RIFORME, MICCICHÈ: “MUSUMECI APRE AI GRILLINI? SI CONFRONTI PRIMA CON LA SUA COALIZIONE”

I paletti di Forza Italia a Musumeci. Per Gianfranco Miccichè, il presidente della Regione può chiedere la collaborazione di tutti i partiti “tranne i 5 Stelle” nel tentativo di approvare la riforma dei rifiuti.
E così intorno al testo che dovrebbe radicalmente modificare il sistema dei gestione dei rifiuti in Sicilia si apre già una crepa nella maggioranza. Ieri Musumeci aveva detto che il governo “si confronterà con tutte le forze politiche che vogliono contribuire all’uscita definitiva dalla logica emergenzialista”.

http://gds.it/2018/06/14/emergenza-rifiuti-in-sicilia-ddl-firmato-m5s-per-riformare-il-settore_868731/

Poi però il presidente dell’Ars mette i paletti: “E’ chiaro comunque che Forza Italia può aprire a tutte le forze politiche, tranne ai 5 Stelle. La maggioranza di Musumeci è di centrodestra. Se l’intenzione del presidente fosse quella di aggiungere nuove forze alla coalizione, sarebbe necessario che prima si confrontasse con la sua maggioranza”.
In questo clima il governo deve affrontare l’emergenza scoppiata a inizio giugno.

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di Giacinto Pipitone

I Grillini contro il Presidente di Malta all’ARS. “Inaccettabile l’atteggiamento del governo maltese verso la nave Aquarius”

Deputati grillini hanno abbandonato l’aula quando la presidente della repubblica maltese è stata invitata a parlare: “Protestiamo contro l’atteggiamento di Malta sui migranti”. Micciché, “Una scena di violenza”. Lupo, “Inqualificabile dal punto di vista istituzionale”. Fava, “Lascino l’aula anche quando parla Salvini”


Levata di scudi all’Assemblea regionale siciliana dopo che i deputati regionali del M5s si sono alzati dai loro banchi e hanno abbandonato l’aula parlamentare quando il presidente della Repubblica di Malta, Marie Louise Coleiro Preca, ha preso la parola su invito del presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè.
“Si tratta – hanno spiegato i grillini – di una decisione presa per protestare contro atteggiamento Malta nei confronti della nave Aquarius: è inaccettabile e il M5S non può non rimarcarlo davanti al presidente di Malta, al cospetto del parlamento siciliano. Il governo nazionale non ha fatto altro che chiedere a Malta quello su cui, a parole, tutti i Paesi europei sono d’accordo: aiuto, solidarietà, suddivisione equa dei migranti che arrivano”.
La presa di posizione ha causato la reazione del presidente Micciché il quale si è detto “Molto molto dispiaciuto per avere assistito a una scena di violenza da parte del gruppo parlamentare del M5s: questo dovrebbe essere il partito del cambiamento, che è quello di cambiare le regole della buona educazione”.
“Mi deve credere – ha detto rivolto alla presidente maltese – noi siciliani non siamo così, quelli rimasti in aula sono certamente i migliori in questo Parlamento” e ha ringraziato il deputato della Lega Tony Rizzotto rimasto in aula”.
Dura anche la reazione del capogruppo del Pd Giuseppe Lupo: “La scelta dei deputati del M5S, oltre ad essere incomprensibile dal punto di politico è inqualificabile dal punto di vista istituzionale. La Sicilia e Malta devono esprimere un’unica voce per richiedere la modifica del regolamento di Dublino per l’accoglienza dei migranti in Europa, affinché il Mediterraneo possa essere un mare di pace e non di morte”.
Di “Brutta pagina sul piano dell’esempio e dell’educazione” ha parlato il capogruppo dell’Udc Eleonora Lo Curto.
“Se questo era un dissenso – ha aggiunto – rispetto alla politica maltese in ordine ai respingimenti che in questo momento sta interessando l’Aquarius non se ne comprendono la natura e la ragione, atteso che il governo nazionale di cui fanno parte Di Maio e Salvini, certamente questa politica condivide e ha cominciato a esercitarla”.
Secondo il presidente dell’antimafia regionale Claudio Fava l’atteggiamento dei grillini è “Legittimo, purché alla prossima apparizione del ministro dell’Interno Salvini alla Camera o al Senato, i parlamentari 5Stelle facciano la stessa cosa: si alzino e se ne vadano lasciando a Salvini lo spettacolo di qualche centinaio di scranni vuoti”.
“Malta – ha aggiunto Fava – ha le sue responsabilità, ma è anche uno scoglio in mezzo al mare e l’idea che si possa far carico di ospitare tutti i migranti che recuperiamo nel Mediterraneo è ridicola. Salvini che chiude i porti alle navi delle Ong viola invece, senza rimedio, il diritto internazionale e la Costituzione italiana che si fondano, entrambe, sulla solidarietà quale dovere inderogabile”.
Per la cronaca, il discorso tenuto dalla presidente maltese può essere così riassunto: “Vorrei cogliere questa occasione per esprimere la mia ammirazione per tutti i siciliani che hanno saputo mettere in pratica i valori di solidarietà e rispetto umanitario dimostrando che, malgrado le dure sfide poste dal triste fenomeno odierno della migrazione, non manchino i sentimenti dei valori umanitari. La Sicilia, su questo fronte, è stata ed è un vero buon esempio per l’Europa e per il mondo”.
“I nostri Paesi – ha aggiunto Marie Louise Coleiro Preca – sono entrambi impegnati nel sostegno dei diritti universali e delle libertà fondamentali dell’uomo. Malta e la Sicilia sono avvantaggiate da una collocazione geografica particolare e dovrebbero avvalersene per servire da esempio come strumenti di pace nell’accrescersi continuo del rispetto reciproco fra i popoli”.
13 giugno 2018

