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Per Musumeci il periodo peggiore è passato !

Palermo, 7 dic. (AdnKronos) – “Il periodo peggiore è passato, adesso con la ricaduta dei miliardi di euro che abbiamo messo a disposizione delle imprese e degli enti locali, credo che presto si vedranno i risultati”. Lo ha detto il Presidente della Regione siciliana Nello Musumeci, incontrando la stampa. “Anche Bankitalia dice che c’è una leggera crescita – dice – dobbiamo lavorare e tacere. Questo è il mio motto. Spero che vogliate apprezzare questa sobrietà che non alimenta le attese”.

08 dicembre 2018

“Nessuno si illuda, non sono per i ribaltoni”. Musumeci risponde a Cancelleri

PALERMO – «Nessuno si illuda. Non sono fatto per i ribaltoni. Questa è la mia coalizione e con questa coalizione, al di là dei numeri, io andrò avanti per tutta la legislatura». Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, concludendo la presentazione a Palermo del report sulle politiche del governo a un anno dal suo insediamento chiude la porta alla proposta lanciata sulle pagine del nostro quotidiano dal leader del M5s in Sicilia Giancarlo Cancelleri di firmare un mini-patto per la Sicilia sulla falsa riga del contratto di governo firmato a Roma da Di Maio e Salvini anche per andare in soccorso di una giunta che non ha una vera maggioranza parlamentare.

Ma Musumeci non ne vuole sentire parlare: «Il contratto è già scritto, non c’è più solo un rigo bianco, lo abbiamo scritto con gli elettori con i siciliani. Il contratto è fatto. E’ chiaro – ha però detto lasciando aperto un piccolo spiraglio -. Possiamo aggiungere vari allegati, se altre forze politiche dell’opposizione volessero proporre nuovi obiettivi e temi oltre quelli che fanno già parte del nostro programma. Vengano con umiltà, senza iattanza e arroganza, scriviamo l’allegato A e l’allegato B».

«Non abbiamo bisogno di lezioni di moralità da nessuno – ha detto ancora il governatore – . Questa coalizione non è fatta di santi ma neanche di diavoli. E altrove non vede eroi. Se li vedessi non vorrei vederli troppo da vicino. Questo – ha sottolineato – è il Governo che deve mettere le basi per una nuova Sicilia. Se pensiamo ancora allo smalto o alla vernice abbiamo perso. Lavoriamo in silenzio, non ci facciamo condizionare da sondaggi e titoli (chiaro il riferimento al sondaggio pubblicato da La Sicilia sull’operato del governo Musumeci, ndr). Andiamo avanti. In silenzio perchè questa è la stagione della semina. Il pieno raccolto arriverà dopo di noi, dopo 4 anni, ma una parte pensiamo di poterla offrire anche durante la legislatura. Se non facciamo le basi saremo sempre ultimi come adesso, lasciateci lavorare».

 Accelerazione della spesa pubblica e tutela del territorio sono invece gli obbiettivi più urgentiindicati dal presidente durante la presentazione dei risultati del suo primo anno di governo. L’attenzione alla spesa pubblica deve mettere al centro, ha detto, «l’interesse verso l’impresa come uno strumento in grado di determinare autentica ricchezza».

Tra gli altri obiettivi che si stanno perseguendo Musumeci ha indicato la riqualificazione della rete viaria, lo sviluppo dell’edilizia scolastica, la riqualificazione dei centri storici soprattutto «nelle zone dell’entroterra soggette a processi di desertificazione».

Secondo i dati diffusi da Musumeci, Sul fronte del dissesto idrogeologico e della Protezione civile nel 2018 è stata istituita l’autorità di bacino con 17,8 milioni di euro per la pulizia di 108 fiumi e torrenti. Finanziati 160 milioni di euro per il dissesto e 73 interventi a tutela del territorio, 26,2 milioni di euro per la rete.

Il governatore, che è anche commissario per l’emergenza rifiuti in Sicilia, ha parlato di raccolta differenziata che in Sicilia sarebbe arrivata nel 2018 al 34%, con un aumento del 50% rispetto all’anno precedente: sono 203 i Comuni con oltre il 50% di differenziata, soltanto 64 sono al di sotto del 30%.  «Le tre città metropolitane, Catania, Messina e Palermo sono una zavorra perchè in queste città la differenziata raggiunge solo tra il 9 e l’11%», ha aggiunto Musumeci, sottolineando che la Sicilia «è proiettata verso il 50% ragionevolmente entro un anno. Faccio i complimenti ai sindaci che sono riusciti ad aumentare la differenziata».

Sul fronte lavori pubblici ha ribadito che al governo regionale «non piace come lavorano Anas e Rfi. Sono diventate un cancro. O cambiano marcia o saremo costretti a mettere in mora i nostri interlocutori, cui per un anno abbiamo concesso quasi illimitata fiducia».  «Viviamo una situazione di totale emergenza in Sicilia sul piano della viabilità – ha aggiunto Musumeci -. Non è possibile che i cantieri debbano essere semideserti e non debbano essere rispettate le scadenze».

lasicilia

07 dicembre 2018

ARS, NUOVA ‘FUGA’ DI DEPUTATI SUI DEBITI FUORI BILANCIO. IL PAPOCCHIO DI MICCICHÈ SULLE VARIAZIONI

Il problema è complesso e, con molta probabilità, ha poco a che vedere con la dialettica tra maggioranza e opposizione. Anche perché, in questo momento, all’Ars, non è facile capire chi sta in maggioranza e chi fa opposizione. Il PD, ad esempio, fa a tutti gli effetti parte della maggioranza che sostiene il Governo Musumeci, visto che è stato ‘garantito’ su sanità, acqua e rifiuti. Il papocchio del presidente Miccichè sulle variazioni di Bilancio: invece di garantire il lavoro dei deputati garantisce il Governo…   

Ieri, a Sala d’Ercole, si è ripetuta la scena del giorno prima (cioè dell’altro ieri): appena in discussione sono andati i debiti fuori Bilancio è stata richiesta la verifica del numero legale. Alla presidenza del Parlamento non è rimasto che effettuare la conta dei deputati presenti in Aula, constatare la mancanza del numero legale a rinviare la seduta.

