Salvini approda in Sicilia, “è la nostra frontiera”. E la Padania estende i confini della patria

Sui social imperversano i ricordi, indelebili, della Lega bossiana. Accanto al suono della moschetteria, annunciato da Umberto Bossi, c’erano le sparate di gioventù dell’attuale Ministro degli Interni, Matteo Salvini, dedicate ai napoletani e siciliani, tutti da purificare servendosi delle marmitte di fuoco dei vulcani di stanza nei luoghi giusti (Vesuvio e Etna).

Un’altra era geologica, un altro Salvini. Il Padano secessionista è oggi un nazionalista sovranista che vigilia sui confini della patri (virtualmente) e ha le parole ed i gesti del Ministro sobrio ed avvertito. Rassicura, tollera, indulge. Anche i toni sono cambiati, accanto alle parole d’ordine.

Governo del cambiamento? Forse, ma di sicuro è la leva dei nuovi ministri ad avere adottato un linguaggio diverso. Niente smargiassate, niente anatemi. Non è una metamorfosi, intendiamoci. Solo che le stanze dei bottoni vanno governate con il fioretto e il passo felpato, non con la ramazza. Figuriamoci la ruspa. E’ vero, l’immagine del Ministro degli Interni a bordo di una ruspa è vecchia di appena un mese, ma è come se fosse stata scattata un secolo fa. Il tempo si accorcia a seconda dei bisogni.

E’ lecito tuttavia sorprendersi, non fa male a nessuno. Chi l’avrebbe detto che la Padania si sarebbe allargata a dismisura fino a comprendere l’intera Penisola, isole comprese? Chi l’avrebbe detto che al secessionismo leghista sarebbe seguito il nazionalismo ed il sovranismo? Chi l’avrebbe detto che la Lega avrebbe coperto l’area di destra per intero, fino alle sue estrema, cannibalizzando la sorellina d’Italia, Giorgia Meloni, e il Grande Fratello, Silvio Berlusconi, incazzato come un bue proprio per questa ragione, a giudicare dalle ultime esternazioni – video messaggio – che preannuncia tuoni e fulmini sul governo ancora in culla (“pauperista, giustizialista, populista”).

Immaginate che un vostro amico o congiunto abbia trascorso qualche anno lontano dalla patria e non abbia potuto seguire le ultime vicende politiche italiane. Appena atterrato alla Malpensa, dando uno sguardo ai giornali, seppir superficiale, come pensate che reagisca?

La patria è tornata patrimonio della destra, dopo essere stata adottata – da Ciampi in poi – dalla sinistra. Ed è perfino diventata “cara” ai grillini, che hanno mandato alla Difesa una signora – la dott.essa Trenta – che al momento del giuramento, davanti a Sergio Mattarella, si è messa sull’attenti. E parlando con i giornalisti, li ha spronati a non vergognarsi di essere dei patrioti. Insomma la nazione, con la “N” maiuscola, è in cima ai pensieri dei cosiddetti populisti, a quanto pare. E questo è coerente con tutto il resto.

Vedremo il Presidente del Consiglio – hanno definito il fiorentino Conte un dandy- impettito davanti agli alzabandiera, insieme ai due suoi vice, Di Maio e l’impareggiabile Salvini, convertito all’amor patrio con successo.

Gli ultimi sondaggi regalano alla Lega un balzo di undici punti percentuali rispetto al 4 marzo, ed una caduta verticale di Forza Italia, che rimedia appena il 9 per cento (dal 14 circa).

IL quadro politico si sta ricomponendo. La sinistra torna al ruolo che gli compete, l’opposizione, dove si sente più a suo agio, a dispetto della vocazione governativa annunciata nell’atto di nascita del PD da Walter Veltroni.

Una conferma dell’amor patrio dei nuovi leghisti arriva dall’annuncio di Salvini, quando ha appena guadagnato l’uscita dal Quirinale (dopo il giuramento). “La Sicilia è la nostra frontiera”, avverte Salvini, in partenza per l’Isola per un comizio elettorale a Catania.

“Ora sono in ufficio, twitta il neo Ministro, “stasera in Veneto, a Vicenza e a Treviso, e domani in Sicilia, la nostra frontiera. Difesa dei confini e rimpatri, riprendiamoci il nostro Paese”.

Finalmente si sono accorti che la Sicilia è frontiera. Tutto gira a meraviglia. Luigi Di Maio, che appena una settimana fa annunciava al popolo l’impeachment del Capo dello Stato, siu spella le mani per Sergio Mattarella che lascia i Fori Imperiali a conclusione della parata del 2 giugno.Pare che nessuno l’abbia avvertito che l’impeachment italiana è altra cosa rispetto a quello americano.Può essere evocato quando si commette il reato di alto tradimento, per il quale è prevista la pena dell’ergastolo.

Ma anche questo appartiene al passato, pur prossimo. Scordiamocelo, fa bene alla salute.

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