Il chiodo fisso di Musumeci. Defiscalizzare la benzina !

Musumeci vuole battersi per l’obiettivo. Che nessuno ha mai centrato. Anche se le buone ragioni non mancano.

 
Per Nello Musumeci è un vero e proprio pallino. Defiscalizzare i prodotti petroliferi in Sicilia è un chiodo fisso del governatore siciliano. Buon ultimo nel lungo elenco di quanti negli anni si sono intestati questa battaglia, fin qui tutti con scarsi esiti. Ma hai visto mai. Musumeci ha ribadito il suo intento presentando la finanziaria approvata dall’Ars. “Resta un nostro obiettivo”.

 

“Il governo nazionale ancora non c’è – dice il presidente della Regione – ma abbiamo avviato un ragionamento con Confindustria. Ne ho discusso con il Presidente Boccia, che ho incontrato a Roma, e dal vertice degli industriali ho ricevuto grande disponibilità”. Per quello che costa a Confindustria, non c’è da dubitarne. Il problema è convincere lo Stato. Musumeci ha puntato in alto, che più in alto non si può: “Ieri ne ho parlato anche con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che mi ha ascoltato”. E alla domanda su cosa ha risposto il Capo dello Stato, il governatore risponde: “Mi ha detto che sarà una battaglia difficile… ma questo non mi spaventa. Ora attendiamo che ci sia un governo a Roma”.

Attendiamo. Fosse che fosse la volta buona, diceva quello. Del tema si dibatte dai tempi in cui Berta filava. Ma Musumeci ci crede. Già nel marzo scorso il governatore aveva detto: “Puntiamo alla defiscalizzazione della benzina. In Sicilia si raffinano tonnellate di petrolio ad è giusto che i cittadini debbano pagare meno il costo della benzina. E’ una battaglia che porterò avanti a oltranza”. E conoscendo la caparbietà del politico Musumeci c’è da aspettarsi che lo farà. Quanto all’effettiva speranza di ottenere un risultato, la storia induce a un moderato pessimismo.

La defiscalizzazione della benzina è da sempre cavallo di battaglia dei sicilianisti di tutti i tipi. La proponeva in campagna elettorale allo scorso giro Roberto La Rosa dei Siciliani Liberi, la reclamavano i Forconi e anche i padroncini quando paralizzarono la Sicilia. La richiesta era persino nel famigerato papello della trattativa con le richieste dei mammasantissima di Cosa nostra allo Stato, che chiedevano per la Sicilia un trattamento simile a quello all’epoca riservato alla Val d’Aosta. Ma nisba, non se n’è fatto mai nulla.

E dire che la Sicilia provvede a circa il 40 per cento del fabbisogno nazionale di idrocarburi. Un dato questo che sta alla base delle rivendicazioni isolane sul tema. Visto che le raffinerie negli anni hanno portato insieme a qualche posto di lavoro anche una bella montagna di guai per la salute e l’ambiente. Nessuno a Roma però s’è mai commosso più di tanto, anche perché in ballo ci sono davvero tanti soldi, non certo gli spiccioli che la misura costava per la minuscola Val d’Aosta. E così, come un fiume carsico, il tema delle tasse sulla benzina appare e scompare nel dibattito pubblico. Se ne parlò pure ai tempi di Cuffaro quando il governo Prodi fece infuriare il governatoreall’epoca tratteggiato dalla stampa nazionale come un Putin pronto a chiudere i rubinetti dell’energia allo Stivale. Intanto, alla pompa i prezzi restano alti, tra i più alti d’Europa, per via di accise e Iva che secondo l’Unione petrolifera incidono per il 64 per cento di quello che paghiamo al distributore per la benzina. Con l’aggravante che in Sicilia i prezzi sono spesso persino più alti che al Nord, almeno così denunciava il Codacons qualche anno fa (in Sicilia la benzina più cara d’Europa) invitando allo sciopero. Sarà la volta buona per porre rimedio? Mattarella e Confindustria sono avvisati. Vedremo che diranno gli altri.

06 maggio 2018

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *