MUSUMECI SCONTENTO DI ALCUNI SUOI ASSESSORI: «MA NIENTE RIMPASTO». NON PROPRIO ENTUSIASTA, DICONO, NEMMENO DEL LAVORO DI EDY BANDIERA

Il presidente non vuole mettere mano alla sua Giunta “sperando” anche nei risultati delle Europee che potrebbe rendere fisiologico un aggiustamento con l’ingresso, ad esempio, della Lega


DAL NOSTRO INVIATO

Palermo. In quasi due ore, fra monologo dal palco e interviste, c’è molto di detto. Eppure, spegnendo la prima candelina del suo governo, Nello Musumeci lancia anche alcuni messaggi fra le righe. Nel non detto. O nel soltanto accennato. «È stato difficile, ma esaltante. L’anno più bello della mia vita. Sono soddisfatto ma non appagato. Dobbiamo fare di più, in tutti i settori ma in alcuni in particolare», è uno dei primi passaggi in cui il governatore fa capire che c’è qualcosa che non va. Il concetto diventa più esplicito nel colloquio con i giornalisti che gli chiedono a quasi settori si riferisca la sua insoddisfazione: «Soprattutto lavoro, famiglia, sport e funzione pubblica», risponde. Mettendo a nudo soltanto una parte dell’insofferenza per il lavoro di alcuni assessori e di alcuni dirigenti. Giunta e burocrazia tirate in ballo in un altro ragionamento: «Questa è la risorsa umana di cui disponiamo… abbiamo fatto tutto quello che poteva essere fatto. Tenete conto che la dirigenza era abituata a ben altre marce e che abbiamo 10 assessori su 12 che non l’avevano mai fatto, così come il 60% dei dirigenti nuovi».

Ecco, proprio questo è il punto. Che s’incrocia con due elementi diversi eppure convergenti. Il primo è l’accusa che più di tutte fa imbufalire Musumeci: la lentocrazia. E qui il governatore, lungi dal sentirsi in colpa, ai suoi fornisce una chiave di lettura basata sul deficit di comunicazione, oltre che alla responsabilità personali di alcuni assessori e dirigenti. La strategia? In parte è auto assolutoria: «Quando la gente dice “fiducia nel presidente Musumeci, però vorremmo capire cosa hanno fatto” è la dimostrazione di come negli ultimi 20 anni la gente si sia lasciata ubriacare da titoli in prima pagina e finte rivoluzioni, da promesse puntualmente disattese». Per il resto c’è una prima “ammonizione” a chi sta facendo un lavoro che non lo soddisfa. E il giudizio personale s’intreccia con i documenti portati in commissione Bilancio dell’Ars da molti dipartimenti che non sono riusciti a spendere i soldi disponibili. Dietro la lavagna, più di tutti gli altri, c’è l’assessore alla Famiglia e Politiche sociali, l’autonomista Mariella Ippolito.

«Il presidente è scontento del suo lavoro», dicono da Palazzo d’Orléans confermando un certo malessere per la farmacista di Caltanissetta, nel mirino delle opposizioni per i fondi non spesi su disabili e reddito d’inclusione. Musumeci vuole darle altro tempo, ma potrebbe essere proprio il dante causa dell’assessore (Raffaele Lombardo o chi ne fa le veci) a chiedere un’accelerazione dell’uscita, anche per piazzare in quella postazione un uomo – come ad esempio l’ex senatore Mpa Antonio Scavone – più esperto e soprattutto elettoralmente redditizio. Per questo non è detto che il passaggio di testimone non possa avvenire prima delle Europee. E magari con lei potrebbe fare le valigie anche il dirigente Salvatore Giglione, uno degli alti burocrati fuori dal pantheon del governatore che sta rivalutando, dopo iniziali diffidenze, Salvatore Lizzio (Dipartimento tecnico), mentre comincia a serpeggiare qualche perplessità sul ragioniere generale Giovanni Bologna, comunque intoccabile anche perché difeso da Gaetano Armao.

