ARS, PRIMO INCIAMPO PER LA FINANZIARIA-MONSTRE: SEDUTA RINVIATA. PORTE APERTE ALLA STABILIZZAZIONE PER I CENTOCINQUANTUNISTI. IL MAB: TUTTO QUESTO É RIDICOLO, POLITICI SENZA VERGOGNA

Assunzioni e contributi a pioggia alla prova dell’Aula. Gli uffici del Bilancio stanno ancora verificando le coperture finanziarie. Per approvare la manovra c’è tempo fino a lunedì prossimo

Primo intoppo per la Finanziaria-monstre che inizia oggi il suo insidioso percorso nell’Aula dell’Assemblea regionale siciliana: la seduta per l’esame preliminare dei 120 articoli, 85 in più rispetto ai 35 originari proposti dal governo, era prevista per le 12 ma è stata rinviata alle 20: “Ci sono delle interferenze”, conferma il presidente della commissione Bilancio Riccardo Savona. Nel testo approvato nella notte tra venerdì e sabato ci sarebbero parecchi punti critici, a partire dalle coperture finanziarie. “Stiamo verificando”, chiosa Savona.

Il rinvio è il primo inciampo della manovra extralarge. Doveva essere una legge di stabilità regionale snella e, invece, è una manovra maxi – la prima del governo Musumeci – che prova a creare intese quanto più larghe possibili a Sala d’Ercole. La maggioranza ha infatti numeri risicati e non può fallire l’obiettivo del varo entro il mese, quando scadrà il termine ultimo dell’esercizio provvisorio.

Approvata dalla Commissione Bilancio nella notte tra venerdì e sabato, la finanziaria oggi viene incardinata in Aula e da domani – nel corso di sedute a oltranza – sarà sottoposta al ‘voto incrociato’ dei deputati. Spazio ai provvedimenti sociali: come il quoziente familiare, prevedendo dal 2019 una fascia di esenzione – una No tax area – per i nuclei composti da almeno quattro persone a carico con non meno di tre figli: il riferimento è la soglia Istat di povertà. Poi il reddito di inclusione per il quale viene ampliata la platea prevedendo il bonus mensile da 190 a 490 euro a chi ha un Isee fino a 7mila euro, invece che 6mila euro; una modifica in corsa spinta da un emendamento Pd. C’è pure l’esenzione dal 2019 del bollo auto per le famiglie in fascia Isee nelle condizioni di esenzione dal ticket sanitario e che abbiano una sola auto di non oltre 53 kilowatt.

Cinque milioni sono stanziati per contributi pari a 20mila euro alle giovani coppie, formatesi da non più di tre anni, per acquistare, costruire o restaurare la prima casa. Appena 200 mila euro per il “Reddito di libertà” per le donne, destinate alle vittime di violenza. Un finanziamento da 5,4 milioni per contributi alle scuole paritarie primarie e secondarie per classi di almeno 10 alunni, con portatori di handicap e con difficoltà di apprendimento. Trenta milioni in più per i disabili.

Ma il cuore (e la pancia) della manovra sono le assunzioni e le stabilizzazioni di Lsu, Pip e precari dei consorzi Asi. Come quelle consentite ai Comuni per far partire i piani di prevenzione dal rischio idrogeologico: l’obiettivo dichiarato è quello di consentire, agli enti che si sono dotati di Piani di emergenza comunale, di assumere anche con contratti a termine laureati in scienze geologiche o ingegneria per l’ambiente e il territorio. Concorso in deroga al blocco delle assunzioni alla Regione del 2008 consentito anche all’Agenzia regionale per l’ambiente. Porte aperte alla stabilizzazione per i centocinquantunisti, i forestali che svolgono 151 giornate, nonchè agli aumenti in busta paga connessi al nuovo integrativo. Contributi a pioggia a Comuni, enti, associazioni e manifestazioni come la targa Florio o la regata velica del Club nautico di Gela. Una norma prevede che il 50% degli incassi dei biglietti staccati restino ai musei che diventerà il 70 per cento l’anno prossimo. Nel testo anche norme per un maggiore rigore, come quella che impone agli enti tempi perentori per l’approvazione del bilanci, pena la decadenza degli amministratori.

