi, senza infrastrutture ferroviarie, senza il collegamento stabile con la riva Nord del Paese, con decine di migliaia di chilometri di strade disastrate, con i cantieri delle opere pubbliche fermi, a seguito della disastrosa attività di Crocetta, che li ha ridotti del 90%.

Il presidente Musumeci, all’atto del suo insediamento, ha fatto due importanti dichiarazioni: “Non mi ricandiderò”; “Se non faccio le riforme mi dimetto e mando tutti a casa”.
Si tratta di due impegni estremi, da usare per fare le cose, non per non farle. Tuttavia, questi due propositi non trovano audience in Assemblea regionale e nella burocrazia, che continua a non innovarsi, a non digitalizzarsi, a non emettere quegli atti amministrativi di autogoverno che non hanno bisogno dell’intervento politico.
I dodici assessori non stanno dimostrando la necessaria fermezza per dare una svolta di funzionalità ai sottoposti burocrati, a cominciare dai dirigenti generali.
Nessuno può spostare un dipendente da una stanza all’altra: per tutti valga l’esempio dei 150 dipendenti che dovevano essere trasferiti al controllo delle dighe e, dopo la rivolta dei sindacati, sono rimasti al proprio posto vincendo il braccio di ferro con l’assessore Grasso.

Se il personale non si può governare, se non possono essere adottati moderni ed efficienti metodi organizzativi, se non si diffonde il principio della responsabilità, secondo il quale chi è bravo viene premiato e chi è fannullone viene sanzionato, cioè il principio del merito, è chiaro che nessuno può parlare di riforme, usate come slogan per annebbiare la mente degli ingenui siciliani, i quali a ogni elezione rinnovano il proprio consenso anche nei confronti di chi non li ha serviti come promesso.
Vero è che Crocetta è stato asfaltato dalla gente, che lo ha punito per la sua totale inconcludenza, ma è anche vero che gli stessi elettori hanno dato il consenso a tanti candidati, poi divenuti deputati regionali, che hanno un vecchio curriculum di incapacità politica, non avendo mai concluso, singolarmente e collettivamente, nulla di buono.
Ogni Comunità ha la Classe dirigente che si merita, perché non ha la capacità di selezionare i migliori, perché il bisogno è dilagante, perché l’ignoranza supporta la cultura del favore anziché quella del servizio. Amen!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

di Carlo Alberto Tregua

10 luglio 2018

Crisi al Palazzo. Musumeci minaccia di andare via !

Dopo appena sette mesi di Palazzo, il centrodestra che ha vinto le elezioni in Sicilia è già in crisi profonda. A parte qualche bando europeo per lo più ereditato dalla precedente giunta e le tradizionali visite istituzionali, il bilancio per il governo Musumeci è davvero deludente: le riforme promesse non sono mai partite, la maggioranza è sempre più litigiosa e il Parlamento è impantanato nella rissosità d’aula.

Uno stallo senza precedenti mentre l’isola boccheggia tra rifiuti, autostrade colabrodo, incendi, disoccupazione in aumento, indici di povertà alle stelle e questioni irrisolte come la voragine finanziaria di decine di enti pubblici e società partecipate di cui l’azionista Regione non conosce conti e bilanci. Non bastasse, per il vice governatore Gaetano Armao si sospetta un conflitto d’interessi: da assessore all’Economia controlla Riscossione Spa, la società pubblica che riscuote i tributi nell’isola, e verso la quale ha un debito di 310 mila euro, in parte rateizzato. E nei giorni scorsi il Cda della Spa s’è dimesso in massa denunciando l’impossibilità di proseguire causa crisi finanziaria. Un clima non idilliaco per Musumeci.