Parla il Presidente della Rupubblica di Malta all’ARS. I Deputati del M5S si alzano e vanno via !

«Mi scuso signora presidente per questa scena di violenza a cui ha assistito. Le assicuro che i siciliani non sono così, non soliti a queste manifestazioni. I deputati che sono rimasti in Aula sono certamente i migliori di questo parlamento». Così il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè ha commentato in Aula la decisione dei venti deputati del M5S di lasciare Sala d’Ercole al momento in cui la presidente della Repubblica di Malta Marie Louise Coleiro Preca ha preso la parola. Miccichè ha quindi ringraziato il deputato della Lega Tony Rizzotto «per essere rimasto in Aula e per aver dimostrato di essere un siciliano. Questo partito (M5S ndr) – ha aggiunto – dovrebbe essere quello del cambiamento, forse pensano che significhi riscrivere le regole della buona educazione».

13 giugno 2018

Spese pazze all’Ars, rinviati a giudizio altri tre ex deputati regionali

La procura di Palermo ha ottenuto il rinvio a giudizio di tre ex deputati regionali. È l’ultima tranche dell’inchiesta “spese pazze” dei gruppi Ars.

Il 5 novembre, davanti alla terza sezione del Tribunale di Palermo, prenderà il via il processo a Michele Donegani, ex deputato del Pd, Franco Mineo, di Grande Sud, Giuseppe Greco, del Movimento popolare siciliano.

Assolto dal gup Marco Gaeta Guglielmo Scamacca della Bruca (Fli) che aveva scelto l’abbreviato assieme a Salvatore Lentini la cui posizione è stata stralciata (si proseguirà il 4 luglio) per risentire un testimone. Stralciata anche la posizione di Franco Rinaldi, ex deputato del Pd e di Forza Italia, che non ha potuto partecipare all’udienza. Per alcuni episodi il pm Laura Siani ha chiesto il proscioglimento, ma restano alcune delle accuse contestate inizialmente dalla Procura che aveva indagato su oltre 90 deputati ed ex deputati delle precedenti legislature per spese non rendicontate dei gruppi.

Secondo l’ipotesi iniziale della Procura, Michele Donegani avrebbe utilizzato parte dei fondi per spese personali, Rinaldi avrebbe pagato l’albergo alla moglie e comprato con i soldi dell’Ars 15 chili di dolci (costati 300 euro).

