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Parla il Presidente della Rupubblica di Malta all’ARS. I Deputati del M5S si alzano e vanno via !

«Mi scuso signora presidente per questa scena di violenza a cui ha assistito. Le assicuro che i siciliani non sono così, non soliti a queste manifestazioni. I deputati che sono rimasti in Aula sono certamente i migliori di questo parlamento». Così il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè ha commentato in Aula la decisione dei venti deputati del M5S di lasciare Sala d’Ercole al momento in cui la presidente della Repubblica di Malta Marie Louise Coleiro Preca ha preso la parola. Miccichè ha quindi ringraziato il deputato della Lega Tony Rizzotto «per essere rimasto in Aula e per aver dimostrato di essere un siciliano. Questo partito (M5S ndr) – ha aggiunto – dovrebbe essere quello del cambiamento, forse pensano che significhi riscrivere le regole della buona educazione».

13 giugno 2018

GOVERNO LEGA-5 STELLE, CANCELLERI: “PRONTI AD AIUTARE LA SICILIA, IL PROBLEMA È MUSUMECI”

Il leader del Movimento: “Nell’Isola c’è un governo mediocre e all’Ars hanno preferito la stampella del Pd al dialogo con noi. Armao sbeffeggia il nostro presidente del Consiglio”

Giancarlo Cancelleri è al settimo cielo. Da ieri è nato il governo nazionale Lega-5 stelle e lui ne sarà il riferimento nell’Isola, essendo uno dei pochi siciliani ben dentro il cerchio magico di Luigi Di Maio. E proprio in vista dei tanti dossier siciliani che Roma dovrà affrontare, a partire dai rapporti tra Stato e Regione, con Palazzo d’Orleans che chiederà miliardi di euro in più, mette le mani avanti: “Noi difenderemo gli interessi della Sicilia e del Sud perché senza un rilancio del Mezzogiorno il Paese non potrà crescere – dice Cancelleri – ma i siciliani devono sapere che di fronte abbiamo un governo regionale e una maggioranza all’Ars mediocri. In aula hanno preferito la stampella del Pd a noi, tanto che nonostante siamo il gruppo parlamentare più numeroso non abbiamo nemmeno una presidenza nelle commissioni. Musumeci poi esulta perchè il 15 per cento dei siciliani ha fiducia nella Regione dimenticando che l’85 per cento non ne ha alcuna. E poi ci sono assessori, come Gaetano Armao, che fino a qualche giorno fa hanno preso in giro il nostro presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Penso che tutto questo avrà adesso delle conseguenze nei rapporti tra Roma e la Regione. Di certo non faremo i passacarte di Musumeci”.

Sul programma del nuovo governo nazionale per la Sicilia, Cancelleri parla già di alcune priorità: “Intanto c’è una maggiore attenzione al Mezzogiorno, con il ministro per il Sud. C’è molto da lavorare, specialmente in Sicilia. Penso alle infrastrutture e ai trasporti: non consentiremo più alle Ferrovie di mandare al Sud i vagoni usati al Nord.  Non siamo il magazzino del Nord. Su alcuni grandi opere dovremo fare dei cambiamenti, penso alla linea ferroviaria veloce tra Palermo e Messina che nel progetto prevede un tunnel di sessanta chilometri sotto i Nebrodi. Penso sia più utile velocizzare la linea Palermo-Catania prevedendo collegamenti anche con Enna e Caltanissetta.  Sul fronte autostrade, rilanceremo la Catania-Ragusa e il completamento della Rosolini-Gela-Castelvetrano”.   Cancelleri assicura che il reddito di cittadinanza si farà: “E’ una parte fondamentale del nostro programma”.  Ma sull’asse Roma-Palermo si annuncia grande tensione.

di ANTONIO FRASCHILLA

02 Giugno 2018

Retroscena Bufera Conte, la lunga giornata dei sospetti sul ritorno di Di Maio. Salvini: «Se si cambia, salta tutto»

Il timore di dover dire sì a un governo guidato dal leader dei Cinquestelle

La giornata dei sospetti comincia con lo spread sul debito che arriva a quota 196. Seguono, a partire dal New York Times, le bordate che nel corso della giornata si fanno raffica nei confronti di Giuseppe Conte, il candidato premier proposto dai 5 stelle e accettato dai leghisti. E si conclude nell’incertezza sui tempi di convocazione al Quirinale del presidente del Consiglio in pectore.

