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OPERAI FORESTALI IMPIEGATI PRESO I SITI DEL COMUNE DI ALIA

Pulitura e sistemazione della strada bevaio del bosco e centro diurno

 

Debiti fuori bilancio all’ARS. Assessorato Territorio e Ambiente con i conti in rosso !

I tecnici della Commissione Bilancio chiedono chiarimenti al Governo sulla lista delle spese per pagare “sentenze esecutive”.

PALERMO – Stop all’Ars, almeno temporaneo, per il disegno di legge sui debiti fuori bilancio. Gli uffici della seconda commissione guidata da Riccardo Savona non sono convinti e hanno preparato un documento – una “nota di lettura” destinata ai deputati – con cui chiedono “che il Governo integri la propria relazione tecnica”. Il riferimento, in particolare, è al ddl che contiene la richiesta di riconoscimento della legittimità dei debiti derivanti da sentenze esecutive, per un valore complessivo di più di 21 milioni di euro. “Alcune delle fattispecie – scrivono i tecnici – non sembrano perfettamente riconducibili alla categoria ‘sentenze esecutive’”. Una delle possibilità, adesso, è che si interrompano i termini della decorrenza prima che scadano i 60 giorni previsti per il silenzio-assenso, oltre i quali i debiti si intendono comunque legittimati.

E a pagare potrebbero essere, in ultima istanza, direttamente i deputati dell’Assemblea regionale siciliana o, come prevede la legge nazionale, i cittadini stessi, attraverso un rincaro delle tasse regionali. Se nel bilancio della Regione, infatti, non si trovano le disponibilità finanziarie sufficienti per effettuare le spese conseguenti al riconoscimento dei debiti fuori bilancio, il decreto legislativo vigente prevede che la Regione possa deliberare aumenti “dei tributi, delle addizionali, delle aliquote” nonché dell’imposta sulla benzina “fino a un massimo di 5 centesimi per litro”. La Regione, intanto, ha indicato un capitolo di Bilancio da cui prelevare i fondi per far fronte alla copertura dei debiti, ovvero il Fondo rischi contenzioso spese legali.

L’Assessorato con più debiti da riconoscere è quello al Territorio e Ambiente, con quasi 15 milioni di euro di debiti; seguono le Attività produttive e l’Economia, più di un un milione e 700 mila ciascuno; le Autonomie locali e la funzione pubblica, poco più di un milione. Al di sotto del milione di euro: Lavoro e politiche sociali, Agricoltura, Energia, la Presidenza della Regione, Salute, Turismo, Beni culturali, Formazione e, infine, con soli 527 euro di debiti fuori bilancio le Infrastrutture.

Le questioni sollevate dai deputati della Commissione Bilancio dell’Ars e dagli uffici sono due: i primi, con un giudizio di natura anche politica oltre che economica, sostengono che nella lista di spese da sostenere ci sono voci che sarebbero state evitabili, come, per esempio, cause perse per affitti non pagati o per contributi non versati. I tecnici invece contestano la “fattispecie” di sentenze esecutive: non tutte quelle incluse nell’elenco sarebbero di questa natura, ovvero direttamente esecutive.

Così come due sono adesso le possibilità che si presentano alla Commissione Bilancio: provare a interrompere i termini verso il silenzio-assenso, che scadranno il prossimo 3 novembre essendo stato depositato il disegno di legge all’Ars il 3 settembre; o portare comunque il ddl in Aula per la discussione e lasciare alla responsabilità del Parlamento nel suo complesso la decisione di sostenere o meno il governo regionale riconoscendo la legittimità dei debiti fuori bilancio.

livesicilia
04 ottobre 2018

Di Maio: “Niente tagli ai vitalizi ? Niente soldi per la Sicilia” !

In legge di Bilancio non daremo più i  soldi alle Regioni se vogliono continuare a pagare i vitalizi”. Lo  annuncia il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, in una  diretta video sul suo profilo Facebook.

Se la promessa sarà mantenuta la Regione Siciliana dovrà fare di necessità virtù, come dice il proverbio, a meno che non voglia perdere le risorse che vengono dallo Stato.

Naturalmente fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. E ci sono i diritti quesiti che non possono essere toccati, e tanti altri ostacoli sulla strada, ma di questi problemi Di Maio non sembra essere afflitto. Per intanto fa conoscere la sua volontà, come è capitato tante altre volte. E se qualcosa non va per il verso giusto, resta questa, la volontà, a riprova del buon governo. Infine ci sono i poteri forti, quelli che tramano nell’ombra, i nemici del popolo che dovranno spiegare perché all’annuncio non è stato dato seguito.

Comunque, in Sicilia, ci sono state iniziative, anche all’Ars, provenienti dal M5S e dal Pd, tendenti ad ottenere l’abolizione dei vitalizi.     

(Sam/AdnKronos)

04 ottobre 2018

Forestali Sicilia. Situazione in lieve peggioramento !

Sembra che, l’immobilismo dell’Assemblea Regionale Siciliana sia da traino a tutti i mali e problemi della nostra bella terra. Terra splendida dal lato culturale,turistica e culinaria ma disgraziatamente disgraziata per quanto riguarda il problema Forestale e dei Forestali.