di GIUSI SPICA

23 Aprile 2018

LA MANOVRA DA OGGI APPRODA IN AULA. PER CHIUDERE IL BILANCIO È PASSATA ANCHE DALLA RIMODULAZIONE DELLE RISORSE DEI FORESTALI CHE VIENE DIMINUITA DI 24 MILIONI DI EURO RISPETTO ALLA CIFRA DI 62 MILIONI COMPLESSIVA

Un momento della seduta inaugurale dell’Assemblea Regionale Siciliana, Palermo, 5 dicembre 2012. ANSA / FRANCO LANNINO

Finanziaria, da oggi si parte all’Ars. La manovra al voto entro otto giorni

Dovrebbe essere incardinata oggi in aula all’Ars la legge di stabilità regionale, la prima di Musumeci, che si confronta con il voto della coalizione che sostiene l’esecutivo regionale.

Gaetano Armao, che ha ricucito le maglie che si erano allargate all’interno del perimetro della maggioranza, prima dello stralcio di alcune norme nel “collegato” che viaggia in parallelo con la finanziaria, ostenta fiducia: “Tra legge di stabilità e collegato, l’impianto del governo è ampiamente garantito. Sono abbastanza fiducioso”

Per l’assessore all’Economia l’appuntamento con il soggetto unico finanziario degli enti è solo rinviato: “L’obiettivo rimane la concentrazione di tutti gli istituti finanziari – chiarisce – nella prospettiva di una riduzione dei costi. I costi triplicati delle strutture Irfis, Ircac e Crias, ammontano per le imprese a  15 milioni di euro”. 

Per Armao inoltre, una delle norme di impatto, ma anche qualificanti come profilo,  è quella che riguarda i musei che adesso incasseranno rispetto al precedente 30% del gettito del biglietto, il 50% per il 2018 e il 70% per il 2019: “Avevamo lavorato a questa idea con Sgarbi. Adesso saranno maggiormente  motivati. Il Codice dei Beni culturali prevede che incassino il 100%, In Sicilia prima di ora queste cifre finivano nel calderone della finanza generale. Così ci avviciniamo al modello nazionale».

La rimodulazione dei tagli ha diverse origini. Sono state realizzate alcune entrate successive ulteriori mediante il differimento di alcuni trasferimenti per una cifra pari a 40 milioni di euro. Vengono rimandati dall’amministrazione regionale al prossimo esercizio finanziario nel 2019, alcuni pagamenti. La liquidità necessaria dal punto di vista contabile per chiudere il bilancio è passata anche dalla rimodulazione delle risorse dei forestali che viene diminuita di 24 milioni di euro rispetto alla cifra di 62 milioni complessiva.

Non prevedono ulteriori oneri le norme che attivano il percorso di stabilizzazione degli ex Pip e valgono sugli stanziamenti di bilancio già esistenti. Vengono proposti, all’interno delle norme transitorie e finali, alcuni differimenti dei termini per completare le opere che hanno già ricevuto il permesso di costruire.

di Giuseppe Bianca –

23 aprile 2018

ADDIO ALLA FINANZIARIA ‘SNELLA’, IN AULA ARRIVA UN ‘MOSTRO’ DA 120 ARTICOLI. LA NORMA PREVEDE ANCHE NUOVI CONCORSI PER I FORESTALI

Ci sono 30 milioni di euro per i disabili ma anche 5 milioni in più per le case alloggio sempre per disabili psichici, fondi per l’abbattimento delle barriere architettoniche e un milione per le case di protezione per le donne vittime di abusi e violenza. Ma ci sono soldi anche per il contrasto alla violenza negli ospedali e per l’aumento delle ore dei dipendenti Sas utilizzati nei musei.

Rientrano dalla finestra alcune delle norme di iniziativa governativa che erano state stralciate ma adesso dovranno passare dalla mannaia dell’aula. Ma la norma prevede anche nuovi concorsi per i forestali, l’ampliamento della platea che potrà richiedere l’assegno di inclusione e poi altre norme per il precariato.