Confronto di novanta minuti

Normale che Matteo Salvini e Luigi Di Maio abbiano molto da dirsi. E infatti, nel primo pomeriggio si confrontano per oltre novanta minuti filati. Al termine, il segretario leghista arriva tra i suoi parlamentari famelici di notizie e, per prima cosa, ribadisce la sua fiducia in Di Maio: «Che vi devo dire? Io di Luigi mi fido. Credo davvero che sia in buona fede». Eppure, qualche cosa al segretario leghista non torna. E così, completa la frase: «Di Luigi mi fido, ma non so se tutti quelli che ha intorno siano altrettanto affidabili». Un tarlo rode il capo leghista, e i suoi lo riferiscono così: «Noi abbiamo, come da accordi presi, lasciato a loro la scelta del premier: come è possibile, ferma restando la fiducia, che abbiano scelto una persona di cui, ad ogni ora che passa, se ne sente una nuova?».

Salvini: no a un governo Di Maio

Il dubbio è quello che tra i leghisti resiste da tempo: e cioè, che — tramontate le ipotesi «terze», quelle del «nome condiviso» — alla fine Matteo Salvini sia costretto a dire sì a un governo guidato da Luigi Di Maio. Così come ritengono piacerebbe al presidente Sergio Mattarella. Ma lui, il segretario leghista, continua a dire no: «Lo ripeto dal 5 marzo. Io posso benissimo non essere il premier, ma allora neppure può esserlo Di Maio». Di più: «O il governo parte come deve essere, oppure torniamo tutti quanti a votare». Un pensiero che nelle ultime ore scintilla spesso tra le idee del capo leghista, con la vittoria in Val d’Aosta e alcuni sondaggi che sono arrivati a dare la Lega al 25,5%.

Salta la triade Conte-Savona-Massolo?

Anche perché, a tarda sera, parte una nuova folata di voci: l’impianto sostanziale del governo — che vede premier Conte, ministro all’Economia Paolo Savona e agli Esteri Giampiero Massolo — sarebbe saltato. I leghisti accolgono gelidamente la notizia: «Noi stiamo a quanto concordato fino a questo momento. Se altri non sono più d’accordo, se ne assumeranno la responsabilità. E si va al voto». Salvini avrebbe anche detto di essere «pronto a tutto: al governo, al voto, alle barricate».

Il silenzio del Quirinale

Ma i sospetti leghisti si appuntano anche sul Quirinale: a ieri sera, dal Colle non era ancora arrivata alcuna comunicazione. E molti leghisti sono inquieti: «Ci hanno detto e ripetuto di fare presto. Poi, il lunedì diamo al capo dello Stato un nome che ha una maggioranza in Parlamento, e lui va a Civitavecchia». Un riferimento alla partecipazione del presidente alla partenza della Nave della legalità. Tra i leghisti meno diplomatici se ne sentono di addirittura roventi: «Come mai aspetta? Per far salire lo spread di un altro “ventello” e fare pressione su Matteo?». Uno stupore per la scelta d’attesa condivisa anche da buona parte del Movimento.