Guglielmo Scammacca della Bruca avrebbe usato soldi pubblici per comprare un regalo di matrimonio al figlio dell’assessore Strano. Franco Mineo avrebbe speso 520 euro per 43 chili di cassate e avrebbe pagato la benzina con i soldi del parlamento regionale.

Salvatore Lentini, dell’Udc, è accusato invece di aver utilizzato 1.200 euro dei fondi del gruppo per la benzina della sua auto.

Giuseppe Greco pagava invece tre segretari, in realtà sarebbero stati dipendenti del patronato gestito dal figlio.

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di Simona Licando

ARS, 289 DDL GIÀ SOTTO LA POLVERE

Di questi, 11 di iniziativa governativa. Il partito più attivo è il M5s (77), il deputato più fecondo Aricò (29, #Db). Fotografia eloquente della paralisi legislativa attuale a Palazzo dei Normanni 

PALERMO – Fin dall’inizio di questa legislatura all’Assemblea regionale siciliana ha lavorato a rilento.
Sono passati infatti quasi sei mesi dall’insediamento e le leggi approvate dall’inizio della legislatura sono state otto, molte delle quali sono leggi finanziarie e che la legge chiede che vengano approvate obbligatoriamente: la legge di Stabilità regionale, l’approvazione del Rendiconto consolidato della Regione per l’esercizio finanziario 2016, l’esercizio provvisorio di tre mesi, la proroga dell’esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l’esercizio finanziario 2018 e il bilancio di previsione.

Le altre leggi approvate sono state le “Norme transitorie in materia di elezione degli organi dei liberi consorzi comunali e delle città metropolitane e proroga commissariamento”, le “Modifiche alla legge regionale 14 gennaio 1991, n. 4 relativa all’istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia in Sicilia. Modifiche alla legge regionale 20 novembre 2008, n. 15 in materia di contrasto alla criminalità organizzata”, e “Norme in materia di variazione e rettifica dei confini fra i comuni di Grammichele e Mineo” e la “Variazione di denominazione dei comuni termali”, quest’ultima impugnata dal Consiglio dei Ministri nel suo unico articolo.

Le motivazioni di questo stallo legislativo sono diverse, a cominciare dal mese di insediamento dei componenti di Sala D’Ercole, avvenuto a ridosso delle festività natalizie, che hanno determinato uno slittamento dei lavori.
Poi, inevitabilmente, sono giunte le elezioni nazionali, che hanno impegnato in una durissima campagna elettorale i parlamentari eletti nei propri territori, a danno irrimediabilmente delle sedute d’Aula.

Poi ancora la sessione di bilancio, durante la quale non si possono esaminare altri ddl, se non quelli che hanno particolare carattere di urgenza, ha cristallizzato l’esame e la approvazione di altri disegni di legge.
Infine, le elezioni in diversi comuni siciliani e lo stallo nazionale, hanno fatto sì che il Palazzo dei Normanni sia rimasto in stato di “sopore” fino ad oggi.

A dire il vero, nelle ultime sedute d’Aula, alcuni parlamentari si sono ribellati alle frequenti notizie apparse sui media che “mettevano alla gogna” il Parlamento considerato fannullone, chiedendo a gran voce di legiferare al più presto.
Altri hanno significato vibrate proteste perché – hanno detto in Aula – se è vero che le sedute di Sala D’Ercole sono minime, nelle commissioni si è lavorato molto.

Deputati: stakanovisti e non
Il deputato che ha presentato più disegni di legge è fino ad oggi Alessandro Aricò di Diventerà Bellissima con 29 ddl, seguito da Antony Barbagallo del Pd con 18 , Stefano Zito con 17, 14 per Giancarlo Cancelleri, entrambi del M5S, Giorgio Assenza (Diventerà Bellissima) con 13 e Giampiero Trizzino (M5S) con 11.

Trasparenza del Sito Ars
Molti miglioramenti si possono ancora fare per la visibilità e soprattutto la trasparenza del sito ufficiale dell’Ars.
Diverse pagine non sono aggiornate a cominciare dai bollettini del Consiglio di presidenza: l’ultimo resoconto risale a ottobre 2017.
Inoltre, non si possono più seguire in streaming le sedute della commissione Bilancio.