Legge di stabilità a parte, approvata per il rotto della cuffia a fine aprile, il governo fino a oggi non ha prodotto alcun disegno di legge che affronti almeno una sola delle grandi emergenze dell’isola. Quelli depositati sono quasi tutti d’iniziativa parlamentare e comunque poca roba, se non testi-spot. Dalla finanziaria in poi l’Ars si è riunita solo otto volte. Un bottino magro: sette leggi da gennaio a oggi e nessuna così fondamentale da passare agli annali: variazione di denominazione dei comuni termali (impugnata dal Cdm), la rettifica dei confini fra i comuni di Grammichele e Mineo, l’istituzione della commissione Antimafia (prassi a inizio di ogni legislatura), la proroga dell’esercizio provvisorio, il rendiconto per il 2016, una leggina transitoria sulle ex Province e la legge di stabilità. Dividendo la posta semestrale di 69,5 milioni stanziata nel bilancio interno dell’Ars per il numero di leggi approvate il risultato fa 9,9 milioni: tanto è costato il passo da lumaca dell’attività nell’aula di Palazzo dei Normanni.

E così non passa giorno senza che Miccichè rimbrotti Musumeci per la lentezza del governo. Musumeci, a sua volta, scarica l’impasse sul Parlamento. Tutto comunque rimane fermo: persino sulle nomine di sottogoverno, con decine di poltrone in ballo, il centrodestra non riesce a mettersi d’accordo. La goccia che ha esasperato gli animi è stato il blitz dei falchi di Forza Italia che, facendo il gioco delle opposizioni, hanno contribuito a rispedire in commissione Bilancio il collegato alla finanziaria, un testo che conteneva alcune norme care a Musumeci, andato su tutte le furie. Snobbando l’Ars, il governatore in un video su Fb minaccia la coalizione di dimettersi se il Parlamento non porterà avanti le riforme. Quali, non si capisce.

Va all’attacco il M5S. «Mai ci saremmo immaginati che in così pochi mesi saremmo arrivati a un bivio – dice il vice capogruppo dei grillini Francesco Cappello -. Siamo nel pieno di una crisi di governo». Ma proprio sul M5S si addensano i sospetti di Fi. Il partito di Berlusconi teme che Musumeci stia pensando a un ribaltone, alleandosi con i grillini nell’ottica di una strategia più complessiva che coinvolga la Lega, aprendo così un canale privilegiato con Roma senza la presenza ingombrante degli azzurri. Si vedrà. Forza Italia però non intende mollare la presa. E manda segnali distensivi a Musumeci, che ieri ha ricevuto minacce di morte in un post pubblicato sulla pagina Fb di Valentina Zafarana, capogruppo di M5S all’Ars, che ha cancellato gli insulti, dando solidarietà al governatore.

21 giugno 2018

Parla il Presidente della Rupubblica di Malta all’ARS. I Deputati del M5S si alzano e vanno via !

«Mi scuso signora presidente per questa scena di violenza a cui ha assistito. Le assicuro che i siciliani non sono così, non soliti a queste manifestazioni. I deputati che sono rimasti in Aula sono certamente i migliori di questo parlamento». Così il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè ha commentato in Aula la decisione dei venti deputati del M5S di lasciare Sala d’Ercole al momento in cui la presidente della Repubblica di Malta Marie Louise Coleiro Preca ha preso la parola. Miccichè ha quindi ringraziato il deputato della Lega Tony Rizzotto «per essere rimasto in Aula e per aver dimostrato di essere un siciliano. Questo partito (M5S ndr) – ha aggiunto – dovrebbe essere quello del cambiamento, forse pensano che significhi riscrivere le regole della buona educazione».

13 giugno 2018

ARS, 289 DDL GIÀ SOTTO LA POLVERE

Di questi, 11 di iniziativa governativa. Il partito più attivo è il M5s (77), il deputato più fecondo Aricò (29, #Db). Fotografia eloquente della paralisi legislativa attuale a Palazzo dei Normanni 

PALERMO – Fin dall’inizio di questa legislatura all’Assemblea regionale siciliana ha lavorato a rilento.
Sono passati infatti quasi sei mesi dall’insediamento e le leggi approvate dall’inizio della legislatura sono state otto, molte delle quali sono leggi finanziarie e che la legge chiede che vengano approvate obbligatoriamente: la legge di Stabilità regionale, l’approvazione del Rendiconto consolidato della Regione per l’esercizio finanziario 2016, l’esercizio provvisorio di tre mesi, la proroga dell’esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l’esercizio finanziario 2018 e il bilancio di previsione.