Musumeci, oltre a escludere ribaltoni, non vorrebbe nemmeno mettere mano a un rimpasto. Almeno prima del voto di maggio. Perché magari dopo saranno i risultati a renderlo naturale, cambiando equilibri interni al centrodestra già anacronistici rispetto al valore delle singole forze. E così, oltre all’ingresso della Lega in giunta, l’eventuale sgonfiamento elettorale di alcuni alleati potrebbe fare proprio il gioco di Musumeci. Non proprio entusiasta, dicono, del lavoro di Edy Bandiera e Bernardette Grasso (difesi a spada tratta da gran parte di Forza Italia) e perplesso, al di là delle note ufficiali, sulle vicende giudiziarie di Mimmo Turano, assessore dell’Udc in un settore ad alto tassi di “montantizzazione” come le Attività produttive. Rimandato a settembre, nella pagella segreta del presidente, anche Sandro Pappalardo: potrebbe fare di più.

E nelle slide, oltre ai risultati, c’è anche la bozza di ciò che Musumeci vuole fare a breve-media scadenza: «La nostra stagione delle riforme comprende 10-12 disegni legge, perché i non servono per fare statistica ma per ammodernare la macchina della Regione. In programma ne abbiamo altri 5 più o meno tra il 2019 e il 2020». Ma prima di mettere mano alla stagione delle riforme, magari con il terzo “ritiro spirituale” (forse fra Natale e Capodanno) all’orizzonte c’è già il primo Vietnam all’Ars. Martedì, sulle variazioni di bilancio: fra mal di pancia nel centrodestra e opposizioni in trincea. Si vocifera anche di una clamorosa protesta trasversale dei sindaci dei Comuni in dissesto: con le fasce tricolori, a Sala d’Ercole. Per dire: «Perché i soldi solo a Catania e a noi niente?».

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08/12/2018 – di Mario Barresi

08 dicembre 2018

Barone (Uila- Uil). “Questo governo è uguale al passato” !

La Uil dice con chiarezza al governatore Musumeci che non è un problema di quale strumento si usa per comunicare, se dei tromboni o dei violini. La verità è che la musica non è cambiata, il bilancio di un anno di questo governo regionale e fallimentare e si continua con i disastri dei governi che l’hanno preceduto.

I lavoratori non hanno risposte, i contratti regionali non vengono  rinnovati, i lavoratori delle province non hanno gli stipendi e hanno un futuro assolutamente incerto I precari al massimo avranno un anno di proroga ma non c’è nessun percorso di stabilizzazione individuato. Gli edili restano disoccupati, mentre le risorse della Comunità Europea non vengono spese e il territorio è in assoluto degrado mentre il livello di infrastrutture ai minimi storici.

La Regione Siciliana non decide nulla sulla modificazione e Anas-Cas  rimane ancora bloccata. Le zone economiche speciali che potrebbero essere un volano per lo sviluppo non vengono individuate e, questo governo ha scelto di non fare nulla.

Non si confronta col sindacato per questo motivo, bene. A questo punto ne prendiamo atto ne trarremo le opportune conseguenze.

Claudio Barone – Segretario Generale Sicilia Uila Uil

08 dicembre 2018

Quanti mesi di lavoro servono per avere la disoccupazione

Ecco quanti mesi di lavoro servono per avere la disoccupazione NASpI. Brevi linee guida su come conteggiare i mesi di lavoro

Il tuo rapporto di lavoro si è interrotto involontariamente e non sai se hai tutti i requisiti puoi fare domanda di disoccupazione NASpI (Nuova assicurazione sociale per l’Impiego) perché magari hai lavorato soltanto per pochi mesi. Pensare di non avere diritto all’indennità di disoccupazione NASpI a priori è sbagliato. E ti spiego anche il perché. La norma che regola il nuovo istituto della disoccupazione [1] stabilisce un criterio molto esiguo per quanto riguarda la durata del rapporto di lavoro che dà diritto di percepire la NASpI. Il tempo di assunzione, tra l’altro, influisce anche sulla durata complessiva dell’indennità di disoccupazione come andremo ad illustrare nel proseguo di questo articolo.

A questo punto sorge spontanea una domanda: ma quanti medi di lavoro servono per avere la disoccupazione? Basta lavorare anche quattro o 5 mesi soltanto per chiedere all’Inps (Istituto nazionale per la previdenza sociale) la disoccupazione NASpI? Per comprendere quanti mesi di lavoro minimo di servono per avere diritto alla disoccupazione NASpI, ti invito a prenderti cinque minuti di tempo per leggere questo articolo e che spero ti aiuterà a comprendere meglio il meccanismo della disoccupazione.

Che cos’è la disoccupazione NASpI?