QUI IL NOSTRO ARTICOLO DI IERI SUI DEBITI FUORI BILANCIO DELLA REGIONE SICILIANA

In questo sofferto passaggio parlamentare non possiamo non sottolineare la scorrettezza istituzionale del presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, che oltre a tentare di fare il gioco del Governo sui debiti fuori Bilancio, sta provando a forzare la mano sul disegno di legge sulle variazioni di Bilancio, garantendo il Governo e umiliando il ruolo dei parlamentari. Ma andiamo con ordine.

Cominciamo con i debiti fuori Bilancio. A nostro modesto avviso, la mancanza di numero legale non è legata a un’azione dell’opposizione. Anche perché non è agevole capire chi, oggi, in Assemblea regionale siciliana, fa opposizione. Gli 11 deputati del PD, ad esempio, non fanno opposizione, dal momento che questo partito, nelle cose importanti – per esempio nella spartizione delle poltrone nella sanità (leggere direttori generali del ASP e Aziende ospedaliere) – fa a tutti gli effetti parte del Governo.

Sotto questo profilo, le dichiarazioni del capogruppo del PD all’Ars, Giuseppe Lupo, che cerca di accreditare il PD come forza di opposizione sono un po’ tragicomiche…

Il problema dei debiti fuori Bilancio della Regione è che questo strumento è stato pensato e normato dal legislatore nazionale (Decreto n. 118 del 2011) per i Comuni e, peraltro, a certe condizioni, non certo per le Regioni. Invece, sia per i Comuni, sia per la Regione siciliana (delle altre Regioni italiane conosciamo poco su questo versante) i debiti fuori Bilancio sono diventati lo strumento per fare ‘operazioni’.

Nel caso dei debiti fuori Bilancio in discussione all’Ars il tema, a quanto pare, non è molto chiaro. Vero è che c’è stata una prima ‘scrematura’ e che sono stati eliminati i debiti che non sono sostenuti da sentenze.

Ma a quanto pare ci sarebbero altri due problemi.

In primo luogo, nel ‘mazzo’ dei debiti fuori Bilancio in discussione ce ne sarebbe qualcuno non sostenuto da sentenza.

In secondo luogo, in alcuni casi, non si tratterebbe di sentenze definitive, ma esecutive.

Così la situazione si ingarbuglia. Perché se, da un lato, non pagare significherebbe subire eventuali decreti ingiuntivi con tutto quello che ne potrebbe conseguire, dall’altro lato un eventuale ribaltamento delle sentenze in secondo e in terzo grado aprirebbe la via ad eventuali contenziosi.

Lo scenario è complicato e, forse, la ritrosia di alcuni parlamentari ad assumersi la responsabilità dell’approvazione dei debiti fuori bilancio non è del tutto ingiustificata.

Il timore è che, un giorno, gli attuali parlamentari che approveranno questi debiti fuori Bilancio potrebbero avere problemi con la Corte dei Conti.

Insomma, più che motivi politici, dietro questa storia potrebbero esserci altre cause che, in parte, abbiamo cercato di descrivere, ma che in parte potrebbero non essere ancora del tutto chiare.

Poi c’è il già citato problema del disegno di legge sulle variazioni di Bilancio che il Governo ha presentato con notevole ritardo, con molta probabilità per mettere i parlamentari davanti al fatto compiuto: o lo approvate subito così come l’abbiamo scritto noi, o vi assumete la responsabilità di lasciare senza soldi alcune migliaia di precari.

La mossa del Governo Musumeci ha infastidito i parlamentari, i quali non potranno intervenire sul disegno di legge. E la cosa appare piuttosto fastidiosa.

Il Governo ha trovato la sponda nella presidenza dell’Ars e, in particolare, nell’atteggiamento tutt’altro che al di sopra delle parti del presidente, Gianfranco Miccichè, che invece di difendere le prerogative dei parlamentari – ai quali il Governo ha tolto la possibilità di intervenire nel disegno di legge sulle variazioni di Bilancio nelle commissioni legislative di merito – difende la furbata del Governo.

L’aspetto quasi incredibile è che lo stesso Miccichè lo ammette:

“Il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè – si legge in un comunicato – al termine della lunga seduta d’Aula, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha ricordato che il Governo ha inviato la legge di variazione di bilancio tardivamente a causa dell’intoppo con la Corte dei Conti”.

Questo non è vero perché è stato il Governo a cercare e a perdere lo scontro con la Corte dei Conti, che gli ha imposto la manovra da quasi 2 miliardi già prevista la scorsa primavera in occasione della ‘parifica’ del Rendiconto 2017. Il Governo avrebbe avuto tutto il tempo di mettere a punto il disegno di legge sulle variazioni di Bilancio: ovvero lo spostamento di fondi da un capitolo all’altro che non è prerogativa del Governo, ma del Parlamento siciliano.

Con questa furbata dell’ultimo minuto – lo ribadiamo – il Governo Musumeci sta solo cercando, scorrettamente, di costringere l’Aula a votare un testo che i parlamentari non hanno avuto il tempo di approfondire. Le variazioni di Bilancio le propone il Governo, ma sono le commissioni legislative di merito e, in ultimo, la commissione Bilancio e Finanze, che ne decidono la composizione prima del voto d’Aula.

Miccichè dice che “la legge prevede che le variazioni’ debbano essere approvate entro il 30 novembre, ma essendo i tempi troppo stretti ho chiesto alle opposizioni di essere collaborative, cercando di comprimere il dibattito nelle commissioni”.

Miccichè sbaglia di nuovo: avrebbe dovuto chiedere al Governo, magari qualche mese addietro, di preparare le variazioni di Bilancio e di inviarle alle commissioni legislative di merito: cosa che non ha fatto perché – lo ribadiamo – tutela il Governo e non il Parlamento.

“Ho stigmatizzato l’atteggiamento del Governo – aggiunto il presidente dell’Ars – ma non ho deciso alcunché, se non dopo aver sottoposto il problema alla conferenza dei capigruppo, cercando di trovare una soluzione condivisa da tutti. Sia il PD che i 5 Stelle in conferenza dei capigruppo hanno votato contro la mia proposta ma senza clamore, cosa che invece hanno fatto in aula”.