Le altre leggi approvate sono state le “Norme transitorie in materia di elezione degli organi dei liberi consorzi comunali e delle città metropolitane e proroga commissariamento”, le “Modifiche alla legge regionale 14 gennaio 1991, n. 4 relativa all’istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia in Sicilia. Modifiche alla legge regionale 20 novembre 2008, n. 15 in materia di contrasto alla criminalità organizzata”, e “Norme in materia di variazione e rettifica dei confini fra i comuni di Grammichele e Mineo” e la “Variazione di denominazione dei comuni termali”, quest’ultima impugnata dal Consiglio dei Ministri nel suo unico articolo.

Le motivazioni di questo stallo legislativo sono diverse, a cominciare dal mese di insediamento dei componenti di Sala D’Ercole, avvenuto a ridosso delle festività natalizie, che hanno determinato uno slittamento dei lavori.
Poi, inevitabilmente, sono giunte le elezioni nazionali, che hanno impegnato in una durissima campagna elettorale i parlamentari eletti nei propri territori, a danno irrimediabilmente delle sedute d’Aula.

Poi ancora la sessione di bilancio, durante la quale non si possono esaminare altri ddl, se non quelli che hanno particolare carattere di urgenza, ha cristallizzato l’esame e la approvazione di altri disegni di legge.
Infine, le elezioni in diversi comuni siciliani e lo stallo nazionale, hanno fatto sì che il Palazzo dei Normanni sia rimasto in stato di “sopore” fino ad oggi.

A dire il vero, nelle ultime sedute d’Aula, alcuni parlamentari si sono ribellati alle frequenti notizie apparse sui media che “mettevano alla gogna” il Parlamento considerato fannullone, chiedendo a gran voce di legiferare al più presto.
Altri hanno significato vibrate proteste perché – hanno detto in Aula – se è vero che le sedute di Sala D’Ercole sono minime, nelle commissioni si è lavorato molto.

Deputati: stakanovisti e non
Il deputato che ha presentato più disegni di legge è fino ad oggi Alessandro Aricò di Diventerà Bellissima con 29 ddl, seguito da Antony Barbagallo del Pd con 18 , Stefano Zito con 17, 14 per Giancarlo Cancelleri, entrambi del M5S, Giorgio Assenza (Diventerà Bellissima) con 13 e Giampiero Trizzino (M5S) con 11.

Trasparenza del Sito Ars
Molti miglioramenti si possono ancora fare per la visibilità e soprattutto la trasparenza del sito ufficiale dell’Ars.
Diverse pagine non sono aggiornate a cominciare dai bollettini del Consiglio di presidenza: l’ultimo resoconto risale a ottobre 2017.
Inoltre, non si possono più seguire in streaming le sedute della commissione Bilancio.

Annunci: Ddl su editoria e Sovrintendenze
Il Presidente Ars Miccichè il 24 aprile scorso ha detto che il Governo ha pronta una bozza di ddl a favore dell’editoria siciliana. Ma di questo documento non si hanno più notizie a più di un mese dall’annuncio. Sempre Miccichè ha detto che proporrà “un Ddl per lo sdoppiamento delle Sovrintendenze”.
I ddl però non sono ancora stati caricati sul sito tra quelli da esaminare ed eventualmente approvare.

Stallo legislativo dannoso
278 i ddl presentati dall’inizio della legislatura, di cui approvati solo pochissimi, tra cui alcuni di natura economico finanziaria come la finanziaria e il bilancio e pochi altri, per arrivare a meno di dieci leggi in circa sei mesi, una delle quali peraltro è stata impugnata dal Consiglio dei Ministri.

di Raffaella Pessina

© RIPRODUZIONE RISERVATA

12 giugno 2018

Dati in lieve rialzo ma poca fiducia nella Regione. I Cittadini sconoscono la Giunta Musumeci !