Ancora colloqui

I 5 Stelle vivono la loro giornata in altalena, tra la «sorpresa» per il susseguirsi di notizie sul curriculum di Conte e i fitti contatti tra i due leader. Ma è Di Maio a rassicurare i più inquieti: «Con Salvini siamo e restiamo d’accordo su tutto», avrebbe detto ai suoi il capo politico. I due leader si rivedono prima di lasciare Montecitorio: si studiano possibili scenari ed equilibri. Con il passare delle ore crescono pure i sospetti di una manovra del Movimento, di un blitz per piazzare Di Maio a Palazzo Chigi. Ma i Cinque Stelle respingono i sospetti. «L’ideale di tutti sarebbe un governo politico, però Salvini non vuole e per noi si procede con Conte. L’idea di un cambio forse sarà balenata ad altri». E ancora: «Noi? Ci sentiamo sicuri dell’accordo politico che abbiamo intavolato. Crediamo che siano fattori esterni a noi e alla Lega a creare intoppi». Il problema su Paolo Savona all’Economia, professore anti euro, però resta. Anche se Salvini scuote la testa: «Incredibile. Lui non è un leghista. È stato ministro di un padre della Patria come Ciampi, è stato in Bankitalia…».

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“Nel contratto di governo nessuna uscita dall’euro”

“Il contratto di governo pubblicato dall’Huffington Post è una versione vecchia che è stata già ampiamente modificatanel corso degli ultimi due incontri del tavolo tecnico. La versione attuale, dunque, non corrisponde a quella pubblicata. Molti contenuti sono radicalmente cambiati. Sull’euro, ad esempio, le parti hanno già deciso di non mettere in discussione la moneta unica. La versione pubblicata, dunque, non è fedele a quella attuale”. Lo affermano il Movimento 5 Stelle e la Lega in una nota congiunta.

Della bozza del contratto pubblicata dall’HuffPost “credo sia stato cambiato molto, soprattutto la parte del debito, dell’euro e molte parti legate a immigrazione e a nostri temi sulle questioni dei beni comuni“. Così Luigi Di Maio uscendo dalla Camera. “L’uscita dall’euro? Secondo me quella roba lì non ci sarà”, ha aggiunto.

Fonti M5S sostengono che la bozza uscita in queste ore risalga in realtà a ieri mattina, ma su molti punti – compreso il nodo dell’Europa e della moneta unica – il documento in questione conteneva la sola ‘sintesi’ degli uffici legislativi, che avevano raccolto tutti i punti dei due programmi su uno stesso tema facendoli confluire in una bozza a cui avrebbe dovuto poi lavorato il tavolo tecnico.

16 maggio 2018

Ars: portaborse assunti come colf. E Miccichè attacca il M5s

Una ventina di casi, ma potrebbero essere di più. Sono stati assunti a Palazzo dei Normanni da deputati con contratti da domestici per pagare meno contributi, come notato dalla Corte dei conti. Il presidente dell’Assemblea su Fb: grillini fanno contratti semestrali

Almeno una ventina, ma potrebbero essere di più – secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Ansa – a Palazzo dei Normanni, sono le colf assunte dai deputati nei gruppi parlamentari dell’Assemblea regionale siciliana.
 
Ma non si tratta certo di persone prese per fare le pulizie negli uffici del Parlamento più antico d’Europa, bensì di personale inquadrato come “portaborse”, ai quali gli onorevoli hanno fatto firmare contratti da collaboratore domestico.
 
Un’escamotage usato dai parlamentari per pagare meno oneri previdenziali, che non è sfuggito alla Corte dei conti che ha già ascoltato in adunanza pubblica i capigruppo dell’Ars senza però entrare nel merito della tipologia contrattuale applicata ai 162 collaboratori.
 
Tra questi c’erano i cosiddetti D6 assunti dai deputati grazie a una norma, contenuta nella legge di recepimento del decreto Monti sulla spending review approvata quattro anni fa, scattata all’inizio di questa legislatura.
 
Intanto sul proprio profilo Facebook, il presidente dell’Assemblea siciliana Gianfranco Miccichè ha attaccato i grillini proprio sui contratti per i portaborse.
 
 “Ci sono gruppi parlamentari – ha affermato – che hanno utilizzato i 58 mila euro derivanti dalla ‘legge Monti’ per stipulare contratti semestrali (vedi Cinquestelle). Che senso ha un contratto con scadenza così breve? Neanche il tempo di prendere confidenza con l’ambiente lavorativo e sei già fuori. Sarebbe facile, come fanno i grillini, insinuare dubbi e seminare zizzanie, ricorrendo, come fanno loro, alla demagogia. Ma non scendiamo su questo piano”.
 
