CASO MONTANTE, L’INDAGATO CROCETTA SI DIFENDE: “MAI PRESI FONDI NERI”. ED M5S ATTACCA MUSUMECI: “ANCHE LUI COINVOLTO”

Il presidente della Regione è cauto: “Attenti a non sbattere il mostro in prima pagina”.  Il leader Giancarlo Cancelleri accusa: “Ci spieghi il passaggio sul figlio contenuto nelle carte dell’inchiesta”

Adesso il Movimento 5 Stelle prova a tirare in mezzo il presidente della Regione. Quello in carica, Nello Musumeci, e non solo il suo predecessore Rosario Crocetta, raggiunto ieri da un avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta sull’ex presidente di Sicindustria Antonello Montante: “Quello che sta emergendo in Sicilia dopo l’arresto di Montante – dice infatti Giancarlo Cancelleri, vicepresidente dell’Ars e leader dei grillini in Sicilia – disegna una continuità con la politica che arriva fino al governo attuale della Regione. Il silenzio di Musumeci, sul caso del finanziamento di Montante a suo figlio, è inaccettabile prima che imbarazzante”.

Cancelleri si riferisce a un passaggio contenuto nei documenti che hanno portato agli arresti domiciliari l’ex leader degli industriali siciliani: stando ai suoi stessi appunti, l’imprenditore il 5 agosto 2015 avrebbe incontrato Musumeci, all’epoca presidente dell’Antimafia («appuntamento in Sicindustria per suo progetto + sponsor gazebo Catania per figlio», si legge in uno dei tanti faldoni trovati durante la perquisizione del 2015).

Proprio stamattina, d’altro canto, Musumeci ha rotto il silenzio sull’inchiesta. “L’industria dell’antimafia in Sicilia – ha detto il governatore in mattinata – deve chiudere i battenti. L’antimafia finta non può consentire, anche in politica, facili carriere. L’antimafia si predica nel dovere del silenzio, giorno dopo giorno”. Con un avviso, che dopo l’affondo di Cancelleri torna d’attualità: “Bisogna sempre essere attenti a non sbattere il mostro in prima pagina. Io sono garantista per cultura politica: attenti quando emettiamo sentenze”.

Il mostro, con le fattezze di Rosario Crocetta, indagato “eccellente” dell’inchiesta Montante insieme con l’attuale capo di Sicindustria Giuseppe Catanzaro, pochi minuti prima si era sfogato con l’agenzia Ansa. “Non ho mai preso fondi neri per la mia campagna elettorale – dice – in genere servono per comprare voti e io non ho mai pagato nessuno in vita mia. I contributi che ho ricevuto, roba da 5 mila euro, sono arrivati da imprese di Gela, tutto tracciabile e in regola con la legge. Se poi queste imprese aderivano a Confindustria non lo so, so invece che Sicindustria non mi ha dato un euro”. Con la quale, invece, secondo l’ex presidente c’era un accordo politico: “Nel 2012 – ricorda Crocetta – ho fatto l’accordo con Confindustria, con l’associazione che stava combattendo contro la mafia. Persino Claudio Fava dichiarò all’epoca che in Sicilia bisognava fare alleanze con Antonello Montante e Ivan Lo Bello impegnati nella lotta al racket delle estorsioni, battaglia sostenuta anche da ministri e magistrati. E io mi fermo lì, quello che è successo dopo non può essere utilizzato per gettare fango su scelte prese in un determinato periodo storico”. L’autodifesa batte su quel tasto, la politica: “È reato – chiede l’ex governatore – fare alleanze politiche con Confindustria? E come la mettiamo allora con i ministri espressione del mondo industriale nei governi a Roma?”.

Anche perché, sostiene Crocetta, nessun favore è stato fatto “ad Antonello Montante e a Giuseppe Catanzaro. Anzi fu il mio governo a bloccare l’operazione di vendita dell’Ast alla Jonica trasporti dove Montante era socio, fu pure condannato a pagare le spese legali. E fui io a fare chiudere per tre mesi la discarica di Siculiana di Catanzaro perché non si adeguava alle prescrizioni durante l’emergenza rifiuti, creandogli un danno per 10 milioni di euro”. Però Linda Vancheri, anch’essa indagata, entrò in giunta: “Quando feci l’accordo politico con la Confindustria della legalità – ricorda Crocetta – Linda Vancheri, che lavorava nell’associazione di Caltanissetta da dove era partita la svolta antiracket, entrò in giunta in quota industriali con la delega alle Attività produttive, mentre
 Mariella Lo Bello (a sua volta indagata, ndr) come rappresentante della Cgil all’Ambiente. Quando Vancheri decise di andarsene, contro la mia volontà perché volevo che seguisse l’Expo sino alla fine, fui io a nominare Lo Bello alle Attività produttive e senza indicazione di Montante. E a nominare Maria Grazia Brandara (una terza indagata, ndr) a capo dell’Irsap fu l’assessore Lo Bello perché guidava il dipartimento di competenza”.

di CLAUDIO REALE

17 Maggio 2018

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