Annunci: Ddl su editoria e Sovrintendenze
Il Presidente Ars Miccichè il 24 aprile scorso ha detto che il Governo ha pronta una bozza di ddl a favore dell’editoria siciliana. Ma di questo documento non si hanno più notizie a più di un mese dall’annuncio. Sempre Miccichè ha detto che proporrà “un Ddl per lo sdoppiamento delle Sovrintendenze”.
I ddl però non sono ancora stati caricati sul sito tra quelli da esaminare ed eventualmente approvare.

Stallo legislativo dannoso
278 i ddl presentati dall’inizio della legislatura, di cui approvati solo pochissimi, tra cui alcuni di natura economico finanziaria come la finanziaria e il bilancio e pochi altri, per arrivare a meno di dieci leggi in circa sei mesi, una delle quali peraltro è stata impugnata dal Consiglio dei Ministri.

di Raffaella Pessina

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12 giugno 2018

NON SI ASPETTI CHE LA SICILIA BRUCI COME NEL 2017, I FORESTALI SONO PRONTI A FRONTEGGIARE GLI INCENDI, METTETELI SUBITO IN SERVIZIO

I forestali Siciliani non sono secondi a nessuno, in questi ultimi anni grazie a chi si è speso per il comparto abbiamo messo in risalto le qualità di questi uomini che con molta professionalità e abnegazione sanno gestire gli incendi, spesso con il solo uso delle braccia e ai limiti della resistenza umana. Anche se le istituzioni, il comando CF non ha mai messo in risalto le qualità di questi uomini, c’è chi si adopera tramite siti web MABSICILIA, il BLOG DEI LAVORATORI FORESTALI di Michele Mogavero, FORESTALI NEWS di Antonio David, o social network, per dimostrare all’opinione pubblica chi sono, come difendono i boschi e come hanno a cuore questo lavoro.
Spesso e quasi sempre su tutti gli incendi i giornali e le Tv danno risalto al solo intervento dei VVF e non agli Addetti del Servizio Antincendio Boschivo della Regione Siciliana, questo però non deve essere motivo di polemica con i vigili del fuoco, da evitare assolutamente, perché anche loro rischiano ogni giorno la loro vita, e non trovo giusto farci la guerra tra noi, la guerra va fatta contro chi ci governa affinché ci dia un futuro lavorativo più dignitoso e le condizioni dei mezzi più sicura per fronteggiare tutte le emergenze.
Con questa puntualizzazione auspichiamo nella sensibilità del governo regionale, in modo che subito vengano messi in servizio gli AIB a salvaguardia del patrimonio boschivo e del territorio siciliano.

Coordinatore Regionale MAB Sicilia
Autista Piero Margiotta

 

 

MATTINALE 67/ Il ‘caso’ Bramini (legato alla Sicilia) e le politiche del lavoro ‘private’

La notizia più interessante della visita di Luigi Di Maio è in Sicilia è la presenza dell’imprenditore Sergio Bramini nel nuovo Governo. Magari potrebbe essere l’occasione per aprire una finestra sulle esecuzioni immobiliari in Sicilia, soprattutto su quelle a carico degli agricoltori siciliani indebitati. Lo scandalo dei servizi per il lavoro che la Regione siciliana sta privatizzando   

Forse la notizia più interessante legata alla visita in Sicilia del vice premier grillini, Luigi Di Maio, è legata alla vicenda di Sergio Bramini, l’imprenditore monzese fallito per colpa dello Stato. La storia, tutta italiana, di questi imprenditore è legata anche alla nostra Isola.

Bramini, per la cronaca, nonostante il credito di 4 milioni di euro accumulato dalla sua società nei confronti di varie pubbliche amministrazioni, è stato oggetto di un provvedimento esecutivo da parte della Giustizia: gli hanno tolto la casa ipotecata per evitare il fallimento e salvare la società e i suoi 32 dipendenti.

