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ARS, PRIMO INCIAMPO PER LA FINANZIARIA-MONSTRE: SEDUTA RINVIATA. PORTE APERTE ALLA STABILIZZAZIONE PER I CENTOCINQUANTUNISTI. IL MAB: TUTTO QUESTO É RIDICOLO, POLITICI SENZA VERGOGNA

Assunzioni e contributi a pioggia alla prova dell’Aula. Gli uffici del Bilancio stanno ancora verificando le coperture finanziarie. Per approvare la manovra c’è tempo fino a lunedì prossimo

Primo intoppo per la Finanziaria-monstre che inizia oggi il suo insidioso percorso nell’Aula dell’Assemblea regionale siciliana: la seduta per l’esame preliminare dei 120 articoli, 85 in più rispetto ai 35 originari proposti dal governo, era prevista per le 12 ma è stata rinviata alle 20: “Ci sono delle interferenze”, conferma il presidente della commissione Bilancio Riccardo Savona. Nel testo approvato nella notte tra venerdì e sabato ci sarebbero parecchi punti critici, a partire dalle coperture finanziarie. “Stiamo verificando”, chiosa Savona.

Il rinvio è il primo inciampo della manovra extralarge. Doveva essere una legge di stabilità regionale snella e, invece, è una manovra maxi – la prima del governo Musumeci – che prova a creare intese quanto più larghe possibili a Sala d’Ercole. La maggioranza ha infatti numeri risicati e non può fallire l’obiettivo del varo entro il mese, quando scadrà il termine ultimo dell’esercizio provvisorio.

Approvata dalla Commissione Bilancio nella notte tra venerdì e sabato, la finanziaria oggi viene incardinata in Aula e da domani – nel corso di sedute a oltranza – sarà sottoposta al ‘voto incrociato’ dei deputati. Spazio ai provvedimenti sociali: come il quoziente familiare, prevedendo dal 2019 una fascia di esenzione – una No tax area – per i nuclei composti da almeno quattro persone a carico con non meno di tre figli: il riferimento è la soglia Istat di povertà. Poi il reddito di inclusione per il quale viene ampliata la platea prevedendo il bonus mensile da 190 a 490 euro a chi ha un Isee fino a 7mila euro, invece che 6mila euro; una modifica in corsa spinta da un emendamento Pd. C’è pure l’esenzione dal 2019 del bollo auto per le famiglie in fascia Isee nelle condizioni di esenzione dal ticket sanitario e che abbiano una sola auto di non oltre 53 kilowatt.

Cinque milioni sono stanziati per contributi pari a 20mila euro alle giovani coppie, formatesi da non più di tre anni, per acquistare, costruire o restaurare la prima casa. Appena 200 mila euro per il “Reddito di libertà” per le donne, destinate alle vittime di violenza. Un finanziamento da 5,4 milioni per contributi alle scuole paritarie primarie e secondarie per classi di almeno 10 alunni, con portatori di handicap e con difficoltà di apprendimento. Trenta milioni in più per i disabili.

Ma il cuore (e la pancia) della manovra sono le assunzioni e le stabilizzazioni di Lsu, Pip e precari dei consorzi Asi. Come quelle consentite ai Comuni per far partire i piani di prevenzione dal rischio idrogeologico: l’obiettivo dichiarato è quello di consentire, agli enti che si sono dotati di Piani di emergenza comunale, di assumere anche con contratti a termine laureati in scienze geologiche o ingegneria per l’ambiente e il territorio. Concorso in deroga al blocco delle assunzioni alla Regione del 2008 consentito anche all’Agenzia regionale per l’ambiente. Porte aperte alla stabilizzazione per i centocinquantunisti, i forestali che svolgono 151 giornate, nonchè agli aumenti in busta paga connessi al nuovo integrativo. Contributi a pioggia a Comuni, enti, associazioni e manifestazioni come la targa Florio o la regata velica del Club nautico di Gela. Una norma prevede che il 50% degli incassi dei biglietti staccati restino ai musei che diventerà il 70 per cento l’anno prossimo. Nel testo anche norme per un maggiore rigore, come quella che impone agli enti tempi perentori per l’approvazione del bilanci, pena la decadenza degli amministratori.

di GIUSI SPICA

23 Aprile 2018

LA MANOVRA DA OGGI APPRODA IN AULA. PER CHIUDERE IL BILANCIO È PASSATA ANCHE DALLA RIMODULAZIONE DELLE RISORSE DEI FORESTALI CHE VIENE DIMINUITA DI 24 MILIONI DI EURO RISPETTO ALLA CIFRA DI 62 MILIONI COMPLESSIVA

Un momento della seduta inaugurale dell’Assemblea Regionale Siciliana, Palermo, 5 dicembre 2012. ANSA / FRANCO LANNINO

Finanziaria, da oggi si parte all’Ars. La manovra al voto entro otto giorni

Dovrebbe essere incardinata oggi in aula all’Ars la legge di stabilità regionale, la prima di Musumeci, che si confronta con il voto della coalizione che sostiene l’esecutivo regionale.

