L’ITALIA RIPARTE MA LA SICILIA NO, PREVISIONI SBAGLIATE DAL GOVERNO CROCETTA E SALDO PIL A -1,3%

12 Gennaio 2018 Il dipartimento Economia sta valutando l’impatto sul bilancio dell’ultimo bollettino Istat di fine dicembre con i dati definitivi del Pil per il 2015 e 2016 in netto ribasso rispetto alle stime che erano state fatte e sulle quali i centri studi, compreso quello della Regione, avevano basato le proprie previsioni. Si scopre così che due anni fa la Sicilia è caduta in recessione con il Pil a -0,1% a fronte della stima dello +0,2%; in calo anche il Pil del 2016, che passa da 2,1% a 0,9%.

Secondo alcuni esperti, il forte ribasso del Pil, rispetto alle stime iniziali dell’Istat, sarebbe la conseguenza della scarsa incidenza che avrebbe avuto l’incremento dell’occupazione sul valore aggiunto dell’isola. All’aumento di posti di lavoro non sarebbe corrisposto un rialzo del reddito e dei consumi finali delle famiglie. In particolare, fanno notare alcuni osservatori, ad aumentare è stato il lavoro precario o a termine agganciato al progetto Garanzia giovani e alle misure del Jobs act.

Il saldo negativo del Pil per la Sicilia nel periodo 2011-2016 è pari a -1,3%. Il Sud nel complesso ha chiuso il ciclo a -0,6%. Dal rapporto emerge che la Sicilia si piazza, nel 2016, al penultimo posto nel Paese per quanto riguarda il Pil per abitante, pari a 17,1 mila euro; fa peggio solo la Calabria a 16,6 mila euro, mentre la media del Mezzogiorno è pari a 18,2 mila euro.

La Sicilia ha il reddito disponibile più basso del Paese, primato negativo che condivide con la Campania e la Calabria. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto Istat. Il reddito disponibile nell’isola è compreso tra 12,4 e 13,4 mila euro la metà rispetto al massimo, tra 21,2 e 24,8 mila euro. Tra le province più povere, l’Istat segnala quella di Agrigento.

Incide fortemente l’economia illegale che è pari a 14,95 miliardi in Sicilia, con una incidenza del 19,2% sul Pil (77,89 mld nel 2015). La percentuale, come si legge nell’ultimo bollettino Istat diramato a fine anno, è più alta solo in due regioni, Calabria (21,3%) e Campania (20,1%). Un fiume di denaro per quella che gli esperti definiscono ‘economia non osservata’ e che include sommerso e attività illegali. Negli ultimi tre anni, prendendo per buoni i numeri, la Sicilia ha prodotto un economia non osservata pari a quasi 50 miliardi di euro. Soldi sconosciuti al Fisco e agli Istituti di previdenza. Dentro questa montagna di soldi stimata per il 2015 c’è un po’ di tutto: dalle imposte non dichiarate dalle imprese per 5,68 miliardi (7,3%) al lavoro nero per 6,31 miliardi (8,4%) alla voce economia illegale per altri 2,96 miliardi (3,3%). Se la Regione riuscisse a incassare parte di questa montagna di denaro risolverebbe molti dei suoi problemi: basti pensare all’indebitamento pari a 8 mld e al disavanzo pari a quasi 6 mld.

12.01.208

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