“Lo avevo incontrato in campagna elettorale e gli avevo promesso che se fossimo andati al governo lo avrei portato con me – ha detto Di Maio -. Vogliamo evitare che altri imprenditori si vengano a trovare nelle condizioni in cui si è trovato Bramini. Basta con le ingiustizie. Da oggi lavorerà con me al Ministero dello Sviluppo Economico, al servizio degli imprenditori onesti. Lo Stato è finalmente dalla parte dei cittadini”.

Qualcuno obietterà che la mossa di Di Maio è “populista”. Ma rispetto al passato Governo di centrosinistra, che non ha mosso un dito per difendere Bramini chi è si comportato meglio? E’ stato più serio il Governo di centrosinistra di Paolo Gentiloni?

La vicenda di Bramini parte proprio da Ragusa. L’imprenditore monzese è fallito anche perché l’Ato Ambiente Ragusa non l’ha pagato.

Parliamo della gestione dei rifiuti in Sicilia attraverso le discariche, che ha fatto diventare miliardari alcuni soggetti e – come si può notare – ne ha rovinato altri.

L’Ato Ambiente Ragusa deve all’impresa di Bramini 2,2 milioni di euro. Soldi che, un giorno, pagheranno i siciliani con nuove tasse.

Intanto a Bramini gli hanno scippato la casa. Ora l’imprenditore monzese lavorerà con Di Maio. Chissà se questa sarà l’occasione, per il nuovo Governo nazionale, per aprire una finestra sulle esecuzioni immobiliari in Sicilia.

Ci auguriamo che Di Maio e il nuovo Ministro della Giustizia si occupino, ad esempio, dell’aggressione che tanti agricoltori stanno subendo. tema sollevato dai Forconi nella rivolta del gennaio 2011 e poi scomparso dalle cronache.   

Il vice premier grillino – che si occupa di lavoro e sviluppo economico – ha parlato anche di Centri per l’impiego. Ha detto di volerli al lavoro con l’aiuto delle Regioni.

Qualcuno ha informato Di Maio che, in Sicilia, i centri per l’impiego e,in generale, le politiche attive del lavoro sono stati bloccati proprio dalla Regione siciliana?

Dovrebbero raccontare a Di Maio che, nella nostra Isola, sono stati smantellati gli Sportelli multifunzionali perché il passato Governo di centrosinistra avrebbe voluto privatizzare questo servizio. ‘Testimone’ raccolto dall’attuale Governo di centrodestra che avrebbe già pronte le società private.

Sarebbe bello se i grillini – con Di Maio – bloccassero questa ennesima vergogna della vecchia politica siciliana.

04 giugno 2018

Matteo Salvini piomba in Sicilia: e già Nello Musumeci si ‘strica’…

Sei mesi fa, in occasione della formazione del Governo regionale, Gianfranco Miccichè e Nello Musumeci hanno messo alla porta la Lega. Ma la ruota della politica gira: e adesso Salvini è uno degli esponenti più importanti del Governo nazionale: così i già citati Miccichè e Musumeci diventano proteiformi e… 

Sulla rete non mancano le foto del nuovo Ministro degli Interni, Matteo Salvini, oggi in visita in Sicilia. Al di là delle sue parole, peraltro scontate, se è vero che, grazie soprattutto alla sua posizione politica sui migranti, è stato premiato dagli elettori, che hanno tributato alla Lega più voti rispetto a Forza Italia, ci ha colpito una fotografia: Salvini insieme con il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci.

Tutto è strano, oggi, nella politica italiana.

E’ strana una legge elettorale – il Rosatellum – pensata per ingarbugliare il quadro politico italiano.

E’ strana l’alleanza politica tra Movimento 5 Stelle e Lega, che Luigi Di Maio continua a non riconoscere come alleanza, ma come “contratto”: non a caso, nei 139 Comuni siciliani dove domenica prossima si voterà per eleggere sindaci e Consigli comunali, i due partiti – sono ancora le parole del grillino Di Maio – sono su fronti opposti.