Gaetano Armao, che ha ricucito le maglie che si erano allargate all’interno del perimetro della maggioranza, prima dello stralcio di alcune norme nel “collegato” che viaggia in parallelo con la finanziaria, ostenta fiducia: “Tra legge di stabilità e collegato, l’impianto del governo è ampiamente garantito. Sono abbastanza fiducioso”

Per l’assessore all’Economia l’appuntamento con il soggetto unico finanziario degli enti è solo rinviato: “L’obiettivo rimane la concentrazione di tutti gli istituti finanziari – chiarisce – nella prospettiva di una riduzione dei costi. I costi triplicati delle strutture Irfis, Ircac e Crias, ammontano per le imprese a  15 milioni di euro”. 

Per Armao inoltre, una delle norme di impatto, ma anche qualificanti come profilo,  è quella che riguarda i musei che adesso incasseranno rispetto al precedente 30% del gettito del biglietto, il 50% per il 2018 e il 70% per il 2019: “Avevamo lavorato a questa idea con Sgarbi. Adesso saranno maggiormente  motivati. Il Codice dei Beni culturali prevede che incassino il 100%, In Sicilia prima di ora queste cifre finivano nel calderone della finanza generale. Così ci avviciniamo al modello nazionale».

La rimodulazione dei tagli ha diverse origini. Sono state realizzate alcune entrate successive ulteriori mediante il differimento di alcuni trasferimenti per una cifra pari a 40 milioni di euro. Vengono rimandati dall’amministrazione regionale al prossimo esercizio finanziario nel 2019, alcuni pagamenti. La liquidità necessaria dal punto di vista contabile per chiudere il bilancio è passata anche dalla rimodulazione delle risorse dei forestali che viene diminuita di 24 milioni di euro rispetto alla cifra di 62 milioni complessiva.

Non prevedono ulteriori oneri le norme che attivano il percorso di stabilizzazione degli ex Pip e valgono sugli stanziamenti di bilancio già esistenti. Vengono proposti, all’interno delle norme transitorie e finali, alcuni differimenti dei termini per completare le opere che hanno già ricevuto il permesso di costruire.

di Giuseppe Bianca –

23 aprile 2018

ADDIO ALLA FINANZIARIA ‘SNELLA’, IN AULA ARRIVA UN ‘MOSTRO’ DA 120 ARTICOLI. LA NORMA PREVEDE ANCHE NUOVI CONCORSI PER I FORESTALI

Ci sono 30 milioni di euro per i disabili ma anche 5 milioni in più per le case alloggio sempre per disabili psichici, fondi per l’abbattimento delle barriere architettoniche e un milione per le case di protezione per le donne vittime di abusi e violenza. Ma ci sono soldi anche per il contrasto alla violenza negli ospedali e per l’aumento delle ore dei dipendenti Sas utilizzati nei musei.

Rientrano dalla finestra alcune delle norme di iniziativa governativa che erano state stralciate ma adesso dovranno passare dalla mannaia dell’aula. Ma la norma prevede anche nuovi concorsi per i forestali, l’ampliamento della platea che potrà richiedere l’assegno di inclusione e poi altre norme per il precariato.

Gli ex Pip rientrano nel bacino Resais e di fatto vengono stabilizzati dalla Regione con un sistema del quale si parlava da tempo utilizzando la partecipata regionale. Ma le ‘regole d’ingaggio’ sono diverse. Di fatto la maggioranza rimette i precari tutti sulla medesima barca ma dall’opposizione c’è chi parla di ‘mancetta’ solo per alcuni e di occasione mancata per parlare, invece, di stabilizzazione dell’intero bacino.

Nonostante nella nuova finanziaria integrata da una quantità di emendamenti che l’hanno gonfiata a dismisura abbia ospitato anche norme a firma Pd e M5s le opposizioni in commissione bilancio alla fine hanno votato contro bocciando la manovra nel suo complesso.

Questa mattina il testo coordinato approda alla Presidenza dell’Ars che in mattinata lo trasmette a Sala d’Ercole per la seduta già convocata per le 12. Fino a domani, martedì 24 aprile, si potranno presentare gli emendamenti e alle 14 inizierà l’esame in Aula. Nella seduta di domani pomeriggio, dopo aver incardinato la manovra, si passerà alla discussione generale e poi i lavori verranno sospesi per riprendere giovedì 26 alle 10 per proseguire fino alle 22.

Nel mezzo di tutti questi adempimenti ci saranno anche le analisi  dell’ufficio di presidenza che potrebbe decidere di tornare a stralciare alcuni emendamenti e alcune norme inserite in commissione. Esistono, poi, dubbi, su alcune coperture finanziarie alle norme che sono state introdotte, aggiunte, inserite anche se ci sono fondi prelevati da altre norme soppresse.