“In ogni caso – prosegue Miccichè – il mio atteggiamento è stato lineare. Se si fosse trattato di un disegno di legge qualsiasi non avrei certamente forzato i tempi regolamentari. Trattandosi, però, delle variazioni di Bilancio, cioè norme che permettono di stanziare le risorse necessarie per gli stipendi di 4 mila persone – che non possono essere lasciate senza soldi sotto Natale – sono sicuro di avere adottato, in conferenza di capigruppo, la migliore soluzione, nonostante l’opposizione abbia votato contro. Tra l’altro – conclude – nel testo del Governo c’erano due norme che ho stralciato perché prevedevano nuove spese”.

Il ‘ricatto’ politico e parlamentare è servito…

A questo punto il presidente Miccichè si auto-assolve:

“Continuo a ritenere il mio comportamento corretto, equilibrato e lineare, affinché l’Assemblea possa andare avanti e consentire ai Pip, ai dipendenti della Resais e a quelli delle riserve naturali di ricevere gli stipendi”.

Noi, invece, continuiamo a ritenere l’atteggiamento del presidente Miccichè sbagliato, perché sta solo cercando di mettere il Parlamento siciliano al servizio del Governo: e questo è inaccettabile.

Foto tratta da siciliaunonews

di Giulio Ambrosetti

29 novembre 2018

ALL’ARS. NORME KO, RISCOSSIONE, NUOVI ENTI. NEL COLLEGATO C’È DI TUTTO E DI PIÙ. IL MAB: TRANNE I FORESTALI

Nuovi enti da istituire, Riscossione Sicilia che non chiude, i contributi per gli enti locali. Finanziaria snella, ma collegato “di peso”.

PALERMO – Tasse, esenzioni e riscossione. Immobili regionali, beni culturali, trasporti e infrastrutture. Sanità, rifiuti, ex province. Ma anche meteo, cavalli e penne. C’è di tutto e di più nel Collegato preparato dal governo regionale. Una Finanziaria snella, ma un collegato “di peso”: un numero di articoli ancora indefinito, coperture finanziarie da recuperare, ma il libro dei sogni c’è. E si muove tra passato e presente, riproponendo tra gli altri anche articoli già bocciati dal Parlamento regionale nell’ultima sessione di bilancio – come l’Agenzia per la casa – e aggiungendone di nuovi pronti a far discutere.

Gli enti e gli uffici da istituire

Tra i primi articoli è prevista l’istituzione del Centro meteorologico regionale siciliano che dovrebbe occuparsi di climatologia, dissesto idrogeologico, inquinamento. Alla guida ci sarà un direttore nominato dal presidente della Regione. “Al fine di promuovere la cultura materiale della scrittura”, il governo Musumeci prevede l’Istituzione di un Museo della penna e di un Museo della Stampa, il primo a Catania, il secondo a MIlitello Val di Catania. Il finanziamento, di 900 mila euro per il 2019, deriverà dai fondi per lo Sviluppo e la coesione. Se approvato, nascerà anche il Museo polivalente della Mineralogia e delle Scienze della Terra “Geo Genesis”, nell’area demaniale della ex Sacos a Bagheria. Il collegato prevede di finanziare il progetto con 600 mila euro per il 2019 e prevede anche la possibilità di stipulare una convenzione con l’università di Palermo.

Sanità e Funzione pubblica

Su proposta dell’Assessorato alla Salute potrebbe essere istituito un Collegio di direzione delle aziende del servizio sanitario regionale e degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di diritto pubblico: praticamente una sorta di cabina regia del settore. Un’altra, dopo quella già istituita e non ancora messa in funzione per la comunicazione e i sistemi informativi.

Per la Funzione pubblica, invece, si pensa a un ufficio speciale, con personale proprio, responsabile dei processi di stabilizzazione dei lavoratori precari nelle pubbliche amministrazioni. E a proposito di Enti locali, il Collegato alla legge di Stabilità, prevede indennità di presenza al personale del dipartimento per “l’attività tecnica di supporto”: il budget stimato – e da recuperare – è di 50 mila euro. E dopo il rincorrersi di molti stop sulla mobilità dei dipendenti regionali, una norma inserita nel Collegato prevede che il personale di Regione ed enti possa essere utilizzato in altri rami dell’amministrazione al fine di contenere la spesa e assicurare l’assolvimento di compiti istituzionali. Il dibattito recente ha riguardato il sistema di guardiania delle dighe in Sicilia e la spesa dei fondi europei.

Riscossione Sicilia

I lavoratori di Riscossione Sicilia ancora  aspettano notizie sul loro trasferimento alle Agenzie delle Entrate, ma la direzione desiderata dal governo regionale sembra un’altra. E sicuramente non sembra prevedere una chiusura a breve della società regionale. Due gli articoli nel Collegato che riguardano l’ente per la riscossione dei tributi. Il primo dispone l’erogazione “di contributo analogo a quello erogato dall’Agenzia delle Entrate all’Agente nazionale delle riscossione”, non superiore a due milioni e mezzo di euro. Contributo, da versare una volta approvati i bilanci aziendali e da dividere tra Regione e Agenzia delle Entrate in base al carico erariale. Il secondo articolo prevede un rimborso per le spese di notifica della cartella di pagamento.

Misure per la crescita e lo sviluppo

Nelle misure per la crescita e lo sviluppo, l’Assessorato all’Economia, pure se “si riserva di trovare le coperture” ipotizzando di utilizzare i fondi Sviluppo coesione, prevede alcune agevolazioni in favore delle imprese localizzate nelle zone economiche speciali della Sicilia (Zes). Sono previsti poi interventi a favore delle imprese agricole e il ritorno della riforma delle normativa sul bollo auto. Alcune norme raggruppano i contributi agli enti locali, in particolare alle ex province e ai comuni per la gestione straordinaria dei rifiuti.

E, sempre nelle more dell’identificazione delle coperture economiche, l’assessorato alle Infrastrutture ha predisposto una norma per sostenere i capoluoghi di provincia nella pianificazione della mobilità urbana e per l’integrazione tariffaria dei sistemi gomma-ferro: una misura quest’ultima che faceva già parte del collegato dell’anno scorso e che torna anche quest’anno.