Insomma, se a Roma, nel Governo dell’Italia, Movimento 5 Stelle e grillini sono insieme, legati da un ‘contratto’, con Forza Italia all’opposizione (o quasi, visto che, secondo i maligni, i ministri leghisti, Salvini in testa, si sarebbero impegnati a ‘garantire’ Berlusconi e, soprattutto, le aziende dell’ex Cavaliere), alle elezioni amministrative della Sicilia la Lega va a braccetto con Forza Italia e, in generale, con il centrodestra.

E’ per questo, forse, che il Presidente della Regione, Musumeci, si è precipitato tra Catania e Pozzallo per farsi immortalare insieme con Salvini: perché il Governo nazionale, quanto meno per metà – cioè per la metà leghista – è ‘alleato’ del Governo siciliano.

Così almeno pensa Musumeci. E, magari, lo pensa e lo spera anche il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Miccichè.

Per una Regione economicamente e finanziariamente disastrata come la Sicilia avere una sponda con il Governo nazionale è importante: soprattutto con il Ministero dell’Economia dov’è andato il professore Giovanni Tria, già consulente economico di Forza Italia e vicino agli ex ministri di centrodestra Renato Brunetta e Maurizio Sacconi.

C’è di tutto e di più, nella politica siciliana. L’ambiguità, del resto, è una costante della politica siciliana. Raffaele Lombardo, quando era presidente della Regione siciliana, era stato eletto nel centrodestra, ma governava con il centrosinistra, mentre a Roma Berlusconi governava con il centrodestra.

Assieme a Lombardo c’era Gianfranco Miccichè, che aveva spaccato il centrodestra siciliano, governava in Sicilia con il centrosinistra insieme con lo stesso Lombardo e, contemporaneamente, teneva – anche per conto del Governo Lombardo – i rapporti con il suo datore di lavoro storico, Berlusconi, allora, come già ricordato, capo del Governo italiano.

Volendo, certi personaggi della stagione trasformista lombardiana li ritroviamo oggi, con qualche nuovo convitato: c’è Miccichè, che è il presidente del Parlamento siciliano e, a quanto si dice, con grande influenza sull’attuale Governo regionale; c’è Berlusconi, come già accennato, ‘garantito’ nel Governo nazionale dalla Lega di Salvini; e c’è ancora Lombardo, grande elettore del Presidente Musumeci.

E, magari, ci sono anche ‘pezzi del PD ‘garantiti’ da Lombardo e Miccichè, nel nome della vecchia alleanza del Governo Lombardo (dove – lo ricordiamo – il PD di Antonello Cracolici e Giuseppe Lumia, insieme con Confindustria Sicilia di Antonello Montante, ‘spatuliavano’).

Insomma, c’è tutta la vecchia politica siciliana nell’attuale Governo regionale che ha veramente poco di nuovo. Resta da capire cosa farà nel bel mezzo di questa ‘marmellata trasformista’ il Movimento 5 Stelle, a Roma vincolato dal ‘contratto’ con la Lega, ma in Sicilia con le mani libere.

La maledizione del trasformismo non sembra voler abbandonare la Sicilia. Anche se Salvini non sembra tipo da fornire ‘sponde’ gratuite a due personaggi – Miccichè e Musumeci – che, alla fine, sono coloro i quali che, in sede di formazione del Governo regionale, hanno deciso di tenere fuori dalla Giunta la Lega.

Ma la ruota della politica gira: e oggi Salvini è uno dei più autorevoli esponenti del nuovo Governo nazionale (chissà se Miccichè e Musumeci non saranno un po’ pentiti di avere ‘bastonato’ la Lega quando si sono spartiti glia assessorati…).

Come finirà? Salvini, in Sicilia, dovrebbe seguire una via che non dovrebbe essere diversa da quella nazionale. A livello nazionale, piaccia o no a Berlusconi, il leader della Lega si deve ‘mangiare’ Forza Italia, conquistando gli elettori di Berlusconi. Contendendola a Matteo Renzi, che punta anche lui – non si capisce se con il PD o con una nuova formazione politica – a intercettare i voti dell’ex Cavaliere.