Di fatto si entrerà nel vivo della manovra e della battaglia d’aula proprio da giovedì con la prima seduta fiume. Dall’indomani, 27 aprile, Sala d’Ercole si riunirà a partire dalle 9 ad oltranza ogni giorno, compresi sabato e domenica, ma mai oltre le 22.

L’approvazione della manovra, secondo il calendario, dovrà arrivare entro le 22 di domenica 29 aprile, con un giorno di anticipo rispetto alla scadenza ultima prevista per legge alla mezzanotte del 30 aprile. Una cosa possibile se il clima di collaborazione che si è registrato anche fra maggioranza e opposizione in commissione verrà mantenuto anche in aula ma non scontata visto che le opposizioni hanno un atteggiamento altalenante un po’ su tutto l’impianto ed anche la maggioranza vive un momento di coesione basato su precise concessioni che la commissione ha fatto a questa o a quell’idea di quel deputato. Insomma l’esito delle singole norme potrebbe essere decisivo

di Manlio Viola

23/04/2018

ARS, TAGLI AI TEATRI E AI TRASPORTI PER FINANZIARE I FORESTALI

Nella manovra la mannaia della giunta Musumeci si abbatte anche sui precari e sull’antiracket. Fondi anche ai dipendenti regionali

La coperta è corta, le promesse e le aspettative tante. Ed ecco che il governo Musumeci approva un pacchetto di emendamenti alla Finanziaria che aumentano la spesa per 60 milioni a favore di alcune platee, dai regionali ai quali è stato garantito l’aumento dello stipendio, ai forestali che chiedono garanzie e nuovo contratto, passando per ex Province, Comuni e Consorzi di bonifica. Ma in un bilancio «ingessato», come lo ha definito lo stesso governatore, dove sono state prese queste risorse? Da altri capitoli di bilancio, ed in particolare dal trasporto pubblico, dal fondo per la stabilizzazione dei Pip e soprattutto da un lungo elenco di contributi in materia di cultura e antiracket. Facendo scattare subito la protesta dei teatri: «Abbiamo già approvato un bilancio prevedendo un certo trasferimento della Regione, peraltro lo stesso dello scorso anno — dice il sovrintendente del Teatro Massimo Francesco Giambrone — invece ci ritroviamo con un taglio da un milione, così non possiamo reggere».

I tagli colpiscono diversi teatri: il Bellini di Catania ha una riduzione di quasi 2 milioni, il Biondo di Palermo di 350mila euro, lo Stabile di Catania di 200mila, il Vittorio Emanuele di Messina di 590mila, l’Orchestra sinfonica di Palermo di 1,2 milioni, le Orestiadi di 4 milioni. «Il governo — attacca il capogruppo del Partito democratico, Giuseppe Lupo — è schizofrenico. In un primo momento ha allargato i cordoni della borsa per ricompattare la maggioranza, subito dopo ha fatto un taglio indiscriminato in settori strategici e delicatissimi. Nelle recenti variazioni alla manovra decise dalla giunta regionale vi sono tagli, in alcuni casi pesantissimi, al sociale, alle associazioni ed ai centri contro la violenza sulle donne, alle associazioni antimafia ed antiracket, al fondo per le vittime di richieste estorsive. La scure si è abbattuta anche sulle comunità alloggio, sui fondi destinati ai Comuni per le spese di ricovero di minori disposto dall’autorità giudiziaria, sui fondi per i non vedenti e per i sordomuti».

Nel dettaglio, il fondo per i Pip viene ridotto di 4,4 milioni di euro, quello per i precari dei Cantiere di lavoro di 1,4 milioni. E, ancora, l’Irsap si vede subire un taglio di 1,4 milioni di euro, le Comunità alloggio di 1,7 milioni, l’Istituto ciechi Florio Salomone avrà 209 mila euro in meno, l’Istituto Braille di 235 mila euro in meno, l’Unione ciechi 235 mila euro in meno. Tagliato anche il fondo dell’Ersu per 1,8 milioni, quello per l’Aras (l’Associazione allevatori) per 380 mila euro, il fondo per i Parchi per 1,5 milioni di euro. Il fondo per la Violenza di genera subirà una scure di 120 mila euro e quello per le associazioni antiracket di 268 mila euro.
Tra gli enti regionali, l’Istituto vite e vino avrà 500mila euro in meno, l’Istituto ippico perderà 230mila euro e l’Istituto zootecnico dovrà rinunciare a 340 mila euro.