Sei mesi fa, dopo la vittoria del Centro Destra nel voto del 5 novembre, il nuovo Governo Regionale guidato da Nello Musumeci si è insediato a Palazzo d’Orleans: un’eredità complessa, con la fiducia dei siciliani nell’istituzione “Regione” crollata nel 2017 al valore più basso di sempre, inferiore di oltre 20 punti rispetto alla media nazionale, rilevata dal Barometro Politico dell’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento.Con una lieve inversione del trend, il dato cresce oggi leggermente, di 3 punti, al 15%, ma rimane comunque ancora molto bassa nell’Isola la fiducia nell’istituzione regionale.

1.Musumeci_Governo_Demopolis_WEB

Si conferma decisamente più alta la fiducia personale dei siciliani in Nello Musumeci, anche se – dopo 6 mesi – crescono ulteriormente le attese dei cittadini che vorrebbero un’accelerazione da parte del nuovo Governo Regionale per dare una risposta alle troppe, immutate emergenze nell’Isola.

Le attese dei cittadini siciliani

Secondo l’analisi condotta dall’Istituto Demopolis, l’83% dei siciliani ritiene urgente e prioritario il rilancio dell’economia e dell’occupazione dopo la crisi degli ultimi anni; il 67% vorrebbe una maggiore efficienza della sanità pubblica, i cui servizi nell’era Crocetta hanno raggiunto il livello più basso nel giudizio dell’opinione pubblica. Nell’agenda dei siciliani per il Governo Regionale, si attesta al terzo posto il tema “trasporti, viabilità ed infrastrutture” che costituisce il prerequisito per qualunque concreta ipotesi di sviluppo; per il 62% risulta necessario un forte impegno per una migliore gestione dei rifiuti nell’Isola.

“Sei siciliani su dieci – afferma il direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento – chiedono al Presidente Musumeci una autentica svolta nella capacità di programmazione e gestione dei fondi europei, un segno concreto di innovazione rispetto al quinquennio del suo predecessore. Significativa è la percezione rilevata nell’Isola: l’80% dei cittadini – conclude Pietro Vento – è convinto che negli ultimi 20 anni i fondi strutturali, per come sono stati gestiti, abbiano inciso poco o niente sullo sviluppo e sulle occasioni di lavoro in Sicilia”.

La notorietà degli assessori regionali

Considerato il tempo breve di operatività e la scarsa esposizione mediatica della Giunta, è ancora presto per analizzare la fiducia dei cittadini nei 12 Assessori regionali. A 6 mesi dalla nascita dell’Esecutivo regionale, l’Istituto diretto da Pietro Vento ha misurato un altro dato che risulta significativo: la notorietà tra i siciliani dei componenti della Giunta Regionale, che – con alcune eccezioni – risulta nel complesso piuttosto bassa.

Conosciuto dal 93% risulta il presidente della Regione Nello Musumeci, che stacca di oltre 35 punti Gaetano Armao (57%) e Roberto Lagalla (56%), i due assessori che – secondo il sondaggio dell’Istituto Demopolis – risultano oggi più noti ai siciliani.

L’assessore alla Salute Ruggero Razza risulta conosciuto oggi dal 42% dei cittadini, seguito al 31% da Sebastiano Tusa. Inferiore al 30% è la notorietà regionale di Mimmo Turano e di Totò Cordaro. Molto meno conosciuti, con percentuali comprese tra il 20 ed il 4%, risultano gli altri assessori presenti in Giunta: Marco Falcone, Edy Bandiera, Mariella Ippolito, Bernadette Grasso, Sandro Pappalardo, Alberto Pierobon.

