I CONTI ALLA REGIONE NON TORNANO ED È SCONTRO SUI NUMERI TRA ARMAO E BACCEI

Il nuovo assessore all’Economia e il suo predecessore non se le mandano a dire: per il primo “il debito è rilevante”, per il secondo “è tutto in regola”Catania – I conti non tornano. «La crisi finanziaria ci condizionerà per i primi anni». L’allarme rilanciato da Nello Musumeci in una recente intervista era accompagnato da un’esigenza: «Urge un’operazione-verità sul bilancio regionale». E Gaetano Armao non ha perso tempo. Ieri s’è insediato all’assessorato dell’Econonia il comitato dei 15 saggi. Docenti universitari, esperti contabili e commercialisti, alcuni dei quali da sempre vicini al centrodestra: saranno suddivisi in tre sottogruppi che si occuperanno di entrate, uscite, debito siciliano e decreto legislativo 118/2011 sulla nuova disciplina di contabilità pubblica. Una «commissione di verifica» – così viene definita nei decreti di nomina, «a titolo gratuito», precisa l’assessore – che «entro il 13 dicembre dovrà fornirci una fotografia dei conti regionali». L’obiettivo è dare alla giunta, entro la prima seduta dell’Ars, prevista per il 15 dicembre, «un prospetto chiaro in vista dell’approvazione dell’esercizio provvisorio e successivamente della Finanziaria». Ai 15 saggi il vicepresidente Armao ha chiesto «una ricognizione asettica ed effettiva della Finanza regionale», perché «la Regione deve avere i conti in regola, conti che devono venire prima della politica, che altrimenti diventa velleitaria».

Sul tavolo c’è anche il nodo della mancata approvazione del bilancio consolidato della Regione entro il 30 settembre, il che blocca i contratti a tempo determinato. Tre i possibili scenari tracciati da Armao. Una «soluzione morbida», con un «accordo sul differimento dell’applicazione del decreto»; un’altra che prevede «un’interpretazione flessibile del decreto che esenti per quest’anno la Regione»; una terza, infine, «più rigida», che, «partendo dallo scorretto recepimento del 118, porterebbe la Regione fuori dalla sua applicazione». Anche di questa grana Armao oggi ha parlato nell’incontro con il presidente della Corte dei Conti, Maurizio Graffeo. L’assessore cita il giudizio di parificazione sul rendiconto generale della Regione, che «ha avuto un epilogo singolare e non risolutivo». E rilancia: «La dimensione raggiunta dal debito è rilevante e pone seri problemi per il nuovo bilancio. Perché, se è vero che abbiamo 1.4 miliardi in più di entrate in seguito all’accordo con lo Stato o, dobbiamo versare a Roma un miliardo e 340 milioni come contributo al risanamento della finanza pubblica».

Ma i conti – questi e non soltanto questi – non tornano neanche ad Alessandro Baccei, ex assessore all’Economia. Che, da Roma, risponde all’allarme sul default lanciato da Musumeci. Con un’efficace metafora: «Il presidente in questi giorni continua a dirci che una persona che guadagna diecimila euro netti al mese e ne paga 500 di mutuo è in una situazione disperata. Per aiutarlo bisogna andare subito a Roma a cercare aiuto, a rappresentare questa situazione disperata». Il riferimento è chiaro: «La Regione paga, per il suo deficit, rate di mutuo annue pari a circa 650 milioni, il 5% dei 13 miliardi di entrate. Il nostro debito, dalle agenzie di rating, è dichiarato sotto controllo. Molto più contenuto di quanto sia il deficit dello Stato, a cui il presidente vorrebbe chiedere aiuto».

Baccei risponde anche ad Armao, che gli ha fatto sapere di non aver gradito il mancato passaggio di consegne in assessorato. «Al netto della continuità amministrativa garantita dai dirigenti regionali, gli ho lasciato tutto in ordine». E cioè «una finanziaria completa inviata in giunta, con 320 milioni di euro di spesa in più già coperti per contrastare alcune emergenze rimaste, fra cui ex Province, rinnovo contratti regionali e personale licenziato dalle partecipate». L’ex assessore rivendica anche «tre nuove trattative con lo Stato, solo da finalizzare. E cioè «il passaggio a maturato dell’imposta di bollo sui conti correnti che vale dagli 80 ai 100 milioni in più l’anno per la Regione», poi «il conguaglio Irpef del 2016 che vale oltre 500 milioni di euro una tantum» e infine la terza «per escludere legittimamente alcune spese dal calcolo della riduzione del 3% della spesa corrente, evitando una sanzione ingiusta».

Stoccata finale dell’ex assessore renziano di Crocetta sulle lamentele del governo di centrodestra: «Speriamo che questi non siano segnali di un ritorno ad una politica urlata e sterilmente polemica che, nella migliore delle ipotesi, nasconde una mancanza di visione strategica e un’incapacità gestionale».

Twitter: @MarioBarresi

commissione
dei 15 saggi
Presenti tra gli altri Corrado Vergara, docente di Economia; Angelo Cuva, docente di Diritto tributario; Carlo Amenta, economista; Caterina Ventimiglia, docente di contabilità pubblica; Sebastiano Torcivia, docente di economia; Ninni Sciacchitano, economista; Amerigo Cermigliaro, ex direttore Finanze, e Giovanni Sapienza ex direttore Ragioneria

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05 dicembre 2017

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