Ma il taglio più grande lo subirà una lobby potente, che in aula proverà a farsi sentire: quella del trasporto pubblico locale. Il fondo per loro subirà un taglio di quasi 24 milioni. Dal governo assicurano che si tratta di una stima e che i tagli saranno ridotti di molto e alla fine non «supereranno il 5 per cento per tutti i capitoli». Al momento per garantire forestali, regionali e un parte Comuni ed ex province, i tagli ci sono e sono ben superiori al 5 per cento.

di ANTONIO FRASCHILLA

16 Aprile 2018

 

PALAZZO DEI NORMANNI. Le spese ‘pazze’ per i collaboratori. Ecco gli atti che nessuno ha letto

I capigruppo davanti alla Corte dei conti: “Il decreto di Ardizzone? Non ne sappiamo nulla”

PALERMO – “Non ne sapevamo nulla”, “lo abbiamo scoperto adesso”, “se solo l’avessimo saputo”. Interrogati dalla Corte dei Conti sulle assunzioni di collaboratori esterni all’Ars, tutti i capigruppo dell’Assemblea regionale siciliana, da Forza Italia al Pd, passando per il Movimento 5 stelle, pochi giorni fa sono cascati dalle nuvole. I capigruppo si sono detti sorpresi di alcune delle contestazioni dei magistrati contabili: in particolare, di fronte al riferimento al decreto dell’ex presidente Giovanni Ardizzone che chiariva in modo dettagliato come comportarsi per le assunzioni del personale dei gruppi.

Sembra un vero e proprio “giallo”. Nessuno di loro, compresi i grillini, avrebbe letto questo documento. Nessuno pare averlo ricevuto. Nessuno dei presidenti dei gruppi parlamentari sa di cosa si sta parlando. Per la capogruppo del M5s all’Ars, Valentina Zafarana, addirittura, “serve più trasparenza sugli atti e i Dpa dell’ufficio di presidenza”. Dubbi tali da far sospettare persino dell’esistenza stessa di quel documento.

Eppure questo documento esiste. E’ il numero 293, ed è datato 22 novembre 2017. Ed esiste anche una circolare del segretario generale Fabrizio Scimè, inviata il 22 dicembre 2017, “agli onorevoli presidenti dei gruppi parlamentari” dell’Ars “in occasione dell’inizio della XVII Legislatura” con una “sintesi del quadro normativo in materia di organizzazione e funzionamento dei gruppi”. Con questo atto, il massimo dirigente di Palazzo dei Normanni dava di fatto attuazione al precedente decreto di Ardizzone.

Cosa non va in tutte quelle assunzioni è chiaro e lo evidenzia la Corte dei Conti: non va bene il numero degli esterni, che attualmente sono più dei dipendenti; non va bene la parcellizzazione dei contributi per assumere più gente possibile, e non vanno bene le corrispondenze competenze-retribuzioni. Quello che si chiede ai deputati è di considerare le cifre a disposizione per le spese del personale dei gruppi come “massimi” e non come “minimi”. Il sacco è pieno ma non è detto che si debba svuotare completamente, se non è strettamente necessario. “Saranno così possibili dei risparmi di spesa – scrive la Corte – in quanto la retribuzione potrà raggiungere l’ammontare del contributo soltanto qualora ne ricorrano i presupposti di versamento il conto mi ha risparmiato costituirà un avanzo di gestione e dovrà essere riversato all’Ars”. 

Ardizzone si era spinto addirittura oltre, scrivendo che “è stato fissato in 58.571,44 euro il costo massimo di UNA unità di personale di categoria D, posizione economica D6” e che è opportuno tenere conto “nella determinazione del contributo, anche della quantità e della qualità delle prestazioni lavorative svolte dal singolo dipendente, così come auspicato dalla Corte dei Conti”. Insomma, secondo la Corte non solo i capigruppo non erano obbligati a spendere tutto, ma avrebbero dovuto calibrare le spese sulla base del lavoro del dipendente. In qualche caso, come è emerso nel corso dell’ultima audizione, il ricorso a ‘superminimi’ e altre indennità non era giustificato.

Ecco qual era il contenuto del decreto misterioso, quello che spiegava la ratio della norma voluta da Monti in termini di spending review e che invece, all’Ars, rischia di essere completamente capovolta. Ma i capigruppo non avrebbero visto nè questo, nè la circolare che ne dava attuazione.

Storia a parte per i cosiddetti “stabilizzati”, lavoratori che ad ogni cambio di legislatura concludono il loro contratto per ricominciare poi con l’insediamento dei nuovi gruppi. Per loro l’Ars fissa “un contributo complessivo massimo per ciascuna unità di personale inserita nell’elenco nominativo” e anche quelle somme rientrano nel contributo erogato per le spese di funzionamento dei gruppi parlamentari.

Una cosa è certa: serve una legge, “una definitiva risistemazione della materia”, scrive la Corte dei Conti.  E speriamo che stavolta il messaggio arrivi a destinazione.

12 Aprile 2018

Musumeci, un generale senza truppe !

Nello Musumeci, eletto governatore della Sicilia da quattro mesi, Ë un generale senza truppe. I numeri lo costringono al pantano: lo stesso in cui si trova il paese. Palermo e Roma. Unite nella ricerca di una faticoso dialogo con i Cinque stelle.