Solo le parole hanno accompagnato per decenni i lavoratori nel loro lungo cammino, torto e distorto ma utile per poter portare avanti le famiglie con tutti i suoi annessi e connessi problemi giornalieri e annuali. Oggi, il nuovo governo Regionale parla si riordino del settore ma bisogna capire cosa tratta questa parola. Se l’analizziamo potremmo pensare in bene, ma vedendo i fatti e il modo di agire dello stesso Assessore Cordaro & Co. possiamo ben pensare ben altro.

Sembra che il tutto si concretizza nell’esplicita dicitura dell’Assessore, che in materia di riforma del settore  –  “Parliamo dei forestali in divisa, quelli che si occupano di anti-incendio boschivo. Con una scellerata legge del 2015 è stato introdotto il blocco del turnover, che ha determinato una carenza di organico importante. E’ stato frutto di una politica di annunci del tutto inappropriata. Tanto che oggi l’organico è ridotto circa alla metà (500 elementi per tutta la Sicilia, con un’età media fra i 50 e i 55 anni). Noi vogliamo creare i presupposti per un corpo forestale snello e che venga rigenerato. Stiamo lavorando alla riscrittura di questo mondo. Entro ottobre la norma approderà in Parlamento. Il prossimo anno potremo indire i concorsi per nuove assunzioni”.-  Ora è ben chiaro che l’operaio a tempo determinato del settore antincendio ha poca vita lavorativa all’interno del settore , e questo quindi fa parte di un sistema paventato e ribadito in sottovoce che, il settore antincendio non espleterà più il suo lavoro e il fatto che la Forestale (guardia o agente in divisa) si occuperà di spegnere l’incendio, mette in chiaro i paletti su cui chi dovrà recarsi sul posto e limitare le fiamme a terra, visto che dal cielo i problemi non ci sono…..

Una morte lenta dettata in primis dall’accordo fatto con la flotta aerea antincendio nazionale  a cui il malloppo economico su contratti ha avuto un prezzo non indifferente. A questo si rispecchia invece le problematiche economiche che si hanno per mettere a disposizione il materiale DPI su cui lavorare e il piagnisteo sui fondi e soldi da dare o elargire per il settore della manutenzione, con ritardi su pagamenti, materiale di sicurezza, guanti,scarpe e giornate da completare…. tutte da capire.

Se pensiamo che ad oggi 3 Ottobre 2017, non si hanno certezze chiare e scritte sul completamento delle giornate, i Forestali possono affermare che il quieto vivere regna nei meandri dei palazzi e la loro mancata collaborazione o interlocuzione di turno ormai ha nauseato e vergognato coloro che volevano cambiare il vecchio governo. Si lavora con la paura di sentirsi dire dal dirigente o direttore dei lavori che il “licenziamento o la sospensione” è dietro l’angolo, e questo certamente porta i lavoratori ad essere sempre sulla lama del rasoio. Cambiamento a parole e immobilismo generale a partire dai piani alti ad arrivare al singolo cantiere di paese, quindi futuro sempre più incerto e riforma sempre più lontana vista i mancati tempi attuali e le prese in giro che come al solito non mancano mai.

03 ottobre 2018

PALAZZO DEI NORMANNI. NEGLI ULTIMI 43 GIORNI 2 ORE D’AULA. MA L’ARS TORNA CON NUOVI CONSULENTI

Prima delle ferie, la nomina di altri collaboratori. Oggi il rientro nel giorno del convegno con Cuffaro. L’ultima polemica. E le leggi aspettano.

PALERMO – A Palazzo dei Normanni si riaprono le porte di Sala d’Ercole. Oggi, dopo 36 giorni di ferie, l’Assemblea regionale siciliana tornerà a riunirsi e il cronometro d’oro che misura le ore di aula riprenderà a girare dopo la pausa estiva. Ma prima di andare in vacanza, alcuni deputati hanno pensato bene di nominare altri consulenti. Il tempo di registrare i nuovi contratti e poi, tutti al mare fino alla riapertura di oggi.

Due ore di Aula in 43 giorni

L’assemblea regionale si è riunita in aula l’ultima volta il 7 agosto. Oggi quindi è il 36esimo giorno dall’ultima seduta. La penultima riunione d’aula si era svolta invece il 31 luglio. Insomma, negli ultimi 43 giorni il parlamento siciliano si è ritrovato a Sala d’Ercole solo in una occasione. E per una seduta durata effettivamente un paio d’ore. Eppure, mentre l’Ars restava ferma, pagava già i primi stipendi dei collaboratori messi “a contratto” pochi giorni prima delle ferie.

I consulenti “estivi”

Chi sono i nuovi arrivati a Palazzo dei Normani? Si tratta di nuovi collaboratori di deputati che appartengono al consiglio di presidenza. In tutto i nuovi assunti all’Ars sono otto. Date le lunghe ferie i maligni potranno pensare che ancora non abbiano messo piede a Palazzo dei Normanni. Di certo, in quasi tutti i casi, il loro contratto è efficace già dal primo agosto. Pochi giorni prima, delle “meritate” ferie estive dei deputati.