La disoccupazione NASpI è una prestazione economica che dal 1° maggio 2015 tutela gli eventi di interruzione involontaria dei rapporti di lavoro. Essa attua, dunque, i principi della Costituzione [2] che sancisce i diritti dei lavoratori ad essere tutelati in caso di disoccupazione conseguente alla perdita del lavoro.

La nuova NASpI, che sostituisce già da oltre tre anni ormai la vecchia ASpI e mini-ASpI (Assicurazione sociale per l’Impiego), è rivolta ai lavoratori subordinati, cioè dipendenti del settore privato. Ricordiamo, a tal proposito, che la disoccupazione NASpI non opera:

  • per i lavoratori della Pubblica Amministrazione;
  • così come per gli operai agricoli a tempo determinato e indeterminato (in breve Otd e Oti);
  • e per i lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale.

Che cos’è la Dichiarazione di immediata disponibilità?

Prima di illustrare nel dettaglio cosa s’intende per disoccupazione involontaria, occorre puntualizzare che i lavoratori che intendono chiedere la disoccupazione NASpI all’Inps sono tenuti a dichiarare al Centro per l’impiego lo status di disoccupato. In altri termini, il Centro per l’impiego accoglie la domanda dell’ormai ex lavoratore di rendersi disponibile a cercare un lavoro e di essere quindi ricollocato nel mercato del lavoro.

In conseguenza di tale atto, il funzionario del Centro per l’impiego deve rilasciare al richiedente un documento denominato “Dichiarazione di immediata disponibilità” (in breve “DID”). Si tratta di un documento fondamentale per avere diritto alla disoccupazione NASpI, in quanto se l’Inps da una verifica incrociata dai propri sistemi telematici con quelli dell’Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro) non dovesse rinvenire tale documento darà esito negativo alla pratica di istanza presentata dal lavoratore.

Cosa s’intende per disoccupazione NASpI involontaria?

Detto ciò è importante comprendere cosa s’intende per disoccupazione NASpI involontaria e quando si realizza tale fattispecie, poiché rappresenta un aspetto dirimente per la spettanza o meno della disoccupazione NASpI.

Pertanto, la disoccupazione NASpI non spetta nelle ipotesi in cui il rapporto di lavoro sia cessato a seguito di dimissioni o risoluzione consensuale, salvo i casi di seguito specificati:

  • dimissioni nel periodo tutelato: in tal caso il lavoratore ha diritto all’indennità nelle ipotesi di dimissioni durante il periodo tutelato di maternità, che da 300 giorni prima della data presunta del parto fino al compimento del primo anno di vita del figlio;
  • dimissioni per giusta causa: riguarda il caso in cui un lavoratore viene indotto a dimettersi per colpe attribuibile al datore di lavoro in conseguenza di alcuni suoi atteggiamenti non tollerabili. Si pensi semplicemente ad esempio al caso in cui il datore di lavoro ritarda i pagamenti di molte mensilità oppure assume comportamenti che si concretizzano in situazioni di mobbing o vessatorie;
  • risoluzione consensuale: tre sono i casi nei quali è possibile chiedere la disoccupazione NASpI per risoluzione consensuale:

Quali requisiti bisogna avere per chiedere la disoccupazione NASpI?

Per chiedere la disoccupazione NASpI il lavoratore che si è visto interrompere definitivamente il suo rapporto di lavoro, conseguente ad un atto involontario come appena illustrato, deve essere in possesso principalmente di tre requisiti:

  1. essere in stato di disoccupazione;
  2. far valere, nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, almeno tredici settimane di contribuzione contro la disoccupazione;
  3. far valere trenta giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

Quanti mesi di lavoro servono per avere la disoccupazione?

Tralasciando il primo requisito, ossia lo stato di disoccupazione, che come abbiamo appena illustrato deve essere conseguente ad un evento involontario, il secondo e terzo punto stabiliscono dettagliatamente quanti mesi di lavoro servono per avere la disoccupazione?

Il secondo dei tre requisiti afferma che è necessario avere almeno tredici settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, che in mesi corrisponde a circa 3 mesi e mezzo. Quindi, per chi non arriva almeno a 3 mesi e mezzo di contributi accreditati, verificabili dal proprio estratto contributivi Inps, nei quattro anni precedenti la domanda di disoccupazione, non potrà chiedere la disoccupazione NASpI.