Le norme bocciate e riproposte

Il governo regionale non si rassegna su alcune norme che, bocciate nella scorsa sessione di bilancio, vengono riproposte anche in questo collegato alla legge di stabilità. Prima su tutte l’Agenzia per la casa e l’abitare sociale (Arcas). Nominati di recente i nuovi presidenti degli Iacp, che entreranno nel pieno delle loro funzioni a gennaio, l’esecutivo non ha mai fatto mistero di voler riformare il settore, accorpando gli Iacp nel nascente Arcas. Ma il Parlamento ha bocciato la norma, chiedendo piuttosto una norma indipendente da discutere separatamente. E invece eccola di nuovo nel corposo testo del collegato. Come quella sull’Istituto zootecnico per l’incremento ippico in Sicilia. Insomma, a tratti, durante la discussione – è la previsone – potrebbe sembrare di vedere un film giù visto. Chissà se sarà possibile cambiare il finale.

di Maria Teresa Camarda

25 Novembre 2018

AVVOCATI, GIORNALISTI ED ESPERTI. I CONSULENTI DI GOVERNO E ARS. IL MAB: E I FORESTALI RIMANGONO AL PALO !!!!!

GLI INCARICHI
Ecco gli ultimi “esterni” chiamati dagli assessori e dai deputati regionali. I nomi e gli stipendi.

PALERMO – Nei palazzi regionali è sempre tempo di nuovi consulenti e così nelle ultime settimane le porte di Palazzo d’Orleans, di Palazzo dei Normanni e degli assessorati sono tornate ad aprirsi agli esterni incaricati di affiancare i vertici politici regionali.

Nello Musumeci si avvarrà della consulenza dell’avvocato Adriana Cassar dal 2 di novembre fin al 31 dicembre di quest’anno. Per lei lo stipendio lordo complessivo sarà di 7mila e duecento euro circa per due mesi di lavoro. L’avvocato originario di Catania dovrà assistere il governatore nelle scelte che riguardano l’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani e specialmente degli universitari. A tal riguardo la consulente dovrà approfondire le iniziative di utilizzo dei fondi europei nazionali e regionali e verificare gli schemi di disegni di legge e regolamenti di competenza del Presidente della Regione. L’inquilino di Palazzo d’Orleans inoltre continuerà ad avvalersi fino alla fine dell’anno della consulenza di Aurelio Angelini, il professore universitario chiamato per scrivere il piano dei rifiuti. L’incarico era scaduto il primo di agosto ma a fine settembre è stato rinnovato per gli ultimi quattro mesi dell’anno. Al lordo alla regione la consulenza da agosto a dicembre costerà qualcosa in più di 18mila euro.

Anche il vicepresidente della Regione Gaetano Armao dal mese di ottobre si avvale di due nuovi esperti: Giuseppina Varsalona, esperta in comunicazione della Pubblica amministrazione, e Aldo Berlinguer. Quest’ultimo dopo la collaborazione di tre mesi con l’assessore alle Attività Produttive Mimmo Turano collabora con gli uffici di via Notarbartolo per la creazione in Sicilia delle Zone Economiche Speciali. Per tutti e due il compenso lordo per tre mesi è di 6mila e duecento euro circa.

Avrà un valore di due mesi con scadenza l’ultimo dell’anno l’incarico che l’assessore alla Sanità Ruggero Razza ha conferito all’avvocato Daniele Sorelli per un compenso di 4mila e duecento euro. A lui spetta il compito di aiutare gli uffici di Piazza Ziino a predisporre dei disegni di legge in materia di sanità e in particolare dei problemi collegati ai rapporti di lavoro nel Servizio sanitario regionale.

L’ultimo incarico di collaborazione con gli assessori è stato conferito dal titolare della struttura per i Beni culturali Sebastiano Tusa che ha incaricato per due mesi Helga Marsala. Il compenso lordo sarà di poco più di duemila euro. A fronte di questa cifra la consulente dovrà curare i testi per delle mostre d’arte contemporanea.

Anche a Palazzo dei Normanni ci sono nuovi collaboratori. Già dalla fine di settembre, il deputato Alfio Papale ha confermato a Maria Mirella Moscarelli l’incarico che era scaduto l’undici agosto come impiegato amministrativo per 526 euro. La collaborazione stavolta durerà fino a 31 dicembre. Lo stesso giorno scadrà i contratto che Papale ha fatto firmare il 25 settembre a Giuseppe Costa per svolgere attività di segreteria a fronte di 1150 euro. Infine per lo stesso tipo di lavoro dai primi di ottobre alla fine dell’anno il deputato ha nominato due ulteriori addetti: Giorgio Trovato per 1626 euro e Alfio Nicosia 880 euro. In tutti questi casi si parla di compensi lordi ma

di Andrea Cannizzaro
24 Novembre 2018

LA SEDUTA. ARS, TRE LEGGI IN DIECI MINUTI OK AI DOCUMENTI FINANZIARI

Dopo il “conflitto” con la Corte dei Conti, ok a debiti fuori bilancio, rendiconto e assestamento. Le opposizioni non erano in Aula.

PALERMO – Blitz della maggioranza che riesce ad approvare tutti i documenti finanziari. In dieci minuti questa sera l’Assemblea regionale siciliana ha approvato con tre votazioni il disegno di legge per i debiti fuori bilancio, il rendiconto consuntivo per il 2017 e l’assestamento di bilancio. I voti favorevoli sono stati 28 per tutti e tre i ddl. I presenti erano 36. Superato così, dopo un lungo pomeriggio tra riunioni di giunta, seduta in commissione e in Sala d’Ercole, lo stallo in cui era finito il Parlamento regionale dopo lo “scontro” con la Corte dei Conti sul nuovo rendiconto, poi ritirato con una decisione della giunta di questo pomeriggio.

La maggioranza così può gioire per il risultato. “Voglio manifestare – ha detto il capogruppo di Forza Italia Giuseppe Milazzo – il mio apprezzamento per il senso di responsabilità mostrato dalle opposizioni che assentandosi dalla commissione e dall’aula hanno consentito l’approvazione dei documenti”.

Eppure durante la giornata non sono mancati momenti concitati e dubbi sugli esiti dei lavori. Nel pomeriggio, appunto, era arrivata la decisione della giunta per superare l’impasse e la crisi istituzionale con la Corte dei conti. Il governo ha revocato la delibera di giunta che approvava il “nuovo” rendiconto e ha presentato all’Ars il progetto di consuntivo approvato a giugno e sottoposto al giudizio di parifica con le rettifiche richieste dalla Corte dei conti a luglio.

In pieno pomeriggio il governatore Nello Musumeci e il suo vice Gaetano Armao sono entrati in aula per annunciare la decisione del governo di tornare sui propri passi. “Stiamo presentando – hanno spiegato – il ddl di Rendiconto oggetto della parifica della Corte dei conti con le dovute modifiche”. Ma alla domanda del presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè se il ddl fosse stato già presentato, il vicepresidente della Regione ha dovuto rispondere: “No”.