Così negli uffici del deputato segretario Gaetano Galvagno (Fdi) arrivano tre collaboratori, tutti con un compenso lordo pari a 1413 euro circa: Luca Tabita che dal 19 luglio affiancherà Galvagno fino alla revoca dell’incarico e Filippo Bucolo e Francesco Paladino che hanno firmato un contratto per cinque mesi, dal primo d’agosto alla fine dell’anno.

Il deputato segretario Edy Tamajo (Sicilia Futura) a far data dal primo di agosto e per la durata di un anno ha assunto cinque collaboratori. Quattro avranno uno stipendio lordo di 1109 euro. Sono Loredana Bellia, Angelo Falco, Provvidenza Ferrara e Giuseppina Stefania Mandalà. Un ultimo incarico, dal valore lordo di 1174 euro, è stato conferito a Filippo Landolina, candidato alle regionali nelle liste di Sicilia Futura nella provincia di Palermo.

Si riapre, tra le polemiche

Oggi, quindi, l’Ars torna con un ordine del giorno che prevede le comunicazioni del presidente e per il question time, la trattazione cioè di quattro fra interpellanze e interrogazioni sulle politiche turistiche del governo.

Ma, più che per il menu dell’Aula, la giornata di Palazzo dei Normanni sarà segnata dal convegno dal titolo, “Oltre le sbarre. Uno sguardo ai diritti e alle tutele dei figli dei detenuti”. Un incontro, che ha fatto scoppiare la polemica fra le forze parlamentari per una partecipazione prevista, quella di Totò Cuffaro, l’ex presidente della Regione che, dopo quasi un decennio, torna all’Ars da privato cittadino. Qualche deputato (in particolare gli esponenti del Movimento cinque stelle) ha proposto per l’ex governatore una sorta di “daspo” da Palazzo dei Normanni mentre qualcuno, da Claudia Fava ad Antonello Cracolici, si è schierato dalla parte del diritto di Cuffaro a raccontare la sua esperienza e la sua opinione.

Dieci mesi di polemiche

E le polemiche in questi primi mesi di legislatura hanno avuto un ruolo da protagoniste nella vita del Palazzo, forse più delle riforme attese dai siciliani e, alcune, presentate dal Governo e in attesa di essere discusse dall’assemblea. Mentre l’Ars ha svolto dall’inizio dell’anno appena 44 sedute, mediamente sei al mese e una e mezza a settimana, le cronache politiche siciliane hanno narrato – dalla più recente alla più datata – la polemica sul ritorno di Cuffaro all’Ars, la polemica per la visita della presidente di Malta a Palazzo dei Normanni, l’ennesima polemica sui tetti agli stipendi dell’Ars e sui vitalizi da abolire.

Le leggi che predono polvere

Tutto questo mentre sono rimasti sulla scrivania e non sono ancora approdati in aula alcuni disegni di legge che potrebbero rendere più moderna la Sicilia. Il governo ha presentato infatti, per citarne alcuni, i disegni di legge per regolare il diritto allo studio, la gestione dei rifiuti, e lo sviluppo della pesca mediterranea. Il numero delle materie si amplierebbe ancora di più se si considerassero tutti i disegni di legge presentati dai deputati. Alcuni progetti di legge sono agli esami delle commissioni. Quelli sul randagismo e per l’uso terapeutico della cannabis in commissione Sanità, i ddl per la riforma 24 nel settore della formazione professionale all’esame della commissione Cultura.

Ma bisogna far presto. Il governo ha già presentato i ddl per approvare i debiti fuori bilancio e dovrà presentare la manovra di assestamento. Poi sarà di nuovo alle porte la nuova sessione di bilancio che non consentirà ai deputati qualsiasi discussione diversa da quella che riguardi la finanziaria. Il vicepresidente della Regione e assessore all’Economia Gaetano Armao spera infatti di presentare all’Assemblea il ddl della legge di stabilità entro novembre per impedire i soliti ritardi spesso censurati dalla Corte dei Conti. Se così dovesse essere all’Ars rimangono meno di due mesi per esitare qualche riforma.

di Andrea Cannizzaro

13 Settembre 2018

SOLDI E SENTENZE. PURE LE CAUSE DI CUFFARO E CROCETTA. SULLA REGIONE 45 MILIONI DI DEBITI

Dal caso “New Energy” ai lavoratori della Multiservizi, passando per le parcelle degli avvocati degli ex governatori. L’Ars dovrà dare l’ok.

PALERMO – Ci sono anche le parcelle per le cause vinte dagli ex governatori Cuffaro e Crocetta. E in effetti, tra gli oltre 45 milioni di debiti fuori bilancio della Regione lasciati in eredità al governo Musumeci si trova un po’ di tutto. E adesso, questa montagna di soldi, dovrà arrivare all’Ars per essere approvata e quindi “legittimata”.