Ai fini del diritto sono valide tutte le settimane retribuite, purché per esse risulti, anno per anno, complessivamente erogata o dovuta una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali. Da notare che in tali casi può essere fatta valere anche la contribuzione dovuta effettivamente dal datore di lavoro ma non ancora versata: ciò in conseguenza del fatto che si applica il principio della c.d. automaticità delle prestazioni.

Quali periodi si considerano utili ai fini della disoccupazione NASpI?

Ai fini del perfezionamento del requisito richiesto, si considerano utili:

  • i contributi previdenziali;
  • i contributi figurativi accreditati per maternità obbligatoria se all’inizio dell’astensione risulta già versata o dovuta contribuzione ed i periodi di congedo parentale purché regolarmente indennizzati e intervenuti in costanza di rapporto di lavoro;
  • i periodi di lavoro all’estero in paesi comunitari o convenzionati ove sia prevista la possibilità di totalizzazione;
  • i periodi di astensione dal lavoro per malattia dei figli fino agli 8 anni di età nel limite di cinque giorni lavorativi nell’anno solare.

Particolare è il caso del lavoratore che ha alternato peridi di lavoro nel settore agricolo e non; in tali casi, i periodi sono cumulabili ai fini del conseguimento della indennità di disoccupazione NASpI purché nel quadriennio di osservazione risulti prevalente la contribuzione non agricola e sempre che la relativa domanda sia presentata nel termine di sessantotto giorni rispetto alla cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro anche se avvenuto in agricoltura.

 Quali periodi non sono considerati utili ai fini della disoccupazione NASpI?

Di converso, non sono considerati utili i periodi di lavoro:

  • all’estero in Stati con i quali l’Italia non abbia stipulato convenzioni bilaterali in materia di sicurezza sociale.

Inoltre, non valgono ai fini del raggiungimento delle 13 settimane di contribuzione, i seguenti periodi coperti da contribuzione figurativa:

  • la malattia e infortunio sul lavoro nel caso non vi sia integrazione della retribuzione da parte del datore di lavoro (ovviamente nel rispetto del minimale retributivo);
  • la cassa integrazione straordinaria e ordinaria (Cigs e Cigo) con sospensione dell’attività a zero ore;
  • assenze per permessi e congedi fruiti dal lavoratore che sia coniuge convivente, genitore, figlio convivente, fratello o sorella convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità.

 Disoccupazione NASpI: ulteriori requisiti per il diritto alla NASpI

Come terzo e ultimo requisito per avere diritto alla disoccupazione NASpI, vi è l’obbligo di eseguire trenta giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

Con il termine “giornate di effettivo lavoro” s’intende l’effettiva presenza al lavoro a prescindere dalla loro durata oraria. Tali periodi sono facilmente rinvenibili dal flusso mensile Uniemens che il Consulente del lavoro invia per conto del datore di lavoro tramite i servizi telematici dell’Inps, i quali sono contraddistinti dal codice “S”.

Tuttavia, esistono degli eventi che neutralizzano il requisito delle trenta giornata e che determinano quindi un ampliamento del periodo di dodici mesi, vale a dire:

  • la malattia e infortunio sul lavoro nel caso non vi sia integrazione della retribuzione da parte del datore di lavoro (ovviamente nel rispetto del minimale retributivo);
  • la cassa integrazione straordinaria e ordinaria (Cigs e Cigo) con sospensione dell’attività a zero ore;
  • assenze per permessi e congedi fruiti dal lavoratore che sia coniuge convivente, genitore, figlio convivente, fratello o sorella convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità.

Infine, per quanto concerne i periodi di assenza dal lavoro per maternità obbligatoria, occorre precisare che se all’inizio dell’astensione risulta già versata o dovuta contribuzione ed i periodi di congedo parentale, si determina un ampliamento del periodo di dodici mesi all’interno del quale ricercare il requisito delle trenta giornate.

laleggepertutti

08 dicembre 2018

Per Musumeci il periodo peggiore è passato !

Palermo, 7 dic. (AdnKronos) – “Il periodo peggiore è passato, adesso con la ricaduta dei miliardi di euro che abbiamo messo a disposizione delle imprese e degli enti locali, credo che presto si vedranno i risultati”. Lo ha detto il Presidente della Regione siciliana Nello Musumeci, incontrando la stampa. “Anche Bankitalia dice che c’è una leggera crescita – dice – dobbiamo lavorare e tacere. Questo è il mio motto. Spero che vogliate apprezzare questa sobrietà che non alimenta le attese”.