È dovuta passare qualche ora prima che il Rendiconto fosse disponibile in commissione Bilancio per essere discusso. Nella prima serata quando la riunione si è tenuta i deputati si sono visti consegnare il ddl con numerosi allegati e delle tabelle. Sia il Partito democratico che il Movimento Cinque stelle, allora, hanno chiesto al governo rappresentato da Armao se le tabelle rispettassero le indicazioni della Corte dei Conti. La risposta positiva del governo non è bastata alle opposizioni che hanno chiesto venti minuti per presentare gli emendamenti e poi invece hanno lasciato il palazzo per fare mancare il numero legale. La maggioranza però ha avuto il tempo per ricompattare le fila e garantire che con la presenza dei deputati sufficienti si potesse procedere alle votazioni.

Solo ieri la possibilità di questo esito sembrava lontanissima. Nella mattinata, la Corte dei conti aveva paventato la necessità di sottoporre al giudizio di parifica il Rendiconto approvato dalla giunta ad ottobre e in esame all’Assemblea regionale siciliana. Per il governo il nuovo disegno di legge di rendiconto rispettava il dettato del giudizio di parifica che i giudici contabili avevano espresso a luglio ma per le Sezioni riunite in sede di controllo delle Corte dei conti il nuovo documento doveva essere nuovamente “parificato”. “Una questione interpretativa, un fatto formale” che fin dalle prime reazione e valutazioni sugli scenari possibili indicava però una conseguenza certa: lo stallo, l’impossibilità ad approvare l’assestamento e la nuova manovra e di conseguenza la necessità di ricorrere all’esercizio provvisorio. Scenario questo che il governo ha sempre affermato di volere evitare e che oggi è diventato più concreto con i primi documenti finanziari portati a casa con un sì del Parlamento.
di Andrea Cannizzaro

21 Novembre 2018

Stop della Corte dei Conti ai ‘magheggi’ di Governo e Ars: Musumeci e Armao in fuga… Chi malafiura!

Come vi abbiamo anticipato la scorsa settimana, non solo il Governo regionale, ieri, non ha presentato la manovra economico-finanziaria 2019, ma – oggi – ha ‘incassato’ una bella scoppola dalla Corte dei Conti. Governo e Ars, che gli piaccia o no, dovranno presentare una manovra da quasi 2 miliardi di euro. E le opposizioni? Il PD appoggia il Governo. E i grillini stanno a guardare…   

Com’era prevedibile, nell’udienza di oggi, presso la Corte dei Conti, il Governo regionale di Nello Musumeci ha preso una bella ‘scoppola’. Nulla di nuovo per i nostri lettori, visto che il finale di questa storia – la magistratura contabile che contesta il Rendiconto 2017 che il Governo ha presentato in Assemblea regionale siciliana – l’abbiamo già scritto la scorsa settimana, e precisamente il 15 novembre (COME POTETE LEGGERE QUI). Vicenda sulla quale siamo tornati l’indomani, il 16 novembre (COME POTETE LEGGERE QUI), anticipando che il lunedì successivo – cioè ieri – la Giunta non avrebbe presentato il disegno di legge su Bilancio e Finanziaria 2019, perché se il Rendiconto 2017 non è a posto, beh, Governo e Ars non possono fare alcunché.

La storia è sempre la stessa, non è cambiata: la Corte dei Conti, la scorsa primavera, nel ‘parificare’ il Bilancio 2017, ha invitato il Governo e l’Ars ha effettuare una manovra da poco meno di 2 miliardi di euro. Ma gli ‘scienziati’ dell’assessorato regionale all’Economia – luogo dove si ritrovano veri e propri ‘geni’ della contabilità pubblica – hanno stabilito che sarebbe bastata una manovra da poco più di 500 milioni di euro e non di quasi 2 miliardi di euro.

Questa nuova ‘interpretazione’ dei conti della Regione, in verità, non ha convinto nemmeno il Servizio studi dell’Ufficio del Bilancio del Parlamento siciliano che, con garbo, ha cercato di evitare al Governo Musumeci di andare a ‘sbattere’ sul muro della Corte dei Conti (COME POTETE LEGGERE QUI). Ma non c’è stato nulla da fare.

Di fatto, il Governo ha ignorato le prescrizioni della Corte dei Conti. E ha inviato all’Ars un testo diverso: un Rendiconto 2017 che, di fatto, gli consentirebbe, per il 2019, di effettuare una manovra da poco più di 500 milioni di euro invece che di poco meno di 2 miliardi di euro.

I giudici della Corte dei Conti sapevano tutto: ed è proprio per questo che hanno convocato, per oggi, il Governo, per fargli ‘rimangiare’ l’idea di effettuare una manovra da poco più di 500 milioni di euro invece che di poco meno di 2 miliardi di euro.

Il presidente Musumeci e il suo vice, l’assessore all’Economia, Gaetano Armao, sapendo che i giudici contabili gli avrebbero dato una bella ‘strigliata’, per evitare quella che in termini tecnico-giuridici si definisce “un tronzo di malafiura”, non si sono presentati.

I due ‘capitani coraggiosi’ Hanno mandato in ‘avanscoperta’ il Ragioniere generale della Regione, Giovanni Bologna, che di questa manfrina politico-contabile è vittima sacrificale.

Così al dottore Bologna non è rimasto altro che fare il pesce dentro il barile, accollandosi la paternità di scelte che hanno poco di tecnico e molto di politico.

Due parole vanno dette anche ai parlamentari dell’Ars, dal presidente Gianfranco Miccichè a scendere. Tutti sapevano che il Rendiconto 2017 non era quello ‘parificato’ dalla Corte dei Conti: lo sapeva il citato presidente dell’Ars, Miccichè; lo sapevano i componenti della commissione Bilancio e Finanze, a cominciare da presidente Riccardo Savona.

Ma tutti hanno fatto finta di non capire, seguendo il noto precetto:

“Mutu a cu sapi ‘u iuocu”.

Sconcertante – non troviamo un’altra parola – il silenzio dell’opposizione.

Non ci riferiamo al PD, che è parte integrante del Governo Musuneci, forza politica ‘garantita’ da Miccichè in persona, ora per gli affari legati ai rifiuti, ora per le poltrone nella sanità.