E così, ecco che i deputati si troveranno tra pochi giorni a fare posto, nel bilancio, ai circa 39 mila euro di parcella degli avvocati Crosta e Mangano che difesero Cuffaro in una causa di fronte alla Corte dei conti riguardante l’Ufficio stampa regionale. Circa 5 mila euro sono andati invece all’avvocato Lo Re che ha difeso Crocetta nel corso della scorsa legislatura.

Briciole, in fondo, rispetto ad altre voci che compongono la massa dei debiti fuori bilancio regionali: oltre 45 milioni, di cui 21 solo per le sentenze esecutive che hanno visto soccombere la Regione. Ma cosa sono i debiti fuori bilancio? Si tratta di somme che la Regione può riconoscere “ex post” seguendo le procedure previste dalle nuove norme contabili. Ma le tipologie di debito sanabili sono diverse. Tra queste, come detto, le spese legate a sentenze esecutive. Ma non solo. Tra le voci regolarizzabili ecco anche quelle relative alla “copertura dei disavanzi di enti, società e organismi controllati o, comunque, dipendenti dalla Regione, purché il disavanzo derivi da fatti di gestione” e quelle riferibili alla”acquisizione di beni e servizi in assenza del preventivo impegno di spesa”. Insomma, i deputati dovranno riconoscere i “buchi” di alcune società, e accettarne il ripianamento, oltre a regolarizzare acquisti compiuti senza un impegno di spesa.

I 21 milioni e rotti di “cause perse” riempiono oltre 30 pagine di tabelle. Una di queste pagine è però particolarmente controversa, visto che la Regione ancora non ha chiaro quale sia il dipartimento che dovrà sborsare la somma, dando esecuzione alla sentenza. E la mancanza di chiarezza nasce dal fatto che la vicenda che genera questo debito ha inizio parecchi anni fa. È la storia della New Energy, costellata da lentezze burocratiche che ora ricadono sulle casse pubbliche. In questo caso la Regione dovrà assicurare un maxi-risarcimento di quasi 13 milioni alla società romana che ha ottenuto solo dopo tre anni e mezzo il nullaosta per realizzare nella zona di Modica un impianto di energia alimentato da biomasse. Una storia che affonda nel 2005, quando parte la richiesta di autorizzazione. Dopo la conferenza di servizi sembra tutto ok. Poi tutto improvvisamente si ferma, almeno fino al 2010, quando arriverà il via libera della Regione: troppo tardi. La lunga attesa aveva fatto perdere alla società un finanziamento europeo da 13 milioni. Che adesso verrà restituito dalla Regione e accresce il monte dei debiti fuori bilancio dopo una sentenza del Cga del 2015.

Ma non solo, tra le cifre che formano il “buco” ecco spuntare anche il milione e mezzo che la Regione ha dovuto pagare al Parco dei Nebrodi allora guidato da Giuseppe Antoci: l’amministrazione non aveva infatti riconosciuto ai lavoratori alcune indennità e la corretta qualifica professionale e così ha perso di fronte al Tribunale di Palermo ed è stata condannata a pagare. Tra le cause perse, ecco quelle contro molti lavoratori della società regionale Multiservizi: in questo caso la somma sfiora i 176 mila euro. E ci sono perfino degli affitti non completamente onorati dalla Regione: quelli per l’edificio di via Imperatore Federico, sede del Dipartimento Lavoro. In questo il debito è di quasi 195 mila euro, frutto di un decreto ingiuntivo: la Regione non aveva onorato i suoi impegni dal 2008 al 2012.

di Accursio Sabella

01 Settembre 2018

E’ l’ora delle vacanze. I problemi della Sicilia possono aspettare….

Se ne parla a settembre. Per cosa? Per tutto. È l’ora delle vacanze, ci sarà tempo dopo per mettere mano al disastroso stato della Sicilia. Che come uno studente svogliato, è appunto rimandata a settembre. Quando nei palazzi della Politica si riprenderà il filo di tutti i discorsi spezzati.

 Come la storia dell’insularità, encomiabile iniziativa, per la quale ieri a Sala d’Ercole ci si è dati appuntamento al ritorno dalle vacanze. Quando si parlerà della norma-manifesto che auspica un trattamento di riguardo per l’isola isolata e per i suoi residenti (o almeno per quelli che rimangono, visto l’esodo di massa in corso fotografato dallo Svimez), con tanto di orpello di referendum dal quesito alquanto scontato (qualcuno ha detto che sarebbe un po’ come chiedere se vuoi bene alla mamma).

Ne riparleremo a settembre.  Quando si sarebbe dovuto anche mettere mano alla sorta di manovrina lampo con cui la giunta regionale rattoppa. i buchi lasciati dall’impugnativa del governo nazionale. E invece per quella si è trovato il tempo ieri, con un blitz del governo in Aula. La leggina è passata, come una sorta di ideale post scriptum a una lunghissima sessione di bilancio che ha sequestrato l’aula fino a giugno, per il collegato, con questo piccolo strascico agostano.