08 dicembre 2018

“Nessuno si illuda, non sono per i ribaltoni”. Musumeci risponde a Cancelleri

PALERMO – «Nessuno si illuda. Non sono fatto per i ribaltoni. Questa è la mia coalizione e con questa coalizione, al di là dei numeri, io andrò avanti per tutta la legislatura». Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, concludendo la presentazione a Palermo del report sulle politiche del governo a un anno dal suo insediamento chiude la porta alla proposta lanciata sulle pagine del nostro quotidiano dal leader del M5s in Sicilia Giancarlo Cancelleri di firmare un mini-patto per la Sicilia sulla falsa riga del contratto di governo firmato a Roma da Di Maio e Salvini anche per andare in soccorso di una giunta che non ha una vera maggioranza parlamentare.

Ma Musumeci non ne vuole sentire parlare: «Il contratto è già scritto, non c’è più solo un rigo bianco, lo abbiamo scritto con gli elettori con i siciliani. Il contratto è fatto. E’ chiaro – ha però detto lasciando aperto un piccolo spiraglio -. Possiamo aggiungere vari allegati, se altre forze politiche dell’opposizione volessero proporre nuovi obiettivi e temi oltre quelli che fanno già parte del nostro programma. Vengano con umiltà, senza iattanza e arroganza, scriviamo l’allegato A e l’allegato B».

«Non abbiamo bisogno di lezioni di moralità da nessuno – ha detto ancora il governatore – . Questa coalizione non è fatta di santi ma neanche di diavoli. E altrove non vede eroi. Se li vedessi non vorrei vederli troppo da vicino. Questo – ha sottolineato – è il Governo che deve mettere le basi per una nuova Sicilia. Se pensiamo ancora allo smalto o alla vernice abbiamo perso. Lavoriamo in silenzio, non ci facciamo condizionare da sondaggi e titoli (chiaro il riferimento al sondaggio pubblicato da La Sicilia sull’operato del governo Musumeci, ndr). Andiamo avanti. In silenzio perchè questa è la stagione della semina. Il pieno raccolto arriverà dopo di noi, dopo 4 anni, ma una parte pensiamo di poterla offrire anche durante la legislatura. Se non facciamo le basi saremo sempre ultimi come adesso, lasciateci lavorare».

 Accelerazione della spesa pubblica e tutela del territorio sono invece gli obbiettivi più urgentiindicati dal presidente durante la presentazione dei risultati del suo primo anno di governo. L’attenzione alla spesa pubblica deve mettere al centro, ha detto, «l’interesse verso l’impresa come uno strumento in grado di determinare autentica ricchezza».

Tra gli altri obiettivi che si stanno perseguendo Musumeci ha indicato la riqualificazione della rete viaria, lo sviluppo dell’edilizia scolastica, la riqualificazione dei centri storici soprattutto «nelle zone dell’entroterra soggette a processi di desertificazione».

Secondo i dati diffusi da Musumeci, Sul fronte del dissesto idrogeologico e della Protezione civile nel 2018 è stata istituita l’autorità di bacino con 17,8 milioni di euro per la pulizia di 108 fiumi e torrenti. Finanziati 160 milioni di euro per il dissesto e 73 interventi a tutela del territorio, 26,2 milioni di euro per la rete.

Il governatore, che è anche commissario per l’emergenza rifiuti in Sicilia, ha parlato di raccolta differenziata che in Sicilia sarebbe arrivata nel 2018 al 34%, con un aumento del 50% rispetto all’anno precedente: sono 203 i Comuni con oltre il 50% di differenziata, soltanto 64 sono al di sotto del 30%.  «Le tre città metropolitane, Catania, Messina e Palermo sono una zavorra perchè in queste città la differenziata raggiunge solo tra il 9 e l’11%», ha aggiunto Musumeci, sottolineando che la Sicilia «è proiettata verso il 50% ragionevolmente entro un anno. Faccio i complimenti ai sindaci che sono riusciti ad aumentare la differenziata».