I dati si riferiscono alla notorietà personale degli esponenti politici, prescindendo dalla loro attività in Giunta. Dall’insediamento del Governo, l’incremento più significativo si riferisce all’assessore alla Salute Ruggero Razza, conosciuto oggi dal 42% dei siciliani, con una crescita rilevata da Demopolis di oltre 20 punti. Residuali, appaiono invece – rispetto al novembre scorso – le differenze nella notorietà per gli altri componenti della Giunta Regionale: è un elemento, il basso profilo nella comunicazione, che rende più complesso per i cittadini formarsi un’opinione sul lavoro e sulle scelte strategiche del Governo Musumeci.
Read more at https://www.blogsicilia.it/palermo/poca-fiducia-nella-regione-e-azione-di-governo-troppo-lenta-i-siciliani-quasi-non-conoscono-gli-assessori-di-musumeci/440516/#RuAdz8ASQh4t84eV.99

31 maggio 2018

ARS, TUTTO RINVIATO A DOPO LE ELEZIONI COMUNALI: PROMESSE PER TUTTI

Certo che ci vuole una coda lunga quanto la Muraglia cinese con Regione fallita e Comuni altrettanto falliti a continuare a promettere posti di lavoro in campagna elettorale. Ma gli esponenti della vecchia politica siciliana – centrodestra e centrosinistra – non si stancano mai di raccontare balle. Hanno rinviato l’esame per ‘Collegato alla Finanziaria a dopo le elezioni comunali per promettere, promettere, promettere…

In cassa quanto c’è? Cento? E noi promettiamo un milione. Con la crisi economica che c’è, la promessa di un posto di lavoro – magari nella Formazione professionale, che è a portata di mano – può fruttare i voti di un’intera famiglia e magari qualcosa in più. Così la vecchia politica siciliana – centrodestra e centrosinistra insieme appassionatamente contro i grillini – ha deciso: niente ‘Collegato alla Finanziaria 2018’ per ora: se ne parlerà dopo le elezioni amministrative del 10 giugno.

Si voterà in oltre 100 Comuni. Sì, altri siciliani da prendere in giro con le promesse:

“Il 12 giugno saremo in Aula per approvare la legge”, diranno agli elettori di questi oltre 100 Comuni per carpirgli il voto. Ovviamente, non approveranno una mazza. Perché il 24 giugno ci saranno i ballottaggi: altri 14 giorni di promesse, promesse, promesse.

Insomma, il ‘Collegato alla Finanziaria’ si approverà dopo le elezioni amministrative.

Certo, in tanti non crederanno alle promesse: e a loro – cioè al centrodestra e al centrosinistra – questo, va benissimo. Più schifo fa la politica, più la gente si allontana dalle urne pensando di ‘punirli’: non capendo che, non andando a votare, agevolano proprio coloro i quali vorrebbero colpire!

Più schifo fa la politica – e il centrodestra e il centrosinistra sono praticamente imbattibili – meno persone vanno a votare. Votano invece gli adepti della vecchia politica. Se gli aggiungiamo i voti degli “impresentabili” (magari opportunamente ‘oleati’), via, il gioco è quasi fatto.

Magari anche stavolta vinciamo, pensano in queste ore gli esponenti del centrodestra e del centrosinistra. Magari i ‘populisti’ hanno stancato e i siciliani votano chi li ha affossati, chi costringe i giovani laureati ad emigrare, che ha affondato l’agricoltura e via continuando con i disastri.

“I siciliani sono specializzati a sostenere chi li massacra – pensano gli esponenti della vecchia politica siciliana”.

Quanto alle fesserie che stanno raccontando e che racconteranno fino al 23 giugno, sono fiduciosi: Nello Musumeci, Gianfranco Miccichè e compagnia bella hanno ingannato i dipendenti della Formazione professionale, i dipendenti degli Sportelli multifunzionali, gli operai della Forestale: perché il gioco non dovrebbe riuscire con i Comuni, quasi tutti falliti?

Promettere, promettere, promettere…

29 Maggio 2018

Enti soppressi e nuove assunzioni Ars, primo stop al ‘collegato’

L’esecutivo riporta in Aula alcune norme già bocciate.