A settembre ci sarà poi tempo, c’è sempre per quello, per parlare di riforme. E figurarsi. È quello il ritornello di una vita, da non si sa più quante legislature. Le riforme, quelle che si dicono ma non si fanno. Almeno fin qui. Stanno lì e aspettano il ritorno di governo e deputati dal mare. A Palazzo dei Normanni è arrivata in estate quella per il diritto allo studio. Si attende quella delle Ipab. Quella dei rifiuti – attesissima e parecchio necessaria – si è impantanata subito in commissione ed è stata rinviata, anch’essa, a settembre. Sperando che sia la volta buona. Ci sarebbe pure la legge sul randagismo cara a Miccichè. E un altro pacchetto di disegni di legge, per lo più di iniziativa parlamentare, che attendono, come quelli approvati la settimana scorsa in prima commissione. Ma la finestra temporale per pensarci non sarà lunghissima, perché a metà autunno scatterà di nuovo il tempo di bilancio e compagnia, se non si vorrà andare all’esercizio provvisorio come accaduto molte volte negli anni recenti. E dunque se settembre e ottobre non saranno sfruttati al meglio – dopo questo rodaggio di inizio legislatura – c’è il rischio che Palazzo dei Normanni rimanga monopolizzato per un anno dai documenti contabili con annessi e connessi. Un lusso che la Sicilia boccheggiante non potrebbe permettersi.

E ci sarebbero pure i vitalizi degli ex deputati, quelli che i grillini vogliono tagliare. In ufficio di presidenza l’idea non piace tanto. Indovinate quando se ne riparlerà? Ma a settembre, ovviamente. Nuotiamoci un po’ su e riflettiamoci ben bene. Anche perché si attende la relazione tecnica degli uffici, così magari si potrà parlare della faccenda a ragion veduta e con qualche appiglio al diritto, senza ridurre il tutto a una puntatona dello show di Giletti.

Lasciamo che passi l’estate, allora. E che il Ferragosto porti consiglio. Settembre poi verrà, prometteva l’indimenticato evergreen. E speriamo che la storia non si concluda come in quel celeberrimo refrain, in cui alla fine piangeranno solo gli occhi miei. I nostri, nella fattispecie.

livesicilia
08 agosto 2018

“Chiacchiere indegne contro di me Ora rischio di perdere la casa”. IL MAB: CI DISPIACE IMMENSAMENTE, CHI MEGLIO DI NOI FORESTALI PUÓ CAPIRE PERDERE QUALCOSA TIPO IL LAVORO

Intervista a Rosario Crocetta. “Ma quale video hard, fanno di me un mostro. E ora non vogliono più assicurarmi”.

PALERMO – Rosario Crocetta riappare come un ricordo che torna alla memoria dopo qualche tempo. L’ex governatore è meno spumeggiante di una volta, provato da una serie di vicende. Non ha perso il gusto della battuta accompagnata dalla sua famosa risata. Ma non nasconde tutta l’amarezza per le cronache degli ultimi mesi. Che hanno visto il suo nome tornare alla ribalta. Ed è una, in particolare, la ferita più dolente, quella relativa al fantomatico video hard di cui si parla nelle carte dell’inchiesta sull’ex presidente di Confindustria Antonello Montante.

Che cosa fa Rosario Crocetta per ora?

“Un po’ mi lecco le ferite. Di un’esperienza in cui ho messo tutto. E che dire drammatica è poco. Ha assunto aspetti persino surreali in alcuni momenti”.

A cosa si riferisce?

“A vicende che poi si sono sgonfiare da sole. Ma che hanno avuto le prime pagine dei tg, vedi la finta, inesistente intercettazione su Lucia Borsellno che mi ha visto al centro di massacri mediatici. Avevo trovato una Regione quasi al default e ho cercato di imprimere un modo diverso di amministrare. E invece sono anche stato accusato dalla Corte dei conti per la questione di Sicilia e-Servizi, lo capiva chiunque che non c’era altro da fare se non assumere quei dipendenti. Ultima la vicenda Spartacus, in cui io sarei lo sprecone della formazione professionale”.

Non lo è stato?

“Prima che arrivassi io, la formazione costava 350 milioni e io l’ho portata a 175 milioni. E prima c’erano enti inaffidabili, noi abbiamo affidato il servizio al Ciapi, nato proprio per questa cosa. È il presidente della Regione che doveva controllare se i dipendenti lavorassero? Cosa dovevo fare, controllare 1.800 dipendenti a uno a uno?”.

Ma non c’è solo questo tra le contestazioni che le sono state mosse…

“Guardi, il broker che ha quasi il monopolio dell’assicurazione di tutti i dipendenti della Regione non mi rinnova l’assicurazione. E quindi per i sinistri con la Corte dei conti dovrei rispondere col mio patrimonio. Cioè la mia casa che mi ero fatto con 25 anni di mutuo”.

Ma non era assicurato all’epoca dei fatti?

“Il paradosso è questo, ci vuole la continuazione dell’assicurazione. Rischio di finire senza casa. Le farei vedere il mio ultimo cedolino della pensione, a proposito di casta (prende il telefono, ndr). Trecentosessantasei euro netti”.

Che pensione è?

“Quella da presidente della Regione e da deputato regionale. È giusto dirlo. Ma io non voglio vitalizi. Vorrei solo essere lasciato in pace. (Mostra il cedolino, l’ha trovato, ndr). Trecentosessantanove euro”.