Ma se il Partito Democratico dell’Ars baratta l’appoggio per le poltrone, non si capisce l’atteggiamento dei venti parlamentari del Movimento 5 Stelle. Impossibile pensare che non abbiano capito quello che stava succedendo. Ed è politicamente inspiegabile che, già la scorsa settimana, dopo la notizia della convocazione del Governo da parte della Corte dei Conti, non abbiano sparato a zero su Musumeci ed Armao.

Qua e là leggiamo che la Corte dei Conti dovrebbe effettuare una seconda ‘parifica’ del Rendiconto 2017. La notizia non ci convince proprio. Perché ciò si configurerebbe come un ‘errore’ commesso dai giudici contabili la scorsa primavera sbagliando i conti…

A nostro modesto avviso – anche alla luce di quanto scritto dal già citato Servizio studi dell’Ufficio del Bilancio del Parlamento siciliano, ‘immaginifici’ sono i calcoli fatti dall’assessorato all’Economia, non certo quelli della Corte dei Conti.

Che vogliamo dire? Che la vicenda si può risolvere senza ‘morti & feriti’: il Governo ritira il Rendiconto 2017 ‘immaginifico’ presentato all’Ars e presenta quello ‘giusto’, cioè quello ‘parificato’ (che significa approvato) dalla Corte dei Conti.

Dopo di che, per il 2019, che gli piaccia o no, Musumeci e Armao dovranno presentare un disegno di legge di Bilancio e Finanziaria 2019 con una manovra da poco meno di 2 miliardi di euro.

Ciò significa che almeno 800 milioni di euro (magari anche 700 milioni di euro) dovranno essere tolti dalla manovra economica e finanziaria 2019 (e non 500 milioni che poi sarebbero diventati 400 e forse 350 e forse…).

Il restante miliardo e 200 o miliardo e 300 milioni di euro potrà essere reperito con un prestito trentennale. Non ci sembra che ci siano altre soluzioni.

Il presidente Miccichè ha detto che sarebbero in pericolo gli stipendi dei dipendenti regionali (e dei deputati…) di dicembre. E’ solo un tentativo maldestro di scaricare le responsabilità politiche di Governo e Ars sui giudici della Corte dei Conti, che fanno il proprio mestiere.

Il problema sollevato da Miccichè non esiste: basta presentare e approvare subito il disegno di legge per l’esercizio provvisorio, tanto ormai è difficile, se non impossibile, approvare la manovra 2019 entro fine anno.

P.s.

Il presidente della Regione, Musumeci, da parte sua, ha diramato un bizzarro comunicato stampa:

“Le irrituali dichiarazioni del presidente della Sezione di controllo della Corte dei conti di Sicilia sulla parifica del Rendiconto 2017, e quindi relativo alla gestione del precedente governo, sorprendono e amareggiano. Gli uffici finanziari della Regione assicurano di avere operato in linea con la normativa vigente. E questo mi basta. Se sul piano formale la Corte richiederà alcuni correttivi, saranno apportati. Il rispetto per lo stile istituzionale ci porta ad avere piena fiducia nella magistratura contabile”.

Il Rendiconto 2017 fa riferimento all’attività del Governo precedente. Ma la ‘parifica’ è della primavera scorsa. Ed è stata proprio la ‘parifica’ e le relative prescrizioni della Corte dei Conti che sono state ignorate non dal passato Governo, ma dal Governo che lei presiede, onorevole Musumeci. 

E’ inutile che adesso cerchi di rivoltare la ‘frittata’: la ‘frittata’ l’avete fatta lei e il suo vice. Gli “uffici” qui c’entrano fino a un certo punto: perché la scelta di cambiare il Rendiconto ‘parificato’ non è tecnica, ma politica. 

Una scelta politica che non siete andati nemmeno a difendere nell’incontro di oggi…

Foto tratta da lasicilia.it

20 novembre 2018

 

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SALA D’ERCOLE TORNA A RIUNIRSI PER I DOCUMENTI CONTABILI

Dopo diverse sedute in cui l’Ars ha lavorato a rilento, con la discussione di disegni di legge non proprio di sostanza, come quello sull’adozione delle aiuole da parte dei cittadini dei comuni siciliani, a Sala d’Ercole arrivano i documenti contabili. Dopo essere stati esitati dalla commissione Bilancio, sono infatti approdati in Aula il rendiconto 2017 e l’assestamento di Bilancio, che saranno discussi dopo alcune disposizioni contabili incardinate e in cima all’ordine del giorno.

Nessuna notizia, ancora, dalle parti di Sala d’Ercole, della Finanziaria. Annunciata come una manovra snella, con non più di otto-dieci articoli dall’assessore all’Economia e vicepresidente della Regione Gaetano Armao, sarebbe dovuta arrivare entro il 31 ottobre. Sebbene sia prassi che i tempi si dilatino, l’ottimismo del governo sull’evitare l’esercizio provvisorio aveva fatto pensare a tempi più stretti per l’approdo a Palazzo dei Normanni. Occorrerà dunque accelerare il passo per raggiungere l’obiettivo prefissato dell’approvazione entro il 31 dicembre, per poi passare ai collegati.

Nel frattempo, Il Consiglio di presidenza dell’Ars ha deciso di rinviare la decisione sul taglio dei vitalizi. Dagli uffici è pervenuto uno studio sul taglio, insieme a due pareri che l’associazione degli ex parlamentari dell’Ars ha chiesto a due studiosi di diritto amministrativo. Il vicepresidente e grande sponsor del taglio dei vitalizi Giancarlo Cancelleri, a sua volta ha depositato il parere del Consiglio di Stato relativo al taglio dei vitalizi deciso dalla Camera dei deputati, ma altri componenti del Consiglio di Presidenza hanno chiesto il parere al Consiglio di giustizia amministrativa per un approfondimento.