Stesso scenario in Sicilia, dove la Lega è già il punto di coagulo di tanti centristi o ‘solipsisti’ della politica che non si sentono più ‘garantiti’ da un Berlusconi sempre meno protagonista e sempre più ‘ancillare’ rispetto al leader della Lega.

Anche nella nostra Isola la Lega deve giocare a ‘sfondare’: al massimo ‘usando’ il Governo regionale di Musumeci, non certo facendosi usare.

03 giugno 2018

Salvini approda in Sicilia, “è la nostra frontiera”. E la Padania estende i confini della patria

Sui social imperversano i ricordi, indelebili, della Lega bossiana. Accanto al suono della moschetteria, annunciato da Umberto Bossi, c’erano le sparate di gioventù dell’attuale Ministro degli Interni, Matteo Salvini, dedicate ai napoletani e siciliani, tutti da purificare servendosi delle marmitte di fuoco dei vulcani di stanza nei luoghi giusti (Vesuvio e Etna).

Un’altra era geologica, un altro Salvini. Il Padano secessionista è oggi un nazionalista sovranista che vigilia sui confini della patri (virtualmente) e ha le parole ed i gesti del Ministro sobrio ed avvertito. Rassicura, tollera, indulge. Anche i toni sono cambiati, accanto alle parole d’ordine.

Governo del cambiamento? Forse, ma di sicuro è la leva dei nuovi ministri ad avere adottato un linguaggio diverso. Niente smargiassate, niente anatemi. Non è una metamorfosi, intendiamoci. Solo che le stanze dei bottoni vanno governate con il fioretto e il passo felpato, non con la ramazza. Figuriamoci la ruspa. E’ vero, l’immagine del Ministro degli Interni a bordo di una ruspa è vecchia di appena un mese, ma è come se fosse stata scattata un secolo fa. Il tempo si accorcia a seconda dei bisogni.

E’ lecito tuttavia sorprendersi, non fa male a nessuno. Chi l’avrebbe detto che la Padania si sarebbe allargata a dismisura fino a comprendere l’intera Penisola, isole comprese? Chi l’avrebbe detto che al secessionismo leghista sarebbe seguito il nazionalismo ed il sovranismo? Chi l’avrebbe detto che la Lega avrebbe coperto l’area di destra per intero, fino alle sue estrema, cannibalizzando la sorellina d’Italia, Giorgia Meloni, e il Grande Fratello, Silvio Berlusconi, incazzato come un bue proprio per questa ragione, a giudicare dalle ultime esternazioni – video messaggio – che preannuncia tuoni e fulmini sul governo ancora in culla (“pauperista, giustizialista, populista”).

Immaginate che un vostro amico o congiunto abbia trascorso qualche anno lontano dalla patria e non abbia potuto seguire le ultime vicende politiche italiane. Appena atterrato alla Malpensa, dando uno sguardo ai giornali, seppir superficiale, come pensate che reagisca?

La patria è tornata patrimonio della destra, dopo essere stata adottata – da Ciampi in poi – dalla sinistra. Ed è perfino diventata “cara” ai grillini, che hanno mandato alla Difesa una signora – la dott.essa Trenta – che al momento del giuramento, davanti a Sergio Mattarella, si è messa sull’attenti. E parlando con i giornalisti, li ha spronati a non vergognarsi di essere dei patrioti. Insomma la nazione, con la “N” maiuscola, è in cima ai pensieri dei cosiddetti populisti, a quanto pare. E questo è coerente con tutto il resto.

Vedremo il Presidente del Consiglio – hanno definito il fiorentino Conte un dandy- impettito davanti agli alzabandiera, insieme ai due suoi vice, Di Maio e l’impareggiabile Salvini, convertito all’amor patrio con successo.

Gli ultimi sondaggi regalano alla Lega un balzo di undici punti percentuali rispetto al 4 marzo, ed una caduta verticale di Forza Italia, che rimedia appena il 9 per cento (dal 14 circa).

IL quadro politico si sta ricomponendo. La sinistra torna al ruolo che gli compete, l’opposizione, dove si sente più a suo agio, a dispetto della vocazione governativa annunciata nell’atto di nascita del PD da Walter Veltroni.