Lei è anche indagato nelle inchieste su Morace e Montante. Ci sono novità?

“Non ne so niente. Ma vogliamo parlare del caso Morace? Un processo corruttivo per un bonifico? A un’impresa a cui ho tagliato circa cento milioni di euro in cinque anni? Dopodiché, io ho rispetto per la magistratura e sono fiducioso che queste vicende si concluderanno positivamente”.

Anche quella che riguarda i rapporti con Montante?

“Non ne so nulla. Dall’avviso di garanzia non capisco a quali fatti ci si riferisca. Questi fatti corruttivi o addirittura associativi non li conosco, anche perché sono stato sempre un single e non mi sono mai associato con nessuno”.

Secondo l’ipotesi degli inquirenti, lei tra l’altro avrebbe ricevuto soldi per la campagna elettorale.

“Chiarirò con i magistrati e non mi va di rilasciare dichiarazioni prima di essere interrogato. Per rispetto della magistratura non mi sembra corretto. Io dai giornali ho letto che si parla di un milione di euro, o due… Io la mia campagna elettorale l’ho fatta sobria, parca, senza fuochi d’artificio. Spese ed entrate sono tutte documentate. E il 70 per cento degli imprenditori che hanno contribuito sono gelesi. A quelle spese ho contribuito io con circa 56 milioni… no, 56mila euro, con i soldi della mia liquidazione”.

Sta dicendo che Montante non gliene ha dati di soldi.

“Ma di che parliamo? O li ho spesi o dovrei averli in tasca. Io vivo in una casetta semplicissima, ho uno stile di vita sobrio, non mi interessa la ricchezza. Sarei un coglione che ha due milioni di euro e vive come un poveraccio? Poi mi pare che siamo davanti a un pregiudizio omosessuale ripetuto”.

Si riferisce al video hard di cui qualcuno parla nell’indagine?

“Il presunto video. Ho denunciato io, nel 2008, che qualcuno metteva in giro questa voce. Nel processo contro Panorama ne ho parlato, l’ho fatto anche nel processo contro l’Espresso. Se questo materiale ci fosse stato io penso che sarebbe in rete da molto tempo. E poi non lo avrei denunciato io. E mi faccia dire: mi si infanga con insinuazioni indegne, peggio che dire che io sono un assassino. Io ho familiari, nipoti che possono leggere che loro zio ha i video pedopornografici. Io denuncerò per diffamazione chi usa questi argomenti parlando per sentito dire”.

Al di là di questa vicenda, che comprendo sia molto dolorosa per lei, il tema politico che viene fuori da quest’indagine è l’ipotesi che qualcun altro governasse la Regione al suo posto.

“Ma come? Attraverso l’assessorato Attività produttive? E l’assessorato Attività produttive governava la Regione? Quando si doveva nominare il successore di Vancheri, il candidato era Nello Dipasquale, proposto da Vancheri e Cicero. Io rifiutai. Confindustria non voleva essere al governo allora e io non lo volevo più. Scelsi la Lo Bello che era espressione del mondo sindacale. Quando Cicero rifiutò di fare il commissario all’Irsap, io proposi una dipendente regionale, la dottoressa Alessandra Dilberto. Poi fu la Lo Bello che nominò la Brandara. Non mi si dica che gliel’ha chiesto Montante, si conoscevano da ragazzine, dividevano la casa, non le ha presentate certo Montante. E comunque sono fatti a cui io sono estraneo. A me Montante non ha chiesto mai qualcosa di illecito. nè lui né nessun altro. Non c’è stato nessuno che mi ha chiesto cose che non si potevano fare. Anzi, ci fu un imprenditore che voleva partecipare a una gara e mi chiese se avevo uno studio tecnico da suggerigli, io lo cacciai dalla stanza e gli dissi che avrei potuto denunciarlo. Non si fece più vedere”.

Sta dicendo che non c’erano pressioni sulle vostre nomine?

“Ma se non sentivo nemmeno i partiti… Il caso di Dipasquale è emblematico. Mi venne proposta la sua nomina dall’assessore uscente, di Confindustria, e io ritenevo chiusa quella fase. Credo che nei miei confronti i magistrati non abbiano assolutamente nulla. Siamo al sentito dire del sentito dire. Il pettegolezzo è diventato inchiesta giudiziaria”.

È preoccupato per questo?

“Sono addolorato, non preoccupato. Penso a tutta la mia vita, le testimonianze che ho fatto nei processi, i miei conti aperti con la mafia, le mie revoche degli affidamenti nei bandi a tutte le imprese mafiose. Improvvisamente impazzisco, vengo in Siclia e vado a fare un pactum sceleris con chi? Con quelli che venivano considerati i paladini dell’antimafia italiana. E che avevano una visibilità maggiore della mia che ci avevo messo la vita nel territorio. All’epoca lo stesso Fava diceva nel 2012 che era opportuno collaborare con la Confindustria. Di Lo Bello e Montante si parlava come possibili presidenti della Regione”.

Di Lo Bello si parlava, di Montante non mi risulta.