Gli ex Pip rientrano nel bacino Resais e di fatto vengono stabilizzati dalla Regione con un sistema del quale si parlava da tempo utilizzando la partecipata regionale. Ma le ‘regole d’ingaggio’ sono diverse. Di fatto la maggioranza rimette i precari tutti sulla medesima barca ma dall’opposizione c’è chi parla di ‘mancetta’ solo per alcuni e di occasione mancata per parlare, invece, di stabilizzazione dell’intero bacino.

Nonostante nella nuova finanziaria integrata da una quantità di emendamenti che l’hanno gonfiata a dismisura abbia ospitato anche norme a firma Pd e M5s le opposizioni in commissione bilancio alla fine hanno votato contro bocciando la manovra nel suo complesso.

Questa mattina il testo coordinato approda alla Presidenza dell’Ars che in mattinata lo trasmette a Sala d’Ercole per la seduta già convocata per le 12. Fino a domani, martedì 24 aprile, si potranno presentare gli emendamenti e alle 14 inizierà l’esame in Aula. Nella seduta di domani pomeriggio, dopo aver incardinato la manovra, si passerà alla discussione generale e poi i lavori verranno sospesi per riprendere giovedì 26 alle 10 per proseguire fino alle 22.

Nel mezzo di tutti questi adempimenti ci saranno anche le analisi  dell’ufficio di presidenza che potrebbe decidere di tornare a stralciare alcuni emendamenti e alcune norme inserite in commissione. Esistono, poi, dubbi, su alcune coperture finanziarie alle norme che sono state introdotte, aggiunte, inserite anche se ci sono fondi prelevati da altre norme soppresse.

Di fatto si entrerà nel vivo della manovra e della battaglia d’aula proprio da giovedì con la prima seduta fiume. Dall’indomani, 27 aprile, Sala d’Ercole si riunirà a partire dalle 9 ad oltranza ogni giorno, compresi sabato e domenica, ma mai oltre le 22.

L’approvazione della manovra, secondo il calendario, dovrà arrivare entro le 22 di domenica 29 aprile, con un giorno di anticipo rispetto alla scadenza ultima prevista per legge alla mezzanotte del 30 aprile. Una cosa possibile se il clima di collaborazione che si è registrato anche fra maggioranza e opposizione in commissione verrà mantenuto anche in aula ma non scontata visto che le opposizioni hanno un atteggiamento altalenante un po’ su tutto l’impianto ed anche la maggioranza vive un momento di coesione basato su precise concessioni che la commissione ha fatto a questa o a quell’idea di quel deputato. Insomma l’esito delle singole norme potrebbe essere decisivo

di Manlio Viola

23/04/2018

PIOGGIA DI EMENDAMENTI E SOLO TRE GIORNI PER ANALIZZARLI, SCADUTI I TERMINI INIZIA IL PERCORSO IN SALITA DELLA LEGGE DI STABILITÀ SICILIANA

Stop agli emendamenti. Sono scaduti alle 16 di oggi i termini per la presentazione delle proposte di modifica al disegno di legge Finanziaria e al bilancio della Regione siciliana nella prima fase, quella dell’analisi da parte della Commisisone bilancio e delle commissioni di merito. Sono diverse centinaia le proposte di modifica giunte dai deputati e che adesso dovranno essere istruite dagli uffici.

Per questo inizieranno solo dopodomani, mercoledì 18 (e non domani martedì 17), i lavori della commissione Bilancio dell’Ars. I 13 deputati che compongono la Commissione dovranno entrare nel vivo della manovra ed affrontare i tanti nodi che vi sono contenuti.

Il presidente Riccardo Savona ha convocato la commissione ogni giorno alle 10 del mattino ed alle 16 del pomeriggio fino a venerdì con l’obiettivo di approvare la legge di stabilità nei tempi stabiliti dalla conferenza dei capigruppo anche se il percorso non sarà semplice e i lavori non certo spediti.