PALERMO – 

Nuovo stop all’Ars per il cosiddetto “collegato”, il disegno di legge “stralcio” che contiene le norme che erano rimaste escluse dalla Finanziaria. Oggi in Aula, il presidente Gianfranco Miccichè, rinviando la seduta di una settimana, ha fatto sapere che l’esame degli articoli comincerà martedì prossimo. C’è ancora tempo quindi per trovare la quadra perché a Palazzo dei Normanni, già oggi, è stato chiaro che il percorso di questa legge sarà accidentato tanto quanto quello della Finanziaria approvata ad aprile. Un percorso a ostacoli figlio degli stessi temi introdotti da governo e forze politiche attraverso gli emendamenti al testo originario: su tutti la soppressione dell’Esa e il passaggio dei vigilanti del Parco dei Nebrodi nei quadri del Corpo forestale della Regione. Il problema principale, per le opposizioni, è la riproposizione di norme già bocciate dal Parlamento e che il governo sta ripresentando saltando anche il passaggio nelle Commissioni di merito: una circostanza che riguarda sia l’Ente sviluppo agricolo che l’Istituzione dell’Agenzia per la casa.

“Non permetteremo che venga esautorato il ruolo del Parlamento”, ribadiscono dal Pd. Mentre i grillini sottolineano che, al di là del voto d’Aula, comunque ci sono parecchie norme che potrebbero subire la scure del governo nazionale ed essere  successivamente impugnate.

Il riferimento del Movimento 5 stelle è all’articolo 3 del disegno di legge che riguarda il Corpo Forestale: il testo è stato interamente riscritto con un emendamento del governo che prevede il transito del personale del corpo di vigilanza del Parco dei Nebrodi nei ruoli del Corpo forestale della Regione Siciliana, equiparandoli “ai fini giuridici ed economici”. “Non si può fare – dice Giampiero Trizzino, del Movimento 5 stelle – questi lavoratori non possono diventare pubblici ufficiali senza passare da un concorso pubblico. È un articolo che era già stato presentato quando ero presidente della Commissione Ambiente all’Ars e ovviamente era stato bocciato”. Ma l’assessore Toto Cordaro, confortato dal dirigente del Corpo Forestale, Filippo Principato, smentisce: “Sono già pubblici ufficiali, hanno la qualifica di pubblica sicurezza”.

Sempre all’articolo 3, un emendamento a firma Trizzino chiede di derogare al blocco delle assunzioni per prevedere “concorsi pubblici per il reclutamento di nuovo personale” per il Corpo forestale. “Sono soltanto 600 per tutta la Regione e molti sono prossimi alla pensione – spiega Trizzino. In Sardegna sono più del doppio, 1700. L’assessore Cordaro mi ha detto che lo appoggerebbe pure, ma si devono trovare le risorse economiche in Bilancio”. 

Tra gli emendamenti che fanno storcere il naso – non solo alle opposizioni, ma anche a pezzi della maggioranza – ce n’è un altro, a firma del governo, che equipara sostanzialmente (“in misura massima”) il trattamento economico dei portavoce del presidente della Regione e degli assessori (l. 150/2000) a quello dei segretari particolari.

Remore anche sull’emendamento, a firma del presidente Musumeci, che riguarda la formazione professionale e che, di fatto, stabilisce una corsia preferenziale per i lavoratori iscritti all’albo da più tempo. “L’emendamento presentato dal governo al testo di legge stralcio in discussione in aula – ha detto il presidente della commissione Cultura, Formazione e Lavoro dell’Ars Luca Sammartino – serve a tamponare alcune urgenze ma non risolve una serie di problemi che purtroppo gravano da anni sul mondo della formazione professionale”. Anche su questo tema, il Pd chiede si proceda a una riforma dell’intero settore. “Dare risposte alle aspettative dei lavoratori della formazione professionale salvaguardando la loro continuità lavorativa è solo un primo step. Entro settembre sarà pronto un testo di riforma del settore che contiamo di far approvare in aula già entro la fine dell’anno. La commissione sta portando avanti un approfondito lavoro ascoltando tutte le parti coinvolte – ha concluso Sammartino – per predisporre una riforma della legge 24 del 1976 che non più essere rinviata”.