Siamo tornati, come scriveva Leonardo Sciascia, alla Sicilia metafora d’Italia?
La legge elettorale ha consegnato anche a noi l’ingovernabilità. Ma nel parlamento nazionale c’è un confronto. Qui, invece, vige la regola del tanto peggio, tanto meglio. Abbiamo 36 deputati su 70. Una regione in emergenza può reggersi su una maggioranza aritmetica ma non politica?

Domanda retorica.
In una terra in cui ci sono 45 mila precari assunti con la telefonata dell’onorevole, cento partecipate che non chiudono i bilanci, un tasso di disoccupazione giovanile tra i più alti d’Europa, strade da terzo mondo, una burocrazia devastata, si può mai pensare di poter fare ostruzionismo? Io mi auguro che in Sicilia il Movimento faccia valere il senso di responsabilità emerso a Roma.

Pure a Palermo però i grillini hanno provato timide aperture.
Una parte di loro è per il dialogo. L’altra è per il muro contro muro, che non serve a nessuno. La campagna elettorale è finita da quattro mesi.

E quale anima prevale nel leader, Giancarlo Cancelleri, plenipotenziario di Luigi Di Maio nell’isola?
Quella pubblicamente esplicitata: «Musumeci mi fa schifo» ha detto. Per poi aggiungere, testuale: «Si deve abbassare a venire da me». Ma, ditemi voi, si può mai costruire qualcosa con questo linguaggio? Cosa vorrebbe: un presidente in ostaggio?

O con il capo cosparso di cenere…
Sul piano personale posso compiere qualsiasi gesto di umiltà, ma io sono il presidente della Regione: ho il dovere e il diritto di difendere la dignità dell’istituzione che rappresento.

Mutatis mutandis, non è la stessa strategia di Di Maio che dice: «O io premier o niente».
Ma no! Il suo atteggiamento si capisce. Quella è politica. Qui siamo agli insulti.

Nessuno spiraglio.
La capogruppo del Movimento nell’assemblea regionale ha detto: «Musumeci deve bussare alla nostra porta». Scusate, ma la discussione si fa in aula. Io ho lanciato un appello a tutti: «Proponete e votate ogni modifica necessaria, ma facciamolo alla luce del sole, senza inciuci». Se io busso alla porta di qualcuno diventa invece un accordo sottobanco.

Magari aspettano il via libera da Roma, dopo l’eventuale accordo con il centrodestra…
Non capisco che refluenze potrebbe avere sulla Sicilia. Qui, mentre si studiano strategie, va a fuoco tutto.

Tatticismi, quindi.
Dimostrare che senza di loro non si cambia. Una posizione esasperata e azzardata. Temo che l’interesse del Movimento prevalga rispetto a quello dei siciliani. Ma noi abbiamo il dovere di essere messi alla prova. Questa terra non può essere luogo di giochi e dispetti.

«Il potere è tentatore, ma solo l’opposizione è gratificante» recita un vecchio aforisma.
Ma nessuno gli ha chiesto un’alleanza! Nel primo intervento in aula ho detto: «Dobbiamo varare una stagione di riforme. Almeno su quelle, confrontiamoci».

Elenchi queste riforme.
Rifare la legge elettorale, nell’interesse di tutti. Dare competenze in materie di rifiuti e di acque alle province. Abolire gli Istituti per case popolari. Riqualificare le aree industriali. Creare un polo finanziario per le piccole e medie imprese.

Vale per tutti il suo appello?
Infatti mi rivolgo pure al Pd. E il dissenso purtroppo non riguarda unicamente i partiti, ma pure i sindacati. Ma non è più tempo di tattiche, ammicamenti o contropartite. Siamo sull’orlo del collasso. La Sicilia sta sprofondando e la gente è disperata: cosa gliene frega di maggioranza e opposizione? Vuole solo risposte.

A quattro mesi dalle elezioni regionali, i Cinque stelle hanno quasi raddoppiato i consensi, sfiorando in Sicilia il 50 per cento alle Politiche.
E’ aumentata l’esasperazione. Promettere il reddito di cittadinanza a un Sud familista e anarcoide, dove ogni problema va risolto con il denaro pubblico, è stato determinante. A chi non sa cosa mettere sul tavolo il messaggio è arrivato. Non vedo, al contrario, progetti per le imprese. Si muovono nello statalismo.

Che in Sicilia fa rima con clientelismo?
Una parte della società, negli ultimi settant’anni, è stata abituata a un rapporto ambiguo con il potere: dare e avere. Da una parte, si cercava consenso drogato. Dall’altra, si corrispondeva un voto di ritorno. Dice un vecchio detto siciliano: «Cu mi duna pani u chiamu patri».

Tradotto per i continentali…
«Chi mi dà pane, lo chiamo padre». Fino a qualche anno fa, perfino il tangentista veniva giustificato: «Alla fine, mangia e fa mangiare». Ora che la politica non può più sfamare, tutti diventano cornuti, ladri e mafiosi. Il Movimento ha intercettato queste dinamiche.