“In questi ultimi giorni, come è noto – è scritto nel post – , sono dovuto intervenire per cercare di ristabilire un certo equilibrio sulle assunzioni temporanee dei gruppi parlamentari Assunzioni che hanno fatto lievitare il numero dei precari. Ciò è accaduto perché fu recepita la norma che destinava 58 mila e 500 euro ad ogni deputato per consentirgli di circondarsi di persone qualificate in grado di coadiuvarlo nella sua attività parlamentare”.
 
“Non si è tenuto conto – ha concluso Miccichè – che all’Ars c’erano già gli stabilizzati, cioè precari che negli anni precedenti avevano lavorato nei gruppi parlamentari e che poi vennero ‘assunti’. Gli uni dovrebbero escludere gli altri, in teoria. Un bel rompicapo”.

di Redazione

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14 aprile 2018

SMANTELLAMENTO CORPO DI VIGILANZA DEI NEBRODI IN FINANZIARIA. M5S: UNA FOLLIA. SE LA REGIONE VUOL RILANCIARE IL CORPO FORESTALE SBLOCCHI I CONCORSI

I deputati Ars Elena Pagana e Giampiero Trizzino: “Se la regione vuol rilanciare il Corpo Forestale sblocchi i concorsi. Inutile smantellare l’unico modello virtuoso”.

“Il Parco dei Nebrodi è l’unico parco in Sicilia che ha un corpo di vigilanza che potrebbe essere modello per gli altri, invece un articolo della legge finanziaria del governo prevede lo smantellamento del corpo di vigilanza, con il conseguente trasferimento dei suoi 30 operatori, 28 dei quali rischiano di essere trasferiti in provincia di Messina nel corpo Forestale, corpo che come sappiamo è già morto. Mi opporrò a questa legge”. Lo dice la deputata regionale del Movimento 5 Stelle Elena Pagana che interviene in questi termini all’articolo della finanziaria regionale che prevede lo smantellamento del corpo di vigilanza del parco dei Nebrodi. “Se questo governo regionale vuol fare cassa – continua la deputata ennese – non sono certamente queste le priorità. Il mio gruppo farà battaglia su contro questo taglio indiscriminato”.
“Se la Regione Siciliana – spiega Giampiero Trizzino – vuol far funzionare il Corpo Forestale, lo riqualifichi e faccia nuovi concorsi. Un anacronismo senza pari il fatto che il Corpo Forestale in Sicilia abbia appena 500 agenti a fronte di un territorio grande quanto la Sardegna e con le esigenze di polizia ambientale che ha la Sicilia. Far transitare i 30 uomini del Parco dei Nebrodi è solo un palliativo che di fatto non risolve la carenza d’organico della polizia ambientale siciliana e di fatto fa mancare un fondamentale presidio di sicurezza per un territorio, quale quello nebroideo, che presenta – conclude Trizzino – problematiche peculiari che, non possono passare in secondo piano per un capriccio politico”.

27 MARZO 2018

Ars, cinquestelle all’attacco “Musumeci è al capolinea Manovra, poi subito al voto”

Zafarana: “La maggioranza è a pezzi”.

PALERMO – “Le dichiarazioni di Musumeci suonano come una dichiarazione di resa e delineano una legislatura già al capolinea, una maggioranza a pezzi, ormai inesistente e un presidente non più in grado di governare la situazione”. Il M5s all’Ars risponde in questo modo alle dichiarazioni rilasciate ieri dal presidente della Regione, che si era detto pronto anche a tornare alle urne. “A questo punto – spiega Zafarana – si apre solo una strada: mettere in sicurezza i conti della Regione con una manovra base che si occupi di alcuni impegni prioritari e indifferibili, risorse ai Comuni e politiche di aiuto ai disabili, poi il parlamento scriva una legge elettorale che dia governabilità a chi vince e si torni al voto entro l’anno. Le riforme sono cosa da governo in salute, non possono avviarsi le riforme senza una solida base programmatica sulla quale costruire e questo governo – conclude la capogruppo M5S – ha già dimostrato di non aver nessuna di queste caratteristiche”.
(ANSA).
27 Marzo 2018