Sul fronte lavori pubblici ha ribadito che al governo regionale «non piace come lavorano Anas e Rfi. Sono diventate un cancro. O cambiano marcia o saremo costretti a mettere in mora i nostri interlocutori, cui per un anno abbiamo concesso quasi illimitata fiducia».  «Viviamo una situazione di totale emergenza in Sicilia sul piano della viabilità – ha aggiunto Musumeci -. Non è possibile che i cantieri debbano essere semideserti e non debbano essere rispettate le scadenze».

lasicilia

07 dicembre 2018

Probelmi di Sicilia. La Cisl a Musumeci: “Parliamone”

Così il sindacato al governatore, a proposito del report sulle politiche dell’esecutivo. Il percorso tracciato dal presidente della Regione, se portato a compimento, produrrà effetti positivi. Ma serve sedersi assieme a un tavolo e convenire su tempi, modalità, interventi, risorse. “Il diaologo sia un po’ meno episodico, un po’ più sistematico”
“Le slide illustrate stamani a categorie produttive e stampa dal presidente della Regione Nello Musumeci, tracciano un percorso che, se portato a compimento, non mancherà di produrre effetti positivi, utili alla Sicilia. Non esitiamo a riconoscerlo per onestà. Così come non esitiamo a rimarcare che in quel percorso non mancano criticità, ritardi, strozzature. È a queste emergenze che, come sindacato, desideriamo porre rimedio, dando un contrinuto di proposte e indicando soluzioni. Ma per questo serve un confronto governo-parti sociali un po’ meno episodico e un po’ più sistematico di quanto avvenuto finora. Serve, pur nella distinzione dei ruoli, convenire assieme su tempi, modalità, interventi, risorse”. Insomma, “Musumeci apra le porte del Palazzo”. Così la Cisl Sicilia in una nota di commento della presentazione, avvenuta stamani a Palermo ad opera del governatore, del report sulle politiche dell’esecutivo, a un anno dal suo insediamento. Per il sindacato guidato in Sicilia da Mimmo Milazzo, sono priorità su cui l’azione del governo deve concentrarsi: il riordino degli enti di area vasta, la strategia energetica e per i rifiuti, le Zone economiche speciali, la spesa dei fondi europeri e delle risorse del patto per il Sud; il welfare e le politiche socioassistenziali e per la disabilità. Ancora, l’istituzione di un’agenzia per la progettazione esecutiva e le politiche per le infrastrutture e la cosiddetta continuità territoriale. “Al presidente Musumeci – spiega Milazzo – chiediamo di tenere la barra dritta avendo costantemente al centro i servizi alla persona e alla comunità. E l’orizzonte dello sviluppo, della regione ultima in Italia secondo tutti gli indicatori. Ci convochi, avremo il piacere di sederci al tavolo e di confrontarci con lui e con il suo governo”.(ug)
07 dicembre 2018

Natale in arrivo e, pagamento di Ottobre per tanti Forestali ma… non per tutti !

Da oggi sono iniziati i pagamenti dello stipendio del mese di Ottobre nei cantieri del palermitano. Già gli operai 101sti da stamattina hanno percepito lo stipendio arretrato ed esattamente nei cantieri del distretto 8 e 9 e non solo. Su questo non tutti i pagamenti hanno avuto la stessa celerità e ancora ci sono dei lavoratori che attendono di vedere sul proprio conto corrente la somma spettante. Pagamenti a rilento anche a causa delle singole perizie che hanno avuto il placet di aver avuto il beneficio di sblocco e come spesso accade , non tutte le perizie dei lavori approvati non sono ancora a conclusione, quindi iter da metter in preventivo come sempre.

Natale in arrivo e, pagamenti dovuti per tanti e non per tutti e su questo si tenta di arrivare ad una conclusione positiva ma come accaduto negli anni passati , tanti lavoratori non hanno potuto aver le gioia di passare le festività con qualche “spicciolo” in tasca ,nonostatne sia sudatoi e lavorato. Pagamenti a perizia dunque, che spesso hanno avuto l’handicap di vedere alcuni operai percepire la spettanza  e altri no.