La manovra si poresenta già decurtata degli articoli stralciati per decisione dell’Ufficio di Presidenza che ha fatto confluire in un ‘collegato’ alla Finanzia che sarà analizzato a maggio, tutte le riforme che presentano elementi di approfondimento e discussione dialettica fra le parti a cominciare dalla nascita della Grande Irfis che dovrebbe accorpare anche Ircac e Crias. Stralciati tutti questi elementi si spera di poter procedere con maggiore celerità per giungere all’approvazione di bilancio e  finanziaria ma la battaglia non sarà semplice comunque visti i numeri risicati e spesso insufficienti su cui può contare la maggioranza.

In aula i documenti contabili e finanziari arriveranno la prossima settimana, e in quella occasione dovrà essere dato un nuovo termine per gli emendamenti d’aula. Tutto dovrà essere approvato entro lunedì 30 aprile, quando scadrà l’esercizio provvisorio.

Intanto oggi piovono anche nomine di commissari straordinari fatti dal governod ella regione (leggi qui)

di Manlio Viola

16/04/2018

Ars: portaborse assunti come colf. E Miccichè attacca il M5s

Una ventina di casi, ma potrebbero essere di più. Sono stati assunti a Palazzo dei Normanni da deputati con contratti da domestici per pagare meno contributi, come notato dalla Corte dei conti. Il presidente dell’Assemblea su Fb: grillini fanno contratti semestrali

Almeno una ventina, ma potrebbero essere di più – secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Ansa – a Palazzo dei Normanni, sono le colf assunte dai deputati nei gruppi parlamentari dell’Assemblea regionale siciliana.
 
Ma non si tratta certo di persone prese per fare le pulizie negli uffici del Parlamento più antico d’Europa, bensì di personale inquadrato come “portaborse”, ai quali gli onorevoli hanno fatto firmare contratti da collaboratore domestico.
 
Un’escamotage usato dai parlamentari per pagare meno oneri previdenziali, che non è sfuggito alla Corte dei conti che ha già ascoltato in adunanza pubblica i capigruppo dell’Ars senza però entrare nel merito della tipologia contrattuale applicata ai 162 collaboratori.
 
Tra questi c’erano i cosiddetti D6 assunti dai deputati grazie a una norma, contenuta nella legge di recepimento del decreto Monti sulla spending review approvata quattro anni fa, scattata all’inizio di questa legislatura.
 
Intanto sul proprio profilo Facebook, il presidente dell’Assemblea siciliana Gianfranco Miccichè ha attaccato i grillini proprio sui contratti per i portaborse.
 
 “Ci sono gruppi parlamentari – ha affermato – che hanno utilizzato i 58 mila euro derivanti dalla ‘legge Monti’ per stipulare contratti semestrali (vedi Cinquestelle). Che senso ha un contratto con scadenza così breve? Neanche il tempo di prendere confidenza con l’ambiente lavorativo e sei già fuori. Sarebbe facile, come fanno i grillini, insinuare dubbi e seminare zizzanie, ricorrendo, come fanno loro, alla demagogia. Ma non scendiamo su questo piano”.
 
“In questi ultimi giorni, come è noto – è scritto nel post – , sono dovuto intervenire per cercare di ristabilire un certo equilibrio sulle assunzioni temporanee dei gruppi parlamentari Assunzioni che hanno fatto lievitare il numero dei precari. Ciò è accaduto perché fu recepita la norma che destinava 58 mila e 500 euro ad ogni deputato per consentirgli di circondarsi di persone qualificate in grado di coadiuvarlo nella sua attività parlamentare”.
 
“Non si è tenuto conto – ha concluso Miccichè – che all’Ars c’erano già gli stabilizzati, cioè precari che negli anni precedenti avevano lavorato nei gruppi parlamentari e che poi vennero ‘assunti’. Gli uni dovrebbero escludere gli altri, in teoria. Un bel rompicapo”.

di Redazione

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14 aprile 2018

I CONTI DELLA REGIONE. MUSUMECI: “BILANCIO IMPOSSIBILE. NON È TEMPO DI VACCHE GRASSE”

Il governatore in visita a Messina: “Tagli ovunque, non solo alla cultura. E lo Stato ci ha rubato 600 milioni delle accise”.