“Sui giornali. Ma nelle sedi politiche che contavano si parlava anche di Montante. Io perché avrei dovuto rifiutare quel sostegno? Se quel sostegno deve apparire corruttivo, allora omnia munda mundis. Io nella mia vita non mi sono appropriato di un centesimo. Non mi sono arricchito. Non possiedo nulla se non quello che è venuto col mio lavoro e non da politico. Se io mi devo trovare inserito in uno scontro che non riguarda me, ma la Confindustria siciliana per sostenere la tesi che Antonello Montante è un mostro che controllava la Regione, dico che con me la Regione non l’ha controllata nessuno, né Montante ci ha tentato. E poi mi faccia dire una cosa.

Cosa?

“Tutto questo patto corruttivo sarebbe avvenuto perché allo Sviluppo economico davano qualche migliaio di euro alla pasticceria che forse era di Montante? Io gestivo miliardi. Avrei dovuto fare un patto corruttivo per un piccolo contributo alla pasticceria che adesso apprendo potrebbe essere di Montante? Non mi faccia aggiungere altro, parlerò ai magistrati, con il massimo rispetto”.

Le manca un po’ la tv? Ci andava spesso.

“Non ci voglio andare. Ho vissuto momenti di sofferenza. Queste vicende le pago. Chi delinque mette nel conto il rischio. Invece chi non delinque e ha sempre vissuto con onestà e si ritrova mostrificato… Io mi imbarazzo. Quando ci fu la vicenda Borsellino, avevo vergogna di affacciarmi alla finestra di casa mia perché pensavo che la gente guardandomi mi dicesse mafioso. Queste cose dovrebbero essere gestite con più cautela. Io penso a un padre che mi vede fare una carezza a un bambino e poi legge quella cosa e vede in me un mostro. È inconcepibile. E tutto senza nessun elemento che non siano i chiacchiericci di persone indegne. Chi si è inventato queste cose deve rispondere alla giustizia di Dio e degli uomini”.

Lo sa che dicono che lei andrà all’Isola dei famosi?

“Ma quando mai? Me lo hanno chiesto altri giornalisti. Io? Io che mi vergogno a farmi riprendere in costume?”.

Però l’ha pubblicata una sua foto in costume all’epoca. E fu criticato.

“E infatti quella volta mi sono messo il giornale davanti per coprire la pancia… Ma io mi vergogno. Quella cosa la feci unicamente perché c’era stata un’offesa alla Sicilia”.

È ancora iscritto al Pd?

“Io sinceramente se dovessi valutare per come sono stato trattato avrei dovuto mandare a quel paese già dalle Regionali il Pd. Ho fatto il disciplinato militante, e sono stato ripagato”.

Come?

“In modo ignobile. Non rispettando neppure le promesse. Sono schifato del modo come è stata condotta la politica regionale. Nel Pd ci sono tante persone perbene che avvertono il disagio come me. O il Pd diventa un’altra cosa o sinceramente non capisco perché dovrei continuare a fare politica”.

Secondo lei chi dovrebbe fare il segretario del Pd?

“Io. (Ride, ndr) Che non lo voglio fare”.

31 luglio 2018

L’ARS TORNA AD ASSUMERE, L’ANNUNCIO DI MICCICHÉ: “PRESTO UN NUOVO CONCORSO”.

Palazzo dei Normanni non bandisce una selezione da dieci anni. Oggi i burocrati in servizio sono già 175 per 70 deputati
 
Nel paradiso della burocrazia pubblica in Sicilia si torna ad assumere. “Nei prossimi mesi l’Ars bandirà un concorso per 10 posti”, annuncia il presidente dell’Assemblea regionale, Gianfranco Miccichè, a margine della cerimonia di consegna dei titoli di dottorato di ricerca dell’Università di Palermo, che si è svolta nel pomeriggio nel cortile Maqueda di Palazzo dei Normanni. Il presidente ha ricordato anche che l’ultimo concorso all’Ars è stato bandito dieci anni fa proprio durante la sua precedente presidenza ed era destinato a laureati in Giurisprudenza, Economia e Scienze politiche. Miccichè, infine, ha lanciato un appello al rettore Fabrizio Micari e ai professori presenti alla cerimonia “affinchè l’Ateneo formi studenti preparati e motivati”.  

All’Ars negli anni scorsi sono andati in pensione molti dirigenti, una dozzina, con norme a dir poco di favore: alcuni non avevano nemmeno 50 anni di età e sono andati via con il massimo del tfr e della pensione in base al loro reddito. Ma nel frattempo i deputati sono scesi da 90 a 70. Oggi all’Ars lavorano in 175 e al momento, grazie ad un accordo interno triennale, il tetto degli stipendi è fissato a 240 mila euro.

All’ingresso, cioè ad inizio carriera, le buste paga sono (cifre mensili per sedici mensilità): 2.952 euro netti al mese per il consigliere parlamentare, 2.069 euro stenografo parlamentare, 2.069 euro segretario parlamentare, 1.726 euro coadiutore parlamentare, 1.608 euro tecnico amministrativo, 1.534 euro assistente parlamentare. Stipendi base, ai quali vanno aggiunti eventuali straordinari e indennità. Stipendi base che dopo venti anni di servizo raddoppiano in media. Ad esempio un consigliere parlamentare con venti anni di carriera di base guadagna 6.468 euro netti al mese per sedici mensilità, cioè 103 mila euro netti all’anno più indennità.