Il mio consiglio è che Berlusconi lasci la vita politica

Questa frase, che sarebbe sfuggita a Di Maio secondo quanto riporta oggi il quotidiano La Repubblica è quella che traccerebbe la strada per il nuovo esecutivo: un accordo Lega-M5s che avrebbe il via libera solo se il leader di Forza Italia si dica disposto a lasciare il partito ad un reggente. Un’ipotesi che per il quotidiano diretto da Mario Calabresi troverebbe conferma nelle parole che il leader leghista Matteo Salvini avrebbe riferito a Berlusconi stesso e ad alcuni dirigenti: “Lascia il partito a un reggente. Io rappresento il centrodestra e tratterò con i ciquestelle. Poi mi relazionerà con il vostro rappresentante. È l’unico modo, non hai altra scelta per restare in partita”.

Le condizioni, scrive il quotidiano, sarebbero “durissime, forse inaccettabili” che se rifiutate darebbero il via direttamente ad un esecutivo Lega-M5s, senza Forza Italia e il partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia.

Salvini punta ad essere premier. Dopo aver contribuito a dare la presidenza della Camera al M5s e quella del Senato a Forza Italia, la sua partita è Palazzo Chigi. Ma Di Maio per ora non è disposto a farsi da parte: “Io capo dell’esecutivo?”, ha detto ieri, “Il movimento ha ottenuto il 32% dei voti con un candidato premier, e spero si possa tener conto di questo risultato”.

Il leader del Movimento 5 stelle d’altro canto ha rilasciato oggi un’intervista al Corriere della sera dove precisa che “la partita sulle presidenze è slegata da quella del governo, ma da oggi chi vuole lavorare per i cittadini sa che esiste una forza affidabile e seria che dialoga con tutti e si muove compatta per il bene del Paese. Siamo riusciti ad eleggere un presidente della Camera del Movimento e questo risultato straordinario lo consideriamo il primo passo per realizzare il cambiamento che i cittadini ci hanno chiesto con il voto del 4 marzo. Ora ci rimettiamo al lavoro per concludere l’opera”.

Quale? Dare un governo al Paese che si concentri “sulle priorità dei cittadini e non delle forze politiche: taglio delle tasse, superamento della legge Fornero, welfare per le famiglie, lotta alla disoccupazione giovanile”. E poi aggiunge: “Salvini ha dimostrato di essere una persona che sa mantenere la parola data”.

fonte.agi

25 marzo 2018

ARS, DIALOGO O GRANDE INCIUCIO? M5S: RESPONSABILI MA NON STAMPELLA

Musumeci apre al dialogo, i capigruppo anche. Guardingo il Pd. I 5 Stelle disponibili ma con riserve.

PALERMO – Il primo tentativo di ponte tra maggioranza, o meglio ex maggioranza, e opposizioni si è avuto questa mattina. Ma i segnali successivi al discorso di Nello Musumeci alla riunione con i capigruppo in commissione Bilancio ancora non fanno pensare a una svolta. Il Pd ha subito fatto sapere che non voterà il Def del governo. Quanto ai grillini, Giancarlo Cancelleri a LiveSicilia ribadisce sì l’atteggiamento d’apertura del Movimento, che parla di “fase della responsabilità” e vuole aprire “la stagione del dialogo”, ma senza essere “stampella” del governo.

Stamattina, dopo le aperture di Giancarlo Cancelleri, Musumeci ha incontrato i capigruppo e i deputati della commissione Bilancio, aprendo a un confronto su bilancio e finanziaria con le opposizioni, nel rispetto dei diversi ruoli. Poco dopo, però, il capogruppo del Pd Giuseppe Lupo ha mandato un segnale tutt’altro che accomodante. “Il Pd voterà contro il Defr del governo regionale perché non sostiene la crescita economica e l’occupazione produttiva della Sicilia”. Aggiungendo un’ulteriore critica alla giunta: “Siamo in attesa di conoscere i contenuti della Manovra economica che,- aggiunge – sino ad ora, continua ad essere solo annunciata dal governo”.