MESSINA – “I tagli sono ovunque non solo alla cultura, è un bilancio ingessato, un bilancio impossibile. Voi non potete immaginare quante difficoltà abbiamo trovato e stiamo continuando a trovare basta pensare che solo i disabili gravissimi costano ai siciliani 220 milioni di euro”. A dirlo il presidente della Regione Nello Musumeci oggi al Museo di Messina. “Abbiano dovuto tagliare – prosegue Musumeci – tutti i capitoli, sono convinto che in sede di esame del bilancio troveremo, con la complicità piacevole delle forze parlamentari, il modo per ridurre i tagli perché la cultura assieme alle politiche sociali, alle infrastrutture, alla politica del turismo non possono e non devono essere penalizzati ma si sappia che la spesa pubblica non può più essere il pozzo senza fondo ormai siamo arrivati al collasso ed al limite”.

“Abbiamo trovato – afferma – una condizione finanziaria disastrosa oltre 8 miliardi di indebitamento, la coperta è sempre più corta ogni anno allo Stato paghiamo un miliardo e 350 milioni di contributo per il risanamento della finanza pubblica e lo Stato dovrebbe darci almeno 600 milioni perché sulle accise finora si è compiuto a nostro danno un furto con destrezza, abbiamo impugnato il bilancio dello Stato non siamo più disposti a subire, ma si sappia che è finita la bella stagione delle vacche grasse”.

(ANSA).

14 aprile 2018

MUSUMECI: INDUSTRIA, AGRICOLTURA E TURISMO PER IL RILANCIO DELLA SICILIA

Il governatore a Catania nella sede di Confindustria: “L’Isola è una macchina con il motore a pezzi e senza gomme”. VIDEO

CATANIA – E’ un fiume in piena il presidente della Regione Nello Musumeci durante l’incontro di oggi nella sede di Confindustria a Catania in viale Vittorio Veneto.

Musumeci ha incontrato la Giunta per un confronto sui temi dell’economia e dello sviluppo del territorio, ma non si è sottratto alle domande dei giornalisti, le Iene comprese, soffermandosi sulla sua già corposa agenda per lo sviluppo della Sicilia, paragonata a  “una macchina con il motore a pezzi e senza gomme”.

12 aprile 2018

PALAZZO DEI NORMANNI. Le spese ‘pazze’ per i collaboratori. Ecco gli atti che nessuno ha letto

I capigruppo davanti alla Corte dei conti: “Il decreto di Ardizzone? Non ne sappiamo nulla”

PALERMO – “Non ne sapevamo nulla”, “lo abbiamo scoperto adesso”, “se solo l’avessimo saputo”. Interrogati dalla Corte dei Conti sulle assunzioni di collaboratori esterni all’Ars, tutti i capigruppo dell’Assemblea regionale siciliana, da Forza Italia al Pd, passando per il Movimento 5 stelle, pochi giorni fa sono cascati dalle nuvole. I capigruppo si sono detti sorpresi di alcune delle contestazioni dei magistrati contabili: in particolare, di fronte al riferimento al decreto dell’ex presidente Giovanni Ardizzone che chiariva in modo dettagliato come comportarsi per le assunzioni del personale dei gruppi.

Sembra un vero e proprio “giallo”. Nessuno di loro, compresi i grillini, avrebbe letto questo documento. Nessuno pare averlo ricevuto. Nessuno dei presidenti dei gruppi parlamentari sa di cosa si sta parlando. Per la capogruppo del M5s all’Ars, Valentina Zafarana, addirittura, “serve più trasparenza sugli atti e i Dpa dell’ufficio di presidenza”. Dubbi tali da far sospettare persino dell’esistenza stessa di quel documento.

Eppure questo documento esiste. E’ il numero 293, ed è datato 22 novembre 2017. Ed esiste anche una circolare del segretario generale Fabrizio Scimè, inviata il 22 dicembre 2017, “agli onorevoli presidenti dei gruppi parlamentari” dell’Ars “in occasione dell’inizio della XVII Legislatura” con una “sintesi del quadro normativo in materia di organizzazione e funzionamento dei gruppi”. Con questo atto, il massimo dirigente di Palazzo dei Normanni dava di fatto attuazione al precedente decreto di Ardizzone.