La commissione di esame solitamente è composta da alcuni deputati componenti del Consiglio di presidenza e da docenti universitari scelti sempre dal Consiglio di presidenza.

di ANTONIO FRASCHILLA

11 Luglio 2018

NIENTE RIFORME PER DIFENDERE I PRIVILEGI

Pensare prima al bene della Comunità

All’Ars non c’è una vera maggioranza che voglia sostenere il programma di riforme comunicato dal presidente eletto, Nello Musumeci, e riportato nel Forum svolto da noi, pubblicato il 17 marzo scorso.
Riforma significa modificare lo status quo di sistemi, leggi, procedure burocratiche e altro con l’obiettivo di snellire, semplificare e tagliare le unghie ai privilegiati.
Proprio quest’ultimo obiettivo è il più difficile da raggiungere, perché chi gode di una rendita di posizione – per esempio i vitalizi degli ex parlamentari regionali – non intende rinunciarvi facendo fuoco e fiamme, attivando comunicazioni contrarie su giornali, televisioni e web e facendo tutto il possibile per evitare, appunto, la perdita dei privilegi goduti.
I privilegi si annidano in tante fasce sociali. Peggio, si annidano nelle istituzioni e nella burocrazia, con tutti coloro che gravitano attorno a esse, come professionisti, appaltatori, consulenti e via enumerando.

Il presidente Musumeci non ha una vera maggioranza, se non un insieme di deputati che rappresentano interessi diversi, fra cui evasori, corrotti e corruttori, morosi e altri che non intendono mollare la presa sul danaro pubblico.
La conseguenza di quanto precede è che, di fatto, il presidente Musumeci, dopo otto mesi dalla sua elezione, non è ancora riuscito a fare approvare una vera riforma sostanziale. Sta facendo il possibile per attivare piccole iniziative, stanziando qualche centinaio di milioni qua e là, ma non riuscendo a mettere in moto la vera macchina da guerra che sarebbe l’attivazione della spesa di quella decina di miliardi disponibili tra Fondi europei, statali e accesso al credito, senza contare l’utilizzazione di fondi regionali.
Lo stallo in cui sguazza la Sicilia è devastante, perché i poveri aumentano, i disoccupati non diminuiscono, i giovani senza lavoro sono sempre più disperati, ma quelli preparati se ne vanno, le persone che non studiano, non lavorano e non cercano il lavoro aumentano.
La situazione è drammatica, con un territorio siciliano che cade a pezzi, senza infrastrutture ferroviarie, senza il collegamento stabile con la riva Nord del Paese, con decine di migliaia di chilometri di strade disastrate, con i cantieri delle opere pubbliche fermi, a seguito della disastrosa attività di Crocetta, che li ha ridotti del 90%.

Il presidente Musumeci, all’atto del suo insediamento, ha fatto due importanti dichiarazioni: “Non mi ricandiderò”; “Se non faccio le riforme mi dimetto e mando tutti a casa”.
Si tratta di due impegni estremi, da usare per fare le cose, non per non farle. Tuttavia, questi due propositi non trovano audience in Assemblea regionale e nella burocrazia, che continua a non innovarsi, a non digitalizzarsi, a non emettere quegli atti amministrativi di autogoverno che non hanno bisogno dell’intervento politico.
I dodici assessori non stanno dimostrando la necessaria fermezza per dare una svolta di funzionalità ai sottoposti burocrati, a cominciare dai dirigenti generali.
Nessuno può spostare un dipendente da una stanza all’altra: per tutti valga l’esempio dei 150 dipendenti che dovevano essere trasferiti al controllo delle dighe e, dopo la rivolta dei sindacati, sono rimasti al proprio posto vincendo il braccio di ferro con l’assessore Grasso.

Se il personale non si può governare, se non possono essere adottati moderni ed efficienti metodi organizzativi, se non si diffonde il principio della responsabilità, secondo il quale chi è bravo viene premiato e chi è fannullone viene sanzionato, cioè il principio del merito, è chiaro che nessuno può parlare di riforme, usate come slogan per annebbiare la mente degli ingenui siciliani, i quali a ogni elezione rinnovano il proprio consenso anche nei confronti di chi non li ha serviti come promesso.
Vero è che Crocetta è stato asfaltato dalla gente, che lo ha punito per la sua totale inconcludenza, ma è anche vero che gli stessi elettori hanno dato il consenso a tanti candidati, poi divenuti deputati regionali, che hanno un vecchio curriculum di incapacità politica, non avendo mai concluso, singolarmente e collettivamente, nulla di buono.
Ogni Comunità ha la Classe dirigente che si merita, perché non ha la capacità di selezionare i migliori, perché il bisogno è dilagante, perché l’ignoranza supporta la cultura del favore anziché quella del servizio. Amen!

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di Carlo Alberto Tregua

10 luglio 2018