Insomma, nuovi articoli, vecchie norme. Le premesse per un nuovo, ma già visto, braccio di ferro tra Governo e Parlamento ci sono tutte. E i malumori non arrivano soltanto dalle opposizioni, ma anche da alcuni “pezzi” di maggioranza. Un elemento da tenere in considerazione, visto che il problema dei numeri per Musumeci non è affatto risolto. 

Scritto da Maria Teresa Camarda

22 Maggio 2018

Parte la Finanziaria 2. Esame “collegato” per il governo Musumeci !

PALERMO – Come è successo per la legge di stabilità approvata due giorni fa anche il «collegato», il disegno di legge dove sono state collocate le norme stralciate dalla manovra – primo fra tutti il “superIrfis” con l’accorpamento di Crias e Ircac – rischia di gonfiarsi a dismisura e trasformarsi in una mini-finanziaria. Al testo originario, fermo in commissione Bilancio dell’Ars, si sono aggiunte le norme espunte dalla manovra e i tanti emendamenti aggiuntivi che la Presidenza dell’Ars aveva deciso di non trattare in sessione di bilancio per non appesantire il documento finanziario.

Si tratta di norme care al governo ma soprattutto ai deputati, di maggioranza e opposizione, che a malincuore avevano accettato la scelta del presidente Miccichè di rinviarle al “collegato”.

Il testo “definitivo” in commissione Bilancio ancora non c’è. Gli uffici sono a lavoro ed entro la fine della settimana potrebbe essere pronto per consentirne l’esame già martedì e il successivo approdo in Aula mercoledì pomeriggio. “La commissione è convocata martedì alle 10 – dice il forzista Riccardo Savona -, lavoreremo a oltranza, se necessario anche mercoledì mattina, per dare l’ok al testo e consegnarlo all’Aula già nel pomeriggio di mercoledì”. Dopo la maratona per il via libera alla Finanziaria, a partire dalla prossima settimana toccherà al collegato ottenere il semaforo verde a Sala D’Ercole

Ora, incassata la manovra, si apre questo nuovo fronte. Difficile, se non impossibile, tenere nel “collegato” norme di spesa a finanziaria chiusa e con il fondo globale della manovra asciutto, a meno che le partite non vengano coperte per cassa dalla Regione, un lavoro che dovrebbe imporre ai tecnici del dipartimento Economia un monitoraggio al centesimo dei residui degli altri dipartimenti.

Due gli scenari a questo punto possibili. Il primo è lo spacchettamento del “collegato” in più disegni di legge con ddl da hoc di norme ordinamentali che permetterebbe alle commissioni di merito di affrontare le materie di propria competenze in testi organici e dunque con una istruttoria completa; il secondo è quello di attendere il vaglio da parte della Presidenza del Consiglio della manovra finanziaria, perché l’impugnativa di alcune norme, ipotesi che si è fatta strada proprio durante l’esame della legge di stabilità, consentirebbe al governo Musumeci di ritornare in possesso di un gruzzoletto che potrebbe essere usato per finanziare le norme di spesa del collegato.

La terza via è quella più complicata perché metterebbe in difficoltà il governo: approvare il “collegato” in variazione di spesa.

Insomma, ancora una volta la strada per il Governo Musumeci, complice l’assenza di una maggioranza in Aula, rischia di essere in salita. «Mi auguro che tratteremo solo le norme ordinamentali – dice il deputato pentastellato Luigi Sunseri -, stralciando quelle che prevedono un impegno finanziario e rinviandole o a una prossima finanziaria oppure a ddl ad hoc che seguano l’iter completo perché la tecnica usata durante i lavori per la Finanziaria, cioè quella del rinvio all’attuazione delle disposizioni con decreto o del presidente della Regione o dell’assessore, è un metodo che non condividiamo in quanto esautora il Parlamento del potere legislativo».

L’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, si dice “molto ottimista”. «Faremo il punto non appena la commissione Bilancio tornerà a riunirsi – dice  – e stabiliremo come muoverci. Io sono molto ottimista, l’impianto che abbiamo voluto dare alla Finanziaria ha tenuto e il collegato è in linea con il documento finanziario».