Cosa non va in tutte quelle assunzioni è chiaro e lo evidenzia la Corte dei Conti: non va bene il numero degli esterni, che attualmente sono più dei dipendenti; non va bene la parcellizzazione dei contributi per assumere più gente possibile, e non vanno bene le corrispondenze competenze-retribuzioni. Quello che si chiede ai deputati è di considerare le cifre a disposizione per le spese del personale dei gruppi come “massimi” e non come “minimi”. Il sacco è pieno ma non è detto che si debba svuotare completamente, se non è strettamente necessario. “Saranno così possibili dei risparmi di spesa – scrive la Corte – in quanto la retribuzione potrà raggiungere l’ammontare del contributo soltanto qualora ne ricorrano i presupposti di versamento il conto mi ha risparmiato costituirà un avanzo di gestione e dovrà essere riversato all’Ars”. 

Ardizzone si era spinto addirittura oltre, scrivendo che “è stato fissato in 58.571,44 euro il costo massimo di UNA unità di personale di categoria D, posizione economica D6” e che è opportuno tenere conto “nella determinazione del contributo, anche della quantità e della qualità delle prestazioni lavorative svolte dal singolo dipendente, così come auspicato dalla Corte dei Conti”. Insomma, secondo la Corte non solo i capigruppo non erano obbligati a spendere tutto, ma avrebbero dovuto calibrare le spese sulla base del lavoro del dipendente. In qualche caso, come è emerso nel corso dell’ultima audizione, il ricorso a ‘superminimi’ e altre indennità non era giustificato.

Ecco qual era il contenuto del decreto misterioso, quello che spiegava la ratio della norma voluta da Monti in termini di spending review e che invece, all’Ars, rischia di essere completamente capovolta. Ma i capigruppo non avrebbero visto nè questo, nè la circolare che ne dava attuazione.

Storia a parte per i cosiddetti “stabilizzati”, lavoratori che ad ogni cambio di legislatura concludono il loro contratto per ricominciare poi con l’insediamento dei nuovi gruppi. Per loro l’Ars fissa “un contributo complessivo massimo per ciascuna unità di personale inserita nell’elenco nominativo” e anche quelle somme rientrano nel contributo erogato per le spese di funzionamento dei gruppi parlamentari.

Una cosa è certa: serve una legge, “una definitiva risistemazione della materia”, scrive la Corte dei Conti.  E speriamo che stavolta il messaggio arrivi a destinazione.

12 Aprile 2018

Musumeci, un generale senza truppe !

Nello Musumeci, eletto governatore della Sicilia da quattro mesi, Ë un generale senza truppe. I numeri lo costringono al pantano: lo stesso in cui si trova il paese. Palermo e Roma. Unite nella ricerca di una faticoso dialogo con i Cinque stelle.

Siamo tornati, come scriveva Leonardo Sciascia, alla Sicilia metafora d’Italia?
La legge elettorale ha consegnato anche a noi l’ingovernabilità. Ma nel parlamento nazionale c’è un confronto. Qui, invece, vige la regola del tanto peggio, tanto meglio. Abbiamo 36 deputati su 70. Una regione in emergenza può reggersi su una maggioranza aritmetica ma non politica?

Domanda retorica.
In una terra in cui ci sono 45 mila precari assunti con la telefonata dell’onorevole, cento partecipate che non chiudono i bilanci, un tasso di disoccupazione giovanile tra i più alti d’Europa, strade da terzo mondo, una burocrazia devastata, si può mai pensare di poter fare ostruzionismo? Io mi auguro che in Sicilia il Movimento faccia valere il senso di responsabilità emerso a Roma.

Pure a Palermo però i grillini hanno provato timide aperture.
Una parte di loro è per il dialogo. L’altra è per il muro contro muro, che non serve a nessuno. La campagna elettorale è finita da quattro mesi.