Se le porte rimangono chiuse, si dovrà andare nuovamente al voto.
Spero invece che, come a Roma, prevalga un atteggiamento improntato al confronto. Qui nessuno vuole mettersi coccarde. Ma siamo vivendo la stagione più nera dal Dopoguerra. Il disagio è arrivato pure tra la piccola borghesia, che sta scivolando verso la povertà.

La Sicilia, vista dall’alto, sembra così irredimibile?
Sapevo che la strada era in salita. Ma non immaginavo di dover scalare una montagana. Abbiamo ereditato un indebitamento di oltre otto miliardi. Intanto, veniva speso appena l’1 per cento dei fondi europei. Un fiume che ci scorre davanti mentre noi moriamo di sete.

Accusano anche lei di immobilismo.
Nessuno può pensare di uscire dalla straordinarietà in pochi mesi: questa è pura demagogia. La politica è anche stile: adesso bisogna lavorare e tacere, per far diventare la Sicilia una regione normale. E io voglio essere il presidente della semina. Il raccolto, dopo di me, lo faranno altri. Fonte:panorama

12 aprile 2018

CONAPO CHIEDE ALL’ARS RISORSE PER CONVENZIONE VV. FF. INCENDI 2018. IL MAB: RICORDIAMO AL CONAPO CHE AL M5S CHE I FORESTALI DELL’ANTINCENDIO IL MESTIERE LO CONOSCONO ABBASTANZA BENE, E CHE OGNUNO SI FACCIA IL SUO

“È necessario pervenire al più presto al rinnovo della convenzione tra la regione Sicilia e i Vigili del Fuoco per la lotta agli incendi boschivi nel 2018 e consentire per tempo e già nel mese di giugno di dispiegare squadre supplementari di pompieri specializzate nella lotta agli incendi a protezione del territorio siciliano”.

Lo ha chiesto Giuseppe Musarra, segretario CONAPO per la Sicilia, il sindacato autonomo dei vigili del fuoco, durante l’audizione odierna presso la IV commissione Territorio e Ambiente dell’ Assemblea Regionale Siciliana.

Il segretario del sindacato CONAPO ha sollecitato “di predisporre le necessarie risorse economiche nella legge di bilancio di imminente approvazione per consentire l’utilizzo di almeno 16 squadre aggiuntive di Vigili del Fuoco a protezione di tutto il territorio siciliano nel periodo 1 giugno 30 settembre”.

Il sindacato CONAPO ha fatto sapere di “aver riscontrato interesse da parte del presidente di commissione On. Savarino e dei diversi gruppi parlamentari dell’Ars in merito ai temi evidenziati” ed ha espresso “plauso all’iniziativa dell’on. Trizzino del M5S per aver sollecitato questa importante audizione volta ad assicurare al territorio regionale un adeguato potenziamento dei Vigili del fuoco per tutelare il patrimonio boschivo e naturalistico della Sicilia” .

05 aprile 2018

Per la Corte dei Conti, ghi stipendi dei precari ARS sono sproporzionati !

PALERMO. Troppe assunzioni e stipendi troppo alti. È la fotografia della Corte dei Conti sui precari dell’Assemblea regionale siciliana.

Una situazione che sembra fuori controllo con 250 impiegati fra portaborse e personale di segreteria – come riporta il Giornale di Sicilia oggi in edicola – e una spesa che è cresciuta dal 2017 da 5 a 8,3 milioni.

Per questo il magistrato Giuseppe Di Pietro scrive nella relazione inviata ieri all’Ars che «non si può prevedere l’assunzione di un numero sproporzionato di dipendenti senza alcun ancoraggio alle reali necessità operative del gruppo». La Corte boccia su tutta la linea questa strategia «in contrasto con la ratio di una legge nata per razionalizzare e contenere i costi».

01 aprile 2018

Momento particolare per Musumeci e la sua giunta !

Pare che la foto sulla tazza del cesso abbia profondamente segnato il rapporto fra il governatore e l’assessore  ai Beni culturali, Vittorio Sgarbi, ma sono voci incontrollate, cui si preferisce credere per un pregiudizio, che Nello Musumeci sia tutto d’un pezzo e non vedrebbe volentieri nemmeno un film che nel copione conservasse una sequenza – interno giorno o notte, non importa – realizzata durante il gesto fisiologico di uno dei protagonisti. Non che sia contrario, in linea di principio, ad esaudire i bisogni corporali, propri e altrui, ma ritiene che sia meglio riservare solo a se stessi questi momenti fisiologici (come dargli torto?).

Al governatore hanno chiesto di esprimere un punto di vista sull’uscita di scena di Sgarbi, ma si è avvalso del diritto di non rispondere. Il primo emendamento ha solcato l’oceano e la privacy ha guadagnato un punto a favore, almeno nel water close.