Una conferma dell’amor patrio dei nuovi leghisti arriva dall’annuncio di Salvini, quando ha appena guadagnato l’uscita dal Quirinale (dopo il giuramento). “La Sicilia è la nostra frontiera”, avverte Salvini, in partenza per l’Isola per un comizio elettorale a Catania.

“Ora sono in ufficio, twitta il neo Ministro, “stasera in Veneto, a Vicenza e a Treviso, e domani in Sicilia, la nostra frontiera. Difesa dei confini e rimpatri, riprendiamoci il nostro Paese”.

Finalmente si sono accorti che la Sicilia è frontiera. Tutto gira a meraviglia. Luigi Di Maio, che appena una settimana fa annunciava al popolo l’impeachment del Capo dello Stato, siu spella le mani per Sergio Mattarella che lascia i Fori Imperiali a conclusione della parata del 2 giugno.Pare che nessuno l’abbia avvertito che l’impeachment italiana è altra cosa rispetto a quello americano.Può essere evocato quando si commette il reato di alto tradimento, per il quale è prevista la pena dell’ergastolo.

Ma anche questo appartiene al passato, pur prossimo. Scordiamocelo, fa bene alla salute.

GOVERNO LEGA-5 STELLE, CANCELLERI: “PRONTI AD AIUTARE LA SICILIA, IL PROBLEMA È MUSUMECI”

Il leader del Movimento: “Nell’Isola c’è un governo mediocre e all’Ars hanno preferito la stampella del Pd al dialogo con noi. Armao sbeffeggia il nostro presidente del Consiglio”

Giancarlo Cancelleri è al settimo cielo. Da ieri è nato il governo nazionale Lega-5 stelle e lui ne sarà il riferimento nell’Isola, essendo uno dei pochi siciliani ben dentro il cerchio magico di Luigi Di Maio. E proprio in vista dei tanti dossier siciliani che Roma dovrà affrontare, a partire dai rapporti tra Stato e Regione, con Palazzo d’Orleans che chiederà miliardi di euro in più, mette le mani avanti: “Noi difenderemo gli interessi della Sicilia e del Sud perché senza un rilancio del Mezzogiorno il Paese non potrà crescere – dice Cancelleri – ma i siciliani devono sapere che di fronte abbiamo un governo regionale e una maggioranza all’Ars mediocri. In aula hanno preferito la stampella del Pd a noi, tanto che nonostante siamo il gruppo parlamentare più numeroso non abbiamo nemmeno una presidenza nelle commissioni. Musumeci poi esulta perchè il 15 per cento dei siciliani ha fiducia nella Regione dimenticando che l’85 per cento non ne ha alcuna. E poi ci sono assessori, come Gaetano Armao, che fino a qualche giorno fa hanno preso in giro il nostro presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Penso che tutto questo avrà adesso delle conseguenze nei rapporti tra Roma e la Regione. Di certo non faremo i passacarte di Musumeci”.

Sul programma del nuovo governo nazionale per la Sicilia, Cancelleri parla già di alcune priorità: “Intanto c’è una maggiore attenzione al Mezzogiorno, con il ministro per il Sud. C’è molto da lavorare, specialmente in Sicilia. Penso alle infrastrutture e ai trasporti: non consentiremo più alle Ferrovie di mandare al Sud i vagoni usati al Nord.  Non siamo il magazzino del Nord. Su alcuni grandi opere dovremo fare dei cambiamenti, penso alla linea ferroviaria veloce tra Palermo e Messina che nel progetto prevede un tunnel di sessanta chilometri sotto i Nebrodi. Penso sia più utile velocizzare la linea Palermo-Catania prevedendo collegamenti anche con Enna e Caltanissetta.  Sul fronte autostrade, rilanceremo la Catania-Ragusa e il completamento della Rosolini-Gela-Castelvetrano”.   Cancelleri assicura che il reddito di cittadinanza si farà: “E’ una parte fondamentale del nostro programma”.  Ma sull’asse Roma-Palermo si annuncia grande tensione.

di ANTONIO FRASCHILLA

02 Giugno 2018