“È stato un confronto serrato ma costruttivo e sereno – ha affermato il presidente dell’Ars, Gianfranco Micciché, al termine dei lavori – Abbiamo discusso a lungo sulla proposta di ricalcolo dei vitalizi degli ex parlamentari e stato deciso di approfondire la materia, chiedendo anche un parere al Consiglio di giustizia amministrativa. Gli ex parlamentari, a loro volta, ci hanno fatto pervenire due pareri che saranno esaminati come gli altri“.

di Manlio Melluso

18 novembre 2018

INCONTRO DI GRANDE INTERESSE CON L’ASSESSORE CORDARO E IL DOTT.GAZZARA

Il MAB Sicilia esprime un sentito ringraziamento all’Assessore Toto Cordaro per aver accettato l’invito a questo momento di confronto con la cittadinanza di Corleone e gli operatori del Servizio Antincendio Boschivo. Città  dove più che mai adesso ha bisogno di rappresentanti autorevoli del Governo Regionale come l’Assessore al Territorio e dell’ambiente, potendo dare sostegno a questo territorio martoriato su tutti i fronti, specie con gli ultimi disastri da alluvione accaduti dove tanti concittadini hanno perso tutto o quasi tutto nelle zone alluvionate, scuole Medie allagate, strade zona San Giacomo che non esistono più, e per non dimenticare la perdita di un uomo che per il grande senso di responsabilità per recarsi a lavoro nell’ospedale di Corleone ci ha rimesso la vita (il Dottore Liotta).

La grande accortezza dell’Assessore Cordaro e dal Dott. Luca Gazzara è stata di volerci incontrare prima che iniziasse l’incontro pubblico, per poterci chiarire le intenzioni al centro dell’interesse programmatico del governo Musumeci.

Sia il Coordinatore Regionale MAB Sicilia (Piero Margiotta) che il Presidente MAB (Gianantonio Gammino) in rappresentanza del personale AIB, hanno ribadito all’assessore che: come ampiamente discusso negli uffici del Governo regionale e specie nel suo di competenza, abbiamo più volte sollevata la questione del dissesto idrogeologico, di un territorio abbandonato a se stesso, la viabilità nell’entroterra che non esiste più, di un’economia ridotta al lumicino, per non parlare della tutela del patrimonio boschivo, dove ogni anno perdiamo centinaia di ettari di boschi e macchia mediterranea pur avendo un esercito di 20.000 FORESTALI, si i 20.000 forestali, dove ogni qual volta scoppia un incendio la colpa viene attribuita a questi lavoratori, come se colpevoli al di fuori di essi non ve ne siano, tutto questo perché i media ne fanno tesoro alzando gli odiens televisivi essendo invece solo  cattiva informazione, non sapendo o facendo finta di non sapere che sono proprio i FORESTALI GLI ANGELI E PROTETTORI DEI BOSCHI e a pagarne per primi le conseguenze mettendo a repentaglio la loro vita nel fronteggiare gli incendi, e stiamo parlando di tanti colleghi che ci hanno rimesso la vita negli incendi.

Confidando nella sua carica di Assessore al Territorio, nell’uomo di indiscutibile capacità politica, nell’avere a cuore le sorti del territorio e di tanti padri di famiglia, rinnoviamo l’invito a prendere in considerazione il progetto del MAB dove propone di impiegare tutto l’anno questo personale a tutela e salvaguardia del territorio e dei cittadini, visto l’ampio bagaglio di esperienza acquisita, questi uomini una volta per tutte che siano messi nelle condizioni di poter operare nei settori che vanno oltre i Boschi, nei comuni, nei siti archeologici, nelle strade provinciali che così continuando non esisteranno più, e dare fine al tanto detto che sono uno spreco, ma bensì una risorsa per la Regione Siciliana.

L’Assessore Cordaro, avendo ascoltato tutte le nostre proposte, ci ha fatto sapere che a breve sarà istituito un tavolo di contrattazione con le parti interessate, per metterci a conoscenza di tutte le fasi programmatiche.

Ringraziamo:
l’Assessore Cordaro e il Dott.Gazzara per il confronto concesso e l’attenzione prestata.

Il candidato Sindaco di Corleone (Nicolò Nicolosi) per l’invito rivolto e l’impegno profuso alla buona riuscita dell’incontro.

Tutti i colleghi che hanno partecipato a sostegno del MAB Sicilia e che danno sempre di più fiducia all’operato dell’associazione

15.11.2018
Coordinatore Regionale MAB Sicilia
Piero Margiotta

BILANCIO REGIONALE 2019: 2 MILIARDI DI ‘BUCO’, ESERCIZIO PROVVISORIO E ISMETT. CI SARANNO TAGLI PER TUTTI. TRANNE CHE PER L’ISMETT

Con la ‘bocciatura’ della Corte dei Conti la manovra economica e finanziaria da allestire per il 2019 torna a poco meno di 2 miliardi di euro. Un brusco risveglio. Ci saranno tagli per tutti. Tranne che per l’ISMETT. Soprattutto dopo il comunicato stampa strappalacrime di sei parlamentari nazionali del Movimento 5 Stelle di Palermo, scesi in campo – come facevano nelle passate legislature Graziano Delrio e Davide Faraone – per celebrare i fasti del Centro trapianti americano in Sicilia…

L’importante è non sapere. O meglio, non fare sapere. Certi argomenti si affrontano tra addetti i lavori. E qui – questo bisogna riconoscerlo – i venti parlamentari del MoVimento 5 Stelle all’Assemblea regionale siciliana – consapevolmente? inconsapevolmente? – stanno dando una grande mano al Governo di Nello Musumeci, agitando la questione del taglio dei vitalizi agli ex parlamentari. Invece di parlare dei 2 miliardi di euro da trovare nella manovra economica e finanziaria 2019, si parla dei mille o due mila euro al mese da togliere, per lo più, a ex parlamentari un po’ vegliardi. Vi pare poco?

Verrebbe da dire che, certe volte, i grillini – soprattutto quelli dell’Ars, che sono un concentrato di ‘genialità’ politica allo stato puro – se non ci fossero bisognerebbe inventarli!

Intanto, zitto tu e zitto io, siamo arrivati al 14 novembre e del disegno di legge di Bilancio e Finanziaria regionale 2019, ormai ‘soprannominato’ legge di stabilità non c’è traccia. Siamo, oggettivamente, in pre-esercizio provvisorio. Ma anche questo non si deve dire. Negli uffici della commissione Bilancio e Finanze dell’Ars giacciono un po’ sull’abbandonato il Rendiconto 2017 e la manovra di Assestamento di Bilancio.