I sondaggisti avevano in animo di interrogare il popolo, per chiedere da che parte sta – Sgarbi o Musumeci – sulla questione della tazza, ma sono intervenuti fatti eclatanti, come l’improvvisa inattesa irruzione di Sgarbi a Sala D’Ercole, che ha spaventato i presenti, Musumeci in testa, per via della imprevedibilità dell’assessore, deciso a lasciare un segno indelebile della sua presenza a Palazzo dei Normanni, prima dell’uscita di scena.

Siccome non è successo niente, il governatore ha tirato un sospiro di sollievo. E le cose sono andate meglio il giorno dopo, grazie alla pattuglia, minuscola ma giudiziosa, dei deputati regionali di Sicilia Futura, che è un partito, come dice la parola stessa, siciliano. E ha nel suo Dna la consuetudine di stare nel solco della tradizione. Che vuol dire, vi domanderete. L’ha appena spiegato l’onorevole D’Agostino, capogruppo di se stesso e dell’onorevole Tamajo, dopo il voto favorevole all’esercizio provvisorio del bilancio e l’astensione sul Defr in Aula.

D’Agostino ha rivendicato l’etica della responsabilità. Tradotto in moneta corrente significa che Sicilia Futura c’è tutte le volte che è necessario, se si tratta di evitare un dispiacere ai governi in carica. L’ottica, pare di capire, non è di far dispetto all’avversario politico, ma di rappresentare l’interesse generale.

A Palazzo Madama, ai tempi del Porcellum i Responsabili si sono guadagnati una fama ambigua: suscitò perplessità la loro disinvoltura nell’effettuare i salti della quaglia,l’emigrazione da un gruppo all’altro. La loro presenza viene oggi giudicata addirittura un vizio capitale, una anomalia del sistema. Il moralismo è una brutta bestia, sbatte chiunque s’adagia in prima pagina. Bene che vada è ingeneroso. Per fortuna all’Assemblea regionale siciliana prevale il buonsenso, la qualità di Responsdabili i gonfia il petto dei due deputati regionali che rappresentano Sicilia Futura.

Questa diversità, chiamiamola così, culturale impone dei costi. Gli atteggiamenti responsabili pretendono rinunce, costi umani talvolta gravosi. Si viene additati come delle banderuole, delle “stampelle”, e si arriva sulla bocca di tutti come presunte mosche cocchiere di qualunque governo. Insomma il solco della responsabilità espone a critiche velenose.

Sicilia Futura s’è caricato un fardello per il bene pubblico: pur avendo scelto il centrosinistra, e guadagnato un decoroso cursus honorum  nell’inquieto quinquennio crocettiano, non ha esitato a sacrificarsi. Quando c’era da chiedere in passato ha chiesto, senza timori reverenziali. Ha sempre giocato all’attacco, mai in difesa. Ora è entrato nella parte in punta di piedi.

Sicilia Futura resta dov’è, non tradisce la missione. Musumeci infatti paga pegno, come il suo predecessore, all’assenza della maggioranza. Se non ci fosse la pattuglia cardinalizia si troverebbe nelle mani del bizzoso Cateno De Luca e dell’estroso solista digiunatore, Vincenzo Figuccia. L’encomiabile attitudine a rimanere nel solco della tradizione ha sollecitato una svolta virtuosa. Le fronde della maggioranza hanno scelto la desistenza in occasione dell’esercizio provvisorio, contagiate da Sicilia Futura, stampella del “bene comune”.

Fin qui, tutto chiaro. Ma ci sono i malpensanti che attribuiscono ai Responsabili il ruolo, magari inconsapevole, di pompieri. Gettano acqua sull’incendio forzista, sulle bizze dei battitori liberi e delle prime donne nell’ora del tramonto (vedi, Sgarbi). Dall’interno di Forza Italia però tendono a svilire il loro ruolo. Dicono che a Musumeci sia andata bene, e la maggioranza si sia ricompattata, grazie all’assenza di Gianfranco Miccichè. I frondisti avrebbero voluto lanciare un messaggio: quando lui non c’è, noi ci siamo.

Ballon d’essai, con lo scopo di mandare in bestia il Presidente dell’Ars assente a Palazzo dei Normanni per una cura rigenerante in un Centro benessere, dopo lo stress accumulato durante le vibranti campagne elettorali.

Al peggio non c’è fine. I pensatori malandrini sono diventati un esercito. Basta dare un’occhiata agli amici di Facebook.

siciliainformazione

30 marzo 2018

MAGGIORANZA VERSO L’IMPLOSIONE? CANCELLERI: “PRONTI A COLLABORARE E SCRIVERE INSIEME LA FINANZIARIA”

Intervista al leader dei Cinque Stelle in Sicilia

Quel che è accaduto a Sala D’Ercole durante la discussione sul Documento di Economia e Finanza Regionale, lo spaccato politico offerto è presente con tutto il suo peso nonostante il via libera al documento e l’ok alla proroga dell’esercizio provvisorio. 