E quale anima prevale nel leader, Giancarlo Cancelleri, plenipotenziario di Luigi Di Maio nell’isola?
Quella pubblicamente esplicitata: «Musumeci mi fa schifo» ha detto. Per poi aggiungere, testuale: «Si deve abbassare a venire da me». Ma, ditemi voi, si può mai costruire qualcosa con questo linguaggio? Cosa vorrebbe: un presidente in ostaggio?

O con il capo cosparso di cenere…
Sul piano personale posso compiere qualsiasi gesto di umiltà, ma io sono il presidente della Regione: ho il dovere e il diritto di difendere la dignità dell’istituzione che rappresento.

Mutatis mutandis, non è la stessa strategia di Di Maio che dice: «O io premier o niente».
Ma no! Il suo atteggiamento si capisce. Quella è politica. Qui siamo agli insulti.

Nessuno spiraglio.
La capogruppo del Movimento nell’assemblea regionale ha detto: «Musumeci deve bussare alla nostra porta». Scusate, ma la discussione si fa in aula. Io ho lanciato un appello a tutti: «Proponete e votate ogni modifica necessaria, ma facciamolo alla luce del sole, senza inciuci». Se io busso alla porta di qualcuno diventa invece un accordo sottobanco.

Magari aspettano il via libera da Roma, dopo l’eventuale accordo con il centrodestra…
Non capisco che refluenze potrebbe avere sulla Sicilia. Qui, mentre si studiano strategie, va a fuoco tutto.

Tatticismi, quindi.
Dimostrare che senza di loro non si cambia. Una posizione esasperata e azzardata. Temo che l’interesse del Movimento prevalga rispetto a quello dei siciliani. Ma noi abbiamo il dovere di essere messi alla prova. Questa terra non può essere luogo di giochi e dispetti.

«Il potere è tentatore, ma solo l’opposizione è gratificante» recita un vecchio aforisma.
Ma nessuno gli ha chiesto un’alleanza! Nel primo intervento in aula ho detto: «Dobbiamo varare una stagione di riforme. Almeno su quelle, confrontiamoci».

Elenchi queste riforme.
Rifare la legge elettorale, nell’interesse di tutti. Dare competenze in materie di rifiuti e di acque alle province. Abolire gli Istituti per case popolari. Riqualificare le aree industriali. Creare un polo finanziario per le piccole e medie imprese.

Vale per tutti il suo appello?
Infatti mi rivolgo pure al Pd. E il dissenso purtroppo non riguarda unicamente i partiti, ma pure i sindacati. Ma non è più tempo di tattiche, ammicamenti o contropartite. Siamo sull’orlo del collasso. La Sicilia sta sprofondando e la gente è disperata: cosa gliene frega di maggioranza e opposizione? Vuole solo risposte.

A quattro mesi dalle elezioni regionali, i Cinque stelle hanno quasi raddoppiato i consensi, sfiorando in Sicilia il 50 per cento alle Politiche.
E’ aumentata l’esasperazione. Promettere il reddito di cittadinanza a un Sud familista e anarcoide, dove ogni problema va risolto con il denaro pubblico, è stato determinante. A chi non sa cosa mettere sul tavolo il messaggio è arrivato. Non vedo, al contrario, progetti per le imprese. Si muovono nello statalismo.

Che in Sicilia fa rima con clientelismo?
Una parte della società, negli ultimi settant’anni, è stata abituata a un rapporto ambiguo con il potere: dare e avere. Da una parte, si cercava consenso drogato. Dall’altra, si corrispondeva un voto di ritorno. Dice un vecchio detto siciliano: «Cu mi duna pani u chiamu patri».

Tradotto per i continentali…
«Chi mi dà pane, lo chiamo padre». Fino a qualche anno fa, perfino il tangentista veniva giustificato: «Alla fine, mangia e fa mangiare». Ora che la politica non può più sfamare, tutti diventano cornuti, ladri e mafiosi. Il Movimento ha intercettato queste dinamiche.