E i grillini? Giancarlo Cancelleri nella sua inedita versione da pontiere ha aperto al confronto con un’intervista. E oggi, durante l’audizione della Corte dei Conti il leader grillino ha usato toni accomodanti con un apprezzamento per le parole del governo che non dice che va tutto male in Sicilia. C’è un vento romano – lì pare che tra destra e grillini si tratti – che soffia e avvicina i 5 Stelle al centrodestra in un “modello Sicilia 2.0”? “No. Primo perché non credo che ci sia neanche a Roma questo vento, non sono abituato a credere ai retroscena dei giornali. Noi non siamo la stampella di nessuno – risponde Cancelleri –. Non vogliamo entrare in maggioranza e non vogliamo proporre scambi e voteremo sempre contro quello che non ci convince, anche facendo mancare il numero legale. Il Def così com’è non lo votiamo neanche noi. Quello che vorremmo è trovare delle convergenze su cose buone per la Sicilia. Apprezzeremmo anche se si accogliessero delle nostre proposte ma questo oggi Musumeci non credo che lo abbia colto”.

Il capogruppo di Forza Italia, Giuseppe Milazzo, alle prese con la difficile gestione dei deputati azzurri, pigia sull’acceleratore: “Il confronto con le minoranze è indispensabile e necessario, perché bisogna costruire insieme un percorso istituzionale – dice -. Noi siamo disponibili a valutare e sostenere le proposte delle minoranze e confrontarci con loro sulle nostre”. Dialogo è la parola d’ordine del centrodestra in affanno. Si fa sentire anche il capogruppo di Diventerà Bellissima Alessandro Aricò: “Dopo le precedenti legislature purtroppo spesso contraddistinte da voltagabbana, cambia-casacca ed inciuci assortiti, è l’ora che all’Ars ci sia un confronto serio e costruttivo tra maggioranza ed opposizione”. Sì al confronto no allo scontro ma anche no al “mercimonio di poltrone”, precisa Aricò.

C’è aria di inciucio? Qualcuno la subodora. “Sentiamo puzza di inciucio sotto il classico ombrello della responsabilità – scrive Antonio Rubino del Pd sulla pagina dei Partigiani Dem -. Il Pd stia lontano da Musumeci e dai grillini. Se il Governo ha i numeri vada avanti altrimenti si dimetta e restituisca la parola ai siciliani”.

Insomma, i grillini aprono le porte ma senza (ancora) spalancarle, il Pd resta guardingo, il nuovo corso dell’Ars che possa portare fuori dal pantano Sala d’Ercole è ancora da costruire. Tanto più che dentro la ex maggioranza le voci critiche rimangono e non perdono occasione per farsi sentire. Come fa Cateno De Luca, che oggi tra l’altro scrive “Se il presidente Musumeci vuole il mio sostegno, e credo quello di tanti altri parlamentari in Assemblea, deve fare una scelta netta di rottura col passato”. Vincenzo Figuccia punta al consueto bersaglio: “ Personalmente parlo e mi confronto con tanti deputati. E molti di loro mi dicono di non essere contro Musumeci, ma soltanto a favore di alcuni provvedimenti, che vorrebbero affrontare in aula ma che non arrivano a causa dell’insipienza, della superficialità e spesso dell’incapacità di alcuni soggetti che non si fanno portatori delle istanze. Il sistema della rappresentanza è in crisi perché chi ha ruoli centrali all’Interno dell’assemblea non li esercita in un clima di condivisione”.
di Salvo Toscano

22 Marzo 2018

ELEZIONI. UNO PERDE, L’ALTRO NON HA VINTO. M5S TRAVOLGE FARAONE E MICCICHÈ

Le rivolte del 5 marzo. Due leader in crisi, la base che si ribella. Cosa accadrà? Continua a leggere