Pronto alla nuova “battaglia” in Aula? «Non parlerei di battaglia – puntualizza -, ma di confronto. Nell’ordinamento giuridico regionale non esiste il voto di fiducia per i documenti contabili e finanziari, che inevitabilmente sono il punto di incontro tra le istanze che provengono dal Parlamento e quelle che arrivano dal Governo». La legge di stabilità regionale, varata da sala d’Ercole, è proprio «il frutto di un compromesso, una mediazione tra Esecutivo e Parlamento».

Un bel compromesso? «I compromessi non sono mai né brutti né belli, sono possibili» taglia corto il vice presidente della Regione siciliana, per il quale «sarebbe interessante valutare in sede di revisione dello Statuto se non si possa introdurre la questione di fiducia» sui documenti contabili.

21 maggio 2018

LE NOMINE. DALL’EX CONSIGLIERE ALL’AVVOCATO. ARS E REGIONE, I NUOVI CONSULENTI

Un avvocato catanese sarà consulente di Razza, mentre un ingegnere andrà all’Energia.

PALERMO – Arrivano nuovi collaboratori esterni negli uffici degli assessorati regionali e dell’Ars. Tra professionisti del mondo delle professioni giuridiche, ex consiglieri e conferme provenienti dal mondo delle comunicazioni, ecco chi sono e cosa fanno gli ultimi consulenti, in ordine di tempo, di Regione e Parlamento.

È fresco di nomina all’assessorato all’energia Giuseppe Pollicino, che si occuperà di consulenze in campo energetico e ambientale per tutto il mese di maggio 2018 per un compenso di 2065 euro lordi. Laureato in ingegneria elettronica, Pollicino è stato consulente scientifico per istituzioni come l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e consulente tecnico d’ufficio del tribunale di Siracusa. Accanto alle consulenze Pollicino ha svolto attività di ricerca, collaborando con l’università di Catania per progetti nell’ambito della geofisica, dell’architettura tecnica e dell’elettronica.

Sempre all’assessorato all’energia viene confermata la consulenza di Nando Calaciura, esperto di comunicazione già in forze all’assessorato diretto da Alberto Pierobon. Anche per Calaciura il compenso sarà di 2.065 euro lordi per il mese di maggio, in cambio dei quali il professionista farà da consulente per questioni di comunicazione e interazione sociale. Giornalista nel palermitano durante gli anni ottanta e novanta, Calaciura ha una lunga esperienza nel campo della comunicazione aziendale, soprattutto nei settori vitivinicolo, manifatturiero e turistico, e della comunicazione pubblica, curando tra gli altri gli uffici stampa del Cerisdi e della Protezione civile regionale.

Durerà fino a novembre di quest’anno la consulenza dell’avvocato Daniele Sorelli per l’assessorato regionale alla Salute. Sorelli riceverà un compenso di 12.890 euro lordi per, si legge sul sito ufficiale della Regione, “attività di assistenza alla predisposizione di atti amministrativi in ambito sanitario e assistenza alla predisposizione alle iniziative legislative in materia sanitaria dell’assessore della Salute Ruggero Razza”. L’avvocato catanese vanta una serie di collaborazioni in ambito scientifico, soprattutto con la sede di Catania dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, per il quale Sorelli è stato assegnista di ricerca e consulente per questioni legali . Accanto alla collaborazione con istituzioni scientifiche Sorelli svolge la professione di avvocato presso lo studio Avvocati Associati di Catania, fondato dall’ex deputato nazionale del Partito democratico Giuseppe Berretta.

Sono due infine i nuovi addetti alla segreteria in forze all’Ars, entrambi incaricati dal deputato Pd Nello Dipasquale. Assunto fino a marzo 2019 per 1142 euro al mese, Salvo Alotta è un ex consigliere comunale ed è stato candidato alle ultime elezioni regionali. Per Dipasquale Alotta svolgerà attività di segreteria, stesse mansioni che toccheranno all’altra neoassunta Anna Maria Aiello ma con un compenso di 676 euro al mese fino ad aprile 2019.
di Antonio Giordano

21 Maggio 2018