Se le porte rimangono chiuse, si dovrà andare nuovamente al voto.
Spero invece che, come a Roma, prevalga un atteggiamento improntato al confronto. Qui nessuno vuole mettersi coccarde. Ma siamo vivendo la stagione più nera dal Dopoguerra. Il disagio è arrivato pure tra la piccola borghesia, che sta scivolando verso la povertà.

La Sicilia, vista dall’alto, sembra così irredimibile?
Sapevo che la strada era in salita. Ma non immaginavo di dover scalare una montagana. Abbiamo ereditato un indebitamento di oltre otto miliardi. Intanto, veniva speso appena l’1 per cento dei fondi europei. Un fiume che ci scorre davanti mentre noi moriamo di sete.

Accusano anche lei di immobilismo.
Nessuno può pensare di uscire dalla straordinarietà in pochi mesi: questa è pura demagogia. La politica è anche stile: adesso bisogna lavorare e tacere, per far diventare la Sicilia una regione normale. E io voglio essere il presidente della semina. Il raccolto, dopo di me, lo faranno altri. Fonte:panorama

12 aprile 2018

LO SCENARIO ALL’ARS DELLE PROSSIME SETTIMANE. MUSUMECI, IL PRESIDENTE DELLA SEMINA E IL RACCOLTO CHE RISCHIA DI SPARIRE PER SEMPRE

In un’intervista rilasciata al settimanale Panorama in edicola questa settimana, Nello Musumeci torna ad affrontare i temi delle convergenze, che non ci sono, da parte delle opposizioni, riprende le grandi questioni da portare avanti per il governo della Sicilia, si rammarica di un tono poco istituzionale, al limite dell’insulto, lo valuta, da parte dei 5 stelle di Sicilia nei suoi confronti e parla della maggioranza come una circostanza numerica, più che un dato oggi tangibile.

In mezzo, vengono giustamente evidenziate le linee che divergono per quanto riguarda i grillini, di lotta in Sicilia, di speranza e di governo a Roma. Tutto questo alla vigilia dei giorni caldi in cui, dopo il 20, la legge finanziaria, tra commissioni e Aula, verrà messa alla prova. Duramente.

Sovviene pertanto il dubbio che, se qualcosa di sacrificabile c’è in questo momento nella legge, tanto vale farlo ricadere, intanto, in un contenitore di valutazioni quanto più condiviso, anche al di fuori del ristretto perimetro della maggioranza.

Sul soggetto finanziario unico e sulla riforma delle politiche abitative nell’Isola, per esempio, i numeri potrebbero ballare di brutto, come su altri passaggi del testo, primo tra tutti quello delle stabilizzazioni nelle società partecipate.

Che Musumeci abbia ragione sul fatto che questa sia una legislatura di transizione sono in pochi ad avere dubbi. Manca oggi nel centrodestra siciliano la proiezione di una leadership futura in FI, il Pd è allo sbando, a Roma come a Palermo, e persino i ‘grillini’ saranno tra tre anni alle prese con la successione di Giancarlo Cancelleri, tranne che non si rivedano le regole dei due mandati.

Questo fatto da un lato potrebbe far venir fuori le ambizioni di chi, dentro il parlamento regionale, ma in fondo anche fuori, si vuole attrezzare alla successione nei rispettivi ambiti di riferimento, ma al tempo stesso, costituisce altresì un limite nella misura in cui, finisce col demotivare quanti  rimangono fuori dalla possibilità di un coinvolgimento.

Il rischio, a partire dal prossimo voto di aprile sulla finanziaria, è l’inasprimento della palude di cui ci sono già tracce evidenti. Giuseppe Lupo, capogruppo all’Ars di un Pd che non farà sconti a prescindere, è tra i parlamentari che, dotati di sufficiente esperienza, attendono al varco l’esecutivo, per metterne a nudo limiti e contraddizioni.

A questo punto tanto vale che si materializzi in fretta l’ufficiale di collegamento, il collante tra coalizione che appoggia il governo e le appendici, varie ed eventuali, ove ci siano, chiamate a puntellare la navigazione zoppicante del centrodestra.

Il resto, di questo passo, rischia di essere cronaca dell’uguale. E pure noiosa.

di Giuseppe Bianca

07 Aprile 2018