Altra inconcruenza è quella che in alcuni cantieri delk distretto 9 di Palermo, vige ancora la regola per gli operai di godere del permesso si allontanarsi dal cantiere in anticipo per “andare a scambiare il vecchio assegno” e questo, su alcuni paesi e attiva tale regola “o tolleranza” e, in altri cantieri nemmeno si conosce tale docilità. Certamente questa regola viene usufruita in parte e ciò porta sempre ad incongruenze e situazioni di fatto che mette gli operi in contrasto tra loro, così come il fatto di vedere la regola attiva solo in alcuni cantieri Forestali (Gratteri e Lascari) dello stesso distretto e in altri no, nonostante ormai vive per tutti l’accreditamentodiretto nei CC postali o bancari. Se, nel nuovo contratto tale regola non è più in vigore , sarebbe opportuno chiarire tale punto che spesso, porta i lavoratori a capire e gestire il problema a propio intendimento…..

07 dicembre 2018

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Il Bilancio di Musumeci viene bocciato dai sindacati. “Niente è cambiato” !

PALERMO – Musumeci elenca soddisfatto tutto ciò di buono ha fatto il suo governo per la Sicilia nel primo anno di legislatura, diffonde le slide in “stile Renzi” con tutti i risultati ottenuti, ma non convince. Non convince soprattutto i sindacati che lo stroncano senza messi termini: «Nessuno dei problemi dell’Isola è stato risolto».

Claudio Barone, segretario generale della Uil Sicilia, non lascia spazio a replice. «Il governo Musumeci – dice – in un anno non ha risolto nessuno dei problemi e delle emergenze che attanagliano la nostra regione. Bilancio fallimentare e constatiamo che, suonata con i violini o con i tromboni, la musica non è comunque cambiata rispetto ai precedenti governi».

«Il confronto con questo sindacato è stato nei fatti inesistente e i lavoratori si trovano, ancora una volta, – aggiunge – sommersi di annunci e promesse ma con un pugno di mosche in mano».

«Nella manovra non ci sono soldi per gli stipendi dei lavoratori delle ex Province e non è accettabile che continui lo scaricabarile con il governo nazionale.- osserva – Sul riassetto delle Partecipate è caos più totale e anche per i precari degli Enti locali nessuna stabilizzazione ma solo l’ennesima proroga a fronte di un’epidemia di dissesti che sta colpendo i comuni siciliani».

«La riforma della macchina amministrativa – continua Barone – non viene affrontata, non si parla più del rinnovo dei contratti e rimane l’incapacità di spendere i Fondi europei mentre la condizione delle nostre infrastrutture e la sicurezza del territorio sono al minimo storico. La telenovela della fusione Anas-Cas è giunta all’ennesima puntata e non se ne intravede la fine. Anche per le Zes, strumento importante per lo sviluppo, non si è deciso nulla. Centomila edili rimangono disoccupati e di fronte alla crisi dei Poli industriali c’è la più totale latitanza alla faccia della valorizzazione del lavoro produttivo e delle imprese».

Duro anche il giudizio di Michele Pagliaro, segretario generale della Cgil Sicilia, che in sostanza rimprovera al governatore le stesse cose del collega della Uil. «Il governo Musumeci ha presentato stamane tante slide per illustrare cosa ha realizzato in un anno ma non è riuscito a nascondere il sostanziale deserto di iniziative e risultati».

«Se Musumeci pensa che sfuggendo al confronto con i sindacati possa nascondere l’incapacità di affrontare emergenze e problemi sbaglia – aggiunge -. Lo dimostrano i fatti: oggi per i siciliani non c’è nessun cambiamento rispetto ai disastri dei governi precedenti».

«Sui rifiuti si tenta di caricare tutto sui Comuni mentre si annuncia una legge di riforma che – conclude – non sappiamo se vedrà mai la luce. Se il governo regionale continua a evitare il confronto con il sindacato le emergenze esploderanno in modo incontrollabile».

08 dicembre 2018

UN ANNO DI GOVERNO MUSUMECI, INVESTIMENTI PER UN MILIARDO MA SENZA CLAMORI: “E’ UNA LOTTA CONTRO IL TEMPO E LA RASSEGNAZIONE”

Podio all’americana, giornalisti relegati in una sala attigua collegati in video conferenza e un intero palazzo nobiliare per ospitare il mondo produttivo, della ricerca e dell’Università e quello politico, insomma tutti i primi della classe Sicilia.

E’ lo stile della presentazione dei dati del governo della regione ad un anno dall’insdiamneto. Non una conferenza stampa, tutt’altro. uno stile che relega la comunicazione in fondo alla classifica e sembra improntato alla disintermediazione.