Il Rendiconto, come direbbero a Roma, “se po’ fa’“: bisognerà soltanto nascondere i soldi che sono stati scippati agli ospedali pubblici della Sicilia per pagare precari & clientele varie: e su tale fronte – anche questo bisogna riconoscerlo: quello che è loro è loro – i dirigenti dell’assessorato all’Economia e dell’assessorato alla Salute-Sanità sono degli inimitabili ‘artisti’…

Certo, qualche problema potrebbe arrivare dalla Corte dei Conti: ma di questo si parlerà nel giugno del prossimo anno: poi si vedrà, non anticipiamo le pene.

E a proposito di Bilancio e di conti della sanità non possiamo non sottolineare che, anche per quest’anno, non ci dovrebbero essere tagli per l’ISMETT, il Centro trapianti-ospedale tuttofare che gli americani, alla fine degli anni ’90 del secolo passato, hanno piazzato in Sicilia.

L’IMSETT – sempre muto tu e muto io – costa ogni anno poco più di 100 milioni di euro. Anche per il 2019 – questa dovrebbe essere la notizia – mentre in tanti ospedali pubblici siciliani si ‘lecca la sarda’, non ci saranno tagli per l’ISMETT.

Da cosa traiamo tale convinzione? Anche da uno scoppiettante comunicato stampa d’impronta grillina arrivato fresco fresco ieri.

Ecco il titolo:

Ismett, M5S: “Eccellenza italiana, ci congratuliamo con staff sanitario. Ricordiamo anche umanità del donatore”

Segue la nota la nota dei parlamentari nazionali del MoVimento 5 Stelle di Palermo, Roberta Alaimo, Steni Di Piazza, Valentina D’Orso, Aldo Penna, Giorgio Trizzino e Adriano Varrica “sugli importanti risultati ottenuti dal centro ISMETT di Palermo”.

E quali sarebbero gli “importanti risultati”? Ah, sì, il ‘trapiantino’ di fine anno:

“L’eccellenza italiana e il progresso della medicina passa (no) anche da Palermo dove l’ISMETT ha realizzato per la prima volta in una struttura del Sud un trapianto di fegato da donatore a cuore non battente – scrivono pieni di entusiasmo i sei parlamentari nazionali grillini che dovevano cambiare la Sicilia -. Oltre a congratularci con tutto lo staff sanitario che ha ottenuto questo grande risultato, vogliamo esprimere un pensiero al donatore che con il suo grande gesto di umanità e sensibilità ha permesso il trapianto dei propri organi”.

Dopo un siffatto comunicato stampa da Libro Cuore diramato da questi sei geniali parlamentari nazionali del MoVimento 5 Stelle volete che i venti deputati grillini dell’Ars mettano in discussione gli oltre 100 milioni di euro del Bilancio regionale che ogni anno l’ISMETT ‘inghiotte’?

Insomma, se nella passata legislatura, per difendere il finanziamento  dell’ISMETT scendevano in campo l’ex Ministro Graziano Delrio e l’ex sottosegretario Davide Faraone – due ‘geni assoluti’ del PD – quest’anno a difendere ‘i miricani maestri di trapianti ci pensa direttamente il MoVimento 5 Stelle.

Ed è giusto che sia così: i tagli si fanno negli ospedali pubblici non all’ISMETT, che tra l’altro – sempre con i nostri soldi – ha messo su una sorta di ‘Poliambulatorio’ con quasi tutte le specializzazioni per politici & raccomandati vari.

Che cosa pensavate? Che i politici siciliani e i loro parenti ed amici, quando stanno male, se ne vanno, come i volgari comuni mortali, negli ospedali pubblici tra caos nei Pronto Soccorso, mancanza di posti letto e medici e infermieri stressati?

Un ospedale tuttofare per i nostri bravi politici e loro parenti e amici ci voleva: e da alcuni anni, grazie al Bilancio regionale, c’è: anche di questo si occupa l’ISMETT.

Ora è arrivato anche il sigillo dei grillini: anche per quest’anno tutto sistemato, tutto come prima. La rivoluzione è rinviata.

Chiusi i capitoli Rendiconto e ISMETT, beh, due paroline sull’Assestamento di Bilancio le dobbiamo scrivere. Presidente Musumeci, assessore Gaetano Armao, via: non è che volete far passare l’Assestamento di Bilancio facendo finta che non ci sia stata la ‘bocciatura’ della Corte dei Conti al vostro un po’ maldestro tentativo di ridurre la manovra 2019 da poco meno di 2 miliardi di euro a circa 500 milioni di euro?

Ne abbiamo parlato lo scorso 9 novembre, quando vi abbiamo ricordato la “Bomba” che si è abbattuta sui conti della Regione (QUI IL NOSTRO ARTICOLO). Vi confessiamo che, visto che di questa storia non parla nessuno, ci siamo detti:

“Magari abbiamo sbagliato, ci hanno rifilato un’informazione sbagliata, magari non è vero che la Corte dei Conti ha ‘bocciato’ il vostro tentativo di ridurre a 500 milioni di euro. Magari non è vero che adesso servono poco meno di 2 miliardi di euro, come la stessa magistratura contabile aveva indicato la scorsa primavera”.

Così, per scrupolo, abbiamo fatto un’ulteriore verifica. E ci hanno detto che è vero, che la ‘bocciatura c’è.

Ora, visto che la ‘bocciatura’ c’è, presidente e assessore, non è che potete ‘assestare’ il Bilancio ‘ammucciando’ i quasi 2 miliardi di ‘buco’? Qualcosa bisognerà dirla ai siciliani!

Via, anche i grillini dell’Ars saranno comprensivi, soprattutto dopo il mieloso comunicato stampa sull’ISMETT dei romani staranno buoni. E zitti.

Avanti, un po’ di coraggio.

Lo sappiamo che ancora non sapete dove troverete ‘sti soldi.

Lo sappiamo che i tagli saranno micidiali.

Lo sappiamo: vi state mangiando le mani per gli 800 milioni di euro di IVA sicula che vi siete fatti scippare lo scorso gennaio: pazienza.

Ora, però, è tempo di aggiornare l’Assestamento di Bilancio, perché se con il ricorso all’esercizio provvisorio Bilancio e Finanziaria 2019 verranno crocettianamente approvati nell’aprile del prossimo anno, l’Assestamento va fatto entro dicembre.

Avanti, coraggio. Anche i grillini sono con voi…

‘Bomba’ sui conti della Regione: la Corte dei Conti ‘boccia’ il ricorso sui 2 miliardi di euro

14 novembre 2018