La bocciatura ricevuta in prima battuta in Aula è qualcosa che è andata oltre i numeri e cifre ma che ha mostrato  gli equilibri interni ad una coalizione di Governo che ancor prima di questo ‘scivolone’ ha mostrato segni di evidente cedimento, nervosismo e inesistente compattezza.

Di fronte a questo scenario, il M5S ha chiesto un ritorno alle urne entro la fine dell’anno, ma si è anche mostrato aperto al dialogo con Musumeci “alla luce del sole” per discutere di Finanziaria e legge elettorale per poi tornare celermente al voto.

BlogSicilia ha intervistato Giancarlo Cancelleri, leader dei 5 Stelle in Sicilia, per analizzare la situazione politica e delineare possibili ma anche concreti scenari futuri.

“A me sembra che dopo quattro mesi dal voto siamo nelle stesse condizioni del Governo Crocetta – dice -, ci troviamo in una situazione di stallo totale. Ci doveva essere entusiasmo da parte di chi aveva vinto la tornata elettorale inveceq questo entusiasmo è stato ammutinato da Musumeci e dalla sua Giunta. Si è fatto davvero poco in questi mesi, complice la campagna elettorale, sono state approvate tre leggi, questo è un bottino magro, qui non si tratta di aver assunto un profilo basso io direi piuttosto che è inesistente”.

Cancelleri ancora una volta approfitta dell’occasione per ricordare le parole di Musumeci stesso che si è definito non “attaccato allo sgabello” : “‘se non ci sono condizioni di andare avanti io mi dimetto’ – ha detto il Governatore -Ecco le condizioni non ci sono.  Quello che chiediamo e di fare la legge finanziaria, lasciare i conti apposto e fare i trasferimenti ai Comuni, infine chiudere partita facendo una legge elettorale tutti insieme per dare la possibilità di governare e tornare al voto entro l’anno”.

Cancelleri mostra il volto di un’opposizione “responsabile” e parla chiaro con il Presidente della Regione: “Abbiamo un mese di tempo siamo pronti a collaborare a scrivere insieme la Finanziaria ma partendo da foglio bianco. Le nostre priorità da inserire nella legge?  Disabili, lavoro ed investimenti a comuni ed imprese”.

Di qui una riflessione più ampia su  quanto accaduto: “Si apre una stagione di transizione – sottolinea il leader grillino – . La maggioranza che uscita dalle urne non ce l’ha fatta, finora si sono solo spartiti poltrone e nomine. Non immaginavo che in quattro mesi si risolvessero i problemi però quantomeno si poteva avviare un percorso riforme ed imboccare direzioni che davvero ti raccontano quel che si vuole fare”.

Ma nel concreto c’è chi questo ‘galleggiamento’ non lo vede come un momento di reale crisi, c’è chi ha visto scenari ben peggiori ma su questo Cancelleri taglia corto: “Sì è vero c’è chi vuol giustificare un crollo verticale – dice -. Questa terra però si merita di essere governata. Se l’idea è quella di navigare a vista sarà peggio del Governo Crocetta che lo stesso Musumeci contestava”.

Cancelleri che chiede il ritorno alle urne è consapevole che tale ipotesi potrebbe lasciare il passo ai consueti giochi della politica alla ricerca di una quadratura per lo meno dei numeri.

“Se si faranno compravendite parlamentari in cambio di articoli di finanziaria – dice – si allungherà la legislatura mettendo poca roba sul piatto. Critiche sul questo Defr? E’ un documento vuoto, dovrebbe essere un disegno a lungo raggio di quel che vuoi realizzare, un gettare la palla in avanti in prospettiva ma non lo è. Approvarlo o non approvarlo, o trasformarlo cambia poco perchè si deve tradurre in leggi. Ma guardiamo anche alla finanziaria arrivata in Parlamento: ci sono delle riforme anche epocali all’interno che non possono essere affrontate in questo modo in un articolo di finanziaria, è lo stesso modo di agire di Crocetta”.

Cancelleri ritorna sul punto e nel merito dei contenuti su cui confrontarsi “Se si vuole aprire dialogo con noi, noi siamo disponibili a farlo alla luce del sole”.

E’ chiaro che eventuali nuove elezioni regionali potrebbero far intravedere scenari molto positivi per il Movimento sulla scia del successo nazionale del M5S, sopratutto qui in Sicilia. Su questo Cancelleri rimane prudente:  “Ogni elezione ha una storia, certezze non ce ne sono. Se si torna alle urne, si farà una campagna elettorale molto difficile, ma dobbiamo avere chiaro che il nostro compito sarà quello di ragionare sui problemi dei siciliani e sulle cose concrete da fare per Governare l’Isola”.

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di Antonella Bonura |

29/03/2018