Toni bassi, pochi annunci, atti concreti. E soprattutto niente “fuochi d’artificio”. È lo stile rivendicato dal presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, che ha presentato il bilancio del primo anno di governo in un incontro con il mondo accademico e della ricerca e con le categorie professionali e produttive.

“La drammaticità della situazione siciliana – ha detto il governatore – non poteva essere affidata ad atti irresponsabili o a effimeri fuochi d’artificio che provocano un godimento di qualche minuto ma poi diventano polvere. Preferiamo annunciare le cose fatte e non quelle da fare. Forse non abbiamo saputo comunicare ma credo che non sia un male. Negli ultimi – ha sottolineato – tempi la gente è stata ubriacata da titoli forti in prima pagina, rivoluzioni annunciate e promesse disattese”.

Accelerazione della spesa pubblica e tutela del territorio. Sono gli obiettivi più urgenti indicati dal presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, durante la presentazione dei risultati del suo primo anno di governo. L’attenzione alla spesa pubblica deve mettere al centro, ha detto, “l’interesse verso l’impresa come uno strumento in grado di determinare autentica ricchezza”. Tra gli altri obiettivi che si stanno perseguendo Musumeci ha indicato la riqualificazione della rete viaria, lo sviluppo dell’edilizia scolastica, la riqualificazione dei centri storici soprattutto “nelle zone dell’entroterra soggette a processi di desertificazione”.

Sul fronte dei rifiuti la Regione punta sulla differenziata con la raccolta che in un anno “è aumentata del cinquanta per cento” rispetto all’ultimo dato rilevato nel 2017 che ammontava al 22,7 per cento. Nel 2018 la differenziata ha raggiunto il 34 per cento.Oggi 1,7 milioni di siciliani fanno la raccolta differenziata, in 203 comuni con oltre il 50 per cento di differenziata. Nel 2016 erano “solo 96”. Sono state poi sbloccate le procedure per il piano amianto e concessi 200 mila euro per 13 comuni virtuosi. Stanziati, ancora, 11 milioni di euro, per 22 nuovi centri di raccolti comunale.

Sul fronte della riforma dei rifiuti nella nuova governance sono previsti i 27 ex Ato e le Srr vengono sostituite da 9 autorità d’ambito. Approvato anche il ‘piano stralcio’ e avviate le Vas (Valutazione ambientale strategica) per il nuovo Piano. Infine, sono stati nominati 87 commissari ad acta.

I nemici della Sicilia sono tre: la mafia, il tempo e la rassegnazione. Ma ci sono anche piaghe di lentezza che si chiamano Anas ed Rfi con i loro tempi di appalto ed esecuzione che frenano lo sviluppo delle infrastrutture

Sul fronte economico i conti sono in regola secondo il governatore che punta sulla rinegoziazione degli accordi con lo Stato. E’ stato creato il polo bancario per il imprese con Irfis e Mediocredito; accorpato Ircac e Crias ed erogati già 130 milioni. Pubblicato anche il bando per 170 milioni destinati alle aziende.

QUI TUTTI GLI INVESTIMENTI

07/12/2018

MALTEMPO, UILA: “AL TAVOLO DEL MINISTERO SOLO LE REGIONI DEL NORD”

“Per il Governo nazionale, in Sicilia splende sempre il sole. Venerdì, quindi, si riunirà a Roma su iniziativa del ministero dello Sviluppo economico la prima riunione del tavolo per il recupero dei territori colpiti dal Maltempo”

A cura di Antonella Petris – 7 dicembre 2018 

Per il Governo nazionale, in Sicilia splende sempre il sole. Venerdì, quindi, si riunirà a Roma su iniziativa del ministero dello Sviluppo economico la prima riunione del tavolo per la messa in sicurezza e il recupero dei territori colpiti dal Maltempo in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige”.

Lo afferma Nino Marino, segretario della Uila Sicilia, che fa sua la “protesta del segretario Uila, Stefano Mantegazza, contro questa incredibile convocazione che ignora la nostra Isola e il centrosud come se nulla fosse accaduto in questi mesi”. Marino invita “i rappresentanti di maggioranza, come quelli di opposizione” a “fare finalmente sentire la propria voce in difesa della dignita’ e dei legittimi interessi di chi li ha eletti”. 

A cura di Antonella Petris